Dossier
Rapporto del Senato francese 2001
PRIMA PARTE: CLIMATOLOGIA
Capitolo primo: Il clima

Indice:
1. Il clima è planetario
2. La variabilità del clima
3. La complessità del clima
4. I contrasti del clima
5. Il clima non è ben conosciuto
6. L'uomo non può dominare il clima
Capitolo secondo: L'effetto serra
Indice:
1. Grazie all'effetto serra, una Terra accogliente
2. La realtà dell'intensificazione dell'effetto serra
3. Le cause dell'intensificazione dell'effetto serra
4. L' intensificazione dell'effetto serra proviene da fonti regionali diverse
5. L'irreversibilità dell'intensificazione dell'effetto serra e del suo ritmo
Sulla Terra, l'uomo non è in grado di regolare il clima, ma, guastandolo, rischia di perturbare la vita.
La sua distanza d al Sole, 147 milioni di chilometri, le consente di evitare il surriscaldamento cui è sottoposto il pianeta Venere con 460 °C di temperatura minima, di giorno come di notte, e un'atmosfera composta per il 96% di anidride carbonica (0,03% nell'atmosfera terrestre).
Il pianeta Marte, distante dal sole sessanta milioni di chilometri più della Terra, conosce temperature estive che variano da -100 °C a 0 °C nel corso della giornata. Attualmente non è ancora stata dimostrata l'esistenza dell'acqua sotto forma liquida.
L'irraggiamento solare costituisce l'unica fonte di calore della Terra, il 99,97%, ripartito secondo l'inclinazione dei raggi solari. Tuttavia, solo la radiazione non riflessa verso lo spazio, principalmente ad opera dell'atmosfera e delle nuvole, viene convertita in calore. Ugualmente, e più ancora, l'atmosfera e le nuvole intervengono per controllare la radiazione infrarossa attraverso la quale il pianeta espelle questo calore di origine solare verso lo spazio.
L'atmosfera che circonda la terra, una sottile striscia di una ventina di chilometri di spessore circa, costituisce un regolatore essenziale del clima.
Sempre rimescolata dai venti, la composizione dell'atmosfera in un dato luogo ha presto ripercussioni mondiali in quanto subisce una continua omogeneizzazione.
Ciò ha una conseguenza immediata sul tema del presente studio: ogni emissione locale di gas serra aumenta il tenore mondiale nell'atmosfera di quel gas.
La miscelazione dell'atmosfera avviene essenzialmente grazie a due grandi movimenti: la circolazione atmosferica e la circolazione oceanica.
La circolazione atmosferica realizza, quasi per metà, l'equilibrio termico del pianeta ripartendo le masse d'aria dell'atmosfera.
Partendo dall'equatore, le masse d'aria calda, più leggere, s'innalzano e si dividono in due per dirigersi verso ciascuno dei poli.
Al disopra delle regioni subtropicali, l'aria, divenuta più fredda, ridiscende verso il suolo e si dirige verso l'equatore. Esistono così due grandi anelli che ricoprono ciascuno quasi la metà di un emisfero.
Sotto l'azione della forza di Coriolis, i movimenti dell'aria verso l'equatore sono deviati a destra nell'emisfero nord e a sinistra nell'emisfero sud, formando gli alisei, che si caricano di umidità al disopra delle acque tropicali, e producono giganteschi cumulo-nembi che riversano piogge diluviane da una parte e dall'altra dell'equatore sulle foreste tropicali dell'Amazzonia, dell'Africa e dell'Indonesia.
Oltre queste due zone di grandi piogge, si trovano i grandi deserti del Messico, del Sahara (emisfero nord) e quelli del Cile, di Namibia e d'Australia (emisfero sud).
La circolazione atmosferica e la circolazione oceanica contribuiscono, ciascuna per circa metà, al rimescolamento dell'atmosfera. Ma, tenuto conto della differenza di ritmo delle due circolazioni, l'oceano, che immagazzina circa mille volte di più energia rispetto all'atmosfera, tempera le variazioni stagionali del clima.
