Sommario
Il ruolo giocato dalla
copertura forestale nel comportamento dei bacini versanti è il tema di dibattiti da molto tempo, in Francia e in tutto il mondo.
Quest’articolo presenta le principali conclusioni di un rapporto scientifico
elaborato su richiesta della Direzione dello Spazio Rurale e della Foresta, del
Ministero francese dell’Agricoltura. Vengono indicati per ordine d’importanza
gli effetti sul ciclo dell’acqua - positivi e negativi - indotti dalla crescita
delle foreste e dalle pratiche di gestione forestali. Si esamina anche come
pervenire ad una migliore integrazione delle direttive riguardanti la gestione
delle foreste e quella dell’acqua, e vi si trovano raccomandazioni pratiche per
intraprendere le azioni appropriate a livello giuridico, tecnico e
scientifico.
Introduzione
In Francia le acque e le
foreste alimentano dibattiti appassionati da lungo tempo. Tutti hanno la loro
idea in merito: il contadino, il forestale, lo scienziato.
Nella comunità scientifica, in particolare
anglo-sassone, l’idrologia forestale è una vera disciplina. Ma malgrado
un’impressionante bibliografia (Journal of hydrology, 1993 ad esempio),
le nostre conoscenze sono ancora imperfette, e molto spesso non permettono di
fornire sostegno alle decisioni pubbliche.
Tuttavia, in termini di Pianificazione del
Territorio, le poste in gioco sono rilevanti. Aumentano le superfici degli spazi
artificiali, si allargano gli spazi forestali. Ciò a discapito degli spazi
destinati all’agricoltura e all’allevamento. Quali saranno in Francia le
ripercussioni di quest'evoluzione dell’occupazione degli spazi sulla
disponibilità delle risorse in acqua?
Di fronte a tale quesito, la Direzione dello Spazio
Rurale e delle foreste del Ministero dell’Agricoltura e della Pesca, in
collegamento con il GIP “Ecosistemi forestali” ha richiesto ad un gruppo di
esperti di lavorare su una sintesi, avendo l'obiettivo:
- di fare il punto sulle
conoscenze;
- di situare la
problematica scientifica e istituzionale a livello della
Francia;
- di proporre delle
raccomandazioni per assumere la Foresta come un attore della gestione delle
Acque.
Qui si riportano le prime
indicazioni di questo lavoro di ricerca, che certamente può essere esteso ad
altri paesi del nord Mediterraneo.
La
situazione a livello nazionale
La disponibilità della risorsa acqua in Francia non
è attualmente considerata preoccupante. In media, i prelievi per l’insieme dei
bisogni annuali sono dell’ordine del 40% della risorsa acqua ragionevolmente
utilizzabile. Malgrado ciò, il problema di una gestione durevole della risorsa
acqua si deve porre, in quanto queste cifre globali mascherano forti disparità
locali e stagionali. Così, considerando globalmente il problema a scala
nazionale, la disponibilità totale nei mesi di magra di frequenza quinquennale
copre appena i prelievi. Vale a dire che per una siccità tutto sommato moderata,
tipo quella che si verifica in media ogni cinque anni, il bisogno di prelievi
copre la totalità dell’acqua disponibile, ciò che si traduce localmente in
situazioni di penuria e l’approvvigionamento per l’insieme dei fabbisogni non è
sempre assicurato!
La qualità delle acque di superficie, che è
influenzata dagli scarichi industriali, urbani e agricoli, è alquanto
preoccupante. E’ durante il periodo delle magre che la qualità delle acque di
superficie si altera più gravemente, mettendo in pericolo non solo l’equilibrio
ecologico dei corsi d’acqua, ma rendendo altresì problematici gli stessi
prelievi per la produzione di acqua potabile. Le acque sotterranee, che
forniscono il 60% dei volumi prelevati per l’alimentazione in acqua, sono meno
sensibili agli inquinamenti specifici e accidentali, ma vedono la loro qualità
alterarsi sotto l’effetto di inquinamenti diffusi.
In margine a questa problematica “acqua”,
l’occupazione dello spazio è in piena evoluzione, con una propensione marcata
all’artificializzazione dei suoli. Strade, parcheggi, superfici
impermeabilizzate hanno un impatto sul ciclo dell’acqua, e comportano
sistemazioni onerose quando di tratti di limitare il loro impatto. Le superfici
forestali aumentano anch’esse e occupano al presente un po' più di un quarto
dello spazio metropolitano francese. Si pensa che a breve termine i vincoli
legati allo sfruttamento agricolo dovrebbero portare all’abbandono degli spazi
agricoli a vantaggio delle foreste.
Quali misure devono essere prese per una gestione
durevole delle acque? E’ possibile migliorare la disponibilità della risorsa
acqua? E’ possibile migliorare la qualità dei corsi d’acqua e delle falde
sotterranee? Misure di bonifica? Misure preventive?
