“Patate fritte o
cotte al forno e prodotti cereali possono contenere alti livelli di acrilamide”,
che è un "probabile carcinogeno umano”. Queste prime righe di un comunicato
stampa pubblicato dalla Swedish National Food Agency
il 24 aprile 2002 allarmarono i consumatori,
gli scienziati e gli addetti alla regolamentazione. Ancora più allarmante era
la conclusione: “...forse parecchie centinaia di casi di cancro annualmente in
Svezia possono attribuirsi all’acrilamide”, cosa che equivarrebbe a centinaia di
migliaia di cancri in tutto il mondo causati da un contaminante presente nei
cibi consumati giornalmente da molte persone. Nelle settimane seguenti ci furono appelli per
iniziative tempestive da parte dei consumatori che chiedevano raccomandazioni sui cibi
che dovevano essere evitati, degli industriali alimentari che cercavano di
capire quel tipo di panico e di valutare l’impatto sui loro affari. Su
iniziativa della World Health Organization (WHO), nel
luglio2002 una Consultazione congiunta FAO/WHO sulle implicazioni per la
salute dell’Acrilamide negli alimenti, cercò di fornire una risposta iniziale ad
alcune di quelle domande. fig.1
Dato l'accresciuto impiego industriale di acrilamide, i tossicologi
comincirono a interessarsi al composto per gli effetti riscontrati in lavoratori
con frequenti esposizioni alla sostanza. Studi e osservazioni su animali e
uomini rivelavano che l’alta reattività dell’acrilamide stava causando una
varietà di seri effetti dannosi, tipo sonnolenza, menomazione
dei coordinamenti, allucinazioni, confusione, sensazioni anormali e debolezza muscolare. Questi effetti
indicavano che l’inalazione di vapori di acrilamide porta a
disordini neurologici. Tali reazioni neurotossiche furono anche osservate in animali di laboratorio esposti
a livelli comparativi più elevati, in una gamma che causa il cancro. Fu condotto uno
studio a lungo termine con il coinvolgimento di più di
8000 lavoratori che avevano inalato regolarmente acrilamide sui loro posti di lavoro
prima che la tossicità fosse interamente riconosciuta. I risultati di
questo studio non dimostrarono accresciuti livelli di cancro. Tuttavia gli epidemiologi e i
tossicologi si sono trovati d’accordo nel dire che questo risultato negativo non può essere preso
come prova che l’acrilamide non causi il cancro nell’uomo, poiché la
dimensione del campione poteva risultare troppo piccola per rilevare l'incidenza
del cancro. Ulteriori studi hanno rivelato che l’acrilamide è capace di
modificare il materiale genetico in batteri e animali. La conosciuta tossicità
e l’impiego su larga scala dell’acrilamide richiedono severi controlli dei
prodotti che contengono la sostanza chimica, così come una protezione delle
persone contro la loro esposizione a detta sostanza. Il WHO raccomandò nel 1985
che la concentrazione nell’aria dei luoghi di lavoro non eccedesse lo 0.1
g/m3. Analoghi limiti furono
adottati e imposti dalle autorità nazionali. L’uso di poliacrilamidi che
contengono additivi nella purificazione delle acque potabili era considerato un
rischio potenziale a causa dell’acrilamide libera che vi potesse essere
disciolta; la WHO indicò che dovesse essere stabilito un valore guida per
l’acqua da rubinetto di 0.5 µg/l, un valore che poteva essere controllato usando
metodi analitici adatti. L’acrilamide per uso industriale o da laboratorio è
classificata come un potenziale carcinogeno e deve comportare appropriati
segnali di pericolo e avvertimenti tipo quelli mostrati in
___________________________________ Il problema se
l’acrilamide potesse anche contaminare
gli alimenti era stato sollevato agli
inizi degli anni ‘90 quando il British Central Science Laboratory aveva
sviluppato un metodo analitico per determinare la presenza della sostanza nei
pomodori coltivati su un mezzo sintetico; nessun livello di allarme era stato
trovato a quel tempo. Dopo una fase di
ricerche intensive gli scienziati e gli operatori della regolamentazione
rilavarono che l’acrilamide era uno dei tanti composti pericolosi necessari alle
società industriali per una varietà d'utilizzi e che - se controllato in modo
appropriato- avrebbe comportato solo un rischio piccolo e limitato per le
persone. Sarebbero stati opportuni appropriati controlli. Metodi di rilevamento in tessuti e
alimenti Un nuovo problema
fu sollevato in Svezia nel 1997, durante la costruzione di un tunnel
vicino Hallandsåsen sulla costa meridionale, quando vennero senalati gli effetti di
un agente di cementazione contenente acrilamide: “Effetti avversi di natura
sintomatica da intossicazione di acrilamide erano riscontrati in vacche e pesci
a valle dei lavori di costruzione” (European Environment Agency, 1998).
