I ricercatori
dell’Università di Warwick, in Inghilterra, sono riusciti ad estrarre idrogeno
quasi puro da biomassa umida, ad esempio liquami o scarti dell’industria
cartaria. Grazie a un finanziamento Ue di 2 milioni e mezzo di sterline, il Dr
Ashok Bhattacharya sta collaborando con un consorzio europeo allo sviluppo di
reattori a membrana, non più grandi di una stanza, da installare presso piccoli
stabilimenti, cartiere o impianti di trattamento dei liquami di
depurazione. Dr Ashok Bhattacharya, Senate
Ho, Warwick University, Fonte: Made in Britain, dicembre
2002
12/03/03
I precedenti tentativi di estrazione di idrogeno puro da
biomasse per alimentare le celle a combustibile hanno avuto un successo
limitato, anche con biomassa secca. Il nuovo processo estrae idrogeno ad elevata
purezza da biomassa umida, più difficile da gestire di quella secca ma
eccezionalmente abbondante, e sfrutta anzi la quantità di acqua presente per
produrre idrogeno ancora più puro. Con questo sistema si possono alimentare
celle a combustibile per uso domestico e industriale, e per autotrazione. La
biomassa costituita dai rifiuti viene gassificata e scissa in metano, acqua,
monossido di carbonio, anidride carbonica e idrogeno. Tutti questi composti
vengono immessi in un reattore che mediante una reazione chimica estrae idrogeno
dal metano e dall’acqua.
In circostanze normali, tale reazione raggiunge un
equilibrio e si arresta quando viene prodotta una certa quantità d’idrogeno. Per
questo progetto è stata invece usata una membrana ceramica semipermeabile
rivestita di palladio, che fa parte del reattore e che consente il passaggio
unicamente d’idrogeno. In tal modo è possibile raccogliere l’idrogeno (che ha
una purezza superiore al 95%) e far proseguire la reazione per tutto il tempo in
cui il reattore viene alimentato con biomassa. Infatti l’idrogeno non raggiunge
mai una quantità tale da portare a una situazione di equilibrio chimico e quindi
da provocare l’arresto della reazione.
Il processo è molto più ecologico
della tradizionale produzione d’idrogeno, in quanto non consuma combustibili
fossili e non sviluppa più CO2 di quella che si genera spontaneamente dal
materiale in decomposizione. Non vi sono neppure emissioni di protossido
d’azoto. Il processo presenta altre novità dal punto di vista tecnico: usa
infatti un catalizzatore nanocristallino per accelerare la reazione e risolve
con un approccio innovativo il problema della pressione e della trasmissione di
calore. Oltre all’Università di Warwick, il consorzio comprende la Twente
University e le ditte Dytech e BTG.
Dytech è l’azienda britannica di
Sheffield che ha fornito la speciale ceramica porosa usata per il reattore,
mentre BTG è il fornitore olandese del sistema di
gassificazione.
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