La rivoluzione
delle nanotecnologie
Le nano tecnologie sono
presentate come un settore strategico in Europa, negli Stati Uniti e nel
Giappone. La Regione Vallone ha lanciato un programma di ricerche su questo
tema. Di che cosa si tratta ? Quali sono i problemi fondamentali posti? Quali
sono le applicazioni attese ? Quali sono le ricerche attualmente condotte a
livello mondiale?
Pubblichiamo questo
servizio, apparso sul numero 179 di Athena del Marzo 2002, in cui Michel
Wautelet dà alcune risposte sulla natura e funzione delle nano tecnologie,
confermando così anche la nota particolare attenzione della Regione Vallone
verso l’innovazione tecnologica. Questa attenzione merita di essere più diffusa,
al pari dell’importanza delle nanotecnologie, che, come descrive l'articolo,,
sono destinate ad uno sviluppo che “trasformerà radicalmente le scienze, la
tecnologia, l’economia e la società”(n.d.r.).
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Una delle tendenze
delle nuove tecnologie è la corsa alla miniaturizzazione. L’evoluzione della
microelettronica è l’esempio più conosciuto dal pubblico. Essa si sviluppa
secondo quella che si è convenuto di chiamare la “legge di Moore”.
Dalla sua scoperta, la
legge di Moore non è stata mai smentita. Nello spazio di 30 anni, il numero di
transistor integrati su un chip è passato da 2300 sul processore 4004 del 1971,
a 42 milioni sul Pentium®
4Processor del 2000. Questa tendenza dovrebbe, secondo alcuni, proseguire
fino al 2010, addirittura, per gli ottimisti, fino al 2015. A quel punto, si
dovrebbe arrivare davanti ad un muro, indicato in particolare dalle leggi della
fisica.. Che fare allora? Si offrono agli industriali due vie
complementari.
La prima consiste nel
diversificare le applicazioni. I lavori di ricerca hanno portato in
microelettronica alla messa a punto di tecnologie che permettono di fabbricare
strutture della dimensione del micron. Perché, pertanto, non utilizzare le
apparecchiature e i metodi della microelettronica per altri fini? Tanto più che
questa scelta permetterebbe di rendere redditizie attrezzature tecnologiche
esistenti, efficienti ma molto costose. E’ questo il campo delle micromacchine o
MEMS: ovvero sistemi microelettromeccanici.
La seconda via è lo
sviluppo del campo delle nanotecnologie. Si tratterebbe di mettere a punto dei
sistemi che funzionerebbero su base di componenti della dimensione di qualche
decina di nanometri. Ma si è ancora lontani dalle applicazioni in questo campo
anche se importanti iniziative di ricerca vengono intraprese nel settore delle
nanotecnologie. Una delle ragioni è che le applicazioni superano di gran lunga
il settore dell’elettronica. Si prevede che, negli anni a venire, le
nanotecnologie trasformeranno radicalmente le scienze, la tecnologia, l’economia
e la società. Gli economisti prevedono che, tra dieci o quindici anni, la cifra
annuale di affari, sul piano mondiale, per le nano tecnologie, ammonterà a mille
miliardi di dollari. Non sorprende quindi che le nanotecnologie siano
considerate come un dominio strategico in USA, Europa e Giappone. La Vallonia
non è fuori dal gioco.
Ma non si tratta per caso
di un nuovo sogno di tecnocrati in preda a previsioni futuristiche? Quali sono
le promesse attese ma anche gli scogli da evitare? Per comprendere meglio le
ragioni dell’infatuazione degli scienziati, degli ingegneri e degli industriali
per questo nuovo, ma complesso settore d’importanza ritenuta strategica,
procediamo con quanto più ordine possibile, ad una serie di domande e
risposte.
Che cosa bisogna intendere per nanoscienze e
nanotecnologie?
Le nanoscienze e
le nanotecnologie si possono definire come le scienze e le tecnologie dei
sistemi nanoscopici. Il prefisso “nano” si riferisce al nanometro (nm), ossia il
millesimo di micrometro. I sistemi considerati hanno una o più delle loro
dimensioni comprese tra uno e qualche centinaio di nanometri. Per un
riferimento, occorre ricordare che il raggio tipico degli atomi è dell’ordine
del decimo di nanometro (0,1 nm). Quando le particelle hanno dimensioni
dell’ordine del nanometro o di più, vengono chiamate nanoparticelle. Le
nanoscienze e le nanotecnologie studiano, manipolano e sfruttano le proprietà di
sistemi della dimensione dell’ordine di qualche atomo, come le
nanoparticelle.
Cosa distingue le nanoscienze dalle altre discipline
scientifiche?