In coincidenza, in Norvegia nello stesso anno si era verificato un evento
analogo, che aveva provocato il sospetto nella stampa e nel pubblico in
Scandinavi che l’uso dell’acrilamide non fosse sotto adeguati controlli. Un gruppo
dell’Università di Stoccolma condivideva queste preoccupazioni, ma doveva anche
rispondere ad un problema sollevato dall’evento di Hallandsåsen: come si sarebbe
dovuta misurare la quantità di acrilamide che era stata inalata o assorbita
(attraverso la pelle) dai lavoratori del tunnel, alcuni dei quali avevano
mostrato segni deboli e temporanei di intossicazione? Il metodo correntemente
usato analizza gli eritrociti del sangue, in quanto sono facilmente disponibili.
Questo metodo sfrutta l’alta reattività dell’acrilamide per le molecole
organiche - in questo caso l’emoglobina, il portatore d'ossigeno delle cellule
rosse del sangue. L’acrilamide si lega all’emoglobina, formando “addotti”, il
cui livello può essere determinato in maniera affidabile. Dato che le cellule
rosse del sangue sono eliminate dal sangue dopo circa quattro mesi, il livello
misurato riflette l’esposizione di un individuo al composto durante i quattro
mesi. Nel tentativo di trovare
una relazione tra la quantità di acrilamide assorbita dai lavoratori e il
livello di “addotti" del loro sangue, gli scienziati di Stoccolma hanno
confermato rilevamenti precedenti di un “normale range di fondo” con
livelli di gran lunga più bassi di quelli osservati nei lavoratori del tunnel
esposti all’acrilamide (Hagmar et al., 2001). Comunque, il gruppo guidato da M.
Törnqvist era il primo a ricercare sistematicamente la fonte dell’acrilamide per
questo livello di fondo di acrilamide nella popolazione normale. Il fumo era una
causa conosciuta, ma non avrebbe potuto spiegare i livelli di fondo nei non-
fumatori. Uno studio sui ratti ha rivelato una possibile fonte: un gruppo che
riceveva una dieta
standard di cibo fritto per uno o due mesi aveva mostrato livelli
significativamente più elevati rispetto ai ratti alimentati con una una dieta senza
alimentii fritti. Successivamente, acrilamide fu rilevata in mangimi fritti a
livelli abbastanza alti da spiegare il livello di fondo osservato. Questi
risultati erano già stati riportati due anni prima in un articolo intitolato
“Acrilamide- una cucina cancerogena?” (Tareke
et al., 2000). Tuttavia, a quel tempo
nessun organo di stampa e neanche il pubblico avevano mostrato eccessiva
preoccupazione. Le
autorità sanitarie svedesi, informate sui nuovi risultati preliminari decisero di
svolgere un’indagine più estesa sugli alimenti per l'uomo usando loro nuovi
metodi analitici. La determinazione analitica di acrilamide è difficile; fino a
tempi recenti i metodi di scelta richiedevano la trasformazione della molecola in
un derivato per consentire una quantificazione affidabile. Benché la derivazione
sia una tecnica analitica ben definita e affidabile, la National Food
Administration di Stoccolma
ha deciso di determinare la quantità di acrilamide direttamente usando un
metodo più sofisticato e costoso. Le novità sulla disponibilità di questo nuovo
metodo ed un primo preliminare complesso di dati relativi a cibi a base
di “amido” fritto sono stati rilasciati nell’aprile del 2002. Il ledear del progetto
Karl.Erik Hellenäs e il suo gruppo hanno confermato i risultati precedenti
che non avevano ricevuto a suo tempo particolare attenzione dai media.
