Edizione telematica di  "Ambiente Risorse Salute"
Dossier "Cambiamenti climatici"
Rapporto del Senato francese 2001

 

 

INRODUZIONE

Il rapporto, comprendente anche le audizioni realizzate dal relatore dal novembre 1999 all'ottobre 2001, è stato concepito come un forum di conoscenze, luogo di interconnessione tra dati diversi; costituisce uno spazio di dialogo più che il sostegno accademico di una tesi o la presentazione di una dimostrazione.
Il rapporto, integrato da più di un centinaio di raccomandazioni di ordine generale e da una trentina di più concrete relative alla vita quotidiana, ha l'ambizione di permettere ai lettori di prendere posizione sui cambiamenti climatici, non esclusivamente da un punto di vista teorico o generale, ma anche attraverso azioni molto concrete della vita quotidiana che contribuiscono a ridurre le emissioni dei gas serra.
La sua diffusione è avvenuta anche su CD-rom e in rete sulla base della considerazione che, più che la sola comprensione della complessità del fenomeno dell'intensificazione dell'effetto serra, l'impatto prioritario del presente studio deve essere la sensibilizzazione del pubblico più vasto possibile.
Ne presentiamo la versione pressoché integrale, evitando di riportare esclusivamente le comunicazioni tecniche del relatore all'Assemblea.
Inizialmente la Commissione delle Finanze del Senato aveva incaricato l'Ufficio Parlamentare di Valutazione delle Scelte Scientifiche e Tecnologiche (OPECST) di effettuare uno studio sul ciclo dell'acqua.
Durante la realizzazione dello studio di fattibilità, il senatore DENEUX (d'ora in avanti il Relatore) ha compreso che lo studio del ciclo dell'acqua rischiava di non essere pertinente se non fossero stati considerati gli altri due grandi cicli naturali dell'azoto e del carbonio. Questo avrebbe suscitato direttamente l'interesse per l'aspetto che assume un'attualità sempre più rilevante: l'effetto serra, ossia, più globalmente, i cambiamenti climatici che potrebbero derivarne.
In effetti, all'origine dell'incarico della consultazione all'OPECST stava la preoccupazione circa le conseguenze che potrebbe avere l'innalzamento del livello degli oceani sulle zone litorali e, a maggior ragione, sulle isole. Ciò corrispondeva dunque perfettamente ad una delle temute conseguenze dei cambiamenti climatici che potrebbero consistere, secondo numerosi studi e sulla base delle osservazioni degli ultimi decenni, in un innalzamento non trascurabile del livello degli oceani.

Il relatore e il Consiglio Scientifico dell'Ufficio avevano classificato lo studio dei cambiamenti climatici tra i temi prioritari da trattare.
Dopo la presentazione dello studio di fattibilità, una domanda dell'Ufficio del Senato insieme a quello dell'Assemblea nazionale, ha definito il tema del rapporto: “L'ampiezza dei cambiamenti climatici, delle loro cause e del loro impatto sulla geografia della Francia, nel 2025, 2050 e 2100”.

I tre orizzonti considerati, 2025, 2050 e 2100, possono suscitare qualche interrogativo. Essi indicano soprattutto che i cambiamenti climatici, se interverranno, avranno effetti variabili nel tempo che non potrebbero avere rimedi immediati a causa, ad esempio, della presenza nell'atmosfera di gas a effetto serra che persistono per parecchi decenni, centinaia o migliaia di anni.
Inoltre, questi tre orizzonti inducono ad interrogarsi in modo diverso sulla necessità, l'impatto e le difficoltà di attuare le diverse politiche, eventualmente immaginate per prevenire e/o rimediare le conseguenze dei cambiamenti climatici.
Spesso, enunciando il tema, al relatore viene osservato che è difficile riflettere nella prospettiva del 2100. In realtà, dopo breve discussione, la maggior parte degli interlocutori riconosce che spesso si prendono decisioni il cui impatto si spera che raggiunga quella scadenza.
Per esempio, un amministratore locale eletto, quando decide l'insediamento di una struttura pubblica, una scuola, un ospedale, uno stadio… o di un'altra infrastruttura, una strada, un ponte … spera proprio, implicitamente, ma senza dubitare, che tali costruzioni saranno ancora al loro posto nella comunità territoriale nel 2100, anche se questa speranza non è esplicitamente menzionata.
Al contrario, troppo spesso, se si considerano le misure regolamentari attualmente adottate in Francia riguardanti le zone edificabili, si constata che non è raro trovare nuovi progetti in zone considerate non edificabili o difficilmente edificabili, ad esempio in zone inondabili, anche se questi edifici e i loro occupanti rischiano di trovarsi minacciati da un evento climatico estremo.
Di conseguenza, molte catastrofi naturali colpiscono una percentuale non trascurabile di edifici che non si sarebbero dovuti costruire o che avrebbero dovuti essere costruiti in modo diverso.
Da qui emerge una domanda che sottende tutto il rapporto: se il cambiamento climatico si è verificato e se le sue conseguenze sembrano raggiungere una certa soglia di gravità, la lotta contro l'intensificazione dell'effetto serra potrebbe divenire una priorità alla quale dover subordinare importanti decisioni politiche come iniziative private di natura molto varia.

