Edizione telematica
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  Ambiente Risorse Salute
  Anno 2002
Ottobre
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ENEA  -  Ente per le Nuove tecnologie

L’Energia e l’Ambiente

 

L’ADS per la soluzione del problema dei rifiuti radioattivi

Il Prof. Rubbia interviene nel dibattito sui rifiuti radioattivi

Carlo Rubbia, intervenendo lo scorso 22 ottobre 2002 al convegno “Indagine conoscitiva sulle discariche abusive”, organizzato dal Corpo Forestale dello Stato, ha evidenziato il rilevante ruolo offerto dall’innovazione tecnologica per il miglioramento degli attuali processi di trattamento dei rifiuti nucleari, e in prospettiva, per soluzioni radicali per quelli più difficili da trattare, con tempi di vita lunghissimi, dell’ordine delle decine di migliaia di anni.
Ciò richiede un impegno continuativo della ricerca a livello internazionale per la messa a punto, da un lato, delle soluzioni di immagazzinamento delle scorie che offrano la maggiore sicurezza e il massimo rispetto dell’ambiente in modo da impedire che esse entrino in contatto con la biosfera, dall’altro, di varianti di reattori che comportino una notevole riduzione di tali scorie, in particolare quelle a vita media lunga e lunghissima.

Le quantità totali dei rifiuti radioattivi esistenti in Italia, anche se non sono complessivamente rilevanti, determinano però un problema complesso, in quanto riguardano diverse tipologie, quali: combustibile irraggiato, rifiuti ad alta attività vetrificati, rifiuti a lunga vita cementati, rifiuti a bassa attività, rifiuti di origine non energetica. Si stima che i rifiuti contenenti radioisotopi a vita media lunga o lunghissima esistenti in Italia (i cui tempi di decadimento vanno da centinaia a migliaia di anni), per i quali è opportuno lo stoccaggio in un deposito nazionale, siano dell’ordine di 80.000 m3. Un deposito “geologico” per questo tipo di rifiuti, che riguardano soprattutto il combustibile irraggiato dei reattori, pone seri problemi di sicurezza ambientale per archi temporali di migliaia di anni. Alcune soluzioni che stanno emergendo a livello internazionale prevedono l’individuazione di centri di deposito internazionali, che sembrano essere ostacolate solamente da ragioni di tipo socio-politico.
L’alternativa oggi allo studio è quella di “bruciare quegli elementi che hanno vita troppo lunga per garantire la sicurezza ambientale futura.
L’ENEA è attualmente impegnato in attività sperimentali derivanti dall’utilizzo del sistema ADS (Accelerator Driven System), il cui metodo è stato ideato e studiato dal Prof. Rubbia, che si basa sull’accoppiamento tra un acceleratore di particelle ad altissima intensità e un dispositivo sottocritico nucleare
L' ADS è il frutto della reciproca fecondazione di tecnologie indipendenti: gli acceleratori di particelle come quelli usati per la ricerca, i reattori - operati in regime sottocritico - refrigerati a piombo fuso (come quelli usati nei sottomarini russi) e il trattamento dei combustibili usati.
Il Prof. Rubbia ha inoltre sottolineato la priorità di alcuni determinanti obiettivi, ed in particolare: il trattamento e condizionamento di tutti i rifiuti radioattivi liquidi e solidi stoccati nei vari siti, in gran parte ancora non trattati, al fine di trasformarli in manufatti certificati, temporaneamente stoccati sul sito di produzione ma pronti per essere trasferiti al deposito nazionale; la scelta del sito e la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che dovrà consentire sia lo smaltimento dei rifiuti condizionati di II Categoria (centinaia di anni), sia lo stoccaggio temporaneo a medio teminedei rifiuti di III Categoria (migliaia di anni), in particolare quelli derivanti dal ritrattamento e il combustibile irraggiato non sottoposto al ritrattamento; la disattivazione accelerata degli impianti nucleari italiani; trovare una soluzione al problema degli elementi a lunghissima vita media. A tale proposito, il Prof. Rubbia ha richiamato l’attenzione sull’esigenza di una sempre maggiore collaborazione tra autorità centrali, autorità locali, opinione pubblica, organizzazioni sindacali e organizzazioni ambientaliste, e ha sottolineato l’importanza di una corretta ed obiettiva informazione, che supporti questi sforzi, facendo perno sui valori della salvaguardia dell’uomo e dell’ambiente, e sia scevra di facili strumentalizzazioni.
Infine, accennando al problema dello smaltimento dei rifiuti urbani, il prof. Rubbia ha portato l’attenzione sulla possibilità di realizzare un ciclo integrato che comprenda la termovalorizzazione dei rifiuti come fonte di energia per alimentare impianti di dissalazione e/o purificazione delle acque reflue: a tale proposito ha citato un dato incoraggiante relativo alla quantità di acqua dissalata ottenibile con le tecnologie attuali per ogni tonnellata di rifiuti solidi, che è pari a 100 metri cubi. In tal modo si ha l’opportunità di far fronte contemporaneamente alle due emergenze, quella dei rifiuti e quella relativa alla disponibilità di acqua per usi civili.

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30/10/02