Nel campo delle misure di
bonifica, si può ovviamente prevedere di creare nuove regimazioni idrauliche per
far fronte alle magre e rendere così sicuri i nostri approvigionamenti. La
capacità attuale di stoccaggio è in Francia dell’ordine di 11 miliardi di
m3, cosa che rappresenta appena la disponibilità naturale media di un
mese. Queste riserve, in parte gestite ai fini della produzione elettrica,
assicurano l’alimentazione in acqua di determinate città e giocano un ruolo di
sostegno durante le magre. Ma si possono, si devono proseguire i nostri sforzi
di sistemazione in questo senso, trascurando le perturbazioni del ciclo
dell’acqua e dell’ecologia dei corsi d’acqua che provocano le dighe delle
riserve?
In una ricerca di
misure preventive, si deve affrontare inizialmente la problematica
dell’occupazione dello spazio e il regime delle acque. In particolar modo,
dobbiamo potere giudicare se l’evoluzione prevedibile dell’occupazione dello
spazio avrà delle ripercussioni favorevoli o sfavorevoli sulle risorse in acqua
e sulla loro qualità. In questo senso, appare particolarmente privilegiata la
conoscenza del ruolo della foresta (che occupa quasi il 25% del territorio
francese) e delle sue regole di gestione sul ciclo dell’acqua. La questione
posta non è semplice, in quanto gli spazi forestali hanno delle funzioni
multiple, sia mercantili ( produzione di legno e di altre materie prime, risorse
della caccia ) sia non mercantili ( paesaggio, accoglienza del pubblico, valori
ecologici: preservazione della biodiversità, stoccaggio del carbonio, protezione
del suolo e delle acque).
Quest’articolo ha lo scopo di fare il punto
sull’impatto della foresta e della sua gestione sulle risorse idriche e di
proporre un quadro di riflessione per i gestori dell’acqua che desiderano
prendere in considerazione quest’impatto nel quadro dei lavori di studi o di
pianificazione.
Domanda
d'acqua ed impatti della foresta sulle risorse idriche
Utilizzazione
dell’acqua e vincoli relativi
Pur con alcune sfumature a
seconda dell'utilizzazione, la gestione delle acque ha due obiettivi
indissociabili: fornire un’acqua di buona qualità e in quantità
sufficiente
La nostra società utilizza l’acqua per varie attività:
l’alimentazione in acqua potabile e le acque da bere, gli usi industriali,
l’irrigazione ed altri usi agricoli, i bisogni energetici (produzione di energia
idroelettrica, raffreddamento delle centrali), il trasporto fluviale ed altre
attività come la navigazione di diporto, la fauna ittica e le attività
turistiche e commerciali della pesca. Secondo l’utilizzazione che viene fatta, i
vincoli di sfruttamento delle acque sono molto variabili. I criteri da prendere
in considerazione per quanto concerne le risorse idriche sono essenzialmente: la
regolarità e disponibilità dell’approvvigionamento ed il controllo degli eventi
estremi ( piene e magre); e per quanto riguarda la qualità dell’acqua: acque
chiare, limpide, pH prossimo alla neutralità, buona ossigenazione, assenza di
sedimenti e di alghe, assenza di germi patogeni e di sostanze tossiche, in un
margine ristretto di variazioni della temperatura.
Le foreste e l’acqua: effetti positivi ed effetti negativi
Le nostre conoscenze
attuali permettono d’identificare le interazioni tra l’acqua e le foreste sulla
base della distinzione fra i vari usi dell’acqua e i tre grandi tipi di spazi
forestali: le foreste di versante, le foreste alluvionali e le
ripariali.
La Tab. 1 propone una classificazione tra gli effetti piuttosto positivi e gli effetti piuttosto negativi. Teniamo presente tuttavia che queste distinzioni comportano sempre una parte di soggettività e che le retroazioni esistono e sono fortemente influenzate dal contesto locale: piovosità, geologia, geomorfologia. Così, il problema dell’acidificazione delle acque riguarda solo i terreni cristallini. La foresta consuma acqua solo quando è disponibile. Il consumo di acqua da parte dei vegetali è legato alla disponibilità energetica, e dunque al clima.

Per quanto riguarda la
disponibilità della risorsa idrica
In questo campo sembra proprio che il forte sviluppo
foliare delle specie arboree abbia tendenza ad aumentare l’intercettazione e
l’evaporazione delle piogge e che il loro forte sviluppo radicale sia
suscettibile di mobilizzare grandi quantità di acqua del suolo per
l’evapotraspirazione. Si può allora pensare ragionevolmente che questi prelievi
riducono di altrettanto le quantità di acqua disponibili per lo
scorrimento.
La diminuzione di rendimento in
acqua di un bacino versante resta tuttavia condizionata dalle condizioni
climatiche, dalla ripartizione della pioggia nel tempo, dalla disponibilità
energetica, dalle riserve idriche potenziali del suolo e del sottosuolo e dalle
specificità forestali: sviluppo del popolamento, specie, età. Ne consegue una
forte variabilità degli impatti potenziali della foresta sulla disponibilità
della risorsa acqua di un bacino.
