1)
Introduzione
2)
Bioenergie oggi 3)
Il biocombustibile diventa meno costoso ____________________________________
1)
Introduzione
I grandi incrementi nella produzione di grano
e di altri prodotti cerealicoli, registrati negli anni ‘60 sono spesso riferiti
alla Rivoluzione Verde. Ma una seconda rivoluzione verde nell’agricoltura
americana, oggi in atto, può essere tracciata guardando indietro di 100 anni ai
lavori di ricerca del noto botanico George Washington Carver. Mentre molti si
ricordano dei tanti usi delle arachidi entrati nella vita quotidiana fin dai
primi anni dell’ultimo secolo, pochi riconoscono che questo sognatore ha aiutato anche gli agricoltori e
il suo paese a fabbricare bioprodotti, cioè prodotti industriali ottenuti da
risorse rinnovabili anziché basate sul petrolio. Nel processo di
sistemazione delle basi di una futura economia dipendente dal mondo vegetale
anziché dal petrolio, Carver ha anche contribuito al miglioramento economico
rurale. I suoi prodotti hanno offerto agli agricoltori colture alternative che
erano benefiche per loro e per la loro terra. La spinta accelerata verso una
economia dipendente dalle piante sta oggi sta mantenendo quella promessa. Questa
volta il legume per tutelare i suoli non è l’arachide, ma l’erba medica alfalfa
(Medicago sativa) che è anche usata per creare prodotti industriali e
considerata come una fonte possibile di etanolo. E il lavoro di ricerca di ARS
con il gauyule - un arbusto originario dell'america latina (Parthenium
argentatum) - per produrre
lattice per guanti chirurgici e per altri prodotti, promette di aiutare gli
agricoltori nell’America del Sudovest. Pubblichiamo
qui alcuni servizi su varie tematiche della produzione da
biomasse, tutti tratti da Agricoltural Research 2002 dell’ARS
(Agricultural Research Service). L’articolo sui
biocombustibili mostra ad esempio che mentre il mais e la soia sono le fonti
dominanti di etanolo e di biodiesel, rispettivamente, e resteranno certamente
protagonisti significativi, altre possibili fonti comprendono alfalfa e
switchgrass (Panicum virgatum, in italiano detta Erba di Guinea)). Fino
ad oggi l’etanolo è stato prodotto da colture con alto contenuto di zucchero e
amido che vengono usualmente impiegate per l’alimentazione del bestiame e
dell’uomo. Gli scienziati stanno mirando alla produzione di etanolo dalla
cellulosa che si trova nelle piante foraggiere, negli arbusti e negli
alberi. Colture energetiche e
industriali hanno altri benefici che si aggiungono alla fornitura di prodotti
ambientalmente validi: aggiungono diversità al paesaggio rurale dell’America, e
quando crescono come strisce tampone ai bordi dei campi, forniscono habitat per
la vita selvatica. Il dibattito su
un’economia dipendente dal mondo vegetale o dal petrolio non è di oggi. Esisteva
già negli anni ‘40 dopo la seconda Guerra mondiale. Oggi l’opinione pubblica
americana si è svegliata e il dibattito si è rinnovato con vigore. Questa volta,
grosso modo, la scommessa è a favore delle piante. In questo nuovo secolo, le
scienze biologiche porteranno probabilmente a nuove industrie come è avvenuto per le
scienze fisiche e chimiche nel secolo passato. Il Servizio è a
cura di Donald C. Erbach del National Program Leader Engineering/Energy di
Beltsville (Maryland); e di L. Frank Flora del National Program Leader Product
Quality/Utilization di Beltsville (Maryland).
