Edizione telematica
di

 Ambiente Risorse Salute

Settembre 2000

 

Organismi geneticamente modificati (OGM)
depistaggio in laboratorio

Il punto di vista dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e le tecniche di depistaggio

Il 2 aprile u.s., organizzato dall'Ordine Nazionale dei Biologi in collaborazione con la Delegazione Regionale Campania, si è svolto il Convegno "La qualità: un impegno per il futuro", presso l'Aula Magna dell'Istituto Universitario Navale di Napoli

 

Qui di seguito viene riportato il contributo del Dottor Jermini che, in qualità di responsabile del programma "Food Safety - Salubrità degli alimenti" ha tenuto una relazione su due componenti della tematica: "biotecnologie e alimenti":

* il punto di vista dell'OMS sugli OGM

* le tecniche di depistaggio degli OGM

* il punto di vista dell'OMS sugli OGM

* le tecniche di depistaggio degli OGM

Dr M.Jermini
Food Safety Scientist - Organizzazione Mondiale della Sanità
Centro Europeo Ambiente e Salute - Div. Roma

"Ä Premessa

Questa presentazione toccherà solo aspetti strettamente inerenti la salute del consumatore (inteso come individuo che ingerisce un alimento) e non quelli, certamente altrettanto importanti, legati all'etica ambientale; all'etica dell'economia; all'etica della ricerca e della scienza (inclusa quindi quella dell'agro-zootecnica). Si cercheranno da un lato risposte indirette alla domanda "comportano le biotecnologie il superamento di una soglia quantitativo-qualitativa tale da indurre criteri radicalmente nuovi di valutazione dei problemi? ", mentre altri quesiti, come l'" egemonia del consumatore o politiche dell'alimentazione?", "se e quanto la dimensione individuale dell'alimentazione sia ormai assorbita da dimensioni sovraindividuali di diversa natura?", dall'altro lato, non saranno affrontati.

Nel corso dei prossimi mesi saranno organizzati, in diverse parti del mondo, seminari e workshops dai quali potranno emergere risultanze e prese di posizione differenti dalla presente. In particolare l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), uno specifico Gruppo di Lavoro del Codex Alimentarius e la stessa nostra OMS, congiuntamente alla Food and Agriculture Organization (FAO), agenzia sorella nell'ambito dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) hanno indetto una serie di eventi che dovranno rivalutare la situazione alla luce della ricerca scientifica degli ultimi anni. La Divisione di Roma del Centro Europeo Ambiente e Salute dell'OMS organizzerà invece, a settembre 2000, un seminario scientifico finalizzato alla valutazione degli effetti negativi indiretti sulla salute umana dell'introduzione degli OGM nell'ambiente.

Ä Il punto di vista dell'OMS sugli OGM
Da decenni ormai quasi tutti i Paesi impongono una valutazione del rischio (risk assessment) legato all'utilizzo di additivi alimentari, come pure alla presenza di residui di trattamenti fitosanitari e veterinari e di altri contaminanti. Per contro nessuna formale valutazione del rischio alimentare è mai stata imposta ai fabbricanti di nuovi prodotti alimentari o di versioni nuove di vecchi alimenti. In particolare nessun ceppo microbico o altro organismo (eccetto alcuni noti per essere produttori di tossine) sviluppato ed ottenuto mediante classiche tecniche di selezione e/o ibridizzazione (un esempio su tutti le nettarine) ha mai dovuto essere sottoposto ad una formale valutazione della sua salubrità. Ci si potrebbe quindi chiedere: "Biotecnologie e metodi tradizionali: rottura o continuità"? Alcuni settori delle biotecnologie alimentari affermano che non esistono differenze qualitative tra i metodi di coltivazione, allevamento e trasformazione tradizionali e quelli attuati con le metodologie genetiche. Selezione dei raccolti, selezione di specie e razze da zootecnica, come pure l'impiego di sostanze per modificare gli alimenti sono sempre stati utilizzati a fini di miglioramento o conservazione dei cibi.

Questa tesi della "continuità", come pure quella della "sostanziale equivalenza", che affronteremo in dettaglio più in là, è stata sposata anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità: con essa si persegue unicamente la soluzione dei quesiti legati alla salubrità degli alimenti e non si mira certamente a cancellare le preoccupazioni etiche sulle biotecnologie in campo agro - zootecnico riducendole alla sola questione della sicurezza.

