Posizione AssoDistil sul progetto Bioetanolo/Etbe

Un comunicato stampa che sintetizza la posizione dell’Industria distillatoria italiana con riguardo al progetto di sviluppo dei carburanti ecologici di origine agricola

 

 

ENTRO IL 10 NOVEMBRE AL VIA IL PROGETTO  BIOETANOLO/ETBE

 

Il maggior uso dei bio-carburanti nei trasporti è uno degli strumenti con cui la Comunità Europea può ridurre la sua dipendenza dall’energia importata e quindi influire sulla sicurezza dell’approvvigionamento energetico”. E’ questo uno dei passaggi più significativi della Direttiva 30 del 2003, con cui l’Unione Europea ha formalizzato in maniera incontrovertibile la propria volontà di promuovere l’utilizzo dei carburanti rinnovabili.

 

Con il petrolio a 53 dollari al barile e il persistere di una situazione politica assai critica nell’area medio-orientale, la tesi dell’Unione Europea sulla necessità di ridurre la dipendenza energetica è di grande attualità.

 

Tra le energie rinnovabili da impiegare nel settore dei trasporti, i biocarburanti occupano un posto di rilievo e tra questi si annoverano il bioetanolo, alcole etilico ricavato da materie prime agricole e l’Etbe, un etere alto-ottanico, prodotto a partire dal bioetanolo.

 

Secondo Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil, l’Associazione nazionale dei distillatori industriali, “i benefici dello sviluppo dei biocarburanti non sono legati soltanto al concetto – sia pur basilare – di riduzione della dipendenza energetica. Le ricadute positive dell’impiego del bioetanolo, anche sottoforma di Etbe – sono infatti di varia natura. In primis va ricordato il favorevole impatto ambientale. E’ empiricamente dimostrato che il bilancio in termini di energia netta della produzione e utilizzo del bioetanolo/etbe è positivo, a partire da qualsiasi materia prima agricola impiegata, dalla barbabietola, al mais, dal sorgo al frumento”.

 

AssoDistil è fortemente impegnata con le confederazioni agricole ed Itabia alla definizione di un accordo di programma – prosegue Emaldi – per la valorizzazione della filiera biocarburanti e la definizione di bacini regionali più idonei alla produzione di bioetanolo/etbe”. Tale accordo è perfettamente in linea con un concetto caro all’Unione Europea, quello di un’agricoltura multifunzionale.

 

Accertata la volontà politica di promuovere i biocarburanti e riconosciuti gli innegabili risvolti positivi su ambiente, bilancio energetico, agricoltura e industria di trasformazione, il nodo da sciogliere rimane quello dei costi.

 

Il differenziale di prezzo tra prodotti di origine fossile e prodotti rinnovabili persiste – aggiunge Antonio Emaldi – e in attesa che si creino le condizioni per economie di scala occorre finanziare lo start up della produzione”.

 

Che questa esigenza sia oggettiva è confermato dal fatto che, unitamente alla direttiva di promozione dei biocarburanti, l’Unione europea ne ha emanata una seconda con cui avalla politiche nazionali di agevolazioni fiscali ai carburanti ecologici.

 

Con lungimiranza rispetto alle direttive comunitarie del 2003, l’Italia già nel 2001 aveva stanziato, con la Legge Finanziaria, 45,5 milioni di euro per defiscalizzare bioetanolo ed etbe, tuttavia solo con la pubblicazione del decreto ministeriale 96/2004 si sta avviando la procedura per l’utilizzo dei suddetti fondi.

 

Le richieste per l’attribuzione dei lotti defiscalizzati di bioetanolo andranno presentate non oltre il 10 ottobre al Ministero dell’Economia,  che entro 30 giorni, dovrà fornire risposta in merito, dando via libera, in caso positivo, all’utilizzo di un additivo ecologico nelle benzine.

 

Lo stanziamento previsto dal nostro paese consentirà di produrre e utilizzare circa 600.000 ettolitri di bioetanolo da trasformare in etbe nell’arco di tre anni, chiarisce Marco Bertagni, direttore di AssoDistil. E’ un atto rilevante che, secondo i nostri auspici, aprirà le porte a nuovi e più concreti stanziamenti, che ci auguriamo siano previsti già nella Finanziaria di quest’anno, che potranno consentire all’Italia di raggiungere l’obiettivo minimo del 2% di biocarburanti all’interno del pool di benzine consumate”. Ovvero produrre oltre 4 milioni di ettolitri di bioetanolo l’anno.

 

Del resto”, conclude Emaldi, “molti Paesi europei, tra cui Francia, Spagna, Germania e Svezia, ed extraeuropei, basti citare Stati Uniti e Brasile, hanno stanziato risorse molto rilevanti per le proprie politiche nazionali di sviluppo dei carburanti ecologici. In Italia, attraverso una fitta collaborazione fra filiera agro-industriale e Pubblica Amministrazione riusciremo a creare le condizioni per un adeguato livello di produzione di bioetanolo ottenuto a partire sia da materie prime coltivate ad hoc, che distillato da eccedenze agricole, in particolare viniche”.

 

 

Roma 11 ottobre 2004