Scienziati di tutto
il mondo stanno studiando un’ampia varietà di modi per migliorare la produzione
di etanolo e di biodiesel. Gli obiettivi sono quelli di sviluppare coprodotti
economicamente validi,
abbassare le emissioni e i costi di produzione e
rafforzare l’efficienza dei biocombustibili. Il Dipartimento Usa dell’Agricoltura ha preso
l’iniziativa, nel 2002, di ordinare a tutte le sue sedi sul territorio nazionale
di alimentare con etanolo o con miscele a biodiesel i veicoli e le
apparecchiature, dovunque fosse possibile. I veicoli e le apparecchiature
azionati a benzina usano una miscela con almeno un 10% di etanolo e il
restante 90% di benzina convenzionale; i veicoli e gli apparecchi a gasolio
biodiesel B20, una miscela col 20% di biodiesel e l’80% di gasolio normale. Il
parco veicoli dell’Usda comprende più di 700 veicoli “flex-fuel” che usano una
miscela con l’85% di etanolo e il 15% di benzina. L’azione del Dipartimento
riflette l’impegno del governo federale ad espandere il suo uso di
biocombustibili e prodotti da biomasse per costituire un esempio per il settore
privato. Il 2000 ha visto anche l'avvio di un Impianto Pilota di Ricerca
Nazionale sull'Etanolo, di 20 milioni di dollari, ad Edwardsville (Illinois).
Quando completato, nel 2003, sarà il più grande impianto pilota di etanolo del
paese. L’ARS (Agricultural Research Service) sta gestendo il contributo
del governo federale di 14 milioni di dollari sui 20 milioni previsti per la
costruzione. L’industria considera l’impianto essenziale per raggiungere
l’obiettivo di aumentare la produzione annuale di etanolo fino a 16 miliardi di
galloni entro i prossimi 10 - 15 anni. In tutti gli Usa e in
parecchi altri paesi nel mondo, gruppi di scienziati stanno ricercando un’ampia
varietà di metodi per migliorare la produzione di etanolo. Tra questi
ricercatori ci sono quelli del programma di ricerca nazionale dell’ARS
“Bioenergy and Energy Alternatives”. In due centri di ricerca regionali dell’ARS
- in Illinois e Pennsylvania - gli obiettivi sono quelli di migliorare la
conversione di materiali vegetali agricoli in etanolo e in altri coprodotti
economicamente vantaggiosi, di ottenere costi più bassi di produzione e più
basse emissioni da combustione, e di rafforzare le prestazioni del biodiesel. Il
Western Regional Research Center, in California, concentra sull’etanolo i
suoi sforzi di ricerca sui biocombustibili. Nel 1999 il programma nazionale si è
allargato fino a comprendere la riproduzione di colture energetiche
migliorate. Esempi concreti Vie più economiche per produrre Etanolo Gl’ingegneri di ERRC hanno
sviluppato un metodo radicalmente alternativo di produrre etanolo ad un prezzo
che si prevede significativamente più basso di quello ottenuto con i metodi
tradizionali. E' chiamato "fermentation with strips" Il sistema consiste nel
rimuovere l’etanolo contenuto nel biossido di carbone, il quale fuoriesce e
viene riciclato indietro verso il tino di fermentazione. Nel processo
convenzionale, quando il livello dell’etanolo s’innalza troppo nel tino di
fermentazione, si abbassa la capacità del fermento di produrre più etanolo. Il
nuovo metodo rimuove continuamente etanolo dal brodo di fermentazione,
consentendo al fermento di produrre altro etanolo. Altri ricercatori
dell’ERRC stanno studiando per ridurre il costo della produzione del biodiesel,
producendo biodiesel da materiali di più bassa qualità, come il sapone di soia (vedi
cap.3:
"Il biocombustibile diventa meno costoso") Enzimi per una maggiore efficienza Anche i microbi
possono giocare un ruolo Prodotti con
valore aggiunto Un'altra fonte di
etanolo L’Est umido potrebbe preferire, come
fonte di etanolo, l’alfalfa alla switchgrass , ma la switchgrass è teoricamente
più valida per il West arido, perché le sono sufficienti scarse piogge per svilupparsi. Ci sono degli ostacoli da superare quando
si voglia produrre etanolo da cellulosa in piante quali alfalfa o switchgrass,
come trovare modi di convertire gli zuccheri complessi della cellulosa in
zuccheri semplici che possono essere fermentati per produrre etanolo. Occorre
costruire impianti per operare questa conversione. Apparecchiature per questo
scopo potrebbero essere verificate nel nuovo impianto pilota di etanolo
dell’Illinois quando sarà in funzione, come pure quelle per processo continuo di
fermentazione con strippaggio. La ricerca di riferimento è
Quality and Utilization of Agricultural Products e bioenergy and Energy
Alternatives, due programmi nazionali dell’ARS.