Comunque, questa volta i dati crearono un enorme impatto in una
conferenza stampa specificamente convocata. La notizia che una busta di patatine fritte conteneva
500 volte più composto cancerogeno degli standard WHO consentiti nella stessa
quantità d'acqua potabile, si diffuse rapidamente prima in Svezia, dove i
consumatori richiesero specifiche informazioni su quali tipi di cibo fossero da evitare,
e quindi in altri paesi dove vennero posti interrogativi su cosa i consumatori
e i tecnici dell’industria alimentare dovessero fare al momento dell’acquisto o
della preparazione dei cibi.
Un crescente numero di autorità nazionali iniziò ad affrontare
tali problemi mediante rapidi esami dei dati disponibili e commissionando
lavori analitici e, molto tempestivamente, a seguito di un suggerimento proveniente
dalla WHO, una consultazione di esperti venne convocata congiuntamente da
FAO/WHO per discutere gli aspetti sanitari dell’acrilamide negli alimenti, da tenersi
due mesi dopo la conferenza stampa dell’aprile 2002. Venticinque scienziati
di fama cercarono di rispondere alle questioni critiche, durante tre
giorni di lavoro interdisciplinare. Essi avevano avuto accesso ai dati più recenti e preso
in considerazione il volume di ricerche accumulate negli anni. I risultati sono un
importante balzo in avanti delle nostre attuali conoscenze sul problema, che dovrebbe continuare
ad essere sviluppato e migliorato. Comprendendo l’urgenza del meeting e le
necessità del pubblico, gli esperti non solo si trovarono d’accordo sull’intero
rapporto (FAO/WHO, 2002), ma discussero e rilasciarono un breve sommario esecutivo di
una pagina (vedi
Box 1 ), con risposte
rapide e iniziali alle principali domande. Perché l’acrilamide è presente negli
alimenti? Quali i danni per
i consumatori della presenza di acrilamide negli alimenti, come il titolo di
questo articolo richiede?
La storia dell’uso dell' acrilamide come prodotto chimico di sintesi e
la sorprendente scoperta che l'acrilamide si presenta naturalmente negli alimenti trattati
ad alte temperature sollevano un problema complesso. Il rischio non è nuovo. La cottura
di certi tipi di pane, la frittura delle patatine, la preparazione di
Swiss Rosti sono state, presumibilmente, accompagnate dalla formazione
di acrilamide sin dalla preparazione di questi cibi iniziata secoli fa. E ci
sono altri prodotti chimici come il benzopirene, formato durante la grigliatura
o la frittura, che sono stati riconosciuti come potenziali agenti cancerogeni di
analoga potenza. Comunque, i livelli riportati di acrilamide sono più elevati di
quelli di altri contaminanti, benché una risposta di ordine quantitativo sia
difficile da fornire. Gli esperti convocati a Ginevra non erano in grado di
trovare un accordo nel breve tempo disponibile dell’incontro. Per
capire questa difficoltà, è innanzitutto necessario conoscere che il concetto
applicato nella valutazione del rischio di composti come l’acrilamide è diverso
che per la maggior parte degli altri prodotti chimici. Seguendo il postulato
empirico di Paracelso che “la dose determina il veleno”, la tossicologia,
specialmente quella alimentare - ha applicato il criterio che è
richiesta una certa dose per osservare un effetto negativo, e che oltre una
certa soglia, le reazioni tossiche dovrebbero essere osservate dentro una certa
gamma di probabilità. Di conseguenza, dovrebbe anche esistere un livello in cui
non sono osservati effetti; questo è chiamato livello di
non-osservati-effetti-avversi (NOAEL). Al disotto di questo livello, l’assenza
di reazioni tossiche è spiegata con la capacità del metabolismo umano
di detossificare il prodotto chimico pericoloso. Questo concetto non è solo
teorico, esso è stato usato in maniera efficace per descrivere la maggioranza
dei prodotti chimici che sono stati valutati sin da quando i comitati come il
Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives (JECFA) hanno iniziato il
loro lavoro. L’utilità della
“dose-risposta-curva” è stata messa in discussione dalla scoperta della
struttura del DNA e dalla comprensione di come questa grande molecola viene
modificata dalle mutazioni indotte dall’uso di “genotossine” come l’acrilamide.