Durante audizioni e studi il Relatore ha notato che la situazione climatica attuale è generalmente considerata come normale. In realtà, nei più di 4,6 miliardi di anni di vita del pianeta Terra, il clima, alla sua superficie, non ha cessato di modificarsi e, spesso, in modo profondo. Tutta la storia del clima descrive l'ampiezza di queste variazioni e le loro caratteristiche, e un'immensa parte di questa storia ci è ancora totalmente sconosciuta.
Le conoscenze fondamentali sul clima del passato ci vengono da scavi archeologici e da “carote” glaciali. Questi due sistemi di ricerca, congiunti, ci hanno permesso di risalire fino a 420.000 anni fa, e questo significa che, attualmente, è conosciuto con precisione solo un decimillesimo della storia climatica della Terra, e ciò deve indurre una grande modestia nelle analisi e nelle affermazioni che da esse potrebbero essere tratte, e anche nei tentativi di modellizzare un'evoluzione logica del clima.
I confronti effettuati tra le analisi archeologiche di M.me Nicole Petitmaire e quelle delle “carote” glaciali di M. Claude Lorius, permettono di mostrare che grandi cambiamenti possono essere constatati in seguito a variazioni climatiche medie che non eccedono i 5° di ampiezza termica.
Per questa ragione, l'accostamento di questi dati con gli studi attualmente condotti da vari scienziati riuniti in seno al Gruppo Internazionale sui Mutamenti Climatici (IPCC), che prevedono, per il XXI° secolo, un variazione media di temperatura da +1 °C a +3 °C o da +2 °C a +4 °C (secondo rapporto IPCC) o ancora da +1,4 °C a +5,8 °C (terzo rapporto IPCC) malgrado apparentemente poco rilevante, non costituisce una variazione indifferente.
Tanto più che in materia di clima, i momenti di scatenamento degli effetti soglia sono attualmente molto poco conosciuti. Per attenersi ad un solo esempio, legato alla circolazione oceanica, un aumento di temperatura di 4 °C nella regione del Labrador non costituirebbe una catastrofe ecologica in sé, forse anche il contrario, ma se questo aumento di temperatura interrompesse l'inabissamento delle acque dell'oceano in questo distretto, e quindi anche l'affondamento dell'anidride carbonica e, soprattutto, provocasse l'interruzione della Corrente del Golfo che regala all'Europa un clima temperato, allora occorrerebbe realmente allarmarsi per un tale aumento della temperatura.
Anche se gli uomini si rifiutano di prendere spontaneamente in considerazione i disagi che potrebbero derivare da un cambiamento climatico, è evidente che nel passato l'uomo ha dovuto, parecchie volte, suo malgrado, affrontare importanti cambiamenti climatici. Sarebbe lo stesso in caso di nuove variazioni del clima e i mezzi tecnici, attualmente disponibili, potrebbero non essere decisivi per annullare o attenuare le conseguenze perverse di un tale cambiamento. La differenza in rapporto ai periodi passati consisterebbe nella responsabilità, almeno parziale, dell'uomo nei cambiamenti climatici attualmente osservati. Nel corso dei precedenti periodi, l'uomo non poteva far altro che adattarsi al clima, modificato dalla fatalità. Oggi e in futuro, i cambiamenti climatici potrebbero forse derivare dalla stessa azione dell'uomo, senza peraltro che l'uomo sia in grado di correggere gli effetti dei cambiamenti da lui stesso provocati.
Infatti, l'emissione di vapore d'acqua, di anidride carbonica, di metano e di altri gas serra può essere più o meno limitata dall'intervento dell'uomo; invece come potrebbe l'uomo organizzare l'assorbimento di questi gas serra per annullarne gli effetti, una volta che questi sono stati liberati nell'atmosfera?
Rimettersi alla natura non è più una soluzione da raccomandare, in quanto i diversi gas serra hanno cicli di vita molto variabili e assolutamente non trascurabili.
Emerge da queste considerazioni che alla variabilità del clima, dovuta o meno all'uomo, converrà adattarsi. È necessario studiare, secondo le tipologie di variazione, secondo le loro cause e secondo le regioni del mondo interessate, i margini di manovra lasciati all'uomo per adattarsi ed è da temere che questi siano tanto più ridotti quanto più il ruolo dell'uomo nelle emissioni dei gas serra sarà stato importante.