Rimanere bloccati in un
ingorgo potrebbe essere più tollerabile se ci fosse nell’aria l’aroma di
patatine appena fritte, piuttosto che il fetore dei gas di scappamento della
combustione dei prodotti petroliferi. Quando scienziati dell’Eastern Regional Research Center (ERRC)
hanno recentemente testato il biodiesel prodotto da saponi di soia - un
abbondante ma poco utilizzato bioprodotto della raffinazione dell’olio vegetale
- hanno trovato che la sua composizione, la sua prestazione nel motore e lesue
emissioni sono comparabili a quelli del biodiesel, attualmente sul mercato, che
viene prodotto da oli edibili altamente raffinati. L’aroma di patatine fritte,
un altro tipico carattere dei nuovi biodiesel, sarebbe un valore
aggiunto. Biodiesel è il termine dato ai
combustibili per motore diesel prodotti da grassi e oli agricoli. C’è molto
interesse in tutto il mondo all’uso di biodiesel in quanto esso proviene da
fonti rinnovabili e riduce le emissioni inquinanti dell’atmosfera causate dai
motori diesel. Il ricercatore chimico Michel J. Haas e
la biologo Karen M. Scott, ambedue dell’ARS, si sono uniti al ricercatore Scott
Bloomer, della Cargill, di Minneapolis (Minnesota), per sviluppare metodi
chimici per convertire tutte le forme di acidi grassi trovati nei lipidi del
sapone di soia, in esteri metilici. I ricercatori hanno fatto domanda di
brevetto sul metodo. Haas, Thomas A. Foglia, e altri
ricercatori dell’ARS con Hides,
Lipids dell' ERRC, and Wool Research
Unit di Wyndmoor (Pennsilvania) sono interessati all’impiego di lipidi di
basso valore derivati da grassi animali, oli vegetali, e grassi usati riciclati,
come materie prime per la produzione di biodiesel. Essi vogliono creare del
biodiesel più conveniente economicamente, riducendo così l’uso di combustibili
fossili importati e accrescendo l’uso di prodotti rinnovabili, provenienti
dall’agricoltura. Molti biodiesel disponibili sul piano
commerciale sono prodotti da olio di soia raffinato che viene poi aggiunto al
normale diesel, secondo una percentuale tipica del 20% del volume di miscela.