Ipoteticamente, concentrazioni molto basse di una genotossina, anche una singola
molecola, potrebbe indurre un cambiamento nel DNA con possibilità di portare
successivamente allo sviluppo di un cancro.. Benché questo concetto non sia
stato ancora sufficientemente provato attraverso l’osservazione, l’idea che
qualche veleno possa non obbedire alla teoria di Paracelso, non è facile da
difendere, perché test animali non sono abbastanza sensibili per rilevare e per
quantificare l’induzione di cancro a tali bassi livelli. Quando in uno studio su
animali, sono osservati effetti a tutti i livelli considerati, i tossicologi
possono non quantificare i livelli di sicurezza dell’assunzione; comunque, la
società richiede una valutazione del rischio riguardo alla capacità di
comprendere la sua estensione. La risposta, fornita dai tossicologi in tal caso
è, molto spesso, una differente: il “livello di sicurezza” dell’assunzione non è
determinato; piuttosto, è stimato il numero di “possibili effetti negativi”,
cioè casi di cancro nella popolazione umana. I modelli matematici usati a questo
proposito derivano i loro calcoli dai dati animali. Essi richiedono un certo
complesso di presupposti: in seguito a variazioni i fattori che si traducono
nella cosiddetta “valutazione quantitativa di rischio” possono variare di
parecchi ordini di grandezza. E’ facile immaginare che
la reazione del pubblico sarà diversa in rapporto al fatto se la conseguenza
predetta è solo uno, dieci, un centinaio o un migliaio di casi di cancro in una
popolazione di un milione. La stima di ipotetici casi addizionali di cancro,
numeri che mai possono essere provati, è un affare che richiede un’attenta e
completa analisi dei dati disponibili. Ed è importante per esprimere e
comunicare il livello d’incertezza legato ad un semplice calcolo. L’uso di tali
calcoli da parte dei gestori di rischio, inoltre, serve a uno scopo diverso: se
un gamma di sicurezza dell’assunzione permette agli operatori della
regolamentazione di stabilire livelli massimi per specifici alimenti tipo gli
additivi alimentari, che sono percepiti virtualmente come sicuri, la decisione
di accettare certi livelli di contaminanti che è possibile collegare ad un
numero addizionale di casi di cancro è più difficile, e non è facile di
conseguenza comunicare tali decisioni. Con le attuali
conoscenze disponibili, è impossibile dire se sia corretta la stima pubblicata
dalle autorità sanitarie svedesi- che forse parecchie centinaia di casi annuali
di cancro in Svezia possono essere attribuiti all’acrilamide. In rapporto ai
dati utilizzati e al modello matematico applicato, possono essere estrapolati
diversi risultati (solitamente più bassi). L’attuale risposta insoddisfacente
alla questione del rischio posto dall’acrilamide è che esso rimane sconosciuto.
La consultazione organizzata dalla FAO e dalla WHO ha identificato un certo
numero di questioni per le quali non sono ancora possibili adeguate risposte.
Esse attengono, ad esempio, alla formazione e alla possibile scomparsa di
acrilamide negli alimenti, ai livelli che si verificano in alimenti provenienti
da vari tipi di diete, ai meccanismi mediante i quali l’acrilamide e i suoi
metaboliti causano il cancro, e alle correlazioni tra addotti all’emoglobina ed
esposizione all’acrilamide. Una prima risposta
iniziale Alla domanda di come si
forma l’acrilamide durante la cottura , una risposta iniziale è stata fornita da
due gruppi di ricercatori proprio sei mesi dopo che le autorità svedesi avevano
annunciato i loro risultati (Mottram, Bonislaw e Dodson, 2002; Stadler et al.,
2002). Essi hanno identificato una specifica “ Maillard reaction” in modelli di
sistemi alimentari: questa reazione coinvolge l’amino - acido asparagina e il
glucosio come probabili precursori. I prodotti di questa reazione chimica molto
complessa sono principalmente responsabili del colore e dell’aroma che si
formano durante la cottura e frittura. Si conoscono altre reazioni Maillard per
produrre sostanze tossiche, e future ricerche mostreranno se una riduzione di
livelli di acrilamide possa essere ottenuta senza influire negativamente
sull’aspetto e sul gusto degli alimenti. Il verificarsi di acrilamide
ad alti inaspettati livelli in alimenti comunemente consumati in molti
paesi, è la preoccupazione principale; questa preoccupazione è fondata su
quanto attualmente si conosce e su ciò che ancora non è noto
circa i possibili effetti sulle persone di così alti livelli presenti nei cibi.
