Gli Stati membri
dell’UE, quando
cercano dei sistemi di trattamento che permettano di soddisfare le
restrizioni sempre più severe sulla messa in discarica di materiali organici,
previste dalla Direttiva 99/31/EC, si trovano spesso di fronte a scelte
limitate.
Per quanto riguarda la Svezia, grazie a certi meccanismi di regolamentazione, come l’applicazione di una tassa di 28$/ton di rifiuti messi in discarica, lo Stato è riuscito ad orientare una parte del flusso di rifiuti verso l’incenerimento. Secondo la Swedish Waste Association, viene incenerito ogni anno il 40% dei rifiuti domestici svedesi (1.440.000 ton). Questa percentuale è destinata ad accrescersi tenuto conto dell’estensione prevista della capacità d’incenerimento.
Ci
si chiede però se l’incenerimento dei rifiuti casalinghi sia la via migliore da
seguire per evitare la messa in discarica tradizionale, o se esista una
soluzione alternativa più vantaggiosa per la società
svedese
Il
metodo ideale dovrebbe minimizzare i rischi d’inquinamento e assicurare la
riutilizzazione del massimo di materia ed energia. Dovrebbe anche consentire di
trattare i rifiuti col minimo costo per la comunità.
Questo articolo mostra che una tecnica, utilizzata in Svezia, realizza questi obiettivi meglio che la discarica tradizionale o l’incenerimento. Tale tecnica consiste nel trattare i rifiuti domestici in una cella bioreattiva.
Per
comprendere meglio come ogni processo di trattamento s’inserisca in una
struttura ambientale e sociale più grande, si possono comparare i loro
rispettivi flussi d’interazione.
La
figura qui sotto è relativa all’incenerimento dei rifiuti
domestici.
Fig.1
Come mostra lo schema, i
rifiuti sono trasportati e inceneriti.
L’incenerimento permette di
recuperare delle quantità rilevanti di calore che può essere valorizzato sotto
forma di riscaldamento o di elettricità. Ma se l’incenerimento permette di
ridurre il volume dei rifiuti e di coprire i bisogni in energia, esso pone anche
dei problemi ambientali.
Un certo numero di
sottoprodotti ha effetti dannosi per la società.
Benché le regolamentazioni
europee abbiano determinato un notevole effetto riduttore nel corso degli ultimi
anni, le emissioni nell’aria restano un problema. Quantità non trascurabili di
SO2 e NOx sono ugualmente disperse e contribuiscono all'inquinamento
amosferico.
Scorie e particolato
costituiscono anch’essi dei sotto prodotti che possono danneggiare l’ambiente.
Questi devono essere trattati in maniera appropriata.
Le polveri o il particolato
sono classificate come prodotti pericolosi e devono essere trattati prima del
loro confinamento mentre le scorie sono, il più spesso, messe in discarica o
riutilizzate come sostituti nella costruzione di strade. Ci si può anche
rammaricare che certi componenti di questi prodotti non siano riciclati.
Elementi come l’azoto e il fosforo non possono essere estratti dai componenti
tossici dei sottoprodotti d’incenerimento benché costituiscano dei fertilizzanti
per l’agricoltura.
Infine,
l’incenerimento non stimola i necessari sforzi per ridurre le quantità di
rifiuti. Benché la legislazione svedese consideri la riduzione dei rifiuti come
la principale priorità, la realtà potrebbe essere diversa in quanto
l’alimentazione di un inceneritore esige flussi sufficienti
e stabili di rifiuti.
La
messa in discarica tradizionale
Sul
piano ambientale, la messa in discarica tradizionale è cresciuta in modo
significativo nel corso degli ultimi decenni. Le tecniche utilizzate sono
evolute grazie all’utilizzazione di membrane impermeabili, alla raccolta del gas
e al trattamento dei lisciviati. Nondimeno, si ammetterà che
questa tecnica non è ideale dal punto di vista
ambientale.
La figura 2 qui sotto descrive i flussi relativi alla messa in discarica.
I rifiuti sono collocati in
aree di deposito e, eventualmente, ricoperti di uno strato isolante di
superficie. Nella maggior parte delle discariche svedesi, i gas prodotti dalla
decomposizione lenta dei rifiuti, sono raccolti ed alimentano dei generatori di
calore e di elettricità, a vantaggio della collettività. Nelle antiche
discariche, i gas sono semplicemente bruciati per ridurre l’effetto
serra.
Le
discariche generano anche dei lisciviati che devono essere trattati. Nella
maggior parte delle discariche svedesi, il trattamento utilizza tecniche
ecologiche convenzionali, in stazioni di depurazione che non permettono sempre
di raggiungere i livelli richiesti e che recuperano spesso che solo una parte
dei componenti nocivi.
L’utilizzazione di queste
tecniche comporta dei costi rilevanti per il gestore della
discarica.
Infine, nelle discariche
tradizionali, la stabilità dei rifiuti messi in deposito è raggiunta solo dopo
numerosi anni.
Il sistema consiste nel
collocare i rifiuti in una cella specifica di una discarica.