Considerazioni di base
Per l'OMS la procedura da attuare per la valutazione di organismi prodotti con tecniche, come l'ingegneria genetica, che modificano i tratti ereditari di un organismo è identica a quella valida per forme naturali di alterazioni genomiche di un organismo. Le considerazioni di base da farsi includono p.es.:

· Conseguenze dirette (p.es. dal punto di vista nutrizionale, tossicologico o allergologico) della presenza qualitativa nell'alimento di una nuova sostanza, la cui sintesi è codificata da un gene introdotto durante la modifica genomica;

· Conseguenze dirette della presenza a livelli alterati (quantitativa) di una nuova sostanza, la cui sintesi è codificata da un gene introdotto durante la modifica genomica;

· Conseguenze indirette della presenza (qualitativa e/o quantitativa) di una nuova sostanza, la cui sintesi è codificata da un gene introdotto durante la modifica genomica, sul metabolismo dell'organismo modificato, con produzione indiretta di nuove componenti o livelli alterati di componenti esistenti;

· Conseguenze delle modifiche genomiche introdotte, p.es. funzionali, come l'interruzione di sequenze di codifica e/o controlli particolari, con produzione indiretta di nuove componenti o livelli alterati di componenti esistenti;
Il principio dell'equivalenza sostanziale
Il principio della " equivalenza sostanziale " è stato sviluppato nel corso di questo decennio attraverso una serie di consultazioni di esperti tenutesi sotto il patrocinio dell'OMS, dell'Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica (OCSE) e della FAO.

Se un nuovo alimento o una nuova componente di un alimento viene giudicato "sostanzialmente equivalente" ad un alimento o componente alimentare esistente, esso/a può essere considerato altrettanto sicuro che l'alimento o componente convenzionale.

La valutazione dell'equivalenza sostanziale è un esercizio dinamico e analitico di verifica della sicurezza attraverso un processo comparativo tra il nuovo alimento e quello convenzionale.

Il paragone può risultare molto semplice o necessitare di tempi estremamente lunghi a dipendenza dalla quantità di conoscenze disponibili e dalla natura dell'alimento in analisi.

La determinazione della sicurezza di un alimento modificato geneticamente deve considerarne sia gli effetti voluti che quelli non intenzionalmente derivanti dalla modifica stessa (p.es. modifiche fenotipiche nei parametri di crescita, minore tolleranza a stress ambientali, oppure alterazioni nella concentrazione di sostanze nutrizionali o aumento della concentrazione di tossine naturali).
La determinazione dell'equivalenza sostanziale può avvenire sia a livello di organismo che a livello di componente alimentare. Dove possibile il paragone deve comunque avvenire a livello di specie, paragonando quella modificata geneticamente a quella convenzionale, onde permetterne un uso più flessibile e quindi un migliore sfruttamento per l'ottenimento di tipi diversi di alimenti.
Questo processo comparativo può condurre a tre distinti casi:
· è possibile dimostrare che un OGM, o alimento o componente di un alimento derivato da OGM, è sostanzialmente equivalente alla controparte convenzionale;
· è possibile dimostrare che un OGM, o alimento o componente di un alimento derivato da OGM, è sostanzialmente equivalente alla controparte convenzionale con alcune definite differenze;
· è possibile dimostrare che un OGM, o alimento o componente di un alimento derivato da OGM, non è sostanzialmente equivalente alla controparte convenzionale poiché le differenze non sono sufficientemente definite o poiché non esiste controparte convenzionale di riferimento.
Prodotti sostanzialmente equivalenti alla controparte convenzionale
Come si giunge a caratterizzare un pro dotto alimentare come sostanzialmente equivalente? Si deve innanzitutto procedere alla caratterizzazione dell'organismo modificato geneticamente dal quale si è ottenuto il prodotto. Autorevole e fondata informazione è indispensabile su:
· Organismo ospite: Origine e classificazione tassonomica; relazioni con altri organismi; istoriato sull'utilizzo come alimento o come fonte di alimento; istoriato sulla tossigenicità, allergenicità, infettività (per microorganismi); presenza di sostanze o fattori antinutrizionali; presenza di so stanze fisiologicamente attive nella specie ed in specie tassonomicamente vicine; proprietà nutrizionali specifiche.
· Modifica generica e inserto DNA: Struttura del vettore e/o del gene; descrizione della componente nucleica, inclusa la fonte; metodi di trasformazione usati; attività promoter.
· Organismo modificato: Metodo di selezione (gene marcante); caratteristiche fenotipiche rispetto all'ospite; regolazione, livello e stabilità di espressione del gene inserito; numero di copie inserite; potenziale mobilità del gene inserito.

