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  Ambiente Risorse Salute
  Anno 2003
Settembre
 
Ambiente
 

Le acque e le foreste
La foresta come strumento di gestione delle acque?

(da "La Lettre de MEDIAS  Newsletter Juin 2002", Edita da MEDIAS-France)

 

Sommario

Il ruolo giocato dalla copertura forestale nel comportamento dei bacini versanti  è il tema di dibattiti da molto tempo, in Francia e in tutto il mondo. Quest’articolo presenta le principali conclusioni di un rapporto scientifico elaborato su richiesta della Direzione dello Spazio Rurale e della Foresta, del Ministero francese dell’Agricoltura. Vengono indicati per ordine d’importanza gli effetti sul ciclo dell’acqua - positivi e negativi - indotti dalla crescita delle foreste e dalle pratiche di gestione forestali. Si esamina anche come pervenire ad una migliore integrazione delle direttive riguardanti la gestione delle foreste e quella dell’acqua, e vi si trovano raccomandazioni pratiche per intraprendere le azioni appropriate a livello giuridico, tecnico e scientifico.

Introduzione

In Francia le acque e le foreste alimentano dibattiti appassionati da lungo tempo. Tutti hanno la loro idea in merito: il contadino, il forestale, lo scienziato.
Nella comunità scientifica, in particolare anglo-sassone, l’idrologia forestale è una vera disciplina. Ma malgrado un’impressionante bibliografia (Journal of hydrology, 1993 ad esempio), le nostre conoscenze sono ancora imperfette, e molto spesso non permettono di fornire sostegno alle decisioni pubbliche.
Tuttavia, in termini di Pianificazione del Territorio, le poste in gioco sono rilevanti. Aumentano le superfici degli spazi artificiali, si allargano gli spazi forestali. Ciò a discapito degli spazi destinati all’agricoltura e all’allevamento. Quali saranno in Francia le ripercussioni di quest'evoluzione dell’occupazione degli spazi sulla disponibilità delle risorse in acqua?
Di fronte a tale quesito, la Direzione dello Spazio Rurale e delle foreste del Ministero dell’Agricoltura e della Pesca, in collegamento con il GIP “Ecosistemi forestali” ha richiesto ad un gruppo di esperti di lavorare su una sintesi, avendo l'obiettivo:

- di fare il punto sulle conoscenze;

- di situare la problematica scientifica e istituzionale a livello della Francia;

- di proporre delle raccomandazioni per assumere la Foresta come un attore della gestione delle Acque.

Qui si riportano le prime indicazioni di questo lavoro di ricerca, che certamente può essere esteso ad altri paesi del nord Mediterraneo.

La situazione a livello nazionale

La disponibilità della risorsa acqua in Francia non è attualmente considerata preoccupante. In media, i prelievi per l’insieme dei bisogni annuali sono dell’ordine del 40% della risorsa acqua ragionevolmente utilizzabile. Malgrado ciò, il problema di una gestione durevole della risorsa acqua si deve porre, in quanto queste cifre globali mascherano forti disparità locali e stagionali. Così, considerando globalmente il problema a scala nazionale, la disponibilità totale nei mesi di magra di frequenza quinquennale copre appena i prelievi. Vale a dire che per una siccità tutto sommato moderata, tipo quella che si verifica in media ogni cinque anni, il bisogno di prelievi copre la totalità dell’acqua disponibile, ciò che si traduce localmente in situazioni di penuria e l’approvvigionamento per l’insieme dei fabbisogni non è sempre assicurato!

La qualità delle acque di superficie, che è influenzata dagli scarichi industriali, urbani e agricoli, è alquanto preoccupante. E’ durante il periodo delle magre che la qualità delle acque di superficie si altera più gravemente, mettendo in pericolo non solo l’equilibrio ecologico dei corsi d’acqua, ma rendendo altresì problematici gli stessi prelievi per la produzione di acqua potabile. Le acque sotterranee, che forniscono il 60% dei volumi prelevati per l’alimentazione in acqua, sono meno sensibili agli inquinamenti specifici e accidentali, ma vedono la loro qualità alterarsi sotto l’effetto di inquinamenti diffusi.

In margine a questa problematica “acqua”, l’occupazione dello spazio è in piena evoluzione, con una propensione marcata all’artificializzazione dei suoli. Strade, parcheggi, superfici impermeabilizzate hanno un impatto sul ciclo dell’acqua, e comportano sistemazioni onerose quando di tratti di limitare il loro impatto. Le superfici forestali aumentano anch’esse e occupano al presente un po' più di un quarto dello spazio metropolitano francese. Si pensa che a breve termine i vincoli legati allo sfruttamento agricolo dovrebbero portare all’abbandono degli spazi agricoli a vantaggio delle foreste.