E’ noto che l’acrilamide può danneggiare il DNA in batteri e animali, che gli
animali sviluppano vari tipi di cancro quando sono esposti ad alti livelli di
acrilamide, che animali e uomini formano addotti di emoglobina dopo esposizione
ad acrilamide. Non è noto se c’è una soglia di esposizione sotto la quale si
riduce marcatamente la formazione di cancro. Per gli uomini, non si è ancora
compreso bene come molti casi di cancro possano essere causati da quei livelli
di acrilamide osservati in alimenti; non è ancora sufficientemente noto quali
tipi di alimenti possono contenere acrilamide, ed a quali livelli. * Gli alimenti non
dovrebbero essere cotti eccessivamente, vale a dire per lungo tempo o ad alte
temperature. Comunque, tutti gli alimenti, particolarmente carne e prodotti
derivati, dovrebbero essere cotti bene per distruggere i patogeni di origine
alimentare. * Le informazioni
disponibili sull’acrilamide fino ad oggi rafforzano la convinzione generale
sull’alimentazione salutare. Le persone dovrebbero consumare una dieta
bilanciata e variata, che comprenda abbondanza di frutti e ortaggi, e dovrebbero
Si dovrebbe indagare sulla possibilità di ridurre i livelli di acrilamide negli
alimenti mediante cambiamenti nelle formule, nei trattamenti ed altre pratiche
di manipolazione. Il Comitato di
Consultazione ha chiesto alla FAO e al WHO di stabilire un network
internazionale, “Acrilamide in food”, per accelerare la creazione di un database
più completo, invitando tutte le parti interessate a condividere i dati
pertinenti nonché le indagini in corso. E’ sperabile che questo
database, che è stato programmato in collaborazione con il Joint Institute
for Food Safety and Applied Nutrition (JIFSAN) presso l’università del
Maryland, consenta agli scienziati di fornire regolarmente ai governi, alle
industrie alimentari e ai consumatori più importanti consigli specifici
sull’argomento. BOX FAO/WHO Consultation on the Health Implications of Acrilamide in
Food Il Comitato di Consultazione
FAO/WHO sulle implicazioni dell'acrilamide negli alimenti, ha intrapreso
una valutazione preliminare dei dati esistenti e nuovi e delle ricerche
sull’acrilamide. Sono state raggiunte le seguenti conclusioni
principali: *
Metodi d'analisi
per l'acrilamide. *
Formazione e
destino dell’acrilamide negli
alimenti. *Valutazione
dell'esposizione. *
Tossicologia non
cancerogena *Genotossicità. *Bisogno di ulteriori informazioni e consigli
provvisori. . _______________________- Bibliografia *
European Environment Agency (EEA).
1998. EEA Information Procedure on Draft Technical Regulations. Annex II,
Chapter XIX, 1: EEA Agreement. Notifìcatìon slip 98/9034/N, submitted by
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Hagmar, L., Törnqvist, M., Nordander, C., Rosén, I., Bruze, M.,
Kautiainen, A., Magnusson, A.-L. Maimberg, R., Aprea, P., Granath, F. &
Axmon, A. 2001. Health effects of occupational exposure to
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Work Environ. Healt,, 27(4): 219-226. *
Mottram, D.S., Broníslaw L.W. & Dodson, A.T. 2002. Acrylamide
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Stadler R.H., Imre
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2002.
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449. *
Tareke, E., Rydberg,
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13(6): 517 - 522. *
FAO/WHO.
2002. Health impiications of acrylamide in food. Summary Report of a Joint
FAO/WHO Consultation, Geneva (Switzerland 25 - 27 June
2002 *
( http://www.who.int/fsf/Acrylamide/SummaryreportFinal.pdf ) . _______________________________ Fonte: "Food, Nutrition and
Agriculture" n.31, 2002 28/07/03
Tuttavia, per comprendere meglio le conclusioni e le raccomandazioni degli
esperti che vi parteciparono, è utile passare in esame brevemente che cosa era
già noto sull’acrilamide prima delle notizie pubblicate agli inizi del 2002.
L’Acrilamide
è una piccola
molecola dotata di una proprietà interessante: è altamente reattiva, il che
significa che si lega facilmente ad altre molecole. (fig.1) Questa proprietà le fornisce una duplice natura,
è insieme indispensabile prodotto chimico industriale e composto tossico
conosciuto per causare danno ad uomini e animali. Annualmente più di 250 000
tonnellate di questa sostanza vengono impiegate in varie applicazioni che
sfruttano la proprietà delle molecole di acrilamide di reagire con
ciascun’altra, secondo un processo noto come polimerizzazione. I poliacrilamidi
che ne risultano formano una famiglia di polimeri fortemente solubili nell’acqua
e stabili con proprietà fatte su misura, che sono convenienti come additivi per
il trattamento dell’acqua, flocculanti, addensatori, agenti di condizionamento
del suolo, per il trattamento delle acque fognarie e dei rifiuti, ecc..
