Attualmente sono in via di
sviluppo numerose molecole di struttura complessa che presentano un interesse
farmacologico. Questi composti sono detti complessi perchéformano delle
molecole di grossa dimensione, chiamate macromolecole. Sono, ad esempio dei
vaccini costituiti da proteine appartenenti a germi, batteri e virus,
responsabili di malattie che si cerca di sradicare. Si può trattare
egualmente di anticorpi, o gammaglobuline, che si possono iniettare, in casi ben
particolari, quando un paziente rischia di contrarre una malattia infettiva per
la quale non è vaccinato.
Sono in corso di studio altri componenti, a
scopo terapeutico, tipo geni che si potranno
impiegare in terapia genica o ancora
varie sostanze utilizzate nel trattamento di alcuni cancri, come
l’interferon. La lista dei prodotti di questo tipo attualmente in sviluppo
è ancora lunga. Uno degli obiettivi prioritari perseguito
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è la vaccinazione
universale: a più o meno breve scadenza; i bambini del mondo intero
dovrebbero poterne beneficiare.
Ma sono necessarie nuove
tecnologie alla preparazione dei vaccini che devono ancora essere messe a punto
e sviluppate. Fra queste, bisognerebbe potere raggruppare parecchie
componenti all’interno dello
stesso vaccino che immunizzerebbe così il beneficiario contro più
malattie nello stesso tempo.
Alcune tecniche sono state già
messe a punto per certe vaccinazioni, come quella della difterite, del tetano e
della pertosse, che possono essere riunite in una medesima fialetta da
iniettare. E’ ancora il caso del morbillo, della rosolia e degli
orecchioni, contro i quali ci si può premunire grazie ad una medesima
preparazione iniettabile. Si preferiscono attualmente le forme orali dei vaccini
e sono quelle che si cerca di sviluppare con priorità. Bisognerebbe anche
potere evitare la catena di conservazione del freddo e gl’inconvenienti
che ne risultano e, infine, ridurre quanto è possibile i costi di
produzione e di distribuzione, in particolare a favore dei paesi del Terzo
Mondo.
Provocare una
risposta
Il principio della
vaccinazione consiste nell’introdurre nell’organismo un agente
nocivo, al fine di provocare una risposta specifica alla malattia considerata.
Infatti, non s’introduce sempre per intero il batterio o il virus
responsabile,altrimenti si determinerebbe un’infezione. Ci si serve di un
elemento del germe, insufficiente da solo a causare la malattia. Si tratta
spesso di una proteina costitutiva dell’agente patogeno in questione.
Un’altra tecnica consiste nell’introdurre dei germi uccisi, dunque
inoffensivi. Al momento della penetrazione di un agente estraneo nel corpo
umano, il sistema di difesa dell’organismo reagisce producendo degli
anticorpi. Il ruolo degli anticorpi è di ”intrappolare”
gl’intrusi e di permettere la loro distruzione ad opera delle cellule
specializzate a questo compito. Mentre
elabora la sua risposta sotto forma di una secrezione di anticorpi, il
sistema immunitario apprende a memorizzare in modo durevole la configurazione
dell’intruso. Così, un contatto ulteriore con il medesimo agente
estraneo scatenerà una risposta più rapida e più forte,
permettendo una difesa più efficace dell’organismo contro il germe
incriminato.
Tutti i tipi di vaccino
conducono ad una produzione di anticorpi nel sangue. Alcuni vaccini
somministrati per bocca esercitano un’azione supplementare in rapporto ai
vaccini iniettati.
Quando lo si
inghiottisce, il vaccino orale attraversa lo stomaco per ritrovarsi
nell’intestino. Là viene riconosciuto dalle cellule intestinali
appartenenti alla mucosa che riveste la parete intestinale. E’ il caso del
vaccino contro la poliomielite. Certe regioni dell’intestino,
l’intestino tenue in particolare, sono ricche di cellule del sistema
immunitario. Una risposta potrà così effettuarsi in situ, a livello della mucosa
intestinale, mediante produzione locale di anticorpi di un tipo particolare,
chiamati anticorpi secretori. Così al momento di un’eventuale
penetrazione del germe per via alimentare, gli anticorpi in questione
impediranno il suo assorbimento attraverso la mucosa intestinale, ciò che
costituirà una barriera difensiva
supplementare.
Tutta la strategia consiste
nello scegliere bene le particelle, o antigeni, che devono essere riconosciute
dalle cellule intestinali e a ben centrare queste ultime. Si utilizzano a questo
fine degli antigeni fabbricati tramite batteri o lieviti secondo la tecnica
dell’ingegneria genetica. Questa consiste nell’introdurre il gene
che codifica per la proteina richiesta, nel materiale genetico del batterio o
del lievito. Questo esprimerà la particella esattamente come si trattasse
di una delle sue proprie componenti. Occorrerà in seguito purificare le
colture al fine di raccogliere le proteine antigeniche che entrano così
nella composizione del vaccino.
Un vaccino alimentare
Ricerche attualmente in
corso studiano la possibilità di utilizzare certe piante per la
fabbricazione di vaccini. Prendiamo l’esempio della vaccinazione contro il
virus dell’epatite B. Oggi viene realizzata per mezzo di tre iniezioni,
generalmente effettuate al momento dell’entrata nell’adolescenza.