Quali misure devono essere prese per una gestione durevole delle acque? E’ possibile migliorare la disponibilità della risorsa acqua? E’ possibile migliorare la qualità dei corsi d’acqua e delle falde sotterranee? Misure di bonifica? Misure preventive?
Nel campo delle misure di bonifica, si può ovviamente prevedere di creare nuove regimazioni idrauliche per far fronte alle magre e rendere così sicuri i nostri approvigionamenti. La capacità attuale di stoccaggio è in Francia dell’ordine di 11 miliardi di m3, cosa che rappresenta appena la disponibilità naturale media di un mese. Queste riserve, in parte gestite ai fini della produzione elettrica, assicurano l’alimentazione in acqua di determinate città e giocano un ruolo di sostegno durante le magre. Ma si possono, si devono proseguire i nostri sforzi di sistemazione in questo senso, trascurando le perturbazioni del ciclo dell’acqua e dell’ecologia dei corsi d’acqua che provocano le dighe delle riserve?

  In una ricerca di misure preventive, si deve affrontare inizialmente la problematica dell’occupazione dello spazio e il regime delle acque. In particolar modo, dobbiamo potere giudicare se l’evoluzione prevedibile dell’occupazione dello spazio avrà delle ripercussioni favorevoli o sfavorevoli sulle risorse in acqua e sulla loro qualità. In questo senso, appare particolarmente privilegiata la conoscenza del ruolo della foresta (che occupa quasi il 25% del territorio francese) e delle sue regole di gestione sul ciclo dell’acqua. La questione posta non è semplice, in quanto gli spazi forestali hanno delle funzioni multiple, sia mercantili ( produzione di legno e di altre materie prime, risorse della caccia ) sia non mercantili ( paesaggio, accoglienza del pubblico, valori ecologici: preservazione della biodiversità, stoccaggio del carbonio, protezione del suolo e delle acque).
Quest’articolo ha lo scopo di fare il punto sull’impatto della foresta e della sua gestione sulle risorse idriche e di proporre un quadro di riflessione per i gestori dell’acqua che desiderano prendere in considerazione quest’impatto nel quadro dei lavori di studi o di pianificazione.

Domanda d'acqua ed impatti della foresta sulle risorse idriche
Utilizzazione dell’acqua e vincoli relativi

Pur con alcune sfumature a seconda dell'utilizzazione, la gestione delle acque ha due obiettivi indissociabili: fornire un’acqua di buona qualità e in quantità sufficiente
La nostra società utilizza l’acqua per varie attività: l’alimentazione in acqua potabile e le acque da bere, gli usi industriali, l’irrigazione ed altri usi agricoli, i bisogni energetici (produzione di energia idroelettrica, raffreddamento delle centrali), il trasporto fluviale ed altre attività come la navigazione di diporto, la fauna ittica e le attività turistiche e commerciali della pesca. Secondo l’utilizzazione che viene fatta, i vincoli di sfruttamento delle acque sono molto variabili. I criteri da prendere in considerazione per quanto concerne le risorse idriche sono essenzialmente: la regolarità e disponibilità dell’approvvigionamento ed il controllo degli eventi estremi ( piene e magre); e per quanto riguarda la qualità dell’acqua: acque chiare, limpide, pH prossimo alla neutralità, buona ossigenazione, assenza di sedimenti e di alghe, assenza di germi patogeni e di sostanze tossiche, in un margine ristretto di variazioni della temperatura.

 Le foreste e l’acqua: effetti positivi ed effetti negativi

Le nostre conoscenze attuali permettono d’identificare le interazioni tra l’acqua e le foreste sulla base della distinzione fra i vari usi dell’acqua e i tre grandi tipi di spazi forestali: le foreste di versante, le foreste alluvionali e le ripariali.

La Tab. 1 propone una classificazione tra gli effetti piuttosto positivi e gli effetti piuttosto negativi. Teniamo presente tuttavia che queste distinzioni comportano sempre una parte di soggettività e che le retroazioni esistono e sono fortemente influenzate dal contesto locale: piovosità, geologia, geomorfologia. Così, il problema dell’acidificazione delle acque riguarda solo i terreni cristallini. La foresta consuma acqua solo quando è disponibile. Il consumo di acqua da parte dei vegetali è legato alla disponibilità energetica, e dunque al clima.

Per quanto riguarda la disponibilità della risorsa idrica
In questo campo sembra proprio che il forte sviluppo foliare delle specie arboree abbia tendenza ad aumentare l’intercettazione e l’evaporazione delle piogge e che il loro forte sviluppo radicale sia suscettibile di mobilizzare grandi quantità di acqua del suolo per l’evapotraspirazione. Si può allora pensare ragionevolmente che questi prelievi riducono di altrettanto le quantità di acqua disponibili per lo scorrimento.
   La diminuzione di rendimento in acqua di un bacino versante resta tuttavia condizionata dalle condizioni climatiche, dalla ripartizione della pioggia nel tempo, dalla disponibilità energetica, dalle riserve idriche potenziali del suolo e del sottosuolo e dalle specificità forestali: sviluppo del popolamento, specie, età. Ne consegue una forte variabilità degli impatti potenziali della foresta sulla disponibilità della risorsa acqua di un bacino.
A parità di condizioni peraltro, l’effetto di riduzione della risorsa totale dipenderà essenzialmente dal tasso di occupazione del bacino versante da parte delle superfici boschive, in tal modo che la foresta di versante ha l’impatto più negativo sulla risorsa acqua, in quanto la foresta ripariale, a scala annuale e nei nostri climi, ha un impatto trascurabile. La foresta alluvionale può avere anch’essa un impatto negativo (ma debole) tramite il prelievo radicale nelle falde di accompagnamento dei corsi d’acqua.