A
parità di condizioni peraltro, l’effetto di riduzione della risorsa totale
dipenderà essenzialmente dal tasso di occupazione del bacino versante da parte
delle superfici boschive, in tal modo che la foresta di versante ha l’impatto
più negativo sulla risorsa acqua, in quanto la foresta ripariale, a scala
annuale e nei nostri climi, ha un impatto trascurabile. La foresta alluvionale
può avere anch’essa un impatto negativo (ma debole) tramite il prelievo radicale
nelle falde di accompagnamento dei corsi d’acqua.
Per quanto
riguarda le magre
E’ stato scritto spesso che le foreste si
comportano come una “spugna”, che trattiene l’acqua delle piogge che poi
restituisce in seguito lentamente. Quest’affermazione resiste male ad
un’interpretazione globale del funzionamento idrologico dei bacini versanti. Le
magre sono alimentate dallo svuotamento delle falde e la velocità di diminuzione
delle portate dipende essenzialmente dalle caratteristiche della falda (potenza,
porosità, trasmissività, condizioni idrodinamiche di scorrimento). Si può
tuttavia pensare che le modificazioni dei percorsi dell’acqua su un bacino versante provocate dalla
particolarità idrauliche dei suoli forestali e dall’infiltrazione preferenziale
lungo l’apparato radicale, assicura un surplus di stoccaggio sotterraneo. Questo
surplus può partecipare ad uno scorrimento ritardato nella stagione secca ma
rischia tuttavia di essere mobilizzato per la traspirazione. Tanto è vero che in
funzione di specificità locali, particolarmente le possibilità di stoccaggio e
di restituzione delle acque sotterranee, la foresta di versante può avere degli
effetti benefici o negativi sulle portate delle magre.
Per attingimento diretto nei corsi d’acqua o nella
falda alluvionale, le foreste ripariali e la foresta alluvionale riducono di
altrettanto gli scorrimenti. L’effetto è relativamente più marcato sulle portate
di magra che corrispondono in Francia e nelle regioni comparabili, alla stagione
di forte traspirazione delle specie arboree.
Per
quanto riguarda le piene
Il ruolo della foresta come moderatore degli
scorrimenti superficiali e riduttore delle punte di piena è stato comunemente
affermato, e continua ad esserlo. Questo punto di vista sul ruolo della foresta,
soprattutto per quanto riguarda le piene molto forti, è più ampiamente ammesso
nell’opinione pubblica che negli ambienti scientifici. Se gli studi sul terreno
hanno potuto mettere in evidenza un accrescimento delle portate correnti delle
punte di piena in seguito a brusche deforestazioni, tipo quelle causate dagli
incendi, si è mostrato anche che sono spesso le ristrutturazioni associate alla
gestione forestale (costruzione di strade, lavori di sistemazione) ad essere
responsabili delle punte di piena.
Il ruolo della foresta di versante come protezione
contro le piene è importante solo in condizioni precise, soprattutto per le
piene di frequenza corrente. Ma tutti gli specialisti so concordi sul fatto che,
per gli eventi pluviometrici rilevanti (vale a dire le più rare e le più
dannose), la copertura vegetale ha ben poca influenza.
Per quanto riguarda la foresta alluvionale il suo
impatto è chiaramente positivo, nella misura in cui essa costituisce un campo di
espansione delle piene che rallenta la corrente in modo rilevante e assicura lo
stoccaggio di volume contribuendo così ad un livellamento delle portate delle
punte di piena.
La foresta ripariale può giocare
questo ruolo e, in più, provocare delle ostruzioni che permettono di rallentare
la montata di piena. Ma gl’idrologi restano divisi sui pericoli reali
rappresentati dagli sgomberi degli ostacoli e dalle ostruzioni frequenti delle
costruzioni idrauliche che essi comportano.
Per quanto riguarda i flussi di sedimenti e la torbidezza
dell’acqua
La
copertura forestale dei versanti è unanimemente riconosciuta come fornitrice di
una buona protezione del suolo. Non bisogna tuttavia esagerare o idealizzare il
ruolo di protezione contro l’erosione, in quanto gli studi mostrano che un
rivestimento erbaceo denso, in assenza di un pascolo molto eccessivo, può avere
un ruolo equivalente.
Per quanto riguarda le foreste
alluvionali e riparie, esse costituiscono degli ostacoli al ruscellamento di
superficie nel suo percorso verso i corsi d’acqua, nonché zone di sedimentazione
(essendo rallentata la corrente) durante le piene. Il loro effetto riduttore di
trasporto solido è dunque generale.
Per quanto riguarda il carico di
elementi disciolti
Per
quanto riguarda il carico in elementi disciolti, è banale scrivere che in
assenza di apporto di concimi, una foresta contribuirà meno di una parcella
agricola al carico delle acque in elementi disciolti. Rileviamo tuttavia che
dopo un taglio, i rilasci (?) delle zone forestali non sono trascurabili, anche
se restano inferiori a quelli delle zone agricole.