E’ da lungo tempo che gli scienziati studiano delle
entità dalla dimensione degli atomi e delle molecole. La fisica atomica e
molecolare, la spettroscopia, la chimica, la biochimica, la biologia sono
interessate alle proprietà degli atomi e delle molecole. E’ dagli anni 1980 che
si possono manipolare isolatamente delle nanoparticelle. A questa scala, non è
possibile distinguere le proprietà fisiche e chimiche dei nanosistemi. Le quali
dipendono fortemente dal modo in cui vengono sintetizzati, ordinati e
utilizzati. Pertanto, fisici, chimici, specialisti dei materiali, ingegneri,
persino i biologi, devono lavorare insieme al fine di comprendere le proprietà
di questi nanosistemi.
Ricerca
Fondamentale
Perché i nanosistemi sono interessanti per la ricerca
fondamentale
A prima vista, le
nanoscienze e le nanotecnologie non sono che l’estensione naturale e necessaria
dei lavori a scala micrometrica (che ha portato ai settori della
microelettronica e dell’informatica) verso una scala più bassa, dunque a una
miniaturizzazione ancora più spinta. In effetti questo non è così semplice. Per
comprenderlo, esaminiamo come le proprietà della materia evolvono allorquando si
passi progressivamente dalla nostra scala macroscopica alla scala
nanometrica.
Quando le dimensioni
caratteristiche degli elementi diminuiscono dal macroscopico al microscopico
(qualche micron), alcuni effetti preponderanti alla nostra scala divengono
minimi, mentre altri divengono molto rilevanti. Ad esempio, quando gli effetti
della gravità terrestre sono rilevanti alla nostra scala, divengono trascurabili
a scala di qualche decina di micron. Sono perciò le forze di tensioni
superficiali (o interazioni atomiche tra superfici) ad essere di gran lunga le
più intense. Ciò significa che i ragionamenti “classici”, basati sull’esperienza
del mondo macroscopico, devono essere modificati e che è essenziale comprendere
di che si tratta. La nostra intuizione non è più sempre affidabile. Il limite
tra gli effetti macroscopici e microscopici non è netto, ma si situa nel campo
compreso tra alcune centinaia e qualche micron.
Quando si diminuiscono
ancora le dimensioni per raggiungere il campo dei nanometri, appare un’altra
frontiera. Mentre al disotto del micron le proprietà macroscopiche della materia
restano valide, questo non è più lo stesso nel campo nanometrico. Il numero di
atomi in superficie diviene non trascurabile rispetto a quelli in volume. Il
comportamento della materia dà luogo a nuove proprietà fisiche, chimiche e
persino biologiche.
Quest’approccio, detto top-down (dall’alto in basso), permette
anche di concepire come estrapolare i metodi attuali della microelettronica a
scale più piccole. L’approccio inverso, detto bottom-up (dal basso in alto), permette
di comprendere come andare dalla scala atomica alla scala dei
nanosistemi.
Quando la dimensione dei
sistemi aumenta a partire dall’atomo, si ottengono all’inizio delle molecole più
o meno complesse. In seguito, gli atomi si mettono in un mucchio la cui forma
evolve. Spesso è poliedrica. Quando la dimensione aumenta fino a comportare
parecchie centinaia di atomi o più, si ottengono delle nanoparticelle. Queste
possono crescere fino a raggiungere delle dimensioni dell’ordine del
micrometro.
Per comprendere le proprietà di queste particelle, la fisica classica non è sufficiente. Occorre far ricorso alla meccanica quantistica. E’ uno degli aspetti che rende lo studio dei nanosistemi interessante, ma anche sconcertante, in particolare per gl’ingegneri. Anche difficile. In effetti, i chimici teorici sanno da lungo tempo calcolare le proprietà delle molecole. E’ il campo della chimica quantistica. Ma questa richiede dei calcolatori potenti in quanto i calcoli sono lunghi e complessi. E più è grande il numero di atomi, più i calcolatori devono essere potenti. E’ impossibile calcolare le proprietà di nanoparticelle che comportano parecchie centinaia di atomi.
All’altro estremo della
scala delle dimensioni, il calcolo delle proprietà dei solidi è semplificato dal
fatto che questi ultimi sono cristallini. In altre parole, gli atomi si
dispongono in assetto periodico nello spazio. Questa periodicità permette di
semplificare i calcoli.
Per quanto riguarda i
nanosistemi, ci si accorge che hanno delle proprietà “intermedie” tra quelle
degli atomi e delle molecole e quelle dei solidi. Sfortunatamente, le
semplificazioni di calcoli di questi due “estremi” non sono più possibili Si
tratta dunque di un nuovo campo di ricerche che si apre al mondo scientifico per
comprendere il comportamento dei nanosistemi.
Quali sono le proprietà specifiche dei
nanosistemi?
La maggior parte
delle proprietà specifiche dei nanosistemi risultano da un effetto di
dimensione: quando questi raggiungono alcuni nanometri il numero di atomi in
superficie è comparabile con quello degli atomi all’interno. Questo numero
dipende dalla forma geometrica delle nanoparticelle implicate. Alla superficie,
i legami chimici sono diversi da ciò che esiste nel volume. Allora, da una parte
la coesione atomica è modificata in rapporto alla massa del materiale; ne
risultano in particolare delle proprietà meccaniche (lubrificazione, durata,
etc.) e chimiche (reattività chimica, effetto catalitico, etc.) proprie.
