di Paisan
Loaharanu * La salubrità degli alimenti
è divenuta, per numerosi governi, una questione altamente prioritaria. De casi
molto discussi hanno mostrato che un episodio d’intossicazione alimentare può
avere gravi conseguenze sanitarie, politiche ed economiche. In ragione
dell’interesse crescente manifestato dai media, sono molto vive la
sensibilizzazione e le preoccupazioni del pubblico riguardanti la salubrità
degli alimenti. I problemi legati alla malattia della vacca pazza e agli
alimenti geneticamente modificati hanno attirato l’attenzione e suscitato
inquietudini. La
presa di coscienza dei rischi posti da una contaminazione microbiologica degli
alimenti si è considerevolmente accresciuta nel corso del decennio scorso.
Parecchi episodi gravi d’intossicazione alimentare causata da vari batteri e
parassiti patogeni sono stati largamente riportati dai
media. Questi episodi hanno
focalizzato l’attenzione sulla capacità delle tecniche di trasformazione di
assicurare la salubrità e la qualità degli alimenti. Il presente articolo rende
conto dei progressi compiutinell’applicazione delle tecniche radiologiche al
trattamento degli alimenti, metodo attualmente autorizzato in più di 40
paesi. Intossicazioni alimentari Secondo l’Organizzazione
mondiale della Sanità (OMS), più di 4 miliardi di episodi di diarrea si
producono ogni anno nel mondo, in maggioranza nei paesi in via di sviluppo. Le
statistiche dei paesi industrializzati mostrano che in questi paesi fino al 10%
degli abitanti sono esposti ogni anno ad un’intossicazione
alimentare. Recenti episodi di
intossicazione alimentare in un certo numero di paesi industrializzati mostrano
che gli alimenti crudi -- volatili, carni e prodotti derivati, frutti di mare,
frutti ed ortaggi-- sono frequentemente contaminati da uno o più batteri
patogeni (Salmonella, Campylobacter, Yersinia, Listeria, Shigella,
Vibrio, E. coli 015:H7) o da parassiti
(protozari, nematodi e trematodi). Oltre a nuocere alla produttività economica,
queste infezioni hanno spesso delle gravi conseguenze, croniche o mortali.
Secondo i Centers for Disease
Control and Prevention degli Usa, si registrano ogni anno in questo paese, 5 000
decessi, 325 000 ricoveri ospedalieri e 76 milioni di disturbi dovuti a
intossicazioni alimentari. La
mondializzazione del commercio alimentare e la concentrazione dei grandi
produttori di alimenti rischiano di aggravare il problema. Vista la rapidità dei
sistemi di trasporto moderni, degli alimenti trattati in un paesi possono essere
consumati in un altro paese nell’arco di qualche ora o qualche giorno. Una
contaminazione legata ad una grande impresa alimentare può propagarsi
rapidamente ai paesi che importano questi alimenti. Per di più, la varietà degli
alimenti è aumentata ben più rapidamente della capacità dei governi importatori
di ispezionarli. Ad esempio, l’Amministrazione americana incaricata del
controllo dei prodotti alimentari (FDA) ha stimato che il numero delle derrate
alimentari è passato da 2,7 milioni nel 1997 a 4,1 milioni nel 2000. In ragione
tuttavia della scarsezza di mezzi, meno dell’1% degli alimenti importati possono
essere ispezionati da questa amministrazione. Salubrità e qualità degli alimenti Il
consenso scientifico secondo cui si può efficacemente utilizzare l’irradiazione
per inattivare vari agenti patogeni alimentari risale agli anni ‘70. Negli anni
‘80, questo consenso è stato sostenuto dal rapporto di un’equipe speciale del
Gruppo Consultivo Internazionale sull’irradiazione delle derrate alimentari
(ICGFI), creato nel 1984 sotto l’egida dell’AIEA, della FAO e dell’OMS, e che ha
realizzato un’analisi precisa dei rischi. L’ėquipe speciale ha concluso nel 1986
che “attualmente e in un avvenire prevedibile, nessuna tecnica di produzione di
alimenti crudi di origine animale, in particolare volatili e maiale, non può
garantire l’assenza di microrganismi e parassiti patogeni tipo Salmonella,
Campylobacter, Trichinella, Toxoplasma. Questi alimenti rappresentano dunque una minaccia non
trascurabile per la salute pubblica. Di conseguenza, quando questi alimenti
presentano un rischio d’intossicazione alimentare, occorre prevedere una
decontaminazione/disinfezione per irradiazione”. Questa raccomandazione è
stata raccolta dal Servizio d’Igiene e d’ispezione degli alimenti (FSIS) del
Dipartimento americano dell’agricoltura. Nel 1988, questo servizio ha
sollecitato la FDA di approvare il ricorso all’irradiazione per combattere i
batteri patogeni presenti nella carne di volatili e i prodotti a base di carne.