Come detto l'equivalenza sostanziale può essere determinata sia a livello dell'organismo (ospite modificato per inserzione genetica) fonte di alimento sia a livello di prodotto alimentare specifico, ed è data allorquando le caratteristiche verificate nell'organismo OGM o nel prodotto OGM sono paragonabili a quelle dell'organismo di riferimento convenzionale.
La determinazione delle caratteristiche di un OGM include i seguenti parametri:
· Caratteristiche fenotipiche: morfologia, crescita, rendimento e resistenza a malattie per le piante; caratteristiche tassonomiche (metodi tradizionali di coltura, ribotyping, fisiologia, ecc.), infettività, presenza di plasmidi, resistenza agli antibiotici e tossigenicità per i microorganismi; morfologia, crescita, fisiologia, riproduzione, rendimento per animali.
· Composizione: sostanze nutrizionali essenziali (che hanno un impatto sostanziale sulla dieta, e cioè grassi, proteine e carboidrati), ma anche minerali e vitamine; tossine (sostanze tossicologicamente significanti, come solanine nelle patate, selenio nel frumento, ecc.).
· Allergenicità

Prodotti per i quali viene dimostrata l'equivalenza sostanziale sono da ritenersi altrettanto sicuri che non gli alimenti di riferimento: per questi non è necessaria alcuna analisi supplementare.
Prodotti sostanzialmente equivalenti alla controparte convenzionale con l'eccezione di definite differenze
Allorquando un prodotto viene determinato essere sostanzialmente equivalente al riferimento, ma con definite differenze, è indispensabile un complemento di analisi specifico e focalizzato sulle differenze identificate.
Trattasi nella fattispecie, in generale, della presenza di proteine (come effetto voluto) che possono modificare alcune componenti endogene o produrre nuove componenti nell'organismo. La verifica della sicurezza dovrà quindi concentrarsi sia sulla sicurezza della proteina espressa dal gene estraneo introdotto, sia sui pro dotti della stessa proteina. Questi ultimi sono in generale dei grassi, dei carboidrati o altre piccole nuove molecole.
Prodotti sostanzialmente non equivalenti
Fino ai nostri giorni e probabilmente anche per il prossimo futuro, non vi sono esempi di alimenti o componenti alimentari prodotti per modifica genetica e che possano essere considerati sostanzialmente non equivalenti.
Alcuni esempi di sostanziale equivalenza e sostanziale equivalenza con de finite differenze
ü
Pomodori Flavr Savrä
Flavr Savrä Lycopersicon esculentum contiene un gene, che codifica un enzima (antisense polygalacturonase) il cui effetto è il rallentamento della perdita di consistenza del frutto, permettendone una vita più lunga e, quindi anche migliorie organolettiche. Nel FLAVR SAVRä esempi di equivalenza sostanziale sono:
a) Sostanze nutrizionali. Non si constatano variazioni dei tenori in vitamine, protenie e minerali. (Tab. 1)
b) Alcaloidi. Non si constatano variazioni dei tenori in tomatina in pomodori transgenici e convenzionali, siano essi verdi o in avanzato stato di maturazione (Tab. 2)
ü Ravizzone Laurate Canolaä
Laurate Canolaä Brassica napus produce, al contrario di varietà convenzionali di ravizzone, olio con un diverso profilo degli acidi grassi. La variante transgenica del ravizzone presenta tenori più bassi di acido oleico (C18:1) e più alti di acido laurico (C12:0) e miristico (C14:0) rispetto alle specifiche del Codex Alimentarius per l'olio di ravizzone. (Tab. 3)
L'acido erucico (C22 :1) è inoltre presente in quantità minime, fatto positivo se vengono considerate le caratteristiche di tossicità di quest'ultimo. (Tab. 4)
Inoltre la composizione totale di acidi grassi e la struttura dei trigliceridi nella variante transgenica non è identica a quella normalmente presente in oli laurici ottenuti da noci di cocco e cuori di palma. Per questo motivo, l'olio di ravizzone transgenico è sostanzialmente equivalente ad altri oli alimentari ma con definite differenze, anche se ne ha le stesse caratteristiche. Un'analisi più approfondita di queste differenti componenti acidograsse porta comunque all'affermazione che esse sono sicure (CRAS), poiché -se valutate singolarmente- sono presenti agli stessi livelli in altri prodotti comunemente consumati.
Contrariamente all'olio di ravizzone transgenico, pasti completi preparati con questo prodotto OGM sono sostanzialmente equivalenti ai campioni di riferimento, poichè non vi sono differenze nelle maggiori e più significative componenti.
a) Sostanze nutrizionali. Il tenore in aminoacidi è, per esempio, invariato. (Tab. 5)
b) Tossine. Il tenore in glucosinolati in pasti preparati con ravizzone transgenico è inferiore alle 30 m moli totali come prescritto in specifiche americane. (Tab. 6)
Ä Conclusioni
Le conclusioni che possiamo trarre da questa breve presentazione sono quelle emerse nel 1996 al termine della seconda consultazione di esperti indetta da OMS e FAO, in particolare:
· La valutazione della salubrità/sicurezza di cibi transgenici non ha motivo di essere diversa da quella riguardante alimenti convenzionali ottenuti per modifica geno mica naturale;
· principio dell'equivalenza sostanziale costituisce l'approccio ideale alla valutazione della sicurezza alimentare di prodotti transgenici.