Dall’altra parte, esistono delle forme geometriche particolari per certi
materiali a scala nanometrica.
Esempio: gli atomi di
carbonio possono disporsi sotto la forma di un pallone di football o di rugby
cavi (i fullereni), ovvero di tubi vuoti (i nanotubi). Questi tubi possono
essere riempiti di atomi o di molecole e servire da nanoserbatoi. Si ipotizza di
riempirli d’idrogeno per future pile a combustibile. I nanotubi presentano anche
delle proprietà meccaniche uniche, che permettono loro di sopportare dei pesi
rilevanti. Da qui l’idea di utilizzarli come fili sottili, molto resistenti. ma
devono essere risolte questioni fondamentali prima di trarre vantaggio da queste
proprietà singolari.
La dimensione è anche un
parametro importante per fissare le proprietà elettroniche dei nanosistemi.
Quando le nanoparticelle raggiungono le dimensioni di qualche nanometro, si
comportano come delle molecole piuttosto che come dei solidi. In quelli che
vengono chiamati “ pozzi quantici”, gli elettroni si ripartiscono a livelli
energetici discreti, dando luogo a delle applicazioni specifiche in elettronica.
Quanto ai nanotubi di carbonio, sembrano possedere delle proprietà metalliche
molto promettenti. Ciò dovrebbe qualificarli per i contatti elettrici dei futuri
calcolatori molecolari.
Le proprietà ottiche
dipendono dalla struttura elettronica. Sono perciò prevedibili elementi ottici
specifici, come i nanolaser. E’ tuttavia importante notare che le ricerche su
questi temi sono solo agli inizi. Però i lavori preliminari sono incoraggianti e
indicano già il percorso di alcune realizzazioni nei campi tecnologici
maggiori.
Quali sono i ruoli rispettivi delle scienze fondamentali e delle tecnologie nel settore?
Fra gli storici e i
filosofi delle scienze, è abituale separare nei tempi la ricerca fondamentale
dalle sue applicazioni. Se quest’attitudine si poteva giustificare qualche
decennio fa, lo è sempre meno quando ci si confronti con l’epoca attuale. Sempre
di più, la ricerca fondamentale e la ricerca applicata, ovvero lo sviluppo, si
scavalcano nel tempo. Nel campo delle nanotecnologie, la separazione temporale
tra scienze fondamentali e applicate è molto ridotta. Infatti, la realizzazione
di nanosistemi per il loro studio sperimentale fondamentale richiede delle
apparecchiature complesse, che sono di competenza della scienza applicata e
dell’ingegneria. Deve dunque essere stretta l’interazione tra scienza e
tecnologie. Ricerche fondamentali e applicate sono allora sviluppate in
parallelo.
Questa interazione deve
anche avere luogo tra i protagonisti, e cioè fisici, chimici, biologi, ingegneri
e tecnici. Non è che ciascuno debba perdere la sua identità specifica. Un
fisico, un chimico, un ingegnere hanno, ciascuno, delle competenze e dei modi di
pensare propri. Riunirle in un solo individuo non è realistico. E’ più
produttivo indurli a collaborare su temi comuni. E’ una delle ragioni per cui i
gruppi che lavorano su questi problemi devono essere
pluridisciplinari.
Da quanto precede, risulta
che, con le nanoscienze e le nanotecnologie, i criteri abituali di
valorizzazione delle ricerche, del finanziamento differenziato tra attività
fondamentali e applicate, dovrebbero essere ridiscussi. La separazione tra
nanoscienze e nanotecnologie non ha alcun significato pratico. E’ per questo che
la maggior parte degli autori utilizzano il termine di “nanotecnologie” come la
contrazione di “nanoscienze” e di “nanotecnologie”.
Le Applicazioni
Perché le nanotecnologie sono
promettenti?
Da quando sono in grado di spiegare il comportamento
della materia a scala dell’atomo e della molecola, gli scienziati ne hanno
compreso l’interesse potenziale. Mancavano loro solo le possibilità tecniche.
Nel loro immaginario riviene evidentemente in mente qualcuno celebre che ha
avuto una visione “profetica” dell’evoluzione della scienza. Il visionario
riconosciuto delle nanotecnologie è l’americano Richard Feyman, premio Nobel
della fisica nel 1965. Sei anni prima, aveva presentato una conferenza al
congresso dell’American Physical
Society, intitolata: "There is plenty
of room at the bottom" ("C'è molto spazio per le applicazioni pratiche"). Vi
esprimeva l’idea che, se si poteva manipolare la materia a scala nanometrica, ne
sarebbero derivate numerose applicazioni. Essendo lui stesso un teorico, non
sapeva che cosa si sarebbe dovuto fare, ma anticipava una molteplicità di
applicazioni possibili.