Dopo aver valutato l’irradiazione della carne di volatili, la FDA ha approvato,
nel 1992, l’utilizzazione a questo fine dell’irradiazione con una dose massima
di 3 kGy. Nel 1994, è stato approvato dalla FSISun programma di controllo della
qualità dell’irradiazione della carne di volatili. Se
applicazioni commerciali limitate dell’irradiazione che mira ad assicurare la
qualità igienica di alimenti solidi - spezie, gamberetti e coscette di rane in
particolare - sono state utilizzate in certi paesi d’Europa all’inizio degli
anni ‘90, l’approvazione dell’irradiazione dei polli è stato il punto di
partenza della generalizzazione di questa tecnica ai fini della sicurezza
microbiologica degli alimenti. Per coincidenza, il primo
irradiatore commerciale di alimenti che utilizza del cobalto 60 come fonte di
radiazione è stato messo in servizio a Mulberry, presso Tampa (Florida)
all’inizio del 1992. L’opposizione alla sua installazione e al suo esercizio da
parecchie associazioni di consumatori per ragioni ideologiche e la vasta
copertura mediatica che ne è seguita hanno fornito al pubblico delle
informazioni o tuttavia necessariesui vantaggi e gli inconvenienti
dell’irradiazione. Il potere di E.
coli In
tutto il paese i media hanno parlato di quest’incidente e il pubblico ha preso
coscienza per la prima volta del rischio presentato da questo nuovo batterio
patogeno. Vari
processi sono stati intentati alla catena di ristoranti con costi molto elevati,
di parecchi milioni di dollari. Da allora, numerosi casi
d’intossicazione e di decessi causati da E.coli 0157:H7 sono stati riportati dai
media. Rilevanti epidemie si sono
prodotte, in particolare in Giappone, durante l’estate 1996, dove un menu di una
colazione scolastica che comprendeva delle radici fresche consumate in insalata
ha contaminato migliaia di persone e ha determianto il decesso di 11 scolari. Un
altro caso, verificatosi in Scozia nel dicembre del 1996, è stato collegato al
consumo di carne di una macelleria locale; sono deceduti 16
anziani. Le
epidemie causate da E.coli 0157:H7
hanno spinto Isomedix, un’importante impresa di irradiazione del New Jersey
(Usa), a domandare nel 1995 alla FDA l’autorizzazione ad irradiare della carne e
dei prodotti a base di carne. Sono occorsi due anni alla FDA per studiare questa
domanda prima di dare risposta favorevole nel 1997. Nel dicembre 1999, il FSIS
ha approvato una nuova regolamentazione riguardante il controllo della qualità
della carne e dei prodotti carnei irradiati. .
Le epidemie di E.coli 0157:H7 che hanno comportato il decesso
di bambini nel 1993 hanno determinato
un’importante riforma nella regolamentazione americana. Il FSIS ha decretato nel
1994 che tutta la carne tritata che contiene questo batterio patogeno sarebbe
stata considerata “adulterata”, che fosse cruda, congelata o cotta. Benché
fossero stati registrati parecchi casi di batteri patogeni associati ad episodi
d’intossicazione alimentare caratterizzati talvolta da decessi, era la prima
volta che un organismo di regolamentazione dichiarasse “adulterante” un batterio
patogeno. Per
ragioni analoghe, la FDA ha annunciato, nel 1996, che nessun alimento pronto per
il consumo, compresi prosciutto, salsiccia, salame, formaggi, etc., doveva
essere contaminato dala Listeria monocytogenes, che può avere gravi conseguenze nelle donne incinte e negli
immunodepressi. Questo batterio è stato dunque anch’esso classificato come
“adulterante”. Il
più importante ritiro dal commercio di alimenti, nella storia, ha avuto luogo nell’agosto 1997 quando
della carne tritata prodotta da un importante industria di trasformazione di
carne dello Jowa (Usa) si è rivelata contaminata da E. coli 0157:H7. L’impresa ordinò il
ritiro del suo prodotto, che era stato distribuito già in diversi Stati per
parecchie decine di migliaia di tonellate. In seguito tale impresa fu dichiarata in fallimento e mise
fine alla sua
attività. Un
altro importante ritiro dalla circolazione fu determinato da una contaminazione
da Listeria
monocytogenes di salcicce
prodotte da una grande impresa di trasformazione di carne dell’Illinois nel
dicembre 1998/gennaio 1999. Salcicce prodotte da questa impresa erano state