Queste considerazioni hanno indotto il relatore a non limitarsi ad un approccio climatologico del problema ma, poiché la richiesta riguardava lo studio degli impatti dei cambiamenti climatici sulla geografia della Francia, ad interessarsi, anche per coerenza nello studio, oltre che della geografia fisica di quella umana, economica, e politica. Di conseguenza, temi anche diversi come l'evoluzione demografica, la politica energetica, i trasporti, l'urbanistica, l'habitat, la salute non potevano essere scartati dallo studio, in quanto è evidente che le emissioni di un gas serra il cui ciclo di vita non è effimero riguardano l'insieme della composizione dell'atmosfera, indipendentemente dalla localizzazione stessa del luogo di emissione; ed è anche del tutto certo che i dati che risultano dall'evoluzione demografica nel corso del secolo che è appena iniziato, così come il ricorso sistematico alle energie fossili, così come infine i modi di vita uniformati implicano dei mezzi di trasporto accresciuti, impongono di prendere in considerazione l'insieme di questi parametri per potere emettere una valutazione sui cambiamenti climatici.

Nello stesso modo in cui i modelli numerici, destinati a simulare il clima, sono impegnati ad integrare un numero sempre maggiore di parametri, così l'estrema sofisticazione di questi modelli sarebbe priva di senso se, mentre integrano l'evoluzione delle emissioni di gas serra, trascurassero dati, tanto fondamentali e carichi di conseguenze, come quelli della demografia, dei trasporti o relativi alle politiche industriali condotte a partire da questa o quella fonte energetica.

Il vantaggio dei rapporti dell'OPECST, in confronto ai rapporti parlamentari legati a singoli temi, è di durare abbastanza per studiare a fondo un tema dalle ricadute scientifiche e tecnologiche complesse, al fine di sensibilizzare i parlamentari su questioni tecniche ardue, e spesso di lungo periodo, prima che venga messo in discussione un testo di legge che rischierebbe di non raggiungere la sua piena efficacia se non fossero presi in considerazione tutti i parametri.

Il relatore osserva che aumenta molto lo spazio dedicato al tema dell'effetto serra e della sua intensificazione sulla stampa scritta o audiovisiva, settimanale e quotidiana, nelle riviste e in numerosi incontri, conferenze, esposizioni o trasmissioni televisive.
Ciò non toglie valore al progetto di realizzare lo studio. Al contrario, è importante studiare il fenomeno a partire da innumerevoli lavori scientifici condotti nel corso degli ultimi anni, vedere in quale misura questi forniscono spiegazioni considerate unanimemente come esatte dei fenomeni, domandarsi se esistono soluzioni e vedere se questo tema di ricerca può essere isolato o no, scollegato da altre realtà.
Per limitarsi alla comunità scientifica, lo studio del clima presuppone lo studio del clima del passato, oggetto della paleoclimatologia, l'elaborazione di modelli climatici globali e la percezione dei limiti delle simulazioni climatiche.

Emergono tre questioni: si possono prevenire i rischi legati ai cambiamenti climatici? È possibile adattarsi? Come porre rimedio agli effetti negativi?

Si tratta dunque, a questo stadio, e anche se le risposte del mondo scientifico suscitano talvolta più interrogativi che certezze, di consentire ai decisori, uomini politici o imprenditori , di scegliere di influire o no sul fenomeno d'intensificazione dell'effetto serra.
È da rilevare che in tutto lo studio, superata la fase di descrizione dell'effetto serra in quanto tale, il problema in questione è l'intensificazione dell'effetto serra.
Il relatore vuole insistere su questo rilievo poiché abbastanza frequentemente, anche tra i bene informati, l'effetto serra è del tutto confuso con la sua intensificazione, definita anche effetto serra addizionale.sd

15-03-2004

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