Sembrerebbe, a prima vista,
un sistema simile a quello della discarica tradizionale, ma è sensibilmente
diverso sul piano ecologico.
Numerose esperienze miranti
a chiudere il cerchio ambientale sono attualmente in corso nel bioreattore di
Filborna, presso Helsinborg (Svezia).
Come le due tecniche di
trattamento sopra citate,anche il trattamento con bioreattore in cella può
essere considerato sotto l’aspetto socio-ambientale (fig. 3 qui
sotto).
Fig.
3
L’impianto di Filborna
riceve, ogni anno, circa 100.000 tonnellate di rifiuti domestici e commerciali.
Al posto di essere messi in discarica, questi rifiuti sono pretrattati per
accrescere il processo biologico e per aumentare la loro stabilizzazione, una
volta depositati nella cella.
Questo
pretrattamento consiste essenzialmente in una frantumazione dei rifiuti e in una
aggiunta d’acqua nella cella.
La degradazione così attivata dei rifiuti
riduce il volume del deposito; il che significa una utilizzazione più razionale
dello spazio che offre la cella.
Come nel caso delle
discariche tradizionali, il gas che proviene dalla decomposizione dei rifiuti
organici contenuti nella cella, può essere raccolto ed utilizzato come fonte di
energia. Il vantaggio della tecnica del bioreattore è che la produzione di gas
può essere ottimizzata grazie al pretrattamento
preliminare.
La decomposizione più rapida dei rifiuti all’interno della cella produce più biogas in un periodo più breve, cosa che migliora la resa della produzione di energia.
Così come le discariche
tradizionali, anche i bioreattori producono dei lisciviati che occorre trattare.
In Svezia, la maggior parte degl’impianti operano alla stessa maniera che nelle
discariche classiche: i lisciviati sono inviati in una stazione di depurazione
o, più semplicemente, riciclati all’interno della cella.
Quest’ultima tecnica è
applicata a Filborna dove si utilizza un filtro vegetale.
La depurazione del
lisciviato, sfruttando la crescita di piante vegetali come il Salice, procura
dei vantaggi dal punto di vista ambientale.
La ripartizione del
lisciviato attraverso un sistema d’irrigazione verso una cella vegetale vicina
permette di raggiungere dei tassi di purificazione nettamente superiori a quelli
ottenuti mediante tecniche di depurazione convenzionali. Il tenore in azoto si
situa tra il 75 e il 95%.
Inoltre, degli studi
condotti in Svezia hanno dimostrato che la fertilizzazione delle colture
vegetali con le acque di scolo, come il lisciviato di una discarica, permette di
accrescere sensibilmente queste colture immobilizzando nel contempo le sostanze
nocive, come i metalli pesanti, presenti nell’effluente del bioreattori.
Le
entrate e i costi relativi a ciascun sistema di trattamento sono indicati tra
parentesi nelle figure 1,2 e 3.
I valori corrispondenti sono stati raccolti
in varie maniere. Quelli relativi al bioreattore provengono dall’impianto di
Filborna e, per analogia, sono serviti per i calcoli relativi alla messa in
discarica tradizionale. I valori corrispondenti all’incenerimento provengono
dalle informazioni fornite dalla Swedisch Waste Association e dai gestori
degli inceneritori svedesi.
La conversione della Corona svedese in dollari è
stata fatta al tasso di 3 corone per 1 dollaro.
Incenerimento dei rifiuti domestici
Gli
elementi presi in considerazione sono il risultato di dati raccolti in Svezia,
quali: i costi d’investimento, i costi di trattamento e di eliminazione dei
sottoprodotti, le entrate da valorizzazione dell’energia e la quantità annuali
trattate.
I
costi d’investimento scelti ammontano a 89 milioni di dollari con un
ammortamento di 20 anni. Il costo di esercizio è di 26 dollari a tonellata,
corrispondente ad una capacità di 25 ton all’ora e per un periodo di lavoro di
8200 ore all’anno.
Il costo di trattamento
delle scorie è 55 $ a ton e quello del particolato 89 $ per ton.
La valorizzazione energetica
è di 3MWh per ton di rifiuti inceneriti e il prezzo di rivendita dell’energia di
circa 11 $ per MWh.
Le
componenti del costo comprendono i carichi d’investimento e di gestione della
cella (1.730.000 $ l’anno) nonché le entrate dell’energia recuperata a partire
dal gas e dal fango prodotto, ossia nel caso di Filborna, di 14,5 $ per Mwh.
L’impianto produce circa 80.000 Mwh.
Occorre anche tener conto di un elemento
importante, la gestione del sito. Secondo dati ricavati da una grande discarica
svedese, la gestione comprende in particolare le spese di ricopertura del sito
(3,6 $ per ton per una superficie della cella di 1,2 ha), del trattamento del
gas e dei lisciviati, dei prodotti addizionali e del monitoraggio (1.8 $ per
ton).
Per quanto concerne il trattamento dei
lisciviati, si è misurato che la cella di Filborna genera 180.000 m3
di lisciviati l’anno.
Per calcolare le entrate e i costi,
relativi al trattamento che utilizza una coltura vegetale di salici su una
superficie di 30 ha, è stato utilizzato un modello informatico.