Per quanto riguarda le magre 
  E’ stato scritto spesso che le foreste si comportano come una “spugna”, che trattiene l’acqua delle piogge che poi restituisce in seguito lentamente. Quest’affermazione resiste male ad un’interpretazione globale del funzionamento idrologico dei bacini versanti. Le magre sono alimentate dallo svuotamento delle falde e la velocità di diminuzione delle portate dipende essenzialmente dalle caratteristiche della falda (potenza, porosità, trasmissività, condizioni idrodinamiche di scorrimento). Si può tuttavia pensare che le modificazioni dei percorsi dell’acqua  su un bacino versante provocate dalla particolarità idrauliche dei suoli forestali e dall’infiltrazione preferenziale lungo l’apparato radicale, assicura un surplus di stoccaggio sotterraneo. Questo surplus può partecipare ad uno scorrimento ritardato nella stagione secca ma rischia tuttavia di essere mobilizzato per la traspirazione. Tanto è vero che in funzione di specificità locali, particolarmente le possibilità di stoccaggio e di restituzione delle acque sotterranee, la foresta di versante può avere degli effetti benefici o negativi sulle portate delle magre.
 
Per attingimento diretto nei corsi d’acqua o nella falda alluvionale, le foreste ripariali e la foresta alluvionale riducono di altrettanto gli scorrimenti. L’effetto è relativamente più marcato sulle portate di magra che corrispondono in Francia e nelle regioni comparabili, alla stagione di forte traspirazione delle specie arboree.

Per quanto riguarda le piene 
Il ruolo della foresta come moderatore degli scorrimenti superficiali e riduttore delle punte di piena è stato comunemente affermato, e continua ad esserlo. Questo punto di vista sul ruolo della foresta, soprattutto per quanto riguarda le piene molto forti, è più ampiamente ammesso nell’opinione pubblica che negli ambienti scientifici. Se gli studi sul terreno hanno potuto mettere in evidenza un accrescimento delle portate correnti delle punte di piena in seguito a brusche deforestazioni, tipo quelle causate dagli incendi, si è mostrato anche che sono spesso le ristrutturazioni associate alla gestione forestale (costruzione di strade, lavori di sistemazione) ad essere responsabili delle punte di piena.

Il ruolo della foresta di versante come protezione contro le piene è importante solo in condizioni precise, soprattutto per le piene di frequenza corrente. Ma tutti gli specialisti so concordi sul fatto che, per gli eventi pluviometrici rilevanti (vale a dire le più rare e le più dannose), la copertura vegetale ha ben poca influenza.
Per quanto riguarda la foresta alluvionale il suo impatto è chiaramente positivo, nella misura in cui essa costituisce un campo di espansione delle piene che rallenta la corrente in modo rilevante e assicura lo stoccaggio di volume contribuendo così ad un livellamento delle portate delle punte di piena.

   La foresta ripariale può giocare questo ruolo e, in più, provocare delle ostruzioni che permettono di rallentare la montata di piena. Ma gl’idrologi restano divisi sui pericoli reali rappresentati dagli sgomberi degli ostacoli e dalle ostruzioni frequenti delle costruzioni idrauliche che essi comportano.

 Per quanto riguarda i flussi di sedimenti e la torbidezza dell’acqua 
 La copertura forestale dei versanti è unanimemente riconosciuta come fornitrice di una buona protezione del suolo. Non bisogna tuttavia esagerare o idealizzare il ruolo di protezione contro l’erosione, in quanto gli studi mostrano che un rivestimento erbaceo denso, in assenza di un pascolo molto eccessivo, può avere un ruolo equivalente.

  Per quanto riguarda le foreste alluvionali e riparie, esse costituiscono degli ostacoli al ruscellamento di superficie nel suo percorso verso i corsi d’acqua, nonché zone di sedimentazione (essendo rallentata la corrente) durante le piene. Il loro effetto riduttore di trasporto solido è dunque generale.

 Per quanto riguarda il carico di elementi disciolti
Per quanto riguarda il carico in elementi disciolti, è banale scrivere che in assenza di apporto di concimi, una foresta contribuirà meno di una parcella agricola al carico delle acque in elementi disciolti. Rileviamo tuttavia che dopo un taglio, i rilasci (?) delle zone forestali non sono trascurabili, anche se restano inferiori a quelli delle zone agricole.