Foreste alluvionali e rivierasche
possono avere un ruolo attivo di fissazione degli inquinanti agricoli, ma
unicamente nella misura in cui questi transitano in scorrimento sotterraneo. E’
anche a livello di queste zone umide che i processi di denitrificazione possono
aver luogo.
Per quanto riguarda l’acidificazione dell’acqua
Gli studi hanno mostrato
che, se gli spazi forestali producono globalmente delle acque di superficie e
sotterranee di qualità, esiste un rischio di acidificazione delle acque
proveniente dalle rocce povere di calcio e magnesio dovuto in gran parte agli
apporti meteorici inquinanti ma anche all’impoverimento dei suoli in relazione
al loro sfruttamento forestale. La rocciosità maggiore di una foresta in
rapporto ad una copertura erbacea, fa sì che anche i depositi atmosferici hanno
tendenza a concentrarvisi. Beninteso, il problema dell’acidificazione delle
acque non riguarda che i terreni cristallini, in quanto le zone calcaree
dispongono di un potenziale di neutralizzazione dell'acidità incidente molto
rilevante.
Per quanto
riguarda la vita acquatica
I popolamenti ittici sono fortemente
dipendenti dalle foreste riparie. Il punto centrale sembra proprio essere che in
un ambiente diversificato, tutti gli stadi e i gruppi trofici possono trovare
l’habitat e il nutrimento appropriato al loro sviluppo. Una foresta ripariale
diversificata, che alterna zone d’ombra e zone illuminate, ha dunque un forte
impatto positivo, anche se la riduzione (in percentuali sconosciute) dello
scorrimento in periodo di siccità possa essere un fattore
negativo.
Per quanto riguarda la foresta di
versante, essa contribuisce, in contrasto con altri modi di occupazione dello
spazio, alla produzione di un’acqua di migliore qualità. L’acidificazione delle
acque è tuttavia un problema da non trascurare.
Riassumendo:
Gli spazi forestali interferiscono sul ciclo
dell’acqua. Sono identificati degli effetti positivi, in particolare sul
funzionamento degli ecosistemi, sulla qualità delle acque, sulle vita acquatica,
su una certa forma di regolazione degli scorrimenti. Degli effetti negativi sono
da considerare principalmente a carico della disponibilità della risorsa
acqua.
Quali misure pratiche possono essere instaurate, nel
quadro amministrativo, per una gestione degli spazi forestali preoccupata delle
loro ripercussioni sulla risorsa acqua e sulla sua
qualità?
Pratica e quadro regolamentare della gestione combinata delle
foreste e delle risorse in acqua
Se ci si propone di
utilizzare gli aspetti positivi della foresta sul ciclo dell’acqua e di ridurre
i suoi impatti negativi, occorre adesso prendere in considerazione i quadri
regolamentari entro cui s’inscrivono la gestione delle acque da una parte, e
delle foreste dall’altra, nonché le pratiche in corso in ciascuno dei settori
gestionali.
Quadro
economico e finanziario
In
Francia, l’acqua è un bene gratuito. Affermazione singolare se si considera che
il prezzo medio dell’acqua distribuita alle collettività assommava nel 1995 a
15F (2,28 Euro) il m3, e che praticamente per il 10% della
popolazione, esso supera 20F (3,04 Euro) il m3. Questo prezzo
unitario è d’altra parte in costante aumento (era di 10 F, 1,52 Euro, nel
1991).
In media, questo montante è distribuito come segue:
45% per la produzione e la distribuzione dell’acqua, il 33% per la depurazione
delle acque usate e il 22% per le tasse (FNDAE, Agenzia dell’acqua, TVA). E’
interessante un confronto con i paesi europei vicini: se si attribuisce un
indice 100 al costo dell’acqua distribuita in Germania (paese per il quale il
costo di trattamento delle acque è particolarmente elevato), l’indice costo per
la Francia è di 75. Questo indice resta superiore a quello di numerosi altri
paesi europei: Finlandia (56), Norvegia (28), Regno Unito (50), paesi dalle
risorse in acqua piuttosto abbondanti, ma anche rispetto alla Spagna (28) e
all’Italia (23), per i quali la disponibilità in acqua è ben più scarsa.
Si
perviene ad un bilancio totale annuale dell’acqua di circa 90 miliardi di
franchi, sulla base di una fatturazione
dei 6 km3 distribuiti alle collettività locali ad un prezzo medio di
15 F (2,28 Euro)/m3. Ossia, in media, 1500 F (228,67 Euro) all’anno e
per abitante.
E’ da rilevare tuttavia che il costo dell’acqua
varia enormemente a seconda degli usi. Così, per gli utenti, non raccordati ad
una rete, per i settori agricoli, industriali ed energetici, l’acqua grezza è
gratuita (ma l’acqua, per questi usi non è
potabile). La legge sull’acqua del 1992 impone tuttavia una dichiarazione
o un’autorizzazione per il prelievo e lo scarico nell’ambiente
naturale.