3. A. Il ciclo dell'acqua
“La Terra è senza dubbio il gioiello del sistema solare. Quando la si ammira dallo spazio, piccola bolla tenera e blu che galleggia nell'infinito, il suo nome sembra proprio scelto male: la superficie del nostro pianeta è infatti ricoperta per tre quarti dall'oceano.” (Serge Brunier)A complemento del ciclo dell'acqua, interviene il ciclo del carbonio.
Elemento essenziale alla vita, il carbonio costituisce la struttura delle molecole organiche di tutti gli organismi viventi.
È presente anche nelle rocce calcaree e nell'aria.
Per inquadrare l'importanza delle diverse localizzazioni del carbonio, si può rilevare che venti milioni di miliardi di tonnellate di carbonio si trovano nei sedimenti calcarei (30.000 volte più che nell'atmosfera), che anche l'oceano trattiene carbonio, sotto forma di ioni bicarbonato disciolti nell'acqua (60 volte più che nell'atmosfera), che la biosfera contiene sostanza organica che, con i residui nei suoli e negli oceani rappresenta cinque volte la quantità di carbonio presente nell'atmosfera. Infine, l'anidride carbonica rappresenta lo 0,03% dell'aria.
Tra queste diverse riserve avvengono scambi di carbonio, si realizza così il ciclo del carbonio.
Gli scambi possono avvenire nei modi seguenti:
- Biosfera continentale fotosintesi atmosfera (le piante assorbono ed emettono anidride carbonica);
- Oceano atmosfera (l'anidride carbonica presente nell'atmosfera reagisce con l'acqua fredda e si trasforma in bicarbonato, che, in decenni, centinaia o migliaia di anni si decompone, per effetto dell'acqua calda e libera anidride carbonica nell'atmosfera. È la presenza dell'anidride carbonica disciolta nell'acqua, aumentata dall'irraggiamento solare, che permette la proliferazione di alghe microscopiche alla superficie degli oceani: il fitoplancton. Questo viene assorbito dallo zooplancton che nutre i pesci.
La catena della vita comprende sempre il carbonio (cellule di fitoplancton, quindi tessuto degli altri organismi viventi, quindi rifiuto organico).
Ma questo carbonio non è solamente assorbito, è anche immesso nell'aria (respirazione delle alghe, dei pesci, ossidazione dei rifiuti).
Solo il 10% di tutto questo carbonio (feci, tessuti morti, rifiuti) si inabissa negli oceani ma quasi il 9% si sciogli prima di raggiungere il fondo. Dunque, solo l'1% del carbonio presente negli oceani rimane intrappolato per milioni di anni.
Ogni elemento del ciclo del carbonio dipende dagli altri elementi. Così, il fitoplancton si nutre di sali provenienti dalle profondità oceaniche e risaliti alla superficie grazie alla circolazione oceanica.
Senza questa risalita, il fitoplancton non potrebbe sopravvivere.
Due altri fenomeni partecipano al ciclo del carbonio: le eruzioni vulcaniche, che immettono nell'atmosfera l'anidride carbonica dei depositi sedimentari del fondo degli oceani (carbonati che liberano anidride carbonica sotto l'effetto del calore) e l'erosione delle rocce (la pioggia dissolve i carbonati e gli allumosilicati delle rocce e trasporta gli ioni carbonato verso l'oceano attraverso fiumi e canali).
In questo modo, il vulcanismo assicura il rinnovamento dell'anidride carbonica nell'aria, mentre l'erosione gioca il medesimo ruolo per l'oceano.
Si suppone che, più di quattro miliardi di anni fa, una fortissima attività vulcanica abbia prodotto uno spesso strato di anidride carbonica. Un effetto serra molto forte avrebbe allora impedito all'acqua dell'oceano di gelare, e questo avrebbe dovuto verificarsi tenuto conto che l'irraggiamento solare era inferiore di circa il 30% rispetto a quello attuale.