La consultazione ha comunque inoltre raccomandato:
· Una legislazione esaustiva e un controllo efficace quali misure per proteggere la salute del consumatore;
· Modifiche del genoma implicanti l'introduzione di elementi provenienti da organismi notoriamente allergenici devono essere sconsigliate;
· Ulteriori studi devono essere svolti per valutare l'ulteriore utilizzo di marker basati sulle resistenze agli antibiotici;
· Esiste il bisogno di ampliare e mantenere banche dati per facilitare l'attuazione del principio dell'equivalenza so stanziale.

Tab.1

COMPONENTE

RANGE NORMALE

TRANSGENICI

CONTROLLLO

Proteine (g)

0.85

0.75-1.14

0.53-1.05

Vitamina A (UI)

192-1667

330-1600

420-2200

Tiamina (m g)

16-80

38-72

39-64

Riboflavina(m g)

20-78

24-36

24-36

Vitamina B6 (m g)

50-150

86-150

10-140

Vitamina C (m g)

8.4-59

15.3-29.2

12.3-29.2

Niacina (m g)

0.3-0.85

0.43-0.70

0.43-0.76

Calcio (mg)

4.0-21

9-13

10-12

Magnesio (mg)

5.2-20.4

7-12

9-13

Fosforo (mg)

7.7-53

25-37

29-38

Sodio (mg)

1.2-32.7

2-5

2-3

Tab.2

STATO DI MATURAZIONE

TRANSGENICI

CONTROLLO

Verdi (mg/100g)

0.8-7.9

0-6.48

Rossi (mg/100g)

0-1.09

0-2.31

Tab.3

VARIETA'

C10:0

C12:0

C14:0

C18:1

C18:2

C20:1

C22:1

Laurate

0.1

39.75

4.15

32.55

12.27

0.75

ND

Iris

ND

ND

0.1

59.95

21.6

1.2

ND

Cyclon

ND

ND

0.1

61.25

19.6

1.3

ND

Westar

ND

ND

0.1

63.2

17.8

1.6

0.2

Tab.4

ACIDO ERUCICO

SPECIFICHE

BIBLIOGRAFIA

CONTROLLI

LAURATE CANOLA

% in peso dell'olio

£ 2

0.1-0.5

< 0.1-0.4

< 0.1

Tab.5

AMMINOACIDO

BIBLIOGRAFIA

CONTROLLI

LAURATE CANOLA

Agrinine (%)