   Foreste alluvionali e rivierasche possono avere un ruolo attivo di fissazione degli inquinanti agricoli, ma unicamente nella misura in cui questi transitano in scorrimento sotterraneo. E’ anche a livello di queste zone umide che i processi di denitrificazione possono aver luogo.

 Per quanto riguarda l’acidificazione dell’acqua
Gli studi hanno mostrato che, se gli spazi forestali producono globalmente delle acque di superficie e sotterranee di qualità, esiste un rischio di acidificazione delle acque proveniente dalle rocce povere di calcio e magnesio dovuto in gran parte agli apporti meteorici inquinanti ma anche all’impoverimento dei suoli in relazione al loro sfruttamento forestale. La rocciosità maggiore di una foresta in rapporto ad una copertura erbacea, fa sì che anche i depositi atmosferici hanno tendenza a concentrarvisi. Beninteso, il problema dell’acidificazione delle acque non riguarda che i terreni cristallini, in quanto le zone calcaree dispongono di un potenziale di neutralizzazione dell'acidità incidente molto rilevante.

Per quanto riguarda la vita acquatica
  I popolamenti ittici sono fortemente dipendenti dalle foreste riparie. Il punto centrale sembra proprio essere che in un ambiente diversificato, tutti gli stadi e i gruppi trofici possono trovare l’habitat e il nutrimento appropriato al loro sviluppo. Una foresta ripariale diversificata, che alterna zone d’ombra e zone illuminate, ha dunque un forte impatto positivo, anche se la riduzione (in percentuali sconosciute) dello scorrimento in periodo di siccità possa essere un fattore negativo.

  Per quanto riguarda la foresta di versante, essa contribuisce, in contrasto con altri modi di occupazione dello spazio, alla produzione di un’acqua di migliore qualità. L’acidificazione delle acque è tuttavia un problema da non trascurare.

 Riassumendo:
Gli spazi forestali interferiscono sul ciclo dell’acqua. Sono identificati degli effetti positivi, in particolare sul funzionamento degli ecosistemi, sulla qualità delle acque, sulle vita acquatica, su una certa forma di regolazione degli scorrimenti. Degli effetti negativi sono da considerare principalmente a carico della disponibilità della risorsa acqua.

Quali misure pratiche possono essere instaurate, nel quadro amministrativo, per una gestione degli spazi forestali preoccupata delle loro ripercussioni sulla risorsa acqua e sulla sua qualità?

 Pratica e quadro regolamentare della gestione combinata delle foreste e delle risorse in acqua

Se ci si propone di utilizzare gli aspetti positivi della foresta sul ciclo dell’acqua e di ridurre i suoi impatti negativi, occorre adesso prendere in considerazione i quadri regolamentari entro cui s’inscrivono la gestione delle acque da una parte, e delle foreste dall’altra, nonché le pratiche in corso in ciascuno dei settori gestionali.

Quadro economico e finanziario
In Francia, l’acqua è un bene gratuito. Affermazione singolare se si considera che il prezzo medio dell’acqua distribuita alle collettività assommava nel 1995 a 15F (2,28 Euro) il m3, e che praticamente per il 10% della popolazione, esso supera 20F (3,04 Euro) il m3. Questo prezzo unitario è d’altra parte in costante aumento (era di 10 F, 1,52 Euro, nel 1991).

In media, questo montante è distribuito come segue: 45% per la produzione e la distribuzione dell’acqua, il 33% per la depurazione delle acque usate e il 22% per le tasse (FNDAE, Agenzia dell’acqua, TVA). E’ interessante un confronto con i paesi europei vicini: se si attribuisce un indice 100 al costo dell’acqua distribuita in Germania (paese per il quale il costo di trattamento delle acque è particolarmente elevato), l’indice costo per la Francia è di 75. Questo indice resta superiore a quello di numerosi altri paesi europei: Finlandia (56), Norvegia (28), Regno Unito (50), paesi dalle risorse in acqua piuttosto abbondanti, ma anche rispetto alla Spagna (28) e all’Italia (23), per i quali la disponibilità in acqua è ben più scarsa.
Si perviene ad un bilancio totale annuale dell’acqua di circa 90 miliardi di franchi,
sulla base di una fatturazione dei 6 km3 distribuiti alle collettività locali ad un prezzo medio di 15 F (2,28 Euro)/m3. Ossia, in media, 1500 F (228,67 Euro) all’anno e per abitante.

E’ da rilevare tuttavia che il costo dell’acqua varia enormemente a seconda degli usi. Così, per gli utenti, non raccordati ad una rete, per i settori agricoli, industriali ed energetici, l’acqua grezza è gratuita (ma l’acqua, per questi usi non è potabile). La legge sull’acqua del 1992 impone tuttavia una dichiarazione o un’autorizzazione per il prelievo e lo scarico nell’ambiente naturale.