distribuite in tutto il paese e avevano determinato centinaia d’intossicazioni
nonché il decesso di diverse persone, tutte immunodepresse. L’impresa decise di
ritirare tutte le salcicce, per un volume di 13 000 tonellate. Alla fine erano
decedute 21 persone. Un’azione collettiva è stata intentata contro l’impresa e
il processo è ancora in corso. Il potere dei
media Dopo il rilevante ritiro dal
commercio della carne tritata del 1997, i media hanno cominciato a pubblicare
dichiarazioni con le quali si richiedeva l’impiego dell’irradiazione. Grossi
titoli in questo senso sono stati dedicati dai principali giornali degli Stati
Uniti, fra cui il New York Times, il
Washington Post, Usa
Today ,il Wall
Street Journal e il Chicago Tribune. Questa azione ha permesso di farsi
un’idea esatta della sicurezza e dei vantaggi dell’irradiazione degli alimenti
ed ha permesso di comprendere meglio il contributo che l’irradiazione poteva
apportare alla qualità igienica di detti alimenti. Sono seguite delle riforme
della regolamentazione e i consumatori sono sembrati più desiderosi, quando si
presentava la possibilità di scegliere, di acquistare degli alimenti
irradiati. Il potere dei
consumatori Benché persistano vasti
malintesi riguardanti gli alimenti irradiati, prove di commercializzazione e
cifre di vendita al dettaglio in parecchi paesi hanno mostrato che veniva
sottostimata l’accettazione degli alimenti irradiati da parte dei
consumatori. Diverse prove di
commercializzazione di alimenti irradiati, tutti muniti da un’etichettatura che
indica chiaramente il trattamento sono state realizzate in vari paesi per
valutare la reazione dei consumatori a livello della vendita al dettaglio. Nel
1986 una prova di commercializzazione di salsicce di porco fermentate, chiamate
localmente Nham, contenenti spesso dei patogeni tipo la Salmonella e generalmente consumate
crude in Tailandia, è stata realizzata in questo paese. I risultati hanno
mostrato che i consumatori apprezzavano la sicurezza microbiologica dei Nham
irradiati venduti, in rapporto ai
loro equivalenti non irradiati, in una proporzione di 11 ad 1. Dei Nham
irradiati sono stati regolarmente messi in vendita a Bangkok dove, da allora,
sono più regolarmente accettati dai consumatori. Quando, nel 1987, delle
papaie irradiate provenienti dalle Hawaii furono testate nel commercio in
California, i risultati dimostrarono che si vendevano meglio, in un rapporto di
13 a 1, delle papaie trattate con acqua calda ( due trattamenti erano utilizzati per
uccidere le uova/larve di mosche dei frutti, provenienti dalle Hawaii, che sono
in Usa sottoposte ad una quarantena). Le papaie irradiate si sono rivelate di
qualità superiore a quelle trattate con acqua calda, e i consumatori hanno
apprezzato questo fatto. Quando delle fragole
irradiate provenienti dalla Florida sono state commercializzate nella regione di
Chicago a partire dal 1992 in seguito all’entrata in attività del primo
irradiatore commerciale degli Usa, le fragole irradiate si sono meglio vendute
delle fragole non irradiate in un rapporto che è andato da 10-20 a 1 in funzione
del periodo di acquisto. Qui ancora è stata la qualità un fattore decisivo: le
fragole irradiate restano fresche fino a due settimane mentre le loro equivalenti non irradiate
cominciano a guastarsi dopo qualche giorno. Le prove di
commercializzazione e le vendite al dettaglio di alimenti irradiati in altri
paesi - Belgio, Cile, Cina, India, Indonesia, Francia, Paesi Bassi e Africa del
Sud, hanno dato dei risultati analoghi. Ogni volta che sono stati messi in
vendita degli alimenti irradiati a fini di marketing o di commercializzazione, i
consumatori hanno preferito il prodotto irradiato in ragione della sua salubrità
o della sua qualità. La
chiave dell’accettazione degli alimenti irradiati da parte dei consumatori
sembra risiedere in una buona informazione ,accompagnata da una autorizzazione
da parte delle autorità sanitarie nazionali. Infatti, nulla indica che i
consumatori, quando si offre loro una scelta e delle informazioni relative,
siano esitanti nell’acquistare degli alimenti irradiati.