Le vendite di tronchi (a
bordo strada) non superano i 10 miliardi all’anno; cioè la cifra d’affari
annuale delle sole acque minerali.
Ecco dunque una situazione un po' paradossale, che
fa sì che un bene gratuito, l’acqua, prodotta in gran parte dalle zone forestali
(che occupano il 25% del territorio francese, e la quasi totalità delle zone a
pluviometria elevata), vede il suo bilancio nazionale (certa acqua dopo
distribuzione e trattamento) nettamente superiore al solo valore della
produzione di legno che resta ancora il criterio determinante della gestione
delle foreste francesi.
Non
bisogna tuttavia dimenticare che queste valutazioni finanziarie sono globali e
un po' contestabili. Si confronta infatti il budget globale dell’acqua al solo
valore mercantile del legno senza tenere conto dei finanziamenti concessi per la
sua valorizzazione (le cifre d’affari annuali della filiera - silvicoltura,
sfruttamento prima e seconda trasformazione - assomma a 230 miliardi di franchi
e supera 400 miliardi se si includono la distribuzione e la commercializzazione
dei prodotti a base di legno). Ma sembra che abbassare il consumo di acqua delle
nostre foreste mediante rimboschimenti adatti, manutenzione ed uno sfruttamento
regolare delle foreste, e far loro giocare un ruolo di depurazione e di
regolazione delle acque è tecnicamente e finanziariamente concepibile. Gli
eventuali effetti negativi sulla produzione della filiera legno potrebbero
essere facilmente compensati da un flusso finanziario della filiera acqua: un
franco per m3 distribuito rappresenterebbe 6 miliardi di Franchi
all’anno; venti centesimi per m3 prelevato rappresenterebbero 8
miliardi di Franchi all’anno. Questi montanti sono dell’ordine delle vendite del
legno.
Naturalmente l’acqua non è
prodotta solo dagli spazi forestali, ma queste cifre mostrano che un
riconoscimento finanziario della produzione d'acqua di qualità da parte degli
ambienti forestali è realmente concepibile.
Come
migliorare la considerazione dell’acqua nella gestione forestale?
Le questioni inerenti alla
gestione dell’acqua non sono estranee alla gestione forestale. L’esempio
spettacolare dei lavori di ripristino dei terreni in montagna realizzati dalla
fine del XIX secolo ha per obiettivo principale la gestione dell’acqua e dei
rischi che vi sono collegati. La gestione dell’acqua è chiaramente una delle
funzioni che ci si attende dalla foresta, e dovrebbe essere presa in
considerazione nei piani di gestione delle foreste.
Anche se questa
considerazione si verifica, nondimeno ci sono tre handicap:
- Di fronte al
problema della risorsa acqua, si considera la foresta per il suo ruolo di
protezione e non di produzione. Le misure tecniche da intraprendere non sono
così studiate che in casi particolari, già identificati: perimetri di protezione
delle sorgenti e perimetri di protezione contro l’erosione. Il tecnico forestale
non è portato, in queste condizioni, ad analizzare quale parte prende la
foresta, che egli gestisce, nella produzione di acqua potabile del bacino
versante dove essa si trova, né quali sono le conseguenze delle sue scelte di
intervento su questa produzione.
- Le unità geografiche di
gestione sono inadatte: la regione amministrativa per gli Orientamenti Regionali
Forestali (che non riguarda che la foresta interessata e la proprietà individuale per i piani
di gestione) non sono delle entità geografiche pertinenti in rapporto alla
gestione dell’acqua.
- I luoghi di negoziazione
e di contrattazione della funzione di produzione d’acqua da parte delle foreste
sono inesistenti (dovrebbero essere infatti gli “Schemas d’Amenagement et de
Gestion des Eaux” a giocare questo ruolo). Ora questa funzione può entrare
in competizione con le altre funzioni attese dalla foresta: produzione del
legno, mantenimento della biodiversità, accoglienza del pubblico, paesaggio,
etc. Sono necessari degli arbitraggi, nei quali dovranno intervenire le
condizioni della remunerazione della funzione produttiva di acqua. Questi non
possono realizzarsi che tramite la negoziazione tra i proprietari forestali e
coloro che sono interessati alla produzione di acqua.
Oltre che le conoscenze scientifiche e degli
sviluppi tecnici che sono necessari per migliorare la presa in considerazione
dell’acqua nella gestione forestale, occorre promuovere un quadro per il
riavvicinamento tecnico-economico della gestione dell’acqua e della gestione
delle foreste. Il dibattito internazionale sulla gestione durevole delle foreste
e la sua eco a livello nazionale vanno in questo senso: il nuovo tipo di
pianificazione forestale che potrebbe nascere dovrebbe ridefinire delle entità
di gestione pertinenti, valorizzare e conciliare l’insieme delle funzioni
mercantili e non mercantili della foresta, e infine stabilire le fasi di
decisione e di controllo della gestione forestale su basi partecipative. Il
rapporto di Jean-Louis Bianco sulla foresta nel 1998 preconizza anche lo
stabilimento di contratti di territorio per mettere in opera dei progetti
elaborati in concertazione tra i vari attori.