2.1-2.79

2.23-3.19

2.67-2.72

Istidina (%)

1-1.19

1-1.42

1.17-1.20

Leucina (%)

2.5-2.93

2.56-3.36

2.88-2.93

Valina (%)

1.8-1.94

1.96-2.62

2.24-2.25

Triptofano (%)

0.4-0.52

0.37-0.58

0.39-0.46

Fenilalanina (%)

1.4-1.79

1.39-1.96

1.64-1.72

 

Tab.6

GLUCOSINOLATO

SPECIFICHE

CONTROLLI

LAURATE CANOLA

Totale

 

m moli/g

 

< 30

3.7-26.5

9.9-15.3

Ä Le tecniche di depistaggio in laboratorio
Conformemente alle direttive comunitarie EC 258/97, EC 1139/98 e le più recenti EC49/00 e EC 50/00 alimenti o ingredienti alimentari risultanti non "sostanzialmente equivalenti" alla controparte convenzionale (quindi anche quelli con definite differenze) sono soggetti ad etichettatura specifica. Secondo le stesse direttive, la presenza - in quantità superiore ad una soglia dell'1% - di DNA ricombinato o proteine modificate nell'alimento o nell'ingrediente alimentare (quindi definite differenze) implica una definizione del prodotto diversa dal "sostanzialmente equivalente".
Lo sviluppo di metodi di campionamento ed analitici, affidabili e quantitativi, è essenziale per una corretta applicazione delle direttive comunitarie.
Non abbiamo sufficiente tempo a disposizione per affrontare esaustivamente la tematica del campionamento: basti comunque l'affermazione che "gli errori di campionamento e sottocampionamento sono significativamente maggiori degli errori analitici e che gli errori aumentano drammaticamente con il diminuire della concentrazione" per avere un'idea dell'importanza specifica.
In questa seconda parte della mia relazione mi limiterò dunque alla presentazione di una di quelle che sono, alla luce delle direttive comunitarie, le potenziali tecniche diagnostiche applicabili al settore OGM.
Per il depistaggio di OGM esistono tre alternative analitiche:
· Le tecniche immunoenzimatiche (ELISA), basate su anticorpi mono- o policlonali, per la messa in evidenza delle proteine, espressione del gene introdotto. Sono affidabili, selettivi, tecnicamente semplici e adatti ad analisi di routine, relativamente poco cari, esigono un tempo d'analisi limitato e sono automatizzabili. Sono comunque in una fase preliminare di sviluppo e non sono ancora stati validati. Il campo d'applicazione ideale dovrebbe essere quello dei prodotti crudi non lavorati con al massimo 12% di OGM;
· Le tecniche gascromatografiche per la messa in evidenza degli acidi grassi, quest'ultima soprattutto negli olii;
· Le tecniche PCR (reazione a catena della polimerasi) per la messa in evidenza di frammenti di DNA ricombinato introdotti nell'organismo ospite.
Le tecniche PCR sono apparse da non molto nel settore agro-alimentare : la loro applicazione è comunque nota da più di un decennio in altri ambiti, p.es. in quello clinico, forense, archeologico o tassonomico.
Nel settore alimentare sono state utilizzate inizialmente per identificare inequivocabilmente specie di piante ed animali (p.es. la presenza di carne di maiale in prodotti carnei etichettati come puro bovino, oppure carne di gazzella in salmi di cervo, la presenza di frumento in miscele di cereali, ecc.), per identificare alcuni dei maggiori patogeni (p.es. salmonella, legionella, E.coli enteroemorragici, ma anche alcuni virus come quello dell'epatite A) e da ultimo anche per la messa in evidenza di OGM.
I principali elementi di una PCR sono:
· Estrazione del DNA (preparazione del campione, separazione del DNA);
· Amplificazione mediante PCR (screening, sequenze specifiche, sistemi di controllo):
· Conferma (digestione con appropriati enzimi di restrizione, sequencing, nested PCR, Southern Blot, ibridizzazione con sonde specifiche).
Estrazione del DNA
Alcuni criteri base su cui si deve basare la preparazione del campione sono:
· Omogeneità;
· Operare con piani di campionamento prestabiliti;
· Massa del campione per l'omogeneizzazione (p.es. 30-50 g MSDA cap. 52B, 1998);
· Massa del campione in analisi (p.es. 300 mg MSDA cap. 52B, 1998 oppure 100 mg LMBC§35)
mentre per la separazione del DNA sono applicabili diversi accorgimenti, tra cui:
· metodo facente capo al detergente CTAB (LMBC §35);
· metodo facente capo a resine di silicio, proteinase K e SDS (MSDA 52B);
La qualità del DNA estratto e separato deve soddisfare determinati standards:
· Grado di degradazione: lunghezza media minima critica di ca. 400bp;
· Assenza di sostanze inibitrici, come tannini, polisaccaridi e altri;
· Vantaggio delle resine: bassa resa ma alta qualità.
Da alcune matrici alimentari non è possibile estrarre DNA amplificabile. P.es.:
· Lecitina purificata
· Oli vegetali raffinati
· Derivati amidacei (p.es. maltodestrina, sciroppo di glucosio, ecc.)
· Salsa di soia;
· Prodotti finali sottoposti a trattamenti termici estremi (p.es. per estrusione);
· Preparati enzimatici purificati;
· Zuccheri.
La amplificazione mediante PCR è una tecnica altamente affascinante, che riproduce il frammento specifico di DNA attraverso più cicli (generalmente 30-50) ognuno di tre passaggi:
· Denaturazione del DNA (apertura della struttura elicoidale della molecola);
· Congiunzione dei primer con il DNA denaturato (specificità dovuta all'omologia della sequenza);
· Estensione dei primer mediante l'enzima polimerasi.
La reazione PCR avviene in speciali apparecchi (amplificatori thermocycler) dove le temperature ed i tempi ideali, per ognuno dei tre passaggi, vengono gestiti automaticamente.
La conferma avviene generalmente attraverso digestione dei frammenti amplificati con enzimi di restrizione. Per esempio il frammento tipico della soia transgenica lungo 195 bp può essere "digerito" ed ottenere così due frammenti di 80 e 115bp.
La messa in evidenza del prodotto della PCR avviene solitamente per elettroforesi su gel di agarosio.