L’acrilamide è anche usata nella sintesi di altri prodotti chimici, fra cui
coloranti e lenti a contatto, e per progetti di costruzione tipo dighe e tunnel
dove il calcestruzzo deve rassodarsi in presenza di acqua. Una piccola quantità
di acrilamide è impiegata in un’applicazione che ha radicalmente cambiato le
nostre conoscenze sulla vita: la ricerca nelle moderne biotecnologie non sarebbe
progredita così rapidamente senza l’uso dell’elettroforesi a gel
poliacrilamidico (PAGE), un metodo per separare e isolare il DNA e altre
biomolecole.

figura 2
.
Alla luce
di queste incertezze il Comitato di Consultazione FAO/WHO ha pure raccomandato
alcuni principi da applicare:
Geneva, 25 - 27 Giugno
2002
Mediante gli standard attuali della
scienza analitica, le risultanze di acrilamide nelle derrate alimentari
sono affidabili. Nessuno dei metodi usati per misurare l'acrilamide in
derrate alimentari è stato finora pienamente convalidato dagli esperimenti
condotti in collaborazione tra i vari laboratori. Tuttavia, la maggior
parte dei metodi soddisfa le esigenze di validazione e accreditamento del
laboratorio singolo (“in-house”).
L’acrilamide è stata trovata in certi
alimenti che sono stati cucinati e trattati ad alte temperature, e i
livelli di acrilamide aumentano con il tempo di cottura. Tuttavia, il
meccanismo di formazione di acrilamide negli alimenti è scarsamente
noto.
Sulla base dei dati disponibili, si
ritiene che gli alimenti portino un significativo contributo
all’esposizione all’acrilamide delle persone in generale. Assunzioni medie
per la popolazione in generale sono state stimate in un arco da 0.3 a 0.8
µg di acrilamide assunta per kg di peso corporeo al giorno. All’interno
della popolazione, si prevede che i bambini assumeranno in linea generale
due tre volte rispetto agli adulti quando ci si esprime su base di peso
corporeo. Le assunzioni dietetiche di acrilamide da parte di certi
consumatori possono essere parecchie volte più elevate della
media.
La neurotossicità è la chiave dell'effetto
non-cancro, e di non genotossicità, dell'acrilamide negli uomini e negli
animali. Non si prevede nessun effetto neurotossico dai livelli di
acrilamide riscontrati negli alimenti.
L’acrilamide
può indurre danni ereditabili.
*Carcinogenicità.
L’acrilamide ha una potenzialità carcinogenica
nei ratti, che è analoga a quella di altri carcinogeni negli alimenti, ma
i livelli di assunzione per l’acrilamide sono probabilmente più elevati.
Per quanto riguarda gli uomini, non sono note le relative potenzialità
degli agenti che causano cancro negli alimenti. Sono disponibili per
l’acrilamide solo dati su popolazioni umane limitate e questi non
forniscono evidenza di rischi di cancro da esposizione nei luoghi di
lavoro. Tutti questi studi hanno potere limitato a rilevare piccoli
aumenti nell’incidenza di tumori. Il Comitato di Consultazione ha
riconosciuto la presenza di acrilamide in alimenti come un problema
maggiore per gli uomini, sulla base della capacità di provocare cancro e
mutazioni ereditarie in animali da laboratorio.
Il gruppo di Consultazione ha fornito una serie
di raccomandazioni per ulteriori informazioni e nuovi studi, in modo da
comprendere meglio il rischio per la salute umana derivato dall’acrilamide
negli alimenti. Ha anche fornito alcuni consigli per minimizzare qualunque
rischio possa esistere, e, tra questi, evitare l'eccessiva cottura dei
cibi (benché tutti gli alimenti, particolarmente carne e derivati,
dovrebbero essere cotti al punto giusto per distruggere i patogeni di
origine alimentare); preferire dei cibi salutari; indagare sulle
possibilità di ridurre i livelli di acrilamide negli alimenti e stabilire
un network internazionale sull’acrilamide negli
alimenti.