Tuttavia, senza attendere
l’emergenza di una nuova forma di pianificazione della gestione forestale, si
può raccomandare una migliore presa in considerazione delle questioni relative
al ruolo della foresta in rapporto alla gestione dell’acqua nei due tipi di
documenti che già esistono: gli Orientamenti Regionali Forestali e gli “Schemas
d’Aménagement et de Gestion des Eaux”(SAGE).
Posizione dei titolari della gestione delle acque e regolamentazione che
deriva dalla legge sull’acqua
Se i forestali sembrano
avere difficoltà a superare la scala della parcella forestale e a pensare la
foresta in termini di elementi integrati al bacino versante, i gestori
dell’acqua, in Francia, sembrano spesso limitare il loro campo d’interesse al
letto maggiore del corso d’acqua. Il concetto di gestione integrata dei bacini
versanti, introdotto dalla legge sull’acqua del 1992, è lento a farsi
strada nelle menti. Al presente,
nessuno dei sei Schemas Directeur d’Amenagement et de Gestion des Eaux
(SDAGE), previsti dalla legge per servire da quadro di riferimento agli sforzi
di pianificazione di governo delle acque(nonché alla redazione delle loro
controparti a livello locale, le SAGE) sembra considerare la foresta come uno
strumento di gestione delle acque. Vengono sollecitati sforzi di
disinquinamento, di ripristino delle portate di magra, di protezione degli
ambienti acquatici, di delimitazione delle zone inondabili con una visione
essenzialmente “acquatica”. La foresta, quando viene citata, si riassume nella
foresta ripariale, talvolta nella foresta alluvionale; talvolta è affrontata la
protezione dei perimetri di captaggio mediante imboschimenti
appropriati.
Sembra proprio che le analisi che sono state fatte
nei lavori preparatori alla redazione degli SDAGE si sono arrestati a livello di
rete idrografica e a problemi puntuali senza andare fino all’integrazione delle
funzioni dell’insieme del bacino versante. Questa mancanza di visione globale e
di prospettiva è nello stesso tempo inquietante, in quanto si tratta di
documenti di orientamento e di pianificazione. Così l’impatto di un problema
tanto grande tipo quello della foresta delle Lande sulle risorse in acqua e sulla loro
qualità non viene affrontato espressamente; ugualmente, gli eventuali impatti
dell’estensione delle zone forestali sull’insieme del territorio, di
un’evoluzione climatica non sembrano suscitare mole
riflessioni.
La foresta può essere strumento di gestione delle acque?
Per quanto la disponibilità di una risorsa in acqua
di qualità in misura sufficiente, non sia così preoccupante come in certi paesi
vicini, la sua gestione deve essere attentamente considerata. Malgrado gli
sforzi di risparmio dell’acqua, anche se le previsioni di evoluzione del consumo
non indicano che un aumento molto lieve, le norme di potabilità saranno in
avvenire sempre più drastiche, e occorrerà gestire dei flussi d’inquinamento
conseguenti agli interventi dell'uomo sulle superfici, gestire il passivo
degl’inquinamenti diffusi attuali e questo in un avvenire incerto di mutamenti
climatici.
Certamente a causa di una presa in conto tardiva
della problematica acqua, siamo impegnati attualmente in una politica di tipo
curativo. Così masse finanziarie sono di conseguenza consacrate al trattamento e
alla depurazione delle acque. Questi costi sono essenzialmente supportati dai
consumatori sia direttamente a carico degli utenti di un punto di distribuzione
d’acqua, sia indirettamente tramite un sovraccosto dei prodotti finiti che
traduce gli sforzi di disinquinamento delle industrie. Gli agricoltori sono
mostrati a dito. Il concetto di inquinatore-pagatore tende a generalizzarsi.
Comunque andranno le cose, si avrà sempre una traduzione finanziaria che si
ripercuoterà da un capo all’altro della catena di produzione e che avrà lo
svantaggio di aumentare il costo dei prodotti finiti. E non possiamo non
preoccuparci della possibilità di finire impegnati in una spirale inflazionista
che condurrà, in avvenire, ad aumenti sensibili del prezzo
dell’acqua.
Esistono, tramite misure preventive, delle
possibilità di aumentare la disponibilità della risorsa acqua a livello
nazionale, preservando nel contempo, e se possibile anche migliorando la sua
qualità? Alcuni esempi, tipo la gestione dello spazio per la produzione di
un’acqua di qualità ad opera della città di Munich, ci spinge a pensare che ciò
sia possibile: grazie ad un controllo parziale della superficie fondiaria
essenzialmente coperta da foreste, ad una silvicoltura appropriata, ad uno
sfruttamento ragionato volto alla produzione di legno, ad un controllo degli
apporti di fertilizzanti e di fitosanitari sugli spazi agricoli, e ad aiuti
finanziari per stimolare l’agricoltura biologica. La città di Munich alimenta di
acqua una popolazione di 1,3 milioni di abitanti senza alcun trattamento
preliminare (una sola clorazione preventiva in questi ultimi quindici anni; la
concentrazione di nitrati che è di 12mg/l è in diminuzione dopo aver raggiunto
una punta di 15mg/l nel precedente decennio). Il costo di queste misure
preventive è dell’ordine di 30 centesimi al m3; ossia quasi 10 volte
di meno che il costo di denitrificazione di un m3! Questo programma
di prevenzione è stato però iniziato nel 1890.