Le vendite di tronchi (a bordo strada) non superano i 10 miliardi all’anno; cioè la cifra d’affari annuale delle sole acque minerali.
Ecco dunque una situazione un po' paradossale, che fa sì che un bene gratuito, l’acqua, prodotta in gran parte dalle zone forestali (che occupano il 25% del territorio francese, e la quasi totalità delle zone a pluviometria elevata), vede il suo bilancio nazionale (certa acqua dopo distribuzione e trattamento) nettamente superiore al solo valore della produzione di legno che resta ancora il criterio determinante della gestione delle foreste francesi.
 
Non bisogna tuttavia dimenticare che queste valutazioni finanziarie sono globali e un po' contestabili. Si confronta infatti il budget globale dell’acqua al solo valore mercantile del legno senza tenere conto dei finanziamenti concessi per la sua valorizzazione (le cifre d’affari annuali della filiera - silvicoltura, sfruttamento prima e seconda trasformazione - assomma a 230 miliardi di franchi e supera 400 miliardi se si includono la distribuzione e la commercializzazione dei prodotti a base di legno). Ma sembra che abbassare il consumo di acqua delle nostre foreste mediante rimboschimenti adatti, manutenzione ed uno sfruttamento regolare delle foreste, e far loro giocare un ruolo di depurazione e di regolazione delle acque è tecnicamente e finanziariamente concepibile. Gli eventuali effetti negativi sulla produzione della filiera legno potrebbero essere facilmente compensati da un flusso finanziario della filiera acqua: un franco per m3 distribuito rappresenterebbe 6 miliardi di Franchi all’anno; venti centesimi per m3 prelevato rappresenterebbero 8 miliardi di Franchi all’anno. Questi montanti sono dell’ordine delle vendite del legno.
   Naturalmente l’acqua non è prodotta solo dagli spazi forestali, ma queste cifre mostrano che un riconoscimento finanziario della produzione d'acqua di qualità da parte degli ambienti forestali è realmente concepibile.

Come migliorare la considerazione dell’acqua nella gestione forestale?

Le questioni inerenti alla gestione dell’acqua non sono estranee alla gestione forestale. L’esempio spettacolare dei lavori di ripristino dei terreni in montagna realizzati dalla fine del XIX secolo ha per obiettivo principale la gestione dell’acqua e dei rischi che vi sono collegati. La gestione dell’acqua è chiaramente una delle funzioni che ci si attende dalla foresta, e dovrebbe essere presa in considerazione nei piani di gestione delle foreste.
Anche se questa considerazione si verifica, nondimeno ci sono tre handicap:
- Di fronte al problema della risorsa acqua, si considera la foresta per il suo ruolo di protezione e non di produzione. Le misure tecniche da intraprendere non sono così studiate che in casi particolari, già identificati: perimetri di protezione delle sorgenti e perimetri di protezione contro l’erosione. Il tecnico forestale non è portato, in queste condizioni, ad analizzare quale parte prende la foresta, che egli gestisce, nella produzione di acqua potabile del bacino versante dove essa si trova, né quali sono le conseguenze delle sue scelte di intervento su questa produzione.

- Le unità geografiche di gestione sono inadatte: la regione amministrativa per gli Orientamenti Regionali Forestali (che non riguarda che la foresta interessata  e la proprietà individuale per i piani di gestione) non sono delle entità geografiche pertinenti in rapporto alla gestione dell’acqua.

- I luoghi di negoziazione e di contrattazione della funzione di produzione d’acqua da parte delle foreste sono inesistenti (dovrebbero essere infatti gli “Schemas d’Amenagement et de Gestion des Eaux” a giocare questo ruolo). Ora questa funzione può entrare in competizione con le altre funzioni attese dalla foresta: produzione del legno, mantenimento della biodiversità, accoglienza del pubblico, paesaggio, etc. Sono necessari degli arbitraggi, nei quali dovranno intervenire le condizioni della remunerazione della funzione produttiva di acqua. Questi non possono realizzarsi che tramite la negoziazione tra i proprietari forestali e coloro che sono interessati alla produzione di acqua.

Oltre che le conoscenze scientifiche e degli sviluppi tecnici che sono necessari per migliorare la presa in considerazione dell’acqua nella gestione forestale, occorre promuovere un quadro per il riavvicinamento tecnico-economico della gestione dell’acqua e della gestione delle foreste. Il dibattito internazionale sulla gestione durevole delle foreste e la sua eco a livello nazionale vanno in questo senso: il nuovo tipo di pianificazione forestale che potrebbe nascere dovrebbe ridefinire delle entità di gestione pertinenti, valorizzare e conciliare l’insieme delle funzioni mercantili e non mercantili della foresta, e infine stabilire le fasi di decisione e di controllo della gestione forestale su basi partecipative. Il rapporto di Jean-Louis Bianco sulla foresta nel 1998 preconizza anche lo stabilimento di contratti di territorio per mettere in opera dei progetti elaborati in concertazione tra i vari attori.