La conferenza di Feyman si
svolse in un’epoca in cui non si disponevano ancora mezzi per produrre gli
attuali “chip” in microelettronica. Ma questo non gli aveva impedito di sognare.
Così, egli calcolava che, se si potevano manipolare gli atomi, si sarebbe potuto
scrivere l’equivalente dell’Enciclopedia
Britannica su una punta di uno spillo. La chimica era così un problema di
manipolazione di atomi uno per uno, piuttosto che l'effettuazione di reazioni
chimiche complesse. Si sarebbero potuti costruire dei fili, degli strumenti a
scala microscopica, atomo per atomo. E così di seguito..
All'epoca si trattava di
fantascienza. Oggi, l'immaginazione diviene realtà. Con la possibilità di
manipolare degli atomi, delle molecole e delle nanoparticelle, è la capacità di
manipolare i costituenti di base della materia che diviene realizzabile. Vi è
anche la facoltà di controllarli, di modificarli, di farli reagire secondo come
noi vogliamo. Vi è ancora la possibilità illimitata di creare senza fine nuove
entità microscopiche. Se la manipolazione diretta di nanoparticelle è
interessante, nondimeno queste possiedono proprietà diverse da quelle della
materia ordinaria. Queste proprietà possono dare anche luogo a numerose
applicazioni.
Ma la realizzazione di
tecnologie che includano tali nanosistemi si muove in parallelo con la
conoscenza delle loro proprietà fondamentali. Il gioco vale la candela, perché
questa conoscenza implica anche il controllo dei mattoni fondamentali a partire
dai quali tutto è costruito. Questo controllo rischia di cambiare il modo in cui
quasi tutto è costruito e reagisce, dai vaccini ai calcolatori, passando dai
pneumatici delle nostro auto e dai catalizzatori per eliminare i rifiuti. Le
conoscenze esistono. Non resta che trarne profitto.
Come fabbricare dei nanosistemi?
I nanosistemi attualmente studiati e previsti sono
numerosi e presentano caratteristiche molto diverse. Si tratta di nanosistemi di
qualche diecina di nanometri, non connessi o strutturati, per applicazioni a
carattere chimico; di strutture ordinate in maniera periodica, a due o tre
dimensioni; di nanoparticelle di alcuni atomi, ordinati in maniera regolare o
predeterminata su una superficie. E’ evidente che le tecniche utilizzate sono
varie. Ciascuna presenta dei vantaggi e degli inconvenienti, come si può
comprendere dall’esame dei tre metodi (fra gli altri) che qui
esamineremo.
* Il primo metodo è la
fotolitografia, ben nota nell’industria elettronica in cui viene utilizzata per
fabbricare i microchip. L’estrapolazione della tecnica sostituendo i laser
attuali con fonti di elettroni o di luce ultravioletta o di raggi X potrebbe, in
linea di principio, permettere di ottenere dei circuiti elettronici nanometrici.
L’inconveniente maggiore è che le modificazioni indispensabili dei procedimenti
industriali sono tecnicamente difficili da realizzare e comporterebbero costi
elevati. L’impiego di elettroni è lento e richiede apparecchiature costose.
Quanto ai raggi X, essi danneggerebbero i nanosistemi e l'apparecchiatura a
causa della ionizzazione che provocherebbero.
* Il secondo metodo,
detto bottom-up (dal basso all’alto),
consiste nel controllare in modo molto preciso le reazioni chimiche di sintesi
dei sistemi per assemblare degli atomi e delle molecole a costi bassi e con
relativa facilità. Si possono così produrre delle nanoparticelle di dimensione
compresa tra qualche nanometro e qualche diecina di nanometri. Tuttavia, dato
che non si tratta di procedimenti localizzati, non possono produrre delle
sistemazioni bene organizzate nello spazio. Non sono dunque utili per il settore
della nanoelettronica. Nondimeno, il loro interesse per altri campi non è
trascurabile. Recenti lavori dimostrano che, combinando tali metodi con
un’irradiazione laser adeguata, si possono ottenere delle ordinazioni periodiche
utilizzabili. Metodi chimici e fisici “classici” permettono anche la sintesi di
nanoparticelle ma, in linea generale, la dimensione non è
unica.
* Il terzo metodo -
incontestabilmente quello che ha dato luogo ai sogni più folli - è
l’utilizzazione del microscopio a effetto tunnel (STM) e del microscopio a forza
atomica (AFM). Sono numerosi quelli che associano l’invenzione del STM, nel
1982, all’avvio della rivoluzione scientifica delle nanotecnologie.
Quest’invenzione valse ai loro creatori, G.K.Binnig e H.Röhrer,di Ibm Zurich, l’assegnazione del premio
Nobel della fisica nel 1986.
In un STM, una punta
metallica, così fine che la sua estremità si compone solo di uno o qualche
atomo, si sposta a una frazione di nanometro dalla superficie di un solido.
