Le
ricerche sul cambiamento globale si sono innanzitutto focalizzate sulle
interazioni tra i mutamenti dell’ambiente (principalmente climatici), il
funzionamento degli ecosistemi e le società umane. Quando al quadro fu
aggiunta la biodiversità, lo fu nella misura in cui questa era influenzata
dalle altre componenti del mutamento globale. Perché preoccuparsi
della biodiversità? *
la produzione primaria e secondaria
Nel corso dell’ultimo decennio gli effetti della biodiversità sulle altre
componenti del cambiamento globale hanno ricevuto un’attenzione crescente. In
particolare, si è assistito ad una crescita straordinaria delle ricerche sugli effetti potenziali
della perdita di biodiversità sul funzionamento degli ecosistemi, e, da lì, sui
“beni” e “servizi” ecologici ch’essi procurano alle società umane. In che modo la
biodiversità influenza il funzionamento degli ecosistemi a piccola
scala? Produzione primaria
e ritenzione dei nutrimenti dipendenti dalla biodiversità La controversia sui
meccanismi Risoluzione della controversia In
secondo luogo, esiste al presente una nuova metodologia per scomporre l’effetto netto della
biodiversità in un effetto di "selezione" ed un effetto di complementarità,
mettendo a confronto la resa di un gruppo di colture e il valore atteso dalla
resa di monoculture di specie presenti nel raggruppamento (Loreau e Hector
2001). L’applicazione di questa metodologia ai dati dell’esperimento BIODEPTH ha
mostrato che l’effetto di selezione era variabile, passando da valori negativi a
valori positivi in località diverse, ma che nella media era nullo. Quindi si può
respingere l’ipotesi che esso sia il solo meccanismo responsabile dei risultati
di questo esperimento. Al contrario, l’effetto di complementarità era positivo
sull’insieme dell’esperimento; ciò supporta l’ipotesi secondo cui la diversità
vegetale influisce sulla produzione primaria tramite processi biologici locali,
tipo la differenziazione di nicchia e la facilitazione fra specie. Conclusioni
simili sono state ottenute da dati a lungo termine in un altro esperimento di
biodiversità a larga scala a Cedar Creek, nel Minnesota (Tilman et al.,
2001). Per allargare la scala
temporale: la biodiversità come garanzia contro i mutamenti
dell’ambiente Anche nel caso in
cui una grande varietà di specie non sia essenziale per mantenere il funzionamento
degli ecosistemi in condizioni ambientali costanti o prossimi al normale, può
accadere che lo sia per mantenere questo funzionamento in condizioni mutevoli.
L’ipotesi di garanzia propone che la biodiversità offra un”sicurezza” o un
tampone, contro le fluttuazioni dell’ambiente, perché le varie specie rispondono
in maniera diversa a queste fluttuazioni, pervenendo così a compensazioni
funzionali tra specie e, quindi, ad una maggiore prevedibilità delle proprietà
aggregate degli ecosistemi o delle comunità (McNaughton 1977; Yachi and Loreau
1999). Un certo numero di sudi ha di recente fornito le basi teoriche di questa
ipotesi (ad esempio, Doak et al., 1998; Yachi and Loreau 1999; Lehman and Tilman
2000). Alcuni studi empirici hanno per esempio dimostrato una diminuzione della
variabilità dei processi funzionali allorché aumenta la diversità, malgrado una
variabilità talvolta accresciuta delle popolazioni singole, in accordo con
l’ipotesi della sicurezza (ad es., McGrady-Steed et al.,1997; Tilman 1999).
