Edizione
telematica
di
Ambiente Risorse Salute
Anno
2002
Luglio
Erosione delle coste:
parte da Ancona una proposta innovativa
Si è tenuto
nel capoluogo marchigiano un importante Convegno Nazionale sul tema
dell’erosione costiera, fenomeno in preoccupante crescita in Italia come
all’estero, e che necessita di soluzioni efficaci. Presentato il BMS, sistema
che potrebbe dare una svolta al
problema.
Si è tenuto il 19 luglio
2002, ad Ancona, il Convegno Nazionale “Oltre la scogliera, nuove soluzioni per
la difesa delle coste”. Un tema scottante, visto e considerato che l’80% delle
coste a livello mondiale risulta in fase di erosione. Ideato da Marco Moruzzi,
Consigliere Regionale delle Marche del Gruppo Verdi, l’incontro ha visto
l’intervento di relatori di livello internazionale, dal prof. Leonardo Damiani
docente di Ingegneria delle Coste al Politecnico di Bari, a Umberto Simeoni,
ricercatore di Geomorfologia al Dipartimento Scienze della Terra
dell’Università degli Studi di Ferrara. Presenti anche Luciano Sbraga della
FIPE (Confcommercio), Daniele Palestrini della Lega Pesca e Roberto Rossetti,
fisico della Impresub, l’azienda italiana attualmente depositaria del brevetto
di una delle soluzioni più innovative per contrastare il fenomeno dell’erosione
costiera: il BMS (Beach Management
System).
Nel suo saluto iniziale, l’Assessore all’Ambiente della Regione Marche, Roberto Ottaviani, ha
sottolineato come quello della costa sia un ambiente fortemente dinamico e
quindi necessiti di una manutenzione costante che deve rientrare nei piani
strategici di amministrazione del territorio e dell’ambiente.
In apertura dei lavori il
prof. Leonardo Damiani ha illustrato
l’esperienza italiana e internazionale nell’approccio al problema, evidenziando
la necessità di proseguire sulla linea di una nuova cultura di intervento che
tenga conto del complesso insieme dei parametri di valutazione
dell’ambiente-costa. “Non esistono
soluzioni certe – spiega – ma
soluzioni che meglio rispondono ad esigenze specifiche dell’ambiente. In alcune
zone della Spagna, per esempio, (come nella spiaggia di Almazora o in quella di
Pedragalejo a Malaga) la scogliera artificiale ha dato ottimi risultati, mentre
altrove ha provocato alterazioni del regime litoraneo, inducendo erosioni più
consistenti in altri tratti della costa o l’accumulo di sedimenti in punti non
previsti. Se invece parliamo di ‘ripascimento’ (soluzione che prevede il
‘riporto’ di quantità di sabbia o ghiaia per ripristinare la spiaggia erosa,
ndr), sembra funzionare solo in litorali poco estesi. In Italia, Ostia
rappresenta uno dei casi di studio più interessanti per l’erosione costiera, in
quanto il Comune ha posto in atto, in diversi tratti di costa, differenti
soluzioni, dalla scogliera al ripascimento, al BMS. Una tecnica, quest’ultima
da poco adottata anche nell’isola di Procida. In generale, l’individuazione
delle criticità del fenomeno è l’elemento essenziale che solo ricerca e
monitoraggio costante, nel corso degli anni, sono in grado di assicurare,
permettendo l’adozione di una politica di prevenzione efficace da inquadrare
nei piani di gestione della costa da parte degli organismi amministrativi
regionali. Di recente – conclude Damiani – l’Italia è riuscita a dotarsi di una struttura in grado di assicurare
la massima competenza in fatto di gestione della costa: il LIC (Laboratorio di
Ricerca e Sperimentazione per la Difesa della Costa, del Politecnico di Bari
ndr), attualmente impegnato in un progetto riguardante il porto di Pisa.
Ricerca applicata, dunque, al servizio del territorio, perché il fenomeno
erosivo va affrontato concretamente”.
L’intervento di Marco Moruzzi, Consigliere regionale dei
Verdi, ha posto poi in evidenza le problematiche proprie dell’erosione
nelle Marche. Dei 172 chilometri di costa 96 sono caratterizzati da opere di
difesa e in 7 sono previsti interventi. “Nella
maggior parte si tratta di opere rigide, come la scogliera – spiega Moruzzi
– fortemente penalizzanti per la fauna
marina e per la qualità delle acque che diminuiscono la capacità di
autoepurarsi. Come Verdi riteniamo necessario verificare tutte le soluzioni a
minor impatto ambientale attualmente sperimentabili nei nostri tratti di costa,
al fine di rinaturalizzare le coste danneggiate dall’erosione anche prendendo
esempio dall’esperienza di Ostia e di Procida. Considerando poi gli elevati
costi delle tecniche fino ad ora impiegate (12 milioni di eur al km per la
scogliera artificiale e 6 milioni per il ripascimento), è legittimo chiedere la
sperimentazione di un sistema come il BMS che prevede una spesa attorno al
milione di euro”.
L’erosione della costa,
nello specifico del tratto Romagnolo caratterizzato dalle Vene di Bellocchio, è
stata oggetto di un approfondito studio da parte dell’Università di Ferrara che
ha messo a punto un progetto di difesa. “Un
caso particolare – illustra Umberto
Simeoni – in quanto la riduzione della
portata del fiume Reno che sfocia in questo punto nell’Adriatico, ha creato
degli scompensi al litorale ricompreso tra Porto Garibaldi e Porto Corsini. Dai
dati raccolti e dalle simulazioni effettuate emerge infatti che entro il 2020
le terre sotto il livello del mare (nei due chilometri interni alla costa)
passeranno dal 20% al 50%. Una situazione cui provvedere nel minore dei tempi
possibili e per la quale abbiamo previsto soluzioni integrate che vanno dal
dewatering (drenaggiocon sistema BMS), alla realizzazione di moli, dune e
risagomatura della sezione di foce. Ciò a testimonianza di come l’erosione
presenti aspetti diversi e vada pertanto studiata ogni volta nello specifico”.
Roberto Rossetti ha poi illustrato il Beach Management System. Si
tratta di una soluzione che si basa sul principio del drenaggio ma che ha un
impatto ambientale nullo. Sfrutta il principio della percolazione dell’acqua
marina portata dalle onde sulla battigia; l’acqua viene raccolta in un pozzetto
sotterraneo attraverso un sistema di tubi interrati, ed espulsa poi a mare. In
questo modo si evita che il riflusso delle onde trascini via sabbia dalla
battigia stessa e nel contempo quella portata dal riflusso viene a
ridepositarsi.
Di grande interesse anche
l’intervento di Palestrini della Lega
Pesca che ha sottolineato come l’erosione costiera, tra le altre cose, stia
producendo forti cambiamenti anche nei sistemi di pesca che da artigianale si
sta trasformando gioco-forza in industriale (l’assottigliamento della spiaggia
preclude la possibilità di mettere in secca le piccole imbarcazioni come accadeva in passato).
A chiusura del Convegno Luciano Sbraga della Confcommercio ha
reso noti i dati del turismo marittimo: un volume di’affari di 20 miliardi di
euro (16,8 di valore aggiunto) all’anno per 700.000 addetti. Un turismo che nel
complesso del settore copre il 34,5% delle presenze interessando fortemente
Liguria, Marche, Calabria. Una fonte di reddito di grande valore per l’intera
economia nazionale.
Luglio 2002
per informazioni:
Roberta Mandolesi
segni e
suoni
Via Grandi, 46
T.
071-2905005