L’Energia e l’Ambiente
L’ADS per la soluzione del problema dei rifiuti
radioattivi
Il Prof. Rubbia interviene nel dibattito sui rifiuti
radioattivi
Le quantità totali dei rifiuti radioattivi esistenti in
Italia, anche se non sono complessivamente rilevanti, determinano però un
problema complesso, in quanto riguardano diverse tipologie, quali: combustibile
irraggiato, rifiuti ad alta attività vetrificati, rifiuti a lunga vita
cementati, rifiuti a bassa attività, rifiuti di origine non energetica. Si stima
che i rifiuti contenenti radioisotopi a vita media lunga o lunghissima esistenti
in Italia (i cui tempi di decadimento vanno da centinaia a migliaia di anni),
per i quali è opportuno lo stoccaggio in un deposito nazionale, siano
dell’ordine di 80.000 m3. Un deposito “geologico” per questo tipo di rifiuti,
che riguardano soprattutto il combustibile irraggiato dei reattori, pone seri
problemi di sicurezza ambientale per archi temporali di migliaia di anni. Alcune
soluzioni che stanno emergendo a livello internazionale prevedono
l’individuazione di centri di deposito internazionali, che sembrano essere
ostacolate solamente da ragioni di tipo socio-politico.
L’alternativa oggi allo studio è quella di “bruciare
quegli elementi che hanno vita troppo lunga per garantire la sicurezza
ambientale futura.
L’ENEA è attualmente impegnato in attività sperimentali
derivanti dall’utilizzo del sistema ADS (Accelerator Driven System), il cui
metodo è stato ideato e studiato dal Prof. Rubbia, che si basa
sull’accoppiamento tra un acceleratore di particelle ad altissima intensità e un
dispositivo sottocritico nucleare
L' ADS è il frutto della reciproca fecondazione di
tecnologie indipendenti: gli acceleratori di particelle come quelli usati per la
ricerca, i reattori - operati in regime sottocritico - refrigerati a piombo fuso
(come quelli usati nei sottomarini russi) e il trattamento dei combustibili
usati.
Il Prof.
Rubbia ha inoltre sottolineato la priorità di alcuni determinanti obiettivi, ed
in particolare: il trattamento e condizionamento di tutti i rifiuti radioattivi
liquidi e solidi stoccati nei vari siti, in gran parte ancora non trattati, al
fine di trasformarli in manufatti certificati, temporaneamente stoccati sul sito
di produzione ma pronti per essere trasferiti al deposito nazionale; la scelta
del sito e la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che
dovrà consentire sia lo smaltimento dei rifiuti condizionati di II Categoria
(centinaia di anni), sia lo stoccaggio temporaneo a medio
teminedei rifiuti di
III Categoria (migliaia di anni), in particolare quelli derivanti dal
ritrattamento e il combustibile irraggiato non sottoposto al ritrattamento; la
disattivazione accelerata degli impianti nucleari italiani; trovare una
soluzione al problema degli elementi a lunghissima vita media. A tale proposito,
il Prof. Rubbia ha richiamato
l’attenzione sull’esigenza di una sempre maggiore collaborazione tra autorità
centrali, autorità locali, opinione pubblica, organizzazioni sindacali e
organizzazioni ambientaliste, e ha sottolineato l’importanza di una corretta ed
obiettiva informazione, che supporti questi sforzi, facendo perno sui valori
della salvaguardia dell’uomo e dell’ambiente, e sia scevra di facili
strumentalizzazioni.
Infine,
accennando al problema dello smaltimento dei rifiuti urbani, il prof. Rubbia ha
portato l’attenzione sulla possibilità di realizzare un ciclo integrato che
comprenda la termovalorizzazione dei rifiuti come fonte di energia per
alimentare impianti di dissalazione e/o purificazione delle acque reflue: a tale
proposito ha citato un dato incoraggiante relativo alla quantità di acqua
dissalata ottenibile con le tecnologie attuali per ogni tonnellata di rifiuti
solidi, che è pari a 100 metri cubi. In tal modo si ha l’opportunità di far
fronte contemporaneamente alle due emergenze, quella dei rifiuti e quella
relativa alla disponibilità di acqua per usi civili.
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30/10/02