Tuttavia, senza attendere l’emergenza di una nuova forma di pianificazione della gestione forestale, si può raccomandare una migliore presa in considerazione delle questioni relative al ruolo della foresta in rapporto alla gestione dell’acqua nei due tipi di documenti che già esistono: gli Orientamenti Regionali Forestali e gli “Schemas d’Aménagement et de Gestion des Eaux”(SAGE).

 Posizione dei titolari della gestione delle acque e regolamentazione che deriva dalla legge sull’acqua

Se i forestali sembrano avere difficoltà a superare la scala della parcella forestale e a pensare la foresta in termini di elementi integrati al bacino versante, i gestori dell’acqua, in Francia, sembrano spesso limitare il loro campo d’interesse al letto maggiore del corso d’acqua. Il concetto di gestione integrata dei bacini versanti, introdotto dalla legge sull’acqua del 1992, è lento a farsi strada  nelle menti. Al presente, nessuno dei sei Schemas Directeur d’Amenagement et de Gestion des Eaux (SDAGE), previsti dalla legge per servire da quadro di riferimento agli sforzi di pianificazione di governo delle acque(nonché alla redazione delle loro controparti a livello locale, le SAGE) sembra considerare la foresta come uno strumento di gestione delle acque. Vengono sollecitati sforzi di disinquinamento, di ripristino delle portate di magra, di protezione degli ambienti acquatici, di delimitazione delle zone inondabili con una visione essenzialmente “acquatica”. La foresta, quando viene citata, si riassume nella foresta ripariale, talvolta nella foresta alluvionale; talvolta è affrontata la protezione dei perimetri di captaggio mediante imboschimenti appropriati.

Sembra proprio che le analisi che sono state fatte nei lavori preparatori alla redazione degli SDAGE si sono arrestati a livello di rete idrografica e a problemi puntuali senza andare fino all’integrazione delle funzioni dell’insieme del bacino versante. Questa mancanza di visione globale e di prospettiva è nello stesso tempo inquietante, in quanto si tratta di documenti di orientamento e di pianificazione. Così l’impatto di un problema tanto grande tipo quello della foresta delle Lande  sulle risorse in acqua e sulla loro qualità non viene affrontato espressamente; ugualmente, gli eventuali impatti dell’estensione delle zone forestali sull’insieme del territorio, di un’evoluzione climatica non sembrano suscitare mole riflessioni.

La foresta può essere strumento di gestione delle acque?

Per quanto la disponibilità di una risorsa in acqua di qualità in misura sufficiente, non sia così preoccupante come in certi paesi vicini, la sua gestione deve essere attentamente considerata. Malgrado gli sforzi di risparmio dell’acqua, anche se le previsioni di evoluzione del consumo non indicano che un aumento molto lieve, le norme di potabilità saranno in avvenire sempre più drastiche, e occorrerà gestire dei flussi d’inquinamento conseguenti agli interventi dell'uomo sulle superfici, gestire il passivo degl’inquinamenti diffusi attuali e questo in un avvenire incerto di mutamenti climatici.

Certamente a causa di una presa in conto tardiva della problematica acqua, siamo impegnati attualmente in una politica di tipo curativo. Così masse finanziarie sono di conseguenza consacrate al trattamento e alla depurazione delle acque. Questi costi sono essenzialmente supportati dai consumatori sia direttamente a carico degli utenti di un punto di distribuzione d’acqua, sia indirettamente tramite un sovraccosto dei prodotti finiti che traduce gli sforzi di disinquinamento delle industrie. Gli agricoltori sono mostrati a dito. Il concetto di inquinatore-pagatore tende a generalizzarsi. Comunque andranno le cose, si avrà sempre una traduzione finanziaria che si ripercuoterà da un capo all’altro della catena di produzione e che avrà lo svantaggio di aumentare il costo dei prodotti finiti. E non possiamo non preoccuparci della possibilità di finire impegnati in una spirale inflazionista che condurrà, in avvenire, ad aumenti sensibili del prezzo dell’acqua.

Esistono, tramite misure preventive, delle possibilità di aumentare la disponibilità della risorsa acqua a livello nazionale, preservando nel contempo, e se possibile anche migliorando la sua qualità? Alcuni esempi, tipo la gestione dello spazio per la produzione di un’acqua di qualità ad opera della città di Munich, ci spinge a pensare che ciò sia possibile: grazie ad un controllo parziale della superficie fondiaria essenzialmente coperta da foreste, ad una silvicoltura appropriata, ad uno sfruttamento ragionato volto alla produzione di legno, ad un controllo degli apporti di fertilizzanti e di fitosanitari sugli spazi agricoli, e ad aiuti finanziari per stimolare l’agricoltura biologica. La città di Munich alimenta di acqua una popolazione di 1,3 milioni di abitanti senza alcun trattamento preliminare (una sola clorazione preventiva in questi ultimi quindici anni; la concentrazione di nitrati che è di 12mg/l è in diminuzione dopo aver raggiunto una punta di 15mg/l nel precedente decennio). Il costo di queste misure preventive è dell’ordine di 30 centesimi al m3; ossia quasi 10 volte di meno che il costo di denitrificazione di un m3! Questo programma di prevenzione è stato però iniziato nel 1890.