La vita e la fotosintesi sono allora apparsi nell'oceano e, nel corso di centinaia di milioni di anni, l'anidride carbonica dell'atmosfera è stata sostituita dall'ossigeno che, nell'arco di un miliardo di anni, è arrivato a costituire il 21% dell'atmosfera, permettendo la formazione dello strato d'ozono, circa 400 milioni di anni fa, proteggendo la vita sulla superficie dei continenti contro l'irradiazione solare ultravioletta.
4. I contrasti del clima
5 B. Le incognite del clima presente
Due elementi contribuiscono all'imperfetta conoscenza del clima, nonostante i progressi spettacolari della scienza, si tratta delle nuvole e dell'oceano.
Le nuvole: la conoscenza insufficiente della microfisica delle nuvole non permette di considerare risolte numerose questioni.
Però tutte le precipitazioni, pioggia, neve e grandine, vengono dalle nuvole, dal vapore acqueo che si condensa nelle nuvole. La limitazione del contenuto in vapore acqueo dell'atmosfera dipende da processi che si svolgono nelle nuvole. I cambiamenti nell'umidità atmosferica influiscono fortemente sull'effetto serra.
L'oceano: è il grande regolatore dei mutamenti climatici. Le masse oceaniche costituiscono il 97% dell'acqua del pianeta e ne ricoprono la superficie per il 70%.
L'oceano immagazzina energia e la trasporta, attraverso il pianeta, dai tropici, dove l'acqua si avvicina ai 30 °C, fino alle latitudini elevate. Si ritiene che l'oceano realizzi circa la metà di questo trasferimento di calore, mentre l'altra metà è assicurato dall'atmosfera.
Fino a poco tempo fa, l'oceano era poco conosciuto.
Soltanto dopo il lancio del satellite Topex-Poseidon, nel 1992, da parte di CNES e NASA, è stato possibile conoscere il livello degli oceani, con lo scarto di qualche centimetro.
È allora risultato che l'oceano presenta una superficie "gibbosa", che riproduce in gran parte i rilievi dei fondi marini.
Ora può essere condotto lo studio della circolazione oceanica, spesso paragonata ad un gigantesco tapis roulant . Finalmente possono essere analizzate le caratteristiche del movimento superficiale che fa sprofondare le acque fredde e risalire le acque calde, in un lungo periplo che dura per quasi mille anni.
L'acqua fredda che sprofonda nel mar di Norvegia, nel mare del Labrador e intorno all'Antartico, cola al fondo dell'Atlantico, passa il capo di Buona Speranza e prosegue nell'oceano Indiano dove una parte risale mentre l'altra torna in superficie nell'oceano Pacifico. Sopra questa corrente profonda, circola, in superficie ed in senso contrario, l'acqua calda.
Questa circolazione, chiamata anche circolazione termoalina, è mantenuta dalle differenze di densità tra due masse d'acqua non egualmente calde e non egualmente salate. Infatti, vicino ai poli, il mare è più salato perché la parte dell'acqua che gela contiene meno sale dell'acqua liquida.
Da questo le preoccupazioni dei climatologi e degli oceanologi legate ad un eventuale riscaldamento climatico: lo scioglimento dei ghiacci, forse, rischia di rallentare, o addirittura eliminare lo sprofondamento delle acque fredde molto salate e dunque d'interrompere il funzionamento del tapis roulant della circolazione oceanica.
In una tale ipotesi, sarebbe rimesso in causa il ruolo dell'oceano come regolatore del clima. Ciò potrebbe avere un effetto paradossale: il riscaldamento in corso includerebbe un raffreddamento.
Infatti, in assenza del ruolo mitigante della Corrente del Golfo, il nord Europa sarebbe, in questo caso, particolarmente colpito. Il Regno Unito e la Francia potrebbero conoscere inverni simili prossimi a quelli canadesi attuali.
5. C. I climi futuri sono ancora da scoprire
Le conoscenze sui climi del passato e i dati relativi al clima attuale permettono di delineare meglio il clima del futuro.
Da una parte, si prevede il ritorno dei ghiacci, legato alle variazioni della radiazione solare in arrivo sulla Terra, che dovrebbe verificarsi da qui a 70.000 anni; dovrebbero essere interessati il Canada e la Scandinavia.