Secondo Haas, degli studi mostrano che il biodiesel, usato solo o in tali
miscele, può fornire più lubrificazione necessaria ai sistemi combustibili
riducendo nel contempo la produzione di emissioni inquinanti di gas di
scappamento. Sulla base di questi benefici, Haas sostiene che c’è forte
interesse nel suo paese e nel mondo a sviluppare metodi per produrre biodiesel
da grassi e oli. All’inizio sono stati progettati metodi
per produrre biodiesel da oli altamente raffinati. Ora Haas, Scott e Bloomer
hanno modificato la tecnologia per consentire l’uso di lipidi di minor valore e
meno puri, tipo i saponi di soia, come materiali di partenza. Ciò potrebbe
accrescere la disponibilità di biodiesel insieme ad una diminuzione dei suoi
costi. Il sapone di olio di soia è disponibile
in grande quantità ed è un sottoprodotto della raffinazione di oli edibili poco
costosi. Negli Usa se ne produce circa 100 milioni di libre ogni anno, e si può
ottenere a un decimo o meno del costo dell’olio vegetale raffinato. Attualmente
è usato principalmente come una fonte economica di grassi nell'alimentazione del
bestiame. Tuttavia, con la realizzazione di processi tipo quelli sviluppati da
Haas e Bloomer, i componenti dei saponi di soia potrebbero servire un giorno
come fonte di più di 6 milioni di galloni all’anno di combustibili per motori
diesel o di additivi ai combustibili e in altre applicazioni tipo agenti di
pulizia e solventi organici. Altri scienziati dell’ARS hanno
brevettato un altro metodo per sviluppare biodiesel e lubrificanti, nonché
combustibili e additivi per lubrificanti. Questo metodo enzimatico, inventato
dai ricercatori dell’ERRC, Foglia, William N. Marmer, e Lloyd A. Nelson, usa
grassi animali, oli vegetali, grassi raffinati e grassi provenienti dalla
ristorazione per produrre esteri di acidi grassi che possono essere usati come
biodiesel e lubrificanti. Poiché la conversione dei grassi residui, in
particolare, sarebbe veramente efficiente e poco costosa, il biodiesel derivato
da questi grassi potrebbe essere usato in congiunzione con derivati dell’olio di
soia per ridurre i costi.. Questo servizio è a cura di Jim Core
dell’ARS. La ricerca fa parte del Bioenergy and Energy Alternatives, un Programma Nazionale
dell’ARS. Fonte:
Agricultural Research 2002 04/04/03
La ricerca sui bioprodotti è stata realizzata nei
quattro centri regionali dell’ARS sin da quando il Congresso ne ha autorizzato
la costruzione e l'attività oltre 60 anni fa.
La necessità di migliorare l’economia rurale è
ancora una preoccupazione attuale come ai tempi di Carver. La ricerca basata
sulle biomasse promette di creare nuove industrie, che debbono essere vicine
alle fonti delle loro materie prime, nell'America rurale dove esiste una
disperata ricerca di posti di lavoro. Ciascuna regione del paese offre il suo
proprio mercato di nicchia.
L’uso di rifiuti - rurali,
urbani e industriali - sta crescendo d’importanza nella produzione di
bioprodotti e combustibili. Questi possono essere impiegati in combinazione fra
di loro o con combustibili fossili. Un esempio è la collaborazione di ARS con il
Dipartimento di Energia (DOE) per testare la generazione di elettricità da
metano fornito dal letame. La principale motivazione di Carver di trovare usi
industriali per le arachidi era creare nuovi mercati per il surplus di colture,
per cui la creazione di nuovi mercati per i rifiuti non lo avrebbe sorpreso
affatto.
Comunque in questo
secolo possono essere le biotecnologie a consentire di andare oltre anche alla
stessa visione di Carver. Accanto alla realizzazione di processi più efficienti
per la creazione di prodotti basati su biomasse, le biotecnologie consentono di
creare nuovi sottoprodotti, o co-prodotti, che favoriscono costi più
bassi.
Inoltre le tecnologie sono
soltanto circa il 10% del processo. L’altro 90% è dato dalle decisioni
politiche. A questo fine, l’Executive Order 13134 cerca di triplicare per il
2010 l’uso in America dei prodotti e dell’energia basati sulle biomasse. Il
Biomass Research and Development Act del 2000 ha creato la collaborazione
dell’Usda con il Doe per promuovere i bioprodotti. L’Executive Order 13
149 prevede una riduzione del 20% nell’uso dei prodotti petroliferi nei veicoli
federali per il 2005. Il Clean Air Act del 1990 è un altro stimolo per
l’impiego dei biocombustibili. C’è un crescente numero di incentivi fiscali e di
sussidi pubblici e privati che riducono il gap dei prezzi tra i biocombustibili
e i combustibili fossili.