Configurare la problematica acqua solo in termini di occupazione e di governo dello spazio sarebbe certo restrittivo. La disponibilità della risorsa è prima di tutto condizionata dalla pluviometria e i margini di manovra su questa voce del bilancio idrologico sono assai limitati. Così, l’alimentazione in acqua di numerose zone di pianura è obbligatoriamente dipendente dalle risorse degli alti bacini e dagli stoccaggi delle quantità d’acqua ivi trattenuta. Tuttavia la qualità delle acque dei piccoli corsi d’acqua costieri e il loro equilibrio idro-ecologico sono dei problemi locali la cui risoluzione implica la ricerca di soluzioni locali.

Sono diverse le soluzioni esistenti per migliorare la qualità delle acque. Si deve migliorare l’efficienza delle stazioni di depurazione delle acque. Ma tuttavia devono essere ricercate delle soluzioni preventive: sono possibili economie d’acqua, in particolare in agricoltura; un migliore controllo dell’utilizzazione dei fertilizzanti e dei pesticidi, una diminuzione dell’utilizzazione dei fosfati da parte delle famiglie contribuiranno a migliorare la qualità dei corsi d’acqua e delle acque sotterranee.

L’impatto degli spazi forestali sul ciclo dell’acqua dev’essere considerato con un’attenzione privilegiata. Le aree boschive hanno degli effetti piuttosto positivi sulla qualità delle acque grazie alla loro propria fisiologia, ma anche come componenti dello spazio in cui gli effetti antropici sono ridotti in relazione alla bassa frequenza degli interventi umani e delle modalità di gestione meno traumatizzanti (almeno a confronto dell’urbanizzazione e a certe pratiche agricole). Per contro, sembra acquisito che gli spazi forestali alterino sensibilmente le disponibilità delle risorse in acqua.

E’ possibile, anzi è necessario, superare i soli principi di rappresentazione delle utilità della foresta in termini di gestione delle acque, e inscrivere un criterio di conservazione della risorsa acqua, di garanzia della sua qualità, ovvero del suo miglioramento allo stesso rango che i criteri di conservazione della risorsa forestale, della conservazione degli ecosistemi forestali, della conservazione della biodiversità nel processo di gestione durevole delle foreste.
Come mostrano esempi del tipo di Munich, sembra che gestire la foresta per meglio gestire l’acqua non implichi necessariamente grandi sovvertimenti degli usi e delle pratiche attuali. Gli sforzi in questo senso possono assumere varie modalità nel tempo e nello spazio, dopo:

- il miglioramento della conduzione dei lavori di sfruttamento forestale, al fine di ridurre al minimo i loro impatti negativi sul ciclo dell’acqua;

- una gestione concertata degli spazi forestali alluvionali per rispettare il loro ruolo fondamentale per l’equilibrio degli idrosistemi;

- il ripristino, ovvero l’estensione delle zone forestali tampone tra il corso d’acqua e gli ambienti perturbati generatori di vari inquinamenti;

-La conservazione e il ripristino delle siepi e delle alberature, per il loro ruolo regolatore del ciclo dell’acqua in ambiente antropizzato;

- una scelta delle specie e una silvicoltura della foresta di versante, con uno scopo esplicito di preservazione della qualità della risorsa acqua e di risparmio mediante limitazione dell’evapotraspirazione potenziale;

- una ripartizione geografica equilibrata degli spazi forestali, vigilando nel contempo su una preservazione degli idrosistemi della parte alta del bacino e con l'obiettivo di disporre su tutto il territorio di un’acqua potabile di qualità prodotta a distanze ragionevoli dai forti punti di consumo (nel senso di reti di percorso e di distribuzione).

Il processo potrebbe essere spinto fino alla classificazione delle foreste di protezione per la produzione di acqua di qualità.

Conclusioni

Per il gestore dell’acqua sembra, alla luce degli elementi prodotti in questa sintesi, che sia necessario prendere in considerazione, e che sia possibile utilizzarlo in maniera programmata, l’impatto della copertura forestale sul ciclo dell’acqua.