Il metodo ed il protocollo attualmente riconosciuto come più avanzato, performante (già sottoposto a validazione a livello comunitario) è il metodo ufficiale Svizzero, validato in un test interlaboratorio dal Centro di Ricerche Comuni di Ispra. Esso consiste in due analisi distinte:
· uno screening iniziale basato sulla presenza dei frammenti E35S promotor e/o NOS' 3 termina tor; elementi strutturali incorporati in quasi tutti gli organismi transgenici approvati e tuttora sul mercato. I promotors sono sequenze necessarie per la regolazione ed il riconoscimento del punto di inizio della trascrizione del DNA. Il promotore E35S proviene dal Cauliflower Mosaic Virus. I terminators sono sequenze che controllano in modo altamente preciso la fine della trascrizione. Il terminator NOS regola questo processo nell'espressione della sintasi della nopalina e proviene dal genoma di Agrobacterium tumefaciens. La PCR per il frammento E35S produce una sequenza di 195bp, mentre quella per il NOS'3 una di 180 bp.
· una PCR specifica per l'organismo OGM che si vuole depistare. Per ognuno degli organismi sono state sviluppate strategie ben definite. Per esempio per la soia Roundup Ready™ i frammenti target sono E35S (promotor) e CP4 EPSPS (specifico), nel pomodoro Flavr Savr i frammenti sono npt II (marcante), E35S (promotor) e PG (specifico), nel pomodoro Zeneca sono NOS'3 (terminator) e Polygalacturonase (specifico), ecc.
Con lo screening è possibile determinare la presenza di materiale transgenico nei seguenti organismi (situazione febbraio 1997).