Grazie ad un effetto quantico - l’effetto tunnel - degli elettroni possono
passare dalla punta alla superficie. Spostando la punta sulla superficie in modo
controllato, si arriva a determinare la posizione degli atomi alla loro propria
scala. La dimensione di un atomo è dell’ordine del decimo di nanometro. Quando
si applica una differenza di potenziale elettrico adeguato tra la punta e la
superficie, si può distaccare un atomo dalla superficie e farlo aderire sulla
punta. Poi, spostando la punta, si arriva a ridepositare l’atomo in altro punto
della superficie. Ripetendo l’operazione, si è giunti a scrivere delle parole o
dei caratteri a scala atomica. E’ l’inizio di una rivoluzione scientifica che
permette di trattare, di manipolare la materia, atomo per atomo. L’immaginazione
ha presto consentito di concepire delle potenziali applicazioni in numerosi
settori.
Una variante di questo
metodo consiste nell’appoggiare la punta su una superficie con una pressione
predeterminata. E’ il caso dell’AFM, e cioè dell’utilizzazione dellmicroscopio a
forza atomica. Ricoprendo la punta di una nanogoccia con un solvente e
spostandola sulla superficie, si è riusciti, con questo metodo, a stendere un
monostrato di solvente sulla superficie. La qual cosa consente di depositare
degli strati molto sottili che possono servire da contatto, da lubrificanti,
etc.
Questi metodi, se
permettono di sognare, a livello delle applicazioni, presentano però uno
svantaggio: sono lenti, troppo lenti per immaginare una produzione di massa.
Attualmente, non sono prevedibili che per la fabbricazione limitata di
componenti molto specializzati. Esistono dunque differenti metodi di produzione
che conviene sviluppare.
Quali sono i principali settori di applicazione delle
nanotecnologie?
Alla
luce di quanto detto, è evidente che i settori di applicazione delle
nanotecnologie sono numerosi. Le nanotecnologie modificano profondamente il modo
in cui i materiali e le apparecchiature saranno prodotti nel futuro. La capacità
di sintetizzare mattoni fondamentali (building blocks) con una dimensione e
una composizione desiderate, poi di assemblarle in strutture più grandi, con
proprietà e funzioni specifiche, rivoluzionerà i materiali e i metodi di
fabbricazione. I ricercatori saranno capaci di sviluppare strutture non presenti
in natura, al di là di ciò che la chimica ci può offrire.
Fra i vantaggi di questi
materiali e apparecchiature rileviamo materiali leggeri, più resistenti,
programmabili; la possibile riduzione dei costi di durata (life-cycle costs) grazie al minimo di
guasti; apparecchi nuovi basati su nuovi principi e architetture e
l’utilizzazione di metodi di fabbricazione a scala molecolare,
etc.
Dalla nanoelettronica alla
biotecnologia, dallo spazio alla protezione dell’ambiente, passando per la
petrolchimica o per materiali dalle proprietà particolari, le possibilità sono
enormi. Poiché non è possibile essere esaustivi, ci limitiamo a commentare
qualche settore: la nanoelettronica, le biotecnologie, la medicina e lo spazio.
Saranno anche trattate questioni che interessano lo sviluppo durevole e il
risparmio energetico.
Che cos’è la nanoelettronica ?
Come abbiamo detto precedentemente, la
miniaturizzazione della microelettronica arriva davanti ad un muro. Se si
desidera che la tendenza alla miniaturizzazione prosegua, occorre passare alla
nanoelettronica associata a calcolatori molecolari e quantici. In questa
semplice parola tuttavia si nascondono parecchi concetti che hanno in comune
solo la parola “nano”.
Da una trentina di anni a
questa parte, i chimici e fisici concepiscono, disegnano e creano delle molecole
che, singolarmente, adempiono a funzioni di resistenze, diodi, transistori,
interruttori. Dall’inizio degli anni ‘70, ricercatori dell’IBM brevettarono la loro scoperta che
una sola molecola può funzionare come un elemento di memoria. Qualche anno dopo,
ricercatori immaginarono che una molecola potesse comportarsi come un diodo
quando è situata tra due elettrodi metallici. Il passaggio dalla teoria alla
pratica non fu tuttavia semplice. Ma con l’invenzione dell’STM, nel 1982, i
lavori sono si sono accelerati. Prove d’interconnessione su una molecola, la
possibilità di manipolare gli atomi, la misurazione della resistenza elettrica
di una molecola furono altrettante tappe sperimentali necessarie, realizzate
grazie all’STM. Tuttavia, si sono presentate diverse difficoltà che attualmente
rendono la realizzazione tecnologica più lontana di quanto si sperasse intorno
il 1980.
Parallelamente a
quest’approccio, lavori che vertono sulla struttura elettronica dei materiali
polimeri hanno mostrato che questi potrebbero servire nei calcolatori quantici.
Alcuni hanno anche immaginato dei sistemi completamente diversi, basati sulla
manipolazione di frammenti di DNA. Il campo dei calcolatori molecolari e
biomolecolari, è dunque attualmente in pieno fermento.