L’interpretazione di questi risultati è tuttavia complicata dalla presenza di
fattori supplementari correlati con la ricchezza delle specie in questi
esperimenti, la qual cosa non esclude
interpretazioni diverse (ad es., Huston 1997). Esperimenti che controllino sia la diversità che le
fluttuazioni dell’ambiente sono necessarie al presente per realizzare dei test
rigorosi dell’ipotesi di sicurezza. Sicurezza
attraverso compensazioni funzionali La
società si fonda sull’apporto regolare e prevedibile di certi “servizi”
ecologici; la biodiversità può offrire una maggiore stabilità nella produzione
di questi “servizi”. L’esistenza di compensazioni funzionali, che permettono di
sopperire al venir meno di certe parti dell’ecosistema, può divenire
particolarmente importante in un mondo che cambia ad una velocità per molti
versi senza precedenti. La perdita di biodiversità può ridurre la capacità degli
ecosistemi, sia naturali che gestiti dall’uomo, ad adattarsi agli altri
cambiamenti globali. A titolo di esempio, recenti esperimenti hanno mostrato
effetti significativi della diversità vegetale sulle risposte di ecosistemi di
prateria ad elevate concentrazioni di CO2 atmosferica e degli apporti di
azoto (ad esempio, Reich et al., 2001). E’ dunque molto verosimile che gli
esperimenti condotti a breve termine sottostimino l’importanza della
biodiversità per il mantenimento del funzionamento dei processi e dei“servizi”
dell'ecosistema.. Per allargare la scala
spaziale: il ruolo della biodiversità a scala del paesaggio e della
regione E'
ugualmente possibile che esperimenti
a piccola scala spaziale possano sottostimare l’importanza del ruolo
giocato dalla biodiversità. Numerose specie che coesistono localmente occupano
delle nicchie ecologiche simili a piccole scale, perché le differenze di nicchia
che permettono loro di coesistere sono situate a scale più larghe, nella loro
differenza di habitat, dalla scala del paesaggio o della regione. Allo stesso
modo che la diversità permette delle compensazioni funzionali tra specie nel
tempo, essa permette delle compensazioni funzionali nello spazio. Le specie si
sostituiscono le une con le altre lungo dei gradienti ambientali, in seguito
alla modificazione progressiva delle condizioni biotiche e abiotiche, poiché
specie differenti presentano degli optimum differentii delle loro attitudini
(fisiologiche o d'altro tipo) lungo questi gradienti. Più è larga la scala
spaziale, più è grande l’eterogeneità dell’ambiente, e più elevata la diversità
biologica necessaria per esplorare al meglio queste differenziazioni ambientali
(Tilman et al.,1997). Effetti della
modificazione e della frammentazione degli habitat Ci
sono buone ragioni percredere che queste stime sono delle sottostime
dell’importanza reale della biodiversità a larga scala. La modificazione e
frammentazione degli habitat, a seguito dei cambiamenti nell'utilizzazione delle
terre e climatici, trasformano, e continueranno a trasformare, sempre di più, i
paesaggi in mosaici di particelle. In tal modo, delle comunità continue nello
spazio si vedono frazionate in “metacomunità”, vale a dire in comunità locali
isolate l’una dall’altra, ma connesse da flussi migratori. Poiché molte specie
caratteristiche degli ecosistemi naturali stabili hanno una bassa capacità di
dispersione, la modificazione e la frammentazione degli habitat rischiano
grandemente di accrescere la limitazione del reclutamento delle specie
complementari che sono quelle più in grado di assolvere una funzione data in
ciascun sito, e, di conseguenza, di amplificare gli effetti della perdita di
biodiversità sul funzionamento dell’ecosistema. Vi è un altro modo di vedere
ciò, mediante le curve specie-superficie. L’isolamento, che sia a scala di tempo
ecologico o a quella dell’evoluzione, ha in generale l'effetto di aumentare
l’esponente della funzione potenza che collega il numero di specie alla
superficie occupata (Rosenzweig 1995) poiché esso accresce le differenze di
composizione specifica tra comunità. Questo implica che una diversità
altrettanto più elevata è necessaria a grande scala per assicurare un livello
dato di diversità a piccola scala, o ancora che una perdita di biodiversità a
scala regionale dovrebbe aumentare l’estensione e l’impatto della perdita di
biodiversità a scala locale. Conclusioni I
lavori teorici e sperimentali recenti dimostrano chiaramente che l’erosione
della biodiversità può avere delle conseguenze profonde sul modo in cui funziona
il sistema Terra e sul mantenimento degli ecosistemi da cui dipendiamo. La
biodiversità può insieme accrescere certi processi dell’ecosistema, quali la
produttività primaria e la ritenzione dei nutrimenti, e anche servire da
assicurazione biologica contro gli effetti perturbatori dei cambiamenti
ambientali. Ne deriva che la biodiversità non può più essere ignorata nelle
questioni relative al cambiamento globale e all’ambiente. Benché questi ultimi
anni abbiano visto una crescita enorme delle conoscenze relative alle
conseguenze potenziali di una perdita di biodiversità sul funzionamento degli
ecosistemi, queste conoscenze restano ancora molto frammentarie. Le principali
sfide per gli anni prossimi sono:
* estendere ad altri organismi (animali, microrganismi), ad altri livelli
trofici (erbivori, predatori, decompositori) e ad altri ecosistemi (
ecosistemi forestali, tropicali, di acqua dolce e marini) le conoscenze acquisite
sui processi vegetali nelle praterie temperate. Questa agenda
scientifica è quella del progetto congiunto dei programmi DIVERSITAS e IGBP -
GCTE .sulla Biodiversità, il cambiamento globale e la funzione degli ecosistemi.