Questo consente di rilevare che il riscaldamento attualmente constatato s'inscrive in un ciclo più ampio di raffreddamento.
La grande quantità di dati raccolti, sia sui climi passati che attuali, consente di utilizzare la modellizzazione numerica per mezzo di calcolatori superpotenti per tentare di elaborare qualche proiezione.
Più lontana sarà la proiezione, più potrà essere provato il ruolo dell'uomo nel riscaldamento climatico, più i modelli climatici dovranno incorporare le variabili economiche nonchè i dati riguardanti i cicli bio-geo-chimici.
Tuttavia, il realismo crescente dei modelli climatici finisce col condurre alle stesse difficoltà d'interpretazione incontrate nell'osservazione di miriadi di dati desunti dalla realtà.
6. L'uomo non può dominare il clima
In tutta la storia del nostro pianeta, l'uomo, apparso solo alla fine di questa storia, ha subito il clima sforzandosi di adattarvisi.
Né la circolazione oceanica, né l'evoluzione delle nuvole, né la quantità di energia solare ricevuta dalla Terra possono essere dominate da parte dell'uomo.
Si tratta di un'evidenza da ricordare: se si stabilisse che l'uomo ha potuto influire sull'evoluzione del clima, egli non sarebbe in grado, forse, di correggere il disordine da esso introdotto. Si troverebbe, l'uomo, all'origine di concatenazioni causali soverchianti, sia per le loro dimensioni che per la cattiva conoscenza dei loro meccanismi interni.
Capitolo secondo: L'effetto serra
Il sottile strato costituito dall'atmosfera, all'interno della quale si elabora il clima del pianeta, gioca un ruolo attivo nella conservazione sulla Terra di una certa quantità del calore ricevuto dal Sole.
Infatti, una gran parte dei raggi del Sole traversa l'atmosfera, il 30% viene riflesso verso lo spazio, principalmente ad opera delle nuvole, delle molecole dell'aria e delle superficie chiare (nevi, ghiacci, deserti). Il 70% assorbito, in parte dall'umidità della bassa atmosfera ma principalmente dalla superficie (50%), viene convertito in calore. Le temperature alla superficie dipendono dalle condizioni di evacuazione di questo calore verso lo spazio sotto forma di radiazioni infrarosse.
Ma, mentre una frazione rilevante dei raggi provenienti dal Sole attraversa l'atmosfera, solo una piccola parte, rinviata verso lo spazio sotto forma di raggi infrarossi, lascia l'atmosfera senza trovare ostacoli; a causa della presenza, nell'atmosfera, di gas, detti ad effetto serra, la maggior parte delle radiazioni infrarosse vi è assorbita e riemessa numerose volte, in qualche modo riciclata, contribuendo così al riscaldamento atmosferico.
L'atmosfera si comporta come una serra di giardiniere o come i vetri di una vettura, intrappolando una parte del calore ricevuto, i gas a effetto serra aumentano sempre di più lo spessore della vetrata.
1. Grazie all'effetto serra, una Terra accogliente
Come indicato fin dall'introduzione di questo studio, la vita sulla Terra è fortemente favorita dall'esistenza dell'effetto serra. Senza questo, la temperatura media sul pianeta sarebbe inferiore di circa 30 °C rispetto a quella odierna e si stabilizzerebbe a circa -18 °C, da qui la necessità di ripetere senza sosta che l'effetto serra non è una calamità nè un rischio naturale, ma un fenomeno fisico che rende la vita sulla Terra più accettabile per l'uomo nelle attuali condizioni climatiche generali.2. La realtà dell'intensificazione dell'effetto serra
Se l'effetto serra è un vantaggio, la sua intensificazione aumenta, forse, la gradevolezza della vita sulla Terra.3. Le cause dell'intensificazione dell'effetto serra
L'effetto serra, come già detto, ha sia cause naturali che umane. Anche la sua intensificazione, ma è importante distinguere tra di loro le due cause, in quanto, se l'uomo intende combatterle, potrà tentare di agire solo sulle cause umane, le cause dette antropiche.3. A. Le cause naturali dell'intensificazione dell'effetto serra
Poichè il calore, amplificato dall'effetto serra, è innanzitutto quello emesso dal sole, è stata esaminata la possibilità che il riscaldamento globale e l'intensificazione naturale provenissero dall'aumento delle radiazioni solari.