Ugualmente, per il gestore forestale, sembra proprio che sia possibile inscrivere un criterio di conservazione e di produzione della risorsa acqua, di garantire la sua qualità, ovvero del suo miglioramento secondo il medesimo rango dei criteri di conservazione e di produzione della risorsa forestale, della conservazione della biodiversità nell’approccio alla gestione durevole delle foreste.
Sembra tuttavia, malgrado le conoscenze acquisite sull’impatto della foresta sul ciclo idrologico, che non si abbiano ancora i mezzi per quantificare con precisione quest’impatto e fornire ai gestori dell’acqua e delle foreste dei modelli che costituiscano veri strumenti per prendere decisioni. Manchiamo ugualmente di un luogo di negoziazione e di contrattazione della funzione di produzione dell’acqua delle foreste. Tuttavia, raccomandazioni possono essere formulate con l’obiettivo di proporre in avvenire delle soluzioni di gestione integrate per la foresta e l’acqua.

Sul piano del governo del territorio:
- sviluppare la presa in considerazione della copertura forestale, della sua gestione, della sua estensione nello spazio SAGE;

- affrontare in modo esplicito la funzione di produzione di acqua della foresta negli Orientations Regionales Forestières;

- stabilire dei meccanismi pertinenti di contrattazione sui territori riguardo alla gestione delle acque e alla gestione forestale.

Queste prescrizioni sono perfettamente integrabili nella legge d’orientamento per il governo e lo sviluppo durevole del territorio che affronta la gestione a lungo termine delle risorse naturali, la loro preservazione, la prevenzione dei cambiamenti climatici e mette in campo varie strutture di dialogo a vari livelli (schema dei servizi collettivi degli spazi naturali e rurali, schemi regionali e interregionali di governo e sviluppo del territorio) e degli strumenti economici tipo i Contratti Territoriali di Sfruttamento, previsti dalla legge di orientamento agricolo.

 Sul piano scientifico:
Necessità di proseguire nelle ricerche mirate per potere:

- progettare e migliorare dei modelli operativi che permettano di trattare i bacini di versante di dimensione operazionale, da qualche decina a qualche centinaio di km2, integrandovi in modo effettivo l’impatto della copertura forestale;

- definire i limiti dell’effetto regolatore reale della foresta sul ciclo idrologico e particolarmente sui suoi eventi estremi, piene e magre;

- proporre delle specie ed un tipo di silvicoltura per una foresta parca cononsumatrice di acqua il più possibile e che non alteri la qualità della risorsa, conservando nel contempo la sua funzionalità primaria di produzione di legno.
La sfida è del tutto paragonabile a quella dell’agricoltura: un’agricoltura il più produttiva possibile, ma meno inquinante, e parca nel consumo d'acqua;

- proporre, allo stesso modo per la foresta alluvionale e il bosco ripariale delle specie e dei criteri di dimensionamento e di gestione di queste zone affinché possano giocare il ruolo depuratore loro affidato, consumando nel contempo il meno possibile di acqua durante le magre.

Le conclusioni e raccomandazioni relative alle specificità amministrative francesi possono essere trasposte in altre paesi del Nord del Mediterraneo.

Infine sarebbe necessario, malgrado tutte le incertezze che esistono in merito,  poter lavorare sull’impatto dei cambiamenti climatici e sulla loro traduzione in bilancio idrico della foresta. Lo studio delle interazioni: cambiamenti climatici/risorsa in acqua/specie forestali potrebbe sfociare in raccomandazioni tecniche e socio-economiche al fine di preservare le capacità di produzione della foresta, evitando nel contempo i conflitti nell’uso delle acque.

Per situarsi in una dinamica di sviluppo durevole, queste ricerche sono evidentemente multi e trans-disciplinari e riguardano: climatologi, idrologi, ecologisti, forestali, specialisti del suolo, fisici dell’atmosfera e anche economisti, e sociologi. I progressi attesi devono poter essere operativi, per poterli utilizzare in una politica generale del governo dello spazio.

 

Contatti:

J. Lavabre - CEMACREF
Le Tholonet
BP 31
13612 Aix-en-Provence Cedex 1 (France)
E-mail: jacques.lavabre@cemagref.fr

V. Andreassian - CEMAGREF
Parc de Tourvoie
BP 44
92163 Antony Cedex (France)
E-mail: vasken.andreassian@cemagref.fr

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 Bibliografia

*Bianco J. L., 1998. La forêt: une chance pour la France, 57 p
*Dubourdieu, J. 1997. Manuel d'aménagement forestier. ONF-Tec et Doc-Lavoisier, Paris 244 p
*GIP ECOFOR. La forêt: un outil de gestion des eaux ?
A paraitre
Joumal of hydrology, 1993. Water issues in forests today, pp 189-787
*Kittredge, J. 1948. Forest influences. McGraw-Hill, New York, 394 p.
*Margat, J. et J.- R..
Tiercelin 1998. L'eau en questions. Ed. Romillat, 301 p

*Nowak  F. 1995. Le prix de l'eau. Ed Economica, 110 p
*Revue Forestière Française, 1996. La gestion durable des forêts tempérées. Numéro spécial, 252


12/09/2003