Il prezzo di questo metodo
di trattamento del lisciviato ammonta a 0,4 $ per m3 di lisciviato e
le entrate che derivano dalla vendita della biomassa ammontano a 0,25 $ per ton
di rifiuti in entrata.
Messa in discarica
tradizionale
I
costi di sistemazione e gestione sono, in realtà, equivalenti ad eccezione del
pretrattamento.
Si è così
stimato il costo annuale per la messa in discarica tradizionale a 1.443.300 $
all’anno.
Come segnalato precedentemente, i costi relativi alla messa in
discarica tradizionale sono basati su quelli della cella bioreattiva.
Essendo
la produzione di gas inferiore in una discarica tradizionale, le entrate
corrispondenti sono state ridotte del 25% in rapporto a quelle del bioreattore,
ossia 865.000 $ in meno.
Il
costo di depurazione dei lisciviati è considerato equivalente a quello di una
cella bioreattiva in caso di utilizzazione di una stazione di depurazione
tradizionale. Questo costo è di 0,72 $ per m3 di lisciviato.
I
costi corrispondenti alla post-gestione sono anch’essi gli stessi di una cella
bioreattiva (1,10 e 3,60 $ per ton di rifiuti).
I costi di sistemazione e
gestione sono, in realtà, equivalenti ad eccezione del pretrattaemnto.
Si è
così stimato il costo annuale per la messa in discarica tradizionale a 1.443.300
$ l’anno.
Come segnalato precedentemente, i costi relativi alla messa in
discarica tradizionale sono basati su quelli della cella bioreattiva.
Essendo
la produzione di gas inferiore in una discarica tradizionale, le entrate
corrispondenti sono state ridotte del 25% in rapporto a quelle del bioreattore,
ossia 865.000 $ in meno.
Il costo di depurazione dei lisciviati è considerato
equivalente a quello di una cella bioreattiva in caso di utilizzazione di una
stazione di depurazione tradizionale. Questo costo è di 0,72 $ per m3
di lisciviato.
I costi
corrispondenti alla post-gestione sono anch’essi gli stessi di una cella
bioreattiva (1,10 e 3,60 $ per ton di rifiuti).
I
tre sistemi precitati, per comparare i costi relativi a ciascuno, sono stati
ricondotti alla tonellata di rifiuti trattati.
Le spese di base sono le
stesse per il trattamento in cella e in discarica tradizionale, fatta eccezione
per il pretrattamento, per le spese specifiche relative alla depurazione dei
lisciviati e per la valorizzazione della biomassa.
Bioreattore
I costi di sistemazione e di
esercizio del bioreattore sono di 16,13 per ton e di 20,75 $ per ton se si
aggiungono le spese di post-gestione. Con la depurazione attraverso il filtro
vegetale (0,68 $ per ton), si raggiungono 21,50 $ per ton da cui si dedurranno
10,75 $ per la valorizzazione del gas e 0,25 $ per ton per la vendita della
biomassa.
Poiché quello in un
bioreattore è attualmente considerato come un trattamento biologico da parte
delle autorità svedesi, esso non è più soggetto a tassazione, il che costituice
un risparmio rilevante di 28 $ per ton.
Messa in discarica tradizionale
I costi di sistemazione e di
esercizio di una discarica tradizionale si avvicinano ai 13.50 $ per ton ai
quali occorre aggiungere 4.70 $ per ton per la post-gestione e 1.20 $ per ton
per il trattamento dei lisciviati, ossia, ad un totale di 19.40 $ per
ton.
Come
segnalato precedentemente, le entrate dalla vendita di energia sono inferiori in
ragione della produzione ridotta di gas: 8,00 $ per ton in caso di vendita del
gas ad un produttore di energia.
La maggiorazione dovuta alla
tassa della messa in discarica influenza in maniera rilevante il costo del
processo in quanto raggiunge allora 39,40 $ per ton ed è sensibilmente
equivalente a quello dell’incenerimento ma nettamente superiore a quello della
cella bioreattiva.
Incenerimento
In Svezia si valuta il costo
dell’incenerimento, compresi l’investimento, l’esercizio e l’eliminazione dei
residui, in circa 70.55 $ per ton dei rifiuti trattati, da cui occorre dedurre
la rivendita dell’energia stimata in 33,3 $ per ton.
Dall’analisi che precede, si
può concludere che esiste un’alternativa alla messa in discarica tradizionale e
all’incenerimento, che offre il vantaggio di essere più ecologica ma anche più
economica.
Il
costo di questa alternativa, che consiste nel trattamento all’interno di una
cella bioreattiva con passaggio dei lisciviati attraverso un filtro vegetale, si
avvicina a 10,50 $ per ton.
In
confronto, il costo della messa in discarica tradizionale è di 39,40 $ per ton
(compresa la tassa legale sulla messa in discarica di 28 $ per ton in Svezia) e
il costo dell’incenerimento di 37,25 $ per ton; costo che dovrebbe aumentare
sotto l’effetto delle regolamentazioni ancora più draconiane che si
annunciano.
(tradotto da
Beswa-Revue 2/2001).
05/02/02