Configurare la problematica acqua solo in termini di
occupazione e di governo dello spazio sarebbe certo restrittivo. La
disponibilità della risorsa è prima di tutto condizionata dalla pluviometria e i
margini di manovra su questa voce del bilancio idrologico sono assai limitati.
Così, l’alimentazione in acqua di numerose zone di pianura è obbligatoriamente
dipendente dalle risorse degli alti bacini e dagli stoccaggi delle quantità
d’acqua ivi trattenuta. Tuttavia la qualità delle acque dei piccoli corsi
d’acqua costieri e il loro equilibrio idro-ecologico sono dei problemi locali la
cui risoluzione implica la ricerca di soluzioni locali.
Sono diverse le soluzioni esistenti per migliorare
la qualità delle acque. Si deve migliorare l’efficienza delle stazioni di
depurazione delle acque. Ma tuttavia devono essere ricercate delle soluzioni
preventive: sono possibili economie d’acqua, in particolare in agricoltura; un
migliore controllo dell’utilizzazione dei fertilizzanti e dei pesticidi, una
diminuzione dell’utilizzazione dei fosfati da parte delle famiglie
contribuiranno a migliorare la qualità dei corsi d’acqua e delle acque
sotterranee.
L’impatto degli spazi forestali sul ciclo dell’acqua
dev’essere considerato con un’attenzione privilegiata. Le aree boschive hanno
degli effetti piuttosto positivi sulla qualità delle acque grazie alla loro
propria fisiologia, ma anche come componenti dello spazio in cui gli effetti
antropici sono ridotti in relazione alla bassa frequenza degli interventi umani
e delle modalità di gestione meno traumatizzanti (almeno a confronto
dell’urbanizzazione e a certe pratiche agricole). Per contro, sembra acquisito
che gli spazi forestali alterino sensibilmente le disponibilità delle risorse in
acqua.
E’ possibile, anzi è necessario, superare i soli
principi di rappresentazione delle utilità della foresta in termini di gestione
delle acque, e inscrivere un criterio di conservazione della risorsa acqua, di
garanzia della sua qualità, ovvero del suo miglioramento allo stesso rango che i
criteri di conservazione della risorsa forestale, della conservazione degli
ecosistemi forestali, della conservazione della biodiversità nel processo di
gestione durevole delle foreste.
Come mostrano esempi del tipo di Munich, sembra che
gestire la foresta per meglio gestire l’acqua non implichi necessariamente
grandi sovvertimenti degli usi e delle pratiche attuali. Gli sforzi in questo
senso possono assumere varie modalità nel tempo e nello spazio,
dopo:
- il miglioramento della
conduzione dei lavori di sfruttamento forestale, al fine di ridurre al minimo i
loro impatti negativi sul ciclo dell’acqua;
- una gestione concertata
degli spazi forestali alluvionali per rispettare il loro ruolo fondamentale per
l’equilibrio degli idrosistemi;
- il ripristino, ovvero
l’estensione delle zone forestali tampone tra il corso d’acqua e gli ambienti
perturbati generatori di vari inquinamenti;
-La conservazione e il
ripristino delle siepi e delle alberature, per il loro ruolo regolatore del
ciclo dell’acqua in ambiente antropizzato;
- una scelta delle specie e
una silvicoltura della foresta di versante, con uno scopo esplicito di
preservazione della qualità della risorsa acqua e di risparmio mediante
limitazione dell’evapotraspirazione potenziale;
- una ripartizione
geografica equilibrata degli spazi forestali, vigilando nel contempo su una
preservazione degli idrosistemi della parte alta del bacino e con l'obiettivo di
disporre su tutto il territorio di un’acqua potabile di qualità prodotta a
distanze ragionevoli dai forti punti di consumo (nel senso di reti di percorso e
di distribuzione).
Il processo potrebbe essere spinto fino alla
classificazione delle foreste di protezione per la produzione di acqua di
qualità.
Conclusioni
Per il gestore dell’acqua
sembra, alla luce degli elementi prodotti in questa sintesi, che sia necessario
prendere in considerazione, e che sia possibile utilizzarlo in maniera
programmata, l’impatto della copertura forestale sul ciclo
dell’acqua.
Ugualmente, per il gestore forestale, sembra proprio
che sia possibile inscrivere un criterio di conservazione e di produzione della
risorsa acqua, di garantire la sua qualità, ovvero del suo miglioramento secondo
il medesimo rango dei criteri di conservazione e di produzione della risorsa
forestale, della conservazione della biodiversità nell’approccio alla gestione
durevole delle foreste.