A1. La variabilità delle radiazioni solariAlla fine del XIX° secolo, è stata formulata la teoria astronomica dei climi, che spiega le variazioni del clima con quelle della radiazione solare nel corso delle epoche.
Il matematico serbo, Milutin Milankovitch ha sviluppato questa teoria (era il 1924), non più basandola su variazioni della radiazione globale, ma sull'evoluzione del movimento della Terra intorno al Sole e sull'orientamento del suo asse di rotazione, che modificano la ripartizione della radiazione con la latitudine e le stagioni.
Egli ha preso in considerazione i cambiamenti di forma dell'ellisse, descritta in un anno dalla Terra intorno al Sole, l'eccentricità, l'oscillazione dell'obliquità che caratterizza l'inclinazione dell'asse della Terra in rapporto al piano dell'orbita terrestre, detto anche piano dell'eclittica e la posizione della Terra sull'ellissi a un preciso momento dell'anno, fenomeno della precessione degli equinozi.
Ciascuno di questi parametri varia con periodi diversi.
Secondo questa teoria, queste variazioni sono sufficienti a provocare le alternanze tra climi glaciali e climi interglaciali.
L'analisi spettroscopica dei tenori isotopici di sedimenti marini prelevati nell'oceano indiano conferma la teoria di Milutin Milankovitch.
Infatti, sono comparsi dei cicli di riscaldamento e di raffreddamento nel corso degli ultimi 500.000 anni con periodicità di 100.000, 43.000, 24.000, e 19.000 anni.
Si è verificato un indebolimento dell'effetto serra nel corso dell'espansione delle calotte di glaciali, quindi intensificazione al momento della deglaciazione, e queste variazioni naturali, agendo in anello di retroazione positiva, permettono di comprendere l'ampiezza delle alternanze climatiche comandate dai cicli astronomici di Milankovitch.
3. B. Le cause umane dell'intensificazione dell'effetto serra
Esse sono costituite essenzialmente da:
- la combustione del carbonio fossile (carbone, petrolio). I sei miliardi di tonnellate bruciati all'anno liberano 22 miliardi di tonnellate di anidride carbonica;
- il disboscamento: il legno, i rami, il substrato forestale liberano anidride carbonica. Questa quantità è stimata tra 6,6 miliardi di tonnellate e 17,6 miliardi di tonnellate all'anno.
Che cosa rappresentano queste quantità annuali in rapporto a tutta l'anidride carbonica dell'atmosfera? Circa l'1%, ossia da 28,6 a 39,6 miliardi di tonnellate su 2.600 miliardi di tonnellate.
Tenuto conto dell'aumento prevedibile del livello delle emissioni di origine umana, questo tasso dell'1% è lontano dall'essere trascurabile.
Inoltre, devono essere considerati i gas serra diversi dall'anidride carbonica.
4. L'intensificazione dell'effetto serra proviene da fonti regionali diverse
L'intensificazione dell'effetto serra è dovuto, in gran parte, dall'aumento delle emissioni di gas serra da parte dell'uomo dopo la rivoluzione industriale.
Questo semplice enunciato indica già una concentrazione delle fonti di emissione di anidride carbonica nell'emisfero nord, ma deve essere completato dal richiamo al ruolo del metano liberato dai ruminanti (bovini, montoni, capre e cammelli), dalle terre inondate (tundre acquitrinose della Siberia o del nord del Canada, foresta amazzonica, mangrovie tropicali, ...) fra le quali principalmente le risaie (la produzione del riso è raddoppiata dal 1940) e dalle fughe di gas provenienti dallo sfruttamento del metano o da miniere di carbone (grisou).
Fra le fonti di anidride carbonica figurano, oltre all'industria, i trasporti e gli abitati, le deforestazioni (Canada, nord dell'Europa, foreste tropicali ...).
Infine, gli aerosol, che restano vicini al luogo di emissione.