Applicazioni commerciali Attualmente, più di 40 paesi
autorizzano il ricorso all’irradiazione per una o più derrate o gruppi di
derrate, e più di 30 paesi l’utilizzano a fini commerciali. Diversi paesi
utilizzano l’irradiazione per assicurare la sicurezza microbiologica di vari
tipi di alimenti dagli inizi degli anni ‘80. Il volume totale degli alimenti
irradiati è considerevolmente aumentato in questi ultimi anni fino a
raggiungere, secondo le stime, 250 000 ton all’anno. Inizialmente, gli
ingredienti alimentari, in particolare le spezie e i condimenti secchi, hanno
suscitato un grande interesse nell’industria alimentare. Questi prodotti devono
conformarsi alle norme microbiologiche applicabili agli alimenti pronti da
consumare, ossia le conserve. Le spezie e i condimenti secchi, generalmente
prodotti nei paesi in via di sviluppo per mezzo di metodi tradizionali di
manutenzione e di trasformazione, sono fortemente contaminati da diversi tipi di
deterioramento e da microrganismi patogeni. A meno di essere trattati per via
chimica, calore o irradiazione, gli alimenti che contengono questi ingredienti
sono destinati a deteriorarsi rapidamente o richiederanno, nel caso delle
conserve, un trattamento termico supplementare che ridurrà la loro
qualità. Dal
1991, l’Unione europea proibisce l’utilizzazione dell’ossido di etilene e
dell’ossido di propilene per uccidere i microrganismi presenti nelle spezie e
negli alimenti secchi per la ragione che sono cancerogeni e presentano un
rischio per i lavoratori. L’irradiazione si è rivelata una soluzione di valida
sostituzione. In Europa, tuttavia, il volume delle spezie e ingredienti
irradiati non è molto aumentato dal 1995 a causa della stretta regolamentazione
riguardante l’etichettatura imposta dall’Unione europea sugli alimenti e
ingredienti irradiati, anche presenti in quantità minime. L’industria è
costretta ad utilizzare, per assicurare la sicurezza microbiologica di questi
prodotti, altri metodi meno efficaci e più onerosi che non richiedono alcuna
etichettatura. L’irradiazione delle spezie,
condimenti secchi e altri ingredienti si è al contrario considerevolmente
sviluppata dalla metà degli anni ‘90 negli Usa e in altri paesi dove la
regolamentazione riguardante l’etichettatura degli ingredienti irradiati non è
così stretta. Il volume delle spezie e ingredienti irradiati prodotti nel 2000 è
di circa 90 000 tonnellate, la gran parte delle quali è utilizzata
dall’industria alimentare per assicurare la sicurezza e la qualità
microbiologica dei suoi prodotti. L’irradiazione commerciale
degli alimenti di origine animale a fini di sicurezza microbiologica fa
egualmente i primi passi in Europa. Dall’inizio degli anni ‘80, i gamberetti e
le cosce di rana surgelate importate sono sistematicamente irradiate in Belgio,
in Francia e nei Paesi Bassi. Come citato prima, la Tailandia commercializza con
molto successo, dal 1986, dei Nham irradiati. Negli Usa sono
commercializzati delle carni irradiate. Questa commercializzazione è cominciata
dall’autorizzazione accordata dalla FDA nel 1997 e dal FSIS nel 1999. Nel maggio
2000, un acceleratore di elettroni commerciale è stato messo in servizio in un
complesso di trasformazione e di stoccaggio di Sioux City (Iowa). Carne
surgelata, principalmente manzo tritato, irradiato per garantire l’assenza di E.coli
0157:H7 è attualmente
commercializzata all’ingrosso in una ventina di Stati. Inoltre, si è cominciato,
nel luglio 2000, a commercializzare in più Stati dell’est degli Usa della carne
tritata fresca e surgelata irradiata con i raggi gamma. Le
nuove tendenze La
scoperta della pastorizzazione e della cottura in forno a microonde nel corso
degli ultimi due secoli ha permesso all’umanità di migliorare la sicurezza e la
qualità microbiologica di alimenti liquidi tipo il latte e i succhi di frutta e
di facilitare la preparazione degli alimenti. Sotto parecchi riguardi, le