E’ allo studio un vaccino “alimentare”. Le esperienze si
svolgono in più tappe. Occorre innanzitutto introdurre il gene di una
particella di virus in un batterio della specie Agrobacterium, così
denominato perchè si tratta di un batterio capace d’infettare le
piante. Così facendo, esso può trasferire a cellule vegetali il
gene che codifica per la particella virale . Queste cellule vegetali si
moltiplicheranno a loro volta fino a rigenerare ciascuna una pianta. Questa
ultima tappa del processo si svolge in sei settimane.
Lo
scopo di tale manipolazione sarebbe di produrre una grande quantità, in
piante commestibili, di particelle virali capaci di stimolare il sistema
immunitario. Si realizzerebbe così una vaccinazione orale. Le particelle
virali che si possono estrarre dalle piante sperimentali hanno le stesse
caratteristiche di dimensione e di struttura delle particelle che costituiscono
i vaccini fabbricati a partire dai lieviti. Si è pensato di utilizzare
una varietà di patate come vettori alimentari del vaccino
dell’epatite B. Al termine delle
tappe descritte precedentemente, si tratta di selezionare le varietà di
tuberi che accumulano maggiori particelle virali. Si tratterà in seguito
di testare l’efficacia del vaccino sugli animali nutriti con la
varietà selezionata e di analizzare la risposta immunitaria provocata in
essi, ciò che sarà effettuata per mezzo di prelievi di
sangue.
Sono già iniziate le
tappe seguenti della messa a punto di tali vaccini: si tratta di prove
sull’uomo. Dei volontari sono stati già selezionati e
preliminarmente immunizzati contro l’epatite B per mezzo del vaccino
commerciale abitualmente utilizzato. Si è in seguito rispettato il tempo
necessario all’ottenimento di una risposta immunitaria e si è
misurato il tasso di anticorpi nel sangue. Si è allora introdotta nella
loro alimentazione una certa quantità di patate crude contenenti le
particelle immunogene, vale a dire suscettibili di provocare una risposta
immunitaria, secondo uno schema prestabilito.
Lo scopo delle esperienze
era di determinare se l’assorbimento orale dell’immunogeno
aumentasse i tassi di anticorpi nel sangue dei volontari. Una risposta
immunitaria é stata osservata
ma il suo significato è ancora impreciso. La produzione di
anticorpi a livello della mucosa intestinale, ottenuta attraverso
l’immunizzazione orale, è una proprietà interessante che si
può utilizzare nella protezione contro certe
diarree.
Il colera è ben noto
per essere la più pericolosa delle malattie diarroiche. Esso è
presente nella storia dell’umanità in tutto il mondo. Esso si
registrava un tempo correntemente in tutte le grandi città. Può
risvegliarsi in certe condizioni di precarietà nei paesi sottosviluppati,
particolarmente in caso di catastrofi. Data la natura epidemica del colera e la
rapidità della sua propagazione, il suo controllo si dimostra dunque un
obiettivo da perseguire e la ricerca di un vaccino orale contro l’agente
responsabile entra per l’appunto nei programmi delle ricerche attualmente
in corso.
Un’altra esperienza
è stata condotta con il virus Norwalk, responsabile di epidemie di
gastroenteriti
che hanno inizio a
bordo mare (contaminazione mediante consumo di frutti di mare) e si traducono in
dolori addominali che durano da 24 a 48 ore, in nausee, vomiti e diarree. Su
venti volontari, diciannove hanno mostrato un aumento del loro tasso di
anticorpi nel sangue, diretti contro il virus Norwalk, rivelando così che
a questo stadio i risultati sono positivi e che le ricerche devono essere
proseguite.
Risultati incoraggianti
Un altro agente responsabile
di diarree è il batterio Escherichia coli che possiede una duplice
modalità di azione . Esso invade l’intestino aderendo alla parete e
una volta insediato secerne una tossina irritante per la mucosa,
all’origine di una diarrea liquida. Le prove per un vaccino
anti-Escherichia sull’uomo
sono andate avanti nel modo seguente. Le patate selezionate sono state
pelate e tagliate a fette.
Quattordici persone
volontarie hanno consumato tre dosi di queste patate, ossia 50 o 100 grammi di
tuberi al primo, al settimo e ventunesimo giorno dello studio. Nessun effetto
indesiderabile è stato notato nel corso di questa esperienza. I risultati
sono incoraggianti perchè sono state rilevate, nei volontari,
le cellule che fabbricano gli anticorpi
di cui si cercava di stimolare la produzione.
Al fine di distribuire
vaccini commestibili ai paesi in via di
sviluppo, devono essere messe a punto alcune tecniche ed evitato qualche
scoglio. Questi vaccini rappresentano una tecnica di prevenzione e non dovranno
in alcun caso costituiore dei prodotti dietetici.
La loro distribuzione
sarà effettuata da funzionari della sanità pubblica. Il calendario
della somministrazione delle varie dosi dovrà essere rispettato e
controllato e i tassi di anticorpi saranno misurati e controllati. Campioni
alimentari liofilizzati, polveri o vari estratti concentrati potranno costituire
delle forme definitive di questi vaccini alimentari in corso di esperimento, per
i bambini o per gli adulti. Per i neonati, si potrebbero utilizzare dei
purè o degli omogeinizzati.
(a
cura di Valérie Burguiere)
(fonte: Athena
n°154)