Il
prossimo Farm Bill probabilmente avrà ulteriori incentivi per i bioprodotti,
compreso un target per agenzie federali per far sì che i loro acquisti prevedano
almeno un 5% di bioprodotti, dove possibile. Il Congresso recentemente ha
fornito nuovi finanziamenti per ARS: 8.8 milioni di dollari per la ricerca sulle
bioenergie e 3,2 milioni di dollari per i bioprodotti. ARS ha due programmi
nazionali che hanno a che fare con vari aspetti dello sviluppo di questi tipi di
prodotti.______________
2)
Le
Bioenergie oggi
Il nuovo impianto è progettato per consentire ai
ricercatori di sviluppare le tecnologie richieste per migliorare l’efficacia
della produzione di etanolo. Più è efficiente la produzione, più i costi sono
bassi - in termini sia di energia che di finanziamenti - e più l’etanolo diviene
competitivo. Dal momento che ciascuna coltura ha un suo proprio mix del
complesso zuccheri complessi e amidi, ognuna richiede le sue proprie tecniche
per essere trasformata in etanolo nella maniera più economica. La sfida è
progettare metodi che consentano a colture diverse di essere lavorate in uno
stesso impianto.
L’USDA da sola ha usato
l’anno scorso oltre 100.000 galloni di biodiesel e prevede di raddoppiare
facilmente questa quantità nel 2003.
Il successo dei veicoli a biodiesel ha incoraggiato
i parchi auto pubblici e privati ad adottare il biodiesel, particolarmente nel
Maryland. Le città di Greenbelt, Takoma Park, e Ocean City hanno di recente
adottato il biodiesel per i loro spazzaneve ed altri veicoli ed apparecchi di
servizio pubblico. Greenbelt usa anche il biodiesel per i suoi bus, per il
trasporto degli abitanti in viaggi brevi all’interno della città, colmando i gap
nel sistema del trasporto pubblico nell’area metropolitana di Washington, D.C.
Queste città hanno appreso dell’esperienza del biodiesel facendo partecipare i
loro rappresentati agli incontri del BARC.
Scienziati dell’Eastern
Regional Research Center dell’ARS (ERRC), in Wyndmoor, Pennsylvania, stanno
lavorando, per abbassare i prezzi dell’etanolo per gallone, su due fronti: lo
sviluppo di coprodotti per sostenere spese e tecniche di produzione e materiali
a costi più bassi. Hanno sviluppato un numero crescente di validi coprodotti del
processo di lavorazione dei chicchi di granturco per etanolo, quali l'Amaizing Oil, un nuovo olio di mais che
può abbassare il livello di colesterolo nel sangue, e un valido ingrediente
alimentare chiamato Zeagen, una gomma
di fibre di mais. Ambedue questi prodotti sono stati trovati nella parte fibrosa
che forma lo strato più esterno del chicco, e ambedue sono prossimi ad avere il
loro posto sul mercato.
Il team di ricerca ha anche sviluppato un nuovo
procedimento, chiamato "pervaporazione", che impiega una membrana per filtrare
etanolo dal brodo.
Afferma
l’ingegnere Frank Taylor, “Stiamo puntando ora alle compagnie interessate ad
adottare i nostri processo e a svilupparli ulteriormente ad uso
commerciale”.
Andy McAloon è
l’ingegnere fisso del team di ricerca economica. Egli ha sviluppato un modello
di computer che può stimare il costo per gallone di etanolo se venisse impiegato
un nuovo metodo per produrlo. “Questo è importante per la nostra ricerca, perché
dà modo di non spendere molto tempo per processi che non realizzano prodotti
competitivi”, dice Kevin Hicks, che guida il team etanolo dell’ERRC. “ E’
costoso analizzare un procedimento allo stadio d’impianto pilota, così questo
modello potrebbe escludere processi che non hanno probabilità di essere
pratici”.