In quanto programma internazionale della scienza della biodiversità, DIVERSITAS
mira inoltre a integrare queste ricerche sulle conseguenze funzionali e sociali
dei cambiamenti di biodiversità in un quadro più ampio, che includa le cause e i
processi che portano a questi cambiamenti di biodiversità, nonché le strategie
possibili di conservazione e di utilizzazione durevole della
biodiversità. Fonte: "Lettre
pigb - pmrc - France", Febbraio 2002, n. 13 Per
maggiori informazioni: Michel Loreau,
La biodiversità ci riguarda per almeno tre
ragioni:
a) ci procura
innanzitutto un certo numero di beni che hanno un valore economico diretto, come
il nutrimento, nuovi medicamenti, geni che permettono di migliorare i raccolti
ed organismi utilizzati in controllo biologico;
b) è intrinsecamente
legata al benessere dell’uomo per ragioni etiche, estetiche, culturali e
scientifiche;
c) può contribuire a “servizi” ecologici che in linea
generale non sono valutati in
termini economici, tipo:
* l’impollinazione delle piante
* la
regolazione del clima
* la regolazione del ciclo dell’acqua
* il
mantenimento della qualità dell’acqua
* il mantenimento della fertilità dei
suoli.
Per comprendere gli effetti della biodiversità sui grandi
processi funzionali degli ecosistemi, una serie di nuovi studi sperimentali ha
manipolato la diversità delle specie usando modelli sintetici di ecosistemi, sia
in ambiente terrestre sia acquatico. Mentre il primo studio che manipolava
sperimentalmente la diversità lo faceva attraverso parecchi livelli trofici
(Naeem et al.,1994), gli studi successivi si sono focalizzati principalmente
sugli effetti della diversità tassonomica di piante e della diversità dei gruppi
funzionali vegetali sulla produzione primaria e sulla ritenzione dei nutrienti
in ecosistemi di prateria (es., Tilman et al., 1996, 1997; Hooper and Vitousek
1997; Hector et al., 1999). Poiché i vegetali, in quanto produttori primari,
rappresentano la componente di base della maggior parte degli ecosistemi, essi
costituiscono il punto di partenza logico per studi dettagliati.
Parecchi
esperimenti, ma non tutti, che utilizzano delle comunità assemblate a caso,
hanno dimostrato che specie vegetali e ricchezza di gruppi funzionali hanno un
effetto positivo sulla produzione primaria e sulla ritenzione dei nutrienti: più
era elevato il numero delle specie vegetali, più quello dei gruppi funzionali,
più aumentavano la produzione primaria e la ritenzione dei nutrimenti. Il più
grande esperimento realizzato fino ad oggi, il progetto BIODEPTH, ha dimostrato
un consistente effetto positivo della diversità sulla produzione di biomassa
vegetale di superficie su otto siti in Europa, con suoli e climi largamente
differenti. (Hector et al., 1999).
Ogni dimezzamento del numero di specie vegetali riduceva la produttività
di circa 80 g/m2 in media. Questa riduzione, che può sembrare non
spettacolare al m2, diventa tale se estrapolata da tutta la superficie
coperta dalle praterie europee
(circa 80 milioni di tonnellate). Ugualmente, l’assenza di un solo gruppo
funzionale riduceva la produttività di circa 100 g/m2.
Occorre tuttavia dire che l’interpretazione di questi
esperimenti è stata controversa (vedi, ad esempio, Huston et al.. 2000; Hector
at al., 2000), per il fatto che i loro risultati possono essere generati da
meccanismi diversi.