Una carta mondiale delle emissioni di anidride carbonica, causate dall'utilizzo di combustibili fossili, riflette strettamente il grado d'industrializzazione dei paesi e/o il loro ricorso a processi di produzione inquinanti. Su una tale carta, l'Europa, compresa l'Europa centrale e l'Europa Orientale, il Giappone, le due Coree, la Cina e Taiwan , l'estremo sud e il nord-est del sub-continente indiano, gli Stati Uniti d'America spiccano nettamente.
All'interno di questi paesi o unioni di paesi, si mettono in evidenza, in modo particolare, il sud del Giappone, le due Coree, il nord-est della Cina, il nord-est dell'Europa, in particolare i Paesi-Bassi e la Germania, la Gran Bretagna, l'est degli Stati Uniti d'America, in particolare la costa del nord-est.
Una carta mondiale delle emissioni di metano da parte degli animali, fa risaltare il Bangladesh, il sub-continente indiano, l'Europa, ad eccezione della Spagna e del Portogallo, nella quale spiccano fortemente i Paesi Bassi, il sud del Brasile e la Nuova Zelanda.
È già stato detto che la variazione dell'irradiazione solare della Terra, causa naturale rilevante dell'intensificazione o dell'indebolimento dell'effetto serra, obbedisce a cicli che sovrastano e s'impongono all'uomo.
S'impongono all'uomo anche le caratteristiche fisiche e chimiche dei gas serra i cui tempi di permanenza nell'atmosfera sono molto variabili e talvolta lunghissimi.
Anche la capacità delle foreste o degli oceani di assorbire anidride carbonica, non sono modificabili, nonostante le proposte formulate in merito come quelle che consistono nel versare della limatura di ferro sull'oceano per aumentare la sua capacità di assorbimento dell'anidride carbonica senza conoscere l'influenza di questa azione sul plancton.
5 B. Le cause umane dell'irreversibilità
Nel campo dell'emissione di gas serra, non è certo che l'uomo possa rimediare nel futuro a ciò che ha prodotto nel corso dei due ultimi secoli.
Innanzitutto perché non è certo che ne abbia la volontà. Infatti, ridurre le emissioni di gas serra, significa rinunciare a continuare a sviluppare le società industriali secondo il modello che fatto la loro prosperità e, inoltre, rifiutare questo tipo di sviluppo ai paesi che vi aspirano.
Inoltre, supponendo che questa volontà esista, anche se l'uomo cessasse, da oggi, di immettere immediatamente qualsiasi gas serra nell'atmosfera, dovrebbe ugualmente subire, per numerosi anni ancora, gli effetti dei gas emessi negli ultimi 150 anni, tenuto conto che una molecola di anidride carbonica permane nell'atmosfera 120 anni dopo la sua emissione e che alcuni perfluorocarburi (CFC) hanno durata di vita di parecchie migliaia di anni.
L'IPCC ha eseguito estrapolazioni per vedere ciò che avverrebbe se i paesi sviluppati applicassero le idee dei Verdi olandesi, e, nel contempo, la Cina, l'India e i paesi in via di sviluppo aumentassero le loro emissioni di anidride carbonica senza prendere misure particolari; in un tale quadro, “ la temperatura continuerebbe ad aumentare, il suo aumento sarebbe ridotto solo del 15% dalle politiche restrittive condotte dai paesi sviluppati. Una tale proiezione mostra che il riscaldamento climatico è ineluttabile e che è indispensabile adattarsi ad esso, cercando, nello stesso tempo, di limitarne l'ampiezza e il ritmo. Persistendo nell'immobilismo, potrebbe avvenire improvvisamente una brusca e forte presa di coscienza e condurre a prendere misure di severa limitazione dello sfruttamento delle riserve di combustibili fossili, il cui costo economico potrebbe essere considerevole".
Se i gas ad effetto serra provocano un mutamento climatico che si traduce in particolare in un riscaldamento, in un innalzamento del livello degli oceani e in un aumento delle precipitazioni, allora queste conseguenze interverranno anche se l'uomo conducesse, da ora, tutte le azioni di rimedio possibili.
5 aprile 2004
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