Contemporaneamente, alcuni
pensano di utilizzare delle particelle più grosse delle molecole, ma di
dimensione nanometrica (dell’ordine di qualche nanometro): i pozzi quantici (quantum dots, in inglese). In
quest’ordine di dimensioni, le nanoparticelle hanno delle proprietà elettroniche
particolari. Pozzi quantici potrebbero servire da memoria con un solo elettrone.
Tuttavia, oltre ai problemi fisico - chimici legati alla sintesi e alla loro
sistemazione controllata, restano da risolvere problemi di scienza fondamentali,
ad. esempio: sapere se un pozzo quantico è riempito da un elettrone o non
richiede di interagire con questo elettrone e, dunque, a condurne altri. La qual
cosa ha la conseguenza di svuotare la memoria che, dunque, non è più una
memoria.
Un altro problema, comune a
tutti i calcolatori basati sulle nanotecnologie, è che si devono avvicinare fra
di loro i vari elementi a distanze nanometriche. A questa scala d’interdistanza,
un effetto quantico viene a perturbare i processi: l’effetto tunnel di cui si è
parlato sopra. Degli elettroni possono passare facilmente da un elemento ad un
altro, dando luogo a degli errori rilevanti. Con tali sistemi, occorrerà dunque
tenere conto di questi errori negli algoritmi di calcoli. La qual cosa porta a
richiedere maggiori sforzi da parte di matematici ed
informatici.
Si pongono altri problemi
più modesti, legati in particolare al fatto che elementi elettronici disperdono
del calore. Più gli elementi sono piccoli e numerosi, più la dispersione di
calore diviene rilevante e turba il funzionamento dei calcolatori. Anche se tali
calcolatori sembrano ancora lontani, tuttavia il tentativo resta valido. In
effetti, la miniaturizzazione è generalmente associata ad una potenza di calcolo
rilevante su un volume ridotto. E questo sarebbe necessario se si desidera che
la “legge di Moore” si verifichi molto oltre il 2010.
Quali sono le applicazioni delle nanotecnologie nelle
biotecnologie?
Le componenti
molecolari fondamentali della vita (proteine, acidi nucleici, lipidi e loro
simili non biologici) sono dei materiali che possiedono delle proprietà uniche,
determinate dalla loro dimensione, dalla loro forma e dalla loro sistemazione a
scala nanometrica. La biosintesi e i bioprocedimenti presentano nuovi mezzi di produzione di prodotti
chimici e farmaceutici.
L’integrazione di
componenti biologici fondamentali nei materiali e apparecchiature sintetiche
permetterà la combinazione di funzioni biologiche con altre proprietà di certi
materiali, come si fa attualmente con materiali compositi che uniscono proprietà
meccaniche, elettriche, etc. L’imitazione dei sistemi biologici è un campo
importante di ricerca in diverse discipline. Ad esempio, l’attività nel campo
della chimica biomimetica è basata su un tale approccio. Citiamo ancora il
deposito selettivo di certe strutture biologiche su substrati predisposti o
ancora il trattamento di molecole a scala nanometrica.
Quali sono le applicazioni delle nanotecnologie nel
campo biomedico?
I sistemi viventi
sono governati dal comportamento delle molecole a scala nanometrica. Lavori
recenti nel campo delle nanofabbricazioni indicano che i procedimenti
attualmente difficili del sequenziamento del genoma umano e del rilevamento
dell’espressione dei geni potrebbero essere grandemente facilitati e accelerati
dall’utilizzazione di superfici e di sistemi nanoscopici. Peraltro, oltre a
facilitare l’uso ottimale di medicamenti, le nanotecnologie dovrebbero fornire
nuovi metodi d’iniezione, che allargano anche i potenziali dei medicamenti
terapeutici.
L’accrescimento delle
possibilità nanotecnologiche dovrebbe anche influenzare le ricerche fondamentali
sulle cellule biologiche e le patologie. Con la messa a punto di tecniche capaci
di studiare il mondo a scala nanometrica, diverrà possibile caratterizzare le
proprietà fisiche e chimiche delle cellule (compresa la divisione cellulare e la
loro locomozione) e di misurare le propeietà individuali di
molecole.
La sintesi di materiali
biocompatibili, altamente efficienti, dovrebbe anch’essa essere possibile
attraverso la capacità di agire a scala delle nanostrutture. Materiali
inorganici e organici nanometrici potrebbero ancora essere iniettati in posti
precisi perla diagnostica, o come componenti attivi. Per quanto riguarda
l’accrescimento delle capacità di calcolo su “nanocalcolatori”, esso dovrebbe
permettere migliori simulazioni dei processi viventi nonché lo sviluppo di nuovi
impianti biocompatibili e il controllo del rilascio localizzato di medicamenti.