Tali meccanismi si possono raggruppare in due classi
principali: nnanzitutto ci sono dei processi deterministici locali, quali la
differenziazione della nicchia ecologica e l'interazione tra specie, che
aumentano l'efficienza delle comunità al di là di quello che ci si aspetterebbe
dalle prestazioni delle specie individuali cresciute separatamente. Si potrebbe
raggruppare l'insieme di questi meccanismi sotto il termine di
"complementarità", perché si basano su interazioni in cui le specie giocano dei
ruoli complementari. Quindi ci sono dei processi stocastici locali e regionali,
implicati in assemblaggi comunitari, che sono mimetizzati in esperimenti
mediante campionamenti saltuari di specie di un bacino regionale.
Il campionamento saltuario delle specie,
accoppiato a una dominanza locale delle specie più produttive, può ugualmente
portare a un aumento della produzione primaria media con diversità, perché i
lotti che contengono molte specie hanno una probabilità più elevata di contenere
delle specie molto produttive. Poiché i processi di campionatura non facevano
parte esplicita delle ipotesi iniziali, essi sono stati considerati da alcuni
come "trattamenti nascosti" (es. Huston 1997), mentre altri li hanno visti come
il meccanismo più semplice possibile che lega la diversità e il funzionamento
degli ecosistemi (ad esempio Timan e al.1997)
Nuovi progressi
teorici permettono di prevedere la risoluzione possibile di questa controversia.
In primo luogo, diventa chiaro che la complementarità e il campionamento non
sono meccanismi che si escludono reciprocamente, come si pensava
precedentemente. Comunità con più specie hanno una probabilità maggiore di
contenere una diversità di tratti fenotipici più elevata. La “selezione”
ecologica, che porta alla dominanza di specie dai tratti particolari, e la
complementarità tra specie dai tratti diversi sono due modi con cui la diversità
fenotipica influisce sui processi funzionali (Loreau 2000). Ma questi due
meccanismi possono essere concepiti come due poli lungo un continuum che va
dalla dominanza pura alla complementarità pura. Scenari intermedi implicano una
complementarità tra gruppi particolari di specie o gruppi funzionali, o una
dominanza di sottoinsiemi particolari di specie complementari. Ogni scostamento
nell’assemblaggio delle comunità, che porta a correlazioni tra diversità e
composizione delle comunità, può implicare insieme dominanza e
complementarità.
Si dubita poco quindi che la diversità delle specie vegetali influisca
effettivamente sui processi funzionali tipo la produzione primaria e la
ritenzione dei nutrienti negli ecosistemi di prateria, anche alle piccole scale
spaziali e temporali dei recenti esperimenti. Ciò che resta da chiarire,
comunque, è il numero di specie implicate in questi effetti. E ciò che resta
ancora largamente inesplorato, è se effetti simili di diversità esistano anche
ad altri livelli trofici e in altri ecosistemi, come gli ecosistemi forestali,
marini e di acqua dolce (Loreau et al. 2001).
Il messaggio importante qui è che il
tempo aggiunge un'altra dimensione al potenziale di complementarità tra specie,
e dunque di effetti della biodiversità sulle proprietà degli ecosistemi. Le
specie che sembrano essere funzionalmente ridondanti per un processo in un dato
momento, possono non essere più ridondanti nel tempo in quanto le loro
variazioni in abbondanza o
metabolismo si compensano.
La ricchezza in specie cresce generalmente
con la superficie occupata secondo una funzione di potenza il cui esponente
varia intorno a 1/4 (Rosenzweig 1995). Queste curve specie-superficie sono state
utilizzate per estrapolare a più grande scala la diversità necessaria per
assicurare il funzionamento di ecosistemi studiati a piccola scala (Tilman
1999b).
* Comprendere gli impatti dei cambiamenti
di biodiversità a scale più ampie spaziali e temporali in interazione con altri
cambiamenti ambientali, in particolare i cambiamenti di utilizzazione delle
terre.
* estendere la ricerca recente olttre una prospettiva di scienza
fondamentale, per affrontare gli impatti sui “beni” e sui “servizi” ecologici di
cui beneficiano le società umane.
Laboratorio d’Ecologia, UMR 7625, ENS,
46 rue d’Ulm, -F-75230 Paris Cedex 05
e-mail: Loreau@tens.fr