Al Western Regional
Research Center dell’ARS, in Albany (California), alcuni scienziati stanno
creando enzimi migliori che producono etanolo in modo più economico. “Circa il
10 -15% dell’energia richiesta per produrre etanolo fornisce calore per la
cottura dell’amido”, afferma l’ingegnere chimico George Robertson. “Più energia
ci vuole per produrre etanolo, meno utile esso è come combustibile alternativo.
Così stiamo lavorando su enzimi che possono digerire l’amido e produrre etanolo
in modo più efficiente. Ciò potrebbe aprire il mercato dell’etanolo ad altri
cereali come il grano, dice Robertson.
Per
costruire questi enzimi, il team di ricerca usa una tecnica sviluppata
nell’industria farmaceutica chiamata “evoluzione diretta”. Usando le
biotecnologie, essi smontano i geni chiave della pianta e li ricostruiscono,
introducendo mutazioni.
I geni mutanti sono poi inseriti negli
organismi di fermentazione, dove iniziano a produrre, o esprimere, enzimi
amido-digestivi. Gli scienziati allora separano le colonie di fermenti sulla
base della capacità dell’enzima-produttivo e selezionano i migliori per un altro
ciclo di mutazione genetica e selezione ulteriore.
“Possiamo fare varie cose per dirigere il
corso evolutivo, accelerando lo sviluppo di enzimi con caratteristiche
desiderate”, dice il chimico Dominic Wong.
Nel
laboratorio, a 98.6°F, i loro enzimi ad elevato potere fermentativo disgregano
l’amido in modo 50 volte più rapido degli enzimi originari. E la tecnica
promette di rendere ancora migliori questi enzimi. Il team si propone di usare
simili approcci per sviluppare nuovi enzimi da usare nella conversione di
biomasse.
Creare biocombustibili,
come l’etanolo, in modo economico da un insieme di colture anziché da un solo
cereale, è l’obiettivo di lungo raggio degli scienziati della Fermentation
Biochemistry Research Unit’ presso il National Center for Agricoltural
Utilitation Research dell’ARS di Peoria, Illinois.
"Il
nostro punto di partenza è la ricerca della fermentazione proprio nel chicco del
mais,” riferisce Rodney J. Bothast microbiologo dell’ARS, che dirige il
progetto. Attualmente, la fibra del chicco viene separata e usata come mangime
poco costoso dei bovini, apprezzata per le sue proteine, non per le fibre. Se la
tecnologia fosse sviluppata per disgregare i differenti polimeri della fibra del
chicco e ridurli a zuccheri semplici, potrebbe essere prodotto un 10% circa in
più di etanolo da ciascuno staio di mais ceroso.
Bothast
collabora con scienziati dell’ERRC e del Department of Wood Science
dell’Università della British Columbia, Vancouver, in ricerche sul
pretrattamento chimico e fisico delle fibre. Il pretrattamento libera la
cellulosa da emicellulosa, amido e componenti della lignina.
I
frammenti della cellulosa sono più rapidamente convertiti in zuccheri che
possono essere fermentati per produrre etanolo. La componente lignina non viene
fermentata ma può essere bruciata per produrre energia.
Finora,
la via più efficace per disgregare la fibra è di pretrattarla con un acido
debole e quindi con perossido d’idrogeno alcalino, dice Bothast.
Le
fibre pretrattate contengono zuccheri, in maggior parte arabinosio e xilosio e
del glucosio. Normalmente i microbi etanolo-produttori mangiano per primo il
glucosio, successivamente gli altri zuccheri. Nancy. N. Nichols, microbiologo, e
Bruce S. Dien, ingegnere chimico, hanno sviluppato microrganismi geneticamente
modificati che consumano gli zuccheri in quasi ugual misura.