inquietudini legati all’irradiazione degli alimenti somigliano a quelle che
avevano suscitato la pastorizzazione del latte e la cottura con microonde al
momento della loro introduzione. Alcuni critiche utilizzate contro queste due
tecniche sono state anche utilizzate contro l’irradiazione degli
alimenti. Si
prende oggi sempre maggiore coscienza del rischio d’intossicazione presentato
dal consumo di alimenti di origine animale, di frutta e di ortaggi freschi,
interi o pretagliati, e di alimenti poco trattati. Per questo ci si attende una
domanda accresciuta di tecniche che proteggano la qualità e che migliorino la
sicurezza dei nostri alimenti. L’irradiazione è
riconosciuta essere efficace per inattivare i microrganismi patogeni e
prolungare la durata di consumo degli alimenti senza modificare
considerevolmente il gusto. tenuto conto della regolamentazione sempre più
rigorosa che regola l’utilizzazione dei conservanti e dei fumigatori negli
alimenti, l’irradiazione dovrebbe soddisfare la domanda crescente di alimenti
freschi o semifreschi che contengono poco o nessuna sostanza chimica a vocazione
sanitaria o fitosanitaria. le
autorità sanitarie del mondo intero rivalutano i metodi esisterti di
assicurazione della salubrità degli alimenti applicando un metodo razionale
conosciuto sotto il nome di analisi dei rischi ai punti critici. nel corso dei
quattro ultimi decenni, degli esperimenti scientifici hanno ampiamente
dimostrato l’efficacia dell’irradiazione per quanto attiene all’assicurazione
della sicurezza della qualità igienica degli alimenti solidi così come è
avvenuto per la pastorizzazione riguardo gli alimenti liquidi. Diviene
imperativo incorporare la pastorizzazione a freddo o un trattamento di
decontaminazione tipo l’irradiazione all’analisi dei rischi nei punti critici,
soprattutto per gli alimenti consumati crudi, pronti da consumare o poco
trattati. Potrebbe porsi anche
prossimamente la questione della responsabilità legata alla non-irradiazione di
prodotti. L’irradiazione essendo sempre più largamente accettata per a garantire
la sicurezza microbiologica degli alimenti, una persona che si ammala o i
parenti delle persone decedute in seguito al consumo di alimenti contaminati con
batteri patogeni possono intentare un processo giudiziario per trascuratezza a
carico del produttore o del dettagliante di alimenti. Essi potranno affermare
che l’irradiazione avrebbe ucciso i batteri prima che i prodotti pervenissero ai
consumatori. I produttori potranno allora giudicare più ragionevole ed economico
irradiare gli alimenti, sia per ragioni sanitarie che
giuridiche. Dopo decenni di
ricerche, di messe a punto, di dibattiti pubblici e di test di accettazione da
parte del consumatore realizzate in numerosi paesi, l’irradiazione ha mostrato
che essa è un mezzo sicuro e affidabile nell’assicurare la sicurezza e la
qualità degli alimentai e per lottare contro le intossicazioni alimentari.
Tenuto conto delle sue possibili applicazioni, si potrebbe perfettamente
affermare, per quanto attiene alla sicurezza microbiologica degli alimenti ,
ch’essa abbia un impatto ancora più importante di quanto l’abbia avuta la
pastorizzazione, un secolo fa. ____________________________________- Alimenti trattati con
irradiazione nel mondo ( stime relative al 1999;
totale: 243.000 tonellate). Africa del Sud: Cereali,
latticello, polveri di formaggio, alimenti disidratati, ortaggi disidratati e
freschi, frutta secca, prodotti a base d’uova, pesce, aglio, preparazioni
dietetiche, miele, marinate, gelatina, alimenti a lunga conservazione, miscele
di soia, spezie ed erbe, ortaggi in polvere. 11 492 ton. Germania: Spezie. Argentina: Spezie, ortaggi secchi,
aglio, prodotti a base d’uova, siero bovino disidratato. 740
ton. Bangladesh: pesce seccato, alimenti
surgelati, ortaggi. 229 ton. Belgio : Alimenti per animali di
laboratorio, spezie, cosce di rana congelate, gamberetti, erbe aromatiche e the.