Anche se la questione resta attualmente aperta, si spera che sarà positivo
l’impatto delle nuove tecniche biomediche sulle cure della salute e sul loro
costo per la collettività.
Quali sono le applicazioni delle nanotecnologie nel
settore spaziale?
Il settore spaziale è interessato per
parecchi aspetti alle nanotecnologie. Una delle caratteristiche essenziali della
tecnologie spaziali è la corsa alla leggerezza. Dato il costo dei la e dei voli
spaziali, fare di più con meno è una necessità del settore. I motori spaziali
devono anche essere autonomi per lunga durata. Per quanto riguarda le missioni
umane nello spazio, esse richiedono dei dispositivi di sicurezza importanti. Non
meraviglia quindi che questo settore sia interessato alle nanotecnologie. I
principali campi d’interesse sono la nanoelettronica, i sensori, le nanomacchine
e i materiali.
Nelle missioni future, i
veicoli spaziali saranno autonomi e intelligenti. Saranno dunque necessari dei
calcolatori potenti, compatti, poco energivori - in particolare per le missioni
verso pianeti lontani - e resistenti alle radiazioni cosmiche. Inoltre, la
potenza dei calcolatori a bordo dovrà essere molto rilevante per valutare i dati
di volo, cogliere gli aspetti strutturali, comprendere il loro ambiente e
reagire in maniera adeguata. I calcolatori molecolari e quantici, facendo
ricorso alla nanoelettronica, rispondono potenzialmente a questa
condizioni.
Nello spazio sono necessari
dei sensori di ogni tipo. Devono essere misurate e analizzate sul posto
temperatura, pressione, particelle, chimica, deformazioni, etc. Più la missione
è lunga e distante, più i sensori devono essere resistenti al loro ambiente
ostile. Per questioni di peso, occorre anche che siano il meno voluminosi
possibile. Devono essere sviluppati nanosensori integrati. Un altro elemento a
loro favore è il basso consumo di energia. Da qui, il ricorso alle
nanotecnologie.
Micromacchine
Potrebbero essere prodotti
elementi miniaturizzati, più piccoli delle micromacchine. Si pensa a nanomotori,
nanopompe, nanopropulsori copiati sul settore delle micromacchine, spingendo
all’estremo le possibilità di miniaturizzazione delle micromacchine. Delle
esperienze che mostrano la rotazione dei nanosistemi, sono state condotte ad
esempio con successo. Dei materiali che includono le nanoparticelle, come dei
compositi o dei materiali multifunzionali, vengono anche studiati per i veicoli
spaziali delle prossime generazioni
Quali sono le reazioni tra le nanotecnologie e il settore delle micromacchine?
Come ricordato nell’introduzione, nella
corsa alla “legge di Moore”, si presentano due vie: le micromacchine e le
nanotecnologie. Le due non sono tuttavia disgiunte. Infatti, al momento della
realizzazione delle micromacchine, si pongono dei problemi relativi alle
nanotecnologie. E' così che si è dimostrato che quando si avvicinano due
elementi di micromacchine a distanze di alcuni nanometri, la loro interazione è
dovuta ad un effetto importante nel settore delle nanotecnologie. All’opposto,
le micromacchine dovrebbero permettere di misurare dei parametri interessanti le
nanotecnologie.
Allorché si diminuisce la
dimensione delle micromacchine si finisce col raggiungere una zona nella quale
certi elementi hanno delle dimensioni comparabili a quelle delle nanotecnologie.
Esempio: lo spessore di certi elementi mobili o le distanze tra questi possono
raggiungere qualche diecina di nanometri. La conoscenza della fisica a queste
scale intermedie interessa evidentemente i due settori di
ricerca.
Lo
sviluppo durevole
Le nanotecnologie sono compatibili con il rispetto
dell’ambiente e lo sviluppo durevole?
Una delle caratteristiche e uno dei motori dello
sviluppo delle nanotecnologie sono la ricerca di processi industriali e la messa
a punto di tecnologie non inquinanti. A livello dei processi industriali, la
sintesi di nanosistemi dovrebbe realizzarsi a scala atomica o, almeno, a scala
nanometrica. Allora, da una parte, la quantità di materia necessaria alla
realizzazione delle varie nanotecnologie sarebbe necessariamente minima.
Dovrebbero essere sempre meno utilizzati i solventi organici e altri prodotti
chimici pericolosi; tanto più per il fatto che processi che non fanno più
ricorso a questi solventi saranno necessariamente messi a punto per determinate
applicazioni. Dall'altra parte si spera che l’energia necessaria alla loro
realizzazione sia inferiore a quella necessaria attualmente. Infatti essendo,
gli elementi più piccoli, sarebbe ridotta anche l’energia per la loro
manipolazione.
Risparmi
energetici
Ma è soprattutto a livello
delle utilizzazioni che i risparmi energetici dovrebbero essere sensibili.
