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  Anno 2003
Settembre
 
Ambiente

Energie alternative - I biocarburanti
 

Riscaldamento climatico e riduzione di CO2  -  Iniziative tecniche di stoccaggio

 

 L’azione principale contro il riscaldamento climatico consiste innanzitutto in una riduzione severa e duratura dell’inquinamento carbonico globale, che deriva dall’utilizzazione massiva del petrolio, del carbone e del gas. Ma possono essere previste delle azioni collaterali. Una di queste sarebbe di iniettare sotto terra o sott’acqua l’anidride carbonica (CO2) prodotta dalle centrali elettriche a combustibili fossili.

Parecchi progetti di ricerca vengono attualmente perseguiti in questa direzione, sia in Europa che nell’America del Nord. Una delle esperienze più avanzate è condotta sul campo petrolifero di Sleipner, nella parte norvegese del Mare del Nord, dalla società Statoil. Questo progetto, denominato Sacs (Stoccaggio di CO2 in ambiente acquifero salino) è finanziato dal 5° programma quadro europeo di R&D per una cifra di 1.24 milioni di euro fino ad oggi.

Dal 1996, l’esperimento ha permesso d’iniettare circa un milione di tonnellate di CO2 l'anno nel deposito di Sleipner. I risultati degli studi scientifici lasciano sperare che lo stoccaggio di questo gas sia tecnicamente fattibile, come pure efficace da un punto di vista ecologico. Il gas carbonico, compresso a 73 atmosfere, passa così dallo stato gassoso allo stato liquido prima di essere iniettato a mille metri di profondità, in una spessa falda di arenaria acquifera sottomarina. Il gas liquefatto risospinge l’acqua nella quale è chiamato a dissolversi progressivamente nello spazio di due tre anni.

Il direttore del progetto Sacs, Tore Torp ha indicato che, secondo uno studio recente, l’iniezione di gas carbonico liquefatto sotto i fondi marini mediante la migliore tecnologia disponibile attualmente costerebbe 40 euro per tonnellata. Se si considera che la combustione di una tonnellata di carbone produce tre tonnellate di CO2, il prezzo del carbone dovrebbe così, teoricamente, essere gravato da una tassa CO2 di 120 euro per tonnellata, che moltiplicherebbe il suo prezzo di circa tre volte!

Una soluzione meno costosa è studiata al Saskatchewan, una provincia situata al centro del Canada nel quadro del progetto Weyburn, con cui i partner del progetto europeo hanno peraltro annodato rapporti di collaborazione. Il campo petrolifero di Weyburn, scoperto nel 1954, ha un potenziale di produzione valutato in 1.3 miliardi di barili (un barile = 159 litri), di cui un terzo circa ha potuto essere pompato sfruttando la pressione naturale del giacimento e poi procedendo a iniezioni di acqua. I geofisici hanno calcolato che il recupero del petrolio grezzo potrebbe essere portato al 50% mediante iniezioni di gas carbonico a 1400 metri sotto la superficie del suolo.

Prospettiva affascinante dal doppio risultato: si aumenta il rendimento di un giacimento petrolifero e si neutralizza una quantità di CO2 stimata intorno ai 19 milioni di tonnellate. I poteri pubblici regionali e federali hanno già stanziato 3 milioni di dollari canadesi (circa 2 milioni di euro) per il progetto. Il quale dovrebbe, se tutto va bene, permettere di stoccare in venti anni, nel sottosuolo di Weyburn, 20 milioni di tonnellate di gas carbonico. Se l’esperienza sarà conclusiva, potrebbe aprirsi una via interessante di riduzione delle emissioni carboniche.

Un altro antagonista del riscaldamento climatico, questo di carattere naturale, sta per essere messo in evidenza dal programma di ricerca PARFORCE (acronimo che designa la formazione di particelle nell’ambiente costiero) coordinato dall’Università irlandese di Galway. I ricercatori coinvolti in questo programma hanno messo in evidenza un fenomeno che potrebbe parzialmente bilanciare il rafforzamento dell’effetto serra a causa dell’inquinamento carbonico. Questo potrebbe essere in qualche modo il suo antidoto. Il riscaldamento sembra infatti favorire la crescita delle alghe e del plancton marino. Queste specie primitive sono emettitrici di vapori di iodio, che si combinano con l’ozono sotto l’azione delle radiazioni solari e producono delle particelle di aerosol di ossido iodato. Ora questi aerosol amplificano la formazione di brume e di nuvole che impediscono ad una parte dei raggi solari di raggiungere la superficie terrestre ed hanno dunque un effetto di raffreddamento.

 “Questa nuova scoperta rappresenta un progresso notevole per la previsione del cambiamento climatic,o perché nessun modello di previsione attualmente prende in conto questo fattore”, ha commentato Philippe Busquin, commissario alla Ricerca dell’Unione europea.
Se si considera che gli oceani ricoprono quasi il 70% del globo, l’azione antiriscaldamento delle alghe e del plancton potrebbe, infatti, essere molto rilevante. Gli associati al progetto PARFORCE si accingono a verificare se il fenomeno constatato lungo la costa atlantica dell’Irlanda si produce a scala più grande.
(Nota da Athena 183)

05/09/2003