Questi
ricercatori collaborano con altri, presso l’Università della British Columbia,
la Purdue University, e il William Energy Service, a Pechino, Illinois -
il secondo più grande produttore di etanolo del paese - per testare questi nuovi
microbi su fibre di granella convertite in zuccheri mediante processi
industriali.
Gli scienziati, poiché cercano vie nuove
per incrementare l’efficienza della produzione di etanolo, hanno in mente
coprodotti che potrebbero aiutare la creazione di colture per etanolo
economicamente più vantaggiose. Ad esempio, altri microbi sviluppati da Nichols
e Dien convertono gli zuccheri derivati da fibre di granella in acido lattico
utilizzato dall'industria per produrre solventi e plastiche
biodegradabili.
Badal Saha, un chimico dell’ARS, e il
microbiologo Timothy Leathers hanno sviluppato fermenti che convertono lo
xilosio derivato da fibre di mais in xilitolo, un edulcorante a basse calorie.
Lo xilitolo, che ha un sapore di menta-fredda, è usato in alcune mentine e gomme
e viene venduto a circa 3 dollari alla libbra. Esso è fatto dal legno di betulla
mediante un processo costoso e dispendioso in energia.
Saha e
Leathers hanno anche scoperto funghi che producono enzimi ben adatti in
particolare a convertire fibre di mais in zuccheri. L’uso di enzimi diminuisce
la quantità di acido richiesto per convertire le fibre di mais in zuccheri, e
ciò consente la produzione di etanolo, un combustibile ambientalmente
compatibile.
Invece di produrre etanolo
da zuccheri e amidi, in impianti, Ken Vogel, con l’ARS di Lincoln, Nebraska, sta
esperimentando l’uso della cellulosa e dell’emicellulosa proveniente da
switchgrass (in italiano, erba di Guinea, in botanica Panicum
virgatum) come altra fonte di etanolo. La speranza di Vogel è che gli
agricoltori diventino capaci:di coltivare queste graminacee, originarie delle
praterie, su suoli altamente erosivi - compresi quelli del "set aside" del
Conservation Reserve Program dell’USDA -, di raccogliere le graminacee
periodicamente per la produzione di etanolo, e incamerare così i benefici della
conservazione, tipo la riduzione dell'erosione dei suoli e il rafforzamento
dello stoccaggio del carbonio.
Vogel e colleghi stanno coltivando nuove Switchgrass
per impiegarle come biocombustibili; stanno migliorando geneticamente le
graminacee per conversione in etanolo e stanno conducendo indagini nelle
fattorie per ottenere informazioni economiche sui costi di produzione. Ron
Follett, a Fort Collins, in Colorado, sta collaborando con Vogel e con
scienziati dell’ARS a Mandam, North Dakota, per studiare lo stoccaggio del
carbonio su terreno coltivato con colture per biocombustibili.
I
genetisti vegetali JoAnn Lamb e colleghi dell’Ars Plant Science Research Unit di
St.Paul, Minnesota, puntano sull’alfalfa come un’altra fonte di cellulosa per
produrre etanolo. Essi hanno ricevuto 288.000 dollari dai nuovi 2.4 milioni di
dollari dell’ARS per il finanziamento dello sviluppo di colture
energetiche.
Essi stanno coltivando una
nuova varietà di alfalfa con la duplice caratteristica di mangimi di alta
qualità per il bestiame e come biocombustibile. Incorporeranno geni provenienti
da varietà dell’Europa meridionale per dare alla pianta un gambo più spesso,
quasi ligneo.Qu.esto significa più cellulosa per
produzione di etanolo.
Sia
alfalfa che switchgrass possono essere bruciate per produrre
elettricità.
Questo servizio è a cura di Don Comis, dell’ARS, e
di Ben Hardin e Kathryn Barry Stelljes, due ex coòòaboratori di
ARS.--------------------
3)
Il biocombustibile diventa meno
costoso