Infatti, per effettuare una funzione data, l’energia richiesta per far
funzionare un apparecchio decresce rapidamente con la dimensione. Far girare un
disco ad una data velocità angolare richiede centomila volte meno energia quando
le sue dimensioni diminuiscono di un fattore dieci. Si ha dunque interesse a
miniaturizzare al massimo le tecnologie. Perciò occorrerà ideare delle fonti di
energia a questa scala.
Per la sicurezza, polimeri
rinforzati da nanoparticelle possono sostituire delle strutture metalliche nelle
componenti dell’auto. Da qui una riduzione del peso e un minore consumo di
energia. Peraltro, la messa a punto di vari sensori o macchine a scala
nanometrica non si può concepire senza progressi nel campo dell’intelligenza
delle macchine.
In realtà, non serve
granché realizzare dei sensori in miniatura se i sistemi di comando e di
trattamento dell’informazione non sono miniaturizzati. Solo allora si potrebbero
collocare vari sensori nei posti oggi impensabili, per rilevare deformazioni,
vibrazioni, campi elettrici, etc. La conoscenza di tali parametri dovrebbe
permettere di reagire più rapidamente, come nel caso della corrosione delle
carrozzerie delle vetture.
Nel campo dello sviluppo
durevole le nanotecnologie sono nello stesso tempo portatrici di business
(utilizzazione delle nanotecnologie) ma anche fonte di risparmi energetici, di
minore inquinamento, di maggiore cura della salute, etc.
I
programmi di ricerca
Quali sono i principali programmi di ricerca nel
mondo nel campo delle nanotecnologie ?
Programmi importanti di
ricerca sono condotti negli USA, in Europa e in Giappone. Negli Usa, nel luglio
2000, il presidente Clinton ha fatto della National Nanoytechnology Iniziative (NNI)
una delle sue priorità nelle scienze e nelle
tecnologici.
Per l’anno fiscale 2001, il
bilancio della NNI era di 422 milioni di dollari, ossia 490 milioni di euro. Il
70% del bilancio è attribuito alla ricerca universitaria. Per l’anno 2002,
l’amministrazione Bush ha proposto di aumentarlo del 23% mentre il bilancio
federale globale in ricerca e sviluppo sarà diminuito. Due anni fa esistevano
meno di dieci centri di ricerca in questo campo. oggi sono più di trenta. A ciò
bisogna aggiungere i contributi discreti di vari programmi militari, il cui
progetto famoso è lo scudo antimissilistico.
In Europa sono state
recensite più di duecento reti in nanotecnologie per varie applicazioni. Il
prossimo programma-quadro dell’UE riprende le nanotecnologie nei suoi settori
prioritari. La Regione vallone ha lanciato un programma di cinque anni, con un
bilancio totale di 12 milioni di euro.
Quanto al Giappone, le
spese dei poteri pubblici nel campo delle nanotecnologie furono di 300 milioni
di dollari, ossia 350 milioni di euro nel 2000. Le iniziative industriali non
sono assenti e superano i 100 milioni di dollari. Altre iniziative esistono in
Cina, a Taiwan e in Corea.
Volontà industriale
Quali sono le competenze in
Vallonia?
Esiste
incontestabilmente una volontà della Regione vallone di sviluppare le
nanotecnologie. Si tratta di 40 tecnologie chiave per la Vallonia nella
prospettiva del 2010. E questo non è molto sorprendente se si conosce che esiste
un’attività scientifica rilevante nelle discipline connesse alle nanotecnologie
nella Regione vallone.
In un rapporto di
prospettiva effettuato per la Direzione generale delle nuove tecnologie, della
ricerca e dell’energia (Dgtre), il prof. Jean-Paul Issi enumera le attività in
tutte le facoltà in scienze esatte e applicate delle università francofone. Il
rapporto non tiene conto delle piccole imprese, che sostengono attività in
questo campo. L’autore fa rilevare la mancanza di visibilità delle attività in
questo settore verso i decisori e il pubblico. Ugualmente, un grande numero
d’imprese valloni sono potenzialmente pronte alle nanotecnologie ma non sono
molto sensibilizzate. E’ questa la ragione del recente lancio del programma
consacrato alle nanotecnologie della Regione vallone.
Data la dimensione della
Regione, è evidente che i partner valloni non sono competenti in tutti i settori
potenziali delle nanotecnologie. Sono principalmente i settori dei materiali,
dello spazio e delle biotecnologie che dovrebbero essere studiati, senza
tuttavia trascurare altri che si riveleranno opportuni in seguito. In realtà,
essendo giovane il settore, alcuni temi ricchi di promesse non saranno
realizzabili, mentre altri, oggi poco visibili, saranno
realizzati.
Le competenze scientifiche
esistono, la volontà industriale e politica è presente. I vantaggi potenziali
sono rilevanti. In Vallonia ci sono dunque tutti gli ingredienti per sviluppare
un settore strategico.
Servizio a cura di Michel Wautelet (traduzione a
cura del Centro Studi “L’uomo e l’Ambiente”
(da Athena
n.179)
12/09/02