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  Anno 2002 - 2003          
Marzo
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Energia

Idrogeno
Energia dai rifiuti

 

I ricercatori dell’Università di Warwick, in Inghilterra, sono riusciti ad estrarre idrogeno quasi puro da biomassa umida, ad esempio liquami o scarti dell’industria cartaria. Grazie a un finanziamento Ue di 2 milioni e mezzo di sterline, il Dr Ashok Bhattacharya sta collaborando con un consorzio europeo allo sviluppo di reattori a membrana, non più grandi di una stanza, da installare presso piccoli stabilimenti, cartiere o impianti di trattamento dei liquami di depurazione.
I precedenti tentativi di estrazione di idrogeno puro da biomasse per alimentare le celle a combustibile hanno avuto un successo limitato, anche con biomassa secca. Il nuovo processo estrae idrogeno ad elevata purezza da biomassa umida, più difficile da gestire di quella secca ma eccezionalmente abbondante, e sfrutta anzi la quantità di acqua presente per produrre idrogeno ancora più puro. Con questo sistema si possono alimentare celle a combustibile per uso domestico e industriale, e per autotrazione. La biomassa costituita dai rifiuti viene gassificata e scissa in metano, acqua, monossido di carbonio, anidride carbonica e idrogeno. Tutti questi composti vengono immessi in un reattore che mediante una reazione chimica estrae idrogeno dal metano e dall’acqua.
In circostanze normali, tale reazione raggiunge un equilibrio e si arresta quando viene prodotta una certa quantità d’idrogeno. Per questo progetto è stata invece usata una membrana ceramica semipermeabile rivestita di palladio, che fa parte del reattore e che consente il passaggio unicamente d’idrogeno. In tal modo è possibile raccogliere l’idrogeno (che ha una purezza superiore al 95%) e far proseguire la reazione per tutto il tempo in cui il reattore viene alimentato con biomassa. Infatti l’idrogeno non raggiunge mai una quantità tale da portare a una situazione di equilibrio chimico e quindi da provocare l’arresto della reazione.
Il processo è molto più ecologico della tradizionale produzione d’idrogeno, in quanto non consuma combustibili fossili e non sviluppa più CO2 di quella che si genera spontaneamente dal materiale in decomposizione. Non vi sono neppure emissioni di protossido d’azoto. Il processo presenta altre novità dal punto di vista tecnico: usa infatti un catalizzatore nanocristallino per accelerare la reazione e risolve con un approccio innovativo il problema della pressione e della trasmissione di calore. Oltre all’Università di Warwick, il consorzio comprende la Twente University e le ditte Dytech e BTG.
Dytech è l’azienda britannica di Sheffield che ha fornito la speciale ceramica porosa usata per il reattore, mentre BTG è il fornitore olandese del sistema di gassificazione
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Dr Ashok Bhattacharya, Senate Ho, Warwick University,
Coventry CV4 7AL Tel. 0044 24 76524201
Ashok.Bhattacharya@warwick.ac.uk www.warwick.ac.uk

 Fonte: Made in Britain, dicembre 2002

 

 

 

12/03/03