Tab. 7

SPECIE

NOME COMMERCIALE

PRODUTTORE

MODIFICA

E35S

NOS'3

METODO MSDA 52B

Mais

Maximizer

Ciba Seeds

Resistenza parassita/Tolleranza erbicida

K

 

Mais

 

Dekalb

Tolleranza erbicida

K

 

Mais

Liberty Link

Hoechst/AgrEvo

Tolleranza erbicida

K

 

Mais

Mais Gard

Monsanto

Resistenza parassita

K

K

Mais

Nature Gard

Mycogen

Resistenza parassita

K

 

Mais

 

Sandoz Seeds

Resistenza parassita

K

K

Mais

Seed Link

Plant Genetic System

Tolleranza erbicida

K

K

Cotone

BXN Cotton

Calgene/Rhone Poulenc

Tolleranza erbicida

K

 

Cotone

 

Du Pont

Tolleranza

   

No

Cotone

Bollgard

Monsanto

Resistenza parassita

K

 

Cotone

Roundup Ready

Monsanto

Tolleranza erbicida

K

K

Ravizzone

 

AgrEvo

Tolleranza erbicida

K

 

Ravizzone

Laurical

Calgene

Acidi grassi

K

 

Ravizzone

Roundup Ready

Monsanto

Tolleranza erbicida

   

No

Ravizzone

 

Plant Genetic System

Tolleranza erbicida

 

K

Papaia

 

Cornell University

Resistenza virale

 

K

Patata

NewLeaf

Monsanto

Resistenza parassita

K

K

Soia

 

Hoechst

Tolleranza erbicida

K

K

Soia

Roundup Ready

Monsanto

Tolleranza erbicida

K

K

Zucca

 

Asgrow

Resistenza virale

K

 

Zucca

Freedom B

Asgrow

Resistenza virale

K

 

Pomodoro

 

Agrilope

Maturazione ritardata

 

K

Pomodoro

Flavr Savr

Calgene

Maturazione ritardata

K

 

Pomodoro

Endless Summer

DNA Plant Technology

Maturazione ritardata

K

K

Pomodoro

 

Monsanto

Maturazione ritardata

K

K

Pomodoro

 

Zeneca

Maturazione ritardata/spessore della buccia

K

K

Cicoria

 

Beja Zaden BV

Tolleranza erbicida

 

K

Per verificare l'avvenuta estrazione di materiale genetica dall'organismo saggiato (ed evitare così dei risultati "falsi negativi ") sono a disposizione dei protocolli PCR sviluppati appositamente su caratteri genetici unici delle specie. Nel caso della soia un'aliquota dell'estratto viene sottoposta ad una reazione PCR mirata all'amplificazione del gene della lectina, specifico di questa specie vegetale. Per confermare l'avvenuta estrazione di DNA da mais e frumento si amplificano invece il gene della zeina rispettivamente quello che codifica il 18s rRNA.
Ulteriori approfondimenti sono evidentemente necessari, mirati soprattutto ad eliminare le limitazioni attualmente riscontrabili. Ad esempio:
· a livello di screening la sensitività è dello 0.02-0.1% (un fagiolo di soia OGM in 5000 di soia convenzionale)
· ci possono essere dei risultati falsi postivi (un frammento di 195bp), problema ovviabile come detto con una restrizione enzimatica
· contaminazioni naturali con DNA pro veniente da organismi della famiglia delle cruciferae (E35S, p.es. broccoli)
· contaminazioni naturali con DNA proveniente da microorganismi (NOS'3, p.es. Agrobacterium oppure npt II da batteri del suolo)
· contaminazioni crociate (mais e soia)
· Carry over da precedenti PCR
· Presenza di sostanze inibenti la PCR
Ma anche:
· Disponibilità di materiale di riferimento
· Metodi semi-quantitativi
· Automatizzazione
· Multiplex-PCR (protocolli multipli)
Sono inoltre in corso lavori di ricerca mirati allo sviluppo di metodi specifici per nuovi prodotti OGM, nonché di procedure standardizzate per l'esecuzione di test interlaboratorio (ring tests) o test di competenza (proficiency tests). A tale riguardo è bene citare il progetto comunitario SMT4-CT96-2072, abbreviato DMIF-Gen, che sotto il coordinamento del BgW (Istituto per la protezione del consumatore) di Berlino vede all'opera ben 24 diversi partners di 11 Stati membri, più la Confederazione Elvetica."

Fonte: Biologi Italiani, Organo Ufficiale dell’Ordine Nazionale dei Biologi, maggio 2000