Sembra
tuttavia, malgrado le conoscenze acquisite sull’impatto della foresta sul ciclo
idrologico, che non si abbiano ancora i mezzi per quantificare con precisione
quest’impatto e fornire ai gestori dell’acqua e delle foreste dei modelli che
costituiscano veri strumenti per prendere decisioni. Manchiamo ugualmente di un
luogo di negoziazione e di contrattazione della funzione di produzione
dell’acqua delle foreste. Tuttavia, raccomandazioni possono essere formulate con
l’obiettivo di proporre in avvenire delle soluzioni di gestione integrate per la
foresta e l’acqua.
Sul piano
del governo del territorio:
- sviluppare la presa in considerazione della
copertura forestale, della sua gestione, della sua estensione nello spazio
SAGE;
- affrontare in modo
esplicito la funzione di produzione di acqua della foresta negli Orientations
Regionales Forestières;
- stabilire dei meccanismi
pertinenti di contrattazione sui territori riguardo alla gestione delle acque e
alla gestione forestale.
Queste prescrizioni sono perfettamente integrabili
nella legge d’orientamento per il governo e lo sviluppo durevole del territorio
che affronta la gestione a lungo termine delle risorse naturali, la loro
preservazione, la prevenzione dei cambiamenti climatici e mette in campo varie
strutture di dialogo a vari livelli (schema dei servizi collettivi degli spazi
naturali e rurali, schemi regionali e interregionali di governo e sviluppo del
territorio) e degli strumenti economici tipo i Contratti Territoriali di
Sfruttamento, previsti dalla legge di orientamento
agricolo.
Sul piano
scientifico:
Necessità di
proseguire nelle ricerche mirate per potere:
- progettare e migliorare
dei modelli operativi che permettano di trattare i bacini di versante di
dimensione operazionale, da qualche decina a qualche centinaio di
km2, integrandovi in modo effettivo l’impatto della copertura
forestale;
- definire i limiti
dell’effetto regolatore reale della foresta sul ciclo idrologico e
particolarmente sui suoi eventi estremi, piene e magre;
- proporre delle specie ed
un tipo di silvicoltura per una foresta parca cononsumatrice di acqua il più possibile e
che non alteri la qualità della risorsa, conservando nel contempo
la sua funzionalità primaria di produzione di legno.
La sfida è del tutto
paragonabile a quella dell’agricoltura: un’agricoltura il più produttiva
possibile, ma meno inquinante, e parca nel consumo
d'acqua;
- proporre, allo stesso
modo per la foresta alluvionale e il bosco ripariale delle specie e dei criteri
di dimensionamento e di gestione di queste zone affinché possano giocare il
ruolo depuratore loro affidato, consumando nel contempo il meno possibile di
acqua durante le magre.
Le conclusioni e raccomandazioni relative alle
specificità amministrative francesi possono essere trasposte in altre paesi del
Nord del Mediterraneo.
Infine sarebbe necessario, malgrado tutte le
incertezze che esistono in merito,
poter lavorare sull’impatto dei cambiamenti climatici e sulla loro
traduzione in bilancio idrico della foresta. Lo studio delle interazioni:
cambiamenti climatici/risorsa in acqua/specie forestali potrebbe sfociare in
raccomandazioni tecniche e socio-economiche al fine di preservare le capacità di
produzione della foresta, evitando nel contempo i conflitti nell’uso delle
acque.
Per situarsi in una dinamica di sviluppo durevole, queste ricerche sono evidentemente multi e trans-disciplinari e riguardano: climatologi, idrologi, ecologisti, forestali, specialisti del suolo, fisici dell’atmosfera e anche economisti, e sociologi. I progressi attesi devono poter essere operativi, per poterli utilizzare in una politica generale del governo dello spazio.
Contatti:
J. Lavabre - CEMACREF
Le Tholonet
BP
31
13612 Aix-en-Provence Cedex 1 (France)
E-mail:
jacques.lavabre@cemagref.fr
V. Andreassian - CEMAGREF
Parc de
Tourvoie
BP 44
92163 Antony Cedex (France)
E-mail:
vasken.andreassian@cemagref.fr
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Bibliografia
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La forêt: une chance pour la France,
57 p
*Dubourdieu, J. 1997. Manuel d'aménagement forestier. ONF-Tec et
Doc-Lavoisier, Paris 244 p
*GIP ECOFOR. La forêt: un outil de gestion des
eaux ? A paraitre
Joumal of hydrology, 1993. Water issues in forests today, pp
189-787
*Kittredge, J. 1948. Forest influences. McGraw-Hill, New York, 394
p.
*Margat, J. et J.- R.. Tiercelin 1998. L'eau en questions. Ed. Romillat,
301 p
*Nowak
F. 1995. Le prix de l'eau. Ed Economica, 110 p
*Revue Forestière Française,
1996. La gestion durable des forêts tempérées. Numéro spécial, 252
12/09/2003