15 000 ton. Brasile: Spezie. Canada: Spezie. 3 000
ton. Cile: Spezie e condimenti (,
ortaggi secchi, alimenti surgelati (frutti di mare). 635
ton. Cina: Spezie, condimenti (aglio,
32 000 ton), vino di batata dolce, patate, cipolle, ortaggi disidratati, carne
refrigerata, alimenti naturali, riso, cereali, farina di grano, spezie. 72 000
ton. Corea, Repubblica di: Patate,
cipolle, castagne, funghi (freschi e secchi), spezie, carne secca, polvere di
crostacei, polvere di pepe rosso, polvere di salsa alla soia, fecola per
condimenti, ortaggi secchi, lievito/enzimi, polvere di aloe, ginseng, pasti
sterilizzati. 2 500 ton. Croazia: Semi di papavero, pepe
rosso macinato, radici di altea, foglie di altea, foglie di betulla, foglie di
menta, foglie di timo, fiori di camomilla, estratto di erba di san Giovanni,
estratto di menta, estratto di valeriana. 37 000 ton. Cuba: fagiolini, cipolle,
patate. Danimarca:
Spezie. Finlandia:
Spezie. Francia: Spezie e condimenti,
gamberetti surgelati, cosce di rana, volatili (pollo disossato surgelato). 25
000 ton. Giappone: patate. 20 000
ton. Indonesia: Non
specificato. 4 015
ton Iran:
Spezie. Israele: Spezie, condimenti ed
erbe. 1 000 ton Malaisia: Spezie, erbe e ingredienti
per alimenti secchi. Messico: Alimenti secchi. 4 600
ton. Norvegia:
Spezie. Paesi Bassi: Non specificato. 30 000
ton. Perù: Spezie, additivi
alimentari, alimenti per animali. Polonia: Spezie, funghi e ortaggi
disidratati. 300 ton. repubblica ceka:
Ingredienti di alimenti secchi, spezie. 850 ton. Regno Unito:
Spezie. Tailandia: Salsiccia di porco
fermentati (Nham), spezie per la confezione di zuppe e altri prodotti. 880
ton. Ungheria: Spezie, ortaggi secchi.
800 ton. USA: Spezie, prodotti freschi,
polli. 50 000 ton. _______________________________________________
Furono per
fortuna i media a ricollocare le questioni di sicurezza e di tecnologia nel loro
contesto. negli Usa, una trasmissione popolare d’indagine televisiva chiamata
“20/20” diffuse nel dicembre 1991, proprio prima che fosse autorizzato
l’irradiatore di Mulberry, un programma intitolato “Il potere della paura”, che
ha messo in dubbio la veridicità delle affermazioni di coloro che si opponevano
al progetto.
Malgrado i dati scientifici convincenti, tuttavia, nessuna
industria alimentare ha da allora deciso di ricorrere all’irradiazione per
assicurare la sicurezza microbiologica della carne di volatili, principalmente
purché nulla le stimolav a farlo. Anche oggi, carne di volatile non irradiata,
spesso contaminata da batteri patogeni (Salmonella e Campylobacter jejuni), continua ad
essere commercializzata senza trattamento.
A partire dagli anni
‘80, degli articoli scientifici hanno dimostrato che parecchi batteri patogeni
nuovi, fra i quali E.coli 0157:H7
e
Listeria
monocytogenes, potevano
causare gravi intossicazioni alimentari, in particolare nei bambini, nelle
persone anziane e negli immunodepressi. Queste previsioni si sono rivelate
fondate - all’inizio del 1993, centinaia di persone di cui molti bambini di meno
di cinque anni, che avevano consumato degli hamburger insufficientemente cotti
in una catena di ristoranti della costa ovest degli Usa, si sono gravemente
ammalati; quattro bambini sono deceduti in seguito all’infezione di E.coli 0157:H7. Degli studi hanno
dimostrato che la carne tritata utilizzata per confezionare gli hamburger era
contaminata da questo batterio mortale, che non era stato completamente
inattivato dalla cottura.
A
partire dal 1993, quando dei reportage sugli episodi di E.coli 0157:H7 hanno cominciato ad
essere diffusi dai media americani in tutto il paese, dei ricercatori, dei
professori dell’alimentazione e dei giornalisti hanno richiesto che
l’irradiazione fosse utilizzata per assicurare la qualità igienica della carne
tritata. Le loro domande non hanno tuttavia suscitato molta attenzione perché a
quella data, la FDA non aveva ancora approvato l’irradiazione per la carne e i
prodotti carnei.
Ogni tecnologia per quanto sicura ed
efficace possa essere, è inutile se i consumatori non l’accettano. Inizialmente,
esisteva nei tecnici dell’alimentazione e in certi governi una convinzione
largamente diffusa secondo cui i consumatori esiterebbero ad acquistare degli
alimenti irradiati in ragione delle loro idee sbagliate sul conto
dell’irradiazione e della sua associazione col “nucleare”.
21/02/02