Il 2 aprile u.s., organizzato dall'Ordine Nazionale dei Biologi in collaborazione con la Delegazione Regionale Campania, si è svolto il Convegno "La qualità: un impegno per il futuro", presso l'Aula Magna dell'Istituto Universitario Navale di Napoli
Qui di seguito viene riportato il contributo del Dottor Jermini che, in qualità di responsabile del programma "Food Safety - Salubrità degli alimenti" ha tenuto una relazione su due componenti della tematica: "biotecnologie e alimenti":
* il punto di vista dell'OMS sugli OGM
* le tecniche di depistaggio degli OGM
* il punto di vista dell'OMS sugli OGM
* le tecniche di depistaggio degli OGM
Dr M.Jermini
Food Safety Scientist - Organizzazione Mondiale della
Sanità
Centro Europeo Ambiente e Salute - Div. Roma
"Ä Premessa
Questa presentazione toccherà solo aspetti strettamente inerenti la salute del consumatore (inteso come individuo che ingerisce un alimento) e non quelli, certamente altrettanto importanti, legati all'etica ambientale; all'etica dell'economia; all'etica della ricerca e della scienza (inclusa quindi quella dell'agro-zootecnica). Si cercheranno da un lato risposte indirette alla domanda "comportano le biotecnologie il superamento di una soglia quantitativo-qualitativa tale da indurre criteri radicalmente nuovi di valutazione dei problemi? ", mentre altri quesiti, come l'" egemonia del consumatore o politiche dell'alimentazione?", "se e quanto la dimensione individuale dell'alimentazione sia ormai assorbita da dimensioni sovraindividuali di diversa natura?", dall'altro lato, non saranno affrontati.
Nel corso dei prossimi mesi saranno organizzati, in diverse parti del mondo, seminari e workshops dai quali potranno emergere risultanze e prese di posizione differenti dalla presente. In particolare l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), uno specifico Gruppo di Lavoro del Codex Alimentarius e la stessa nostra OMS, congiuntamente alla Food and Agriculture Organization (FAO), agenzia sorella nell'ambito dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) hanno indetto una serie di eventi che dovranno rivalutare la situazione alla luce della ricerca scientifica degli ultimi anni. La Divisione di Roma del Centro Europeo Ambiente e Salute dell'OMS organizzerà invece, a settembre 2000, un seminario scientifico finalizzato alla valutazione degli effetti negativi indiretti sulla salute umana dell'introduzione degli OGM nell'ambiente.
Ä Il punto di vista dell'OMS sugli OGM
Da
decenni ormai quasi tutti i Paesi impongono una valutazione del rischio
(risk assessment) legato all'utilizzo di additivi alimentari, come pure
alla presenza di residui di trattamenti fitosanitari e veterinari e di altri
contaminanti. Per contro nessuna formale valutazione del rischio alimentare
è mai stata imposta ai fabbricanti di nuovi prodotti alimentari o di
versioni nuove di vecchi alimenti. In particolare nessun ceppo microbico o altro
organismo (eccetto alcuni noti per essere produttori di tossine) sviluppato ed
ottenuto mediante classiche tecniche di selezione e/o ibridizzazione (un esempio
su tutti le nettarine) ha mai dovuto essere sottoposto ad una formale
valutazione della sua salubrità. Ci si potrebbe quindi chiedere:
"Biotecnologie e metodi tradizionali: rottura o continuità"?
Alcuni settori delle biotecnologie alimentari affermano che non esistono
differenze qualitative tra i metodi di coltivazione, allevamento e
trasformazione tradizionali e quelli attuati con le metodologie genetiche.
Selezione dei raccolti, selezione di specie e razze da zootecnica, come pure
l'impiego di sostanze per modificare gli alimenti sono sempre stati utilizzati a
fini di miglioramento o conservazione dei cibi.
Questa tesi della "continuità", come pure quella della "sostanziale equivalenza", che affronteremo in dettaglio più in là, è stata sposata anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità: con essa si persegue unicamente la soluzione dei quesiti legati alla salubrità degli alimenti e non si mira certamente a cancellare le preoccupazioni etiche sulle biotecnologie in campo agro - zootecnico riducendole alla sola questione della sicurezza.
Considerazioni di base
Per l'OMS la procedura da attuare per la
valutazione di organismi prodotti con tecniche, come l'ingegneria genetica, che
modificano i tratti ereditari di un organismo è identica a quella valida
per forme naturali di alterazioni genomiche di un organismo. Le considerazioni
di base da farsi includono p.es.:
· Conseguenze dirette (p.es. dal punto di vista nutrizionale, tossicologico o allergologico) della presenza qualitativa nell'alimento di una nuova sostanza, la cui sintesi è codificata da un gene introdotto durante la modifica genomica;
· Conseguenze dirette della presenza a livelli alterati (quantitativa) di una nuova sostanza, la cui sintesi è codificata da un gene introdotto durante la modifica genomica;
· Conseguenze indirette della presenza (qualitativa e/o quantitativa) di una nuova sostanza, la cui sintesi è codificata da un gene introdotto durante la modifica genomica, sul metabolismo dell'organismo modificato, con produzione indiretta di nuove componenti o livelli alterati di componenti esistenti;
· Conseguenze delle modifiche
genomiche introdotte, p.es. funzionali, come l'interruzione di sequenze di
codifica e/o controlli particolari, con produzione indiretta di nuove componenti
o livelli alterati di componenti esistenti;
Il principio dell'equivalenza
sostanziale
Il principio della " equivalenza sostanziale
" è stato sviluppato nel corso di questo decennio attraverso una
serie di consultazioni di esperti tenutesi sotto il patrocinio dell'OMS,
dell'Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica (OCSE) e della
FAO.
Se un nuovo alimento o una nuova componente di un alimento viene giudicato "sostanzialmente equivalente" ad un alimento o componente alimentare esistente, esso/a può essere considerato altrettanto sicuro che l'alimento o componente convenzionale.
La valutazione dell'equivalenza sostanziale è un esercizio dinamico e analitico di verifica della sicurezza attraverso un processo comparativo tra il nuovo alimento e quello convenzionale.
Il paragone può risultare molto semplice o necessitare di tempi estremamente lunghi a dipendenza dalla quantità di conoscenze disponibili e dalla natura dell'alimento in analisi.
La determinazione della sicurezza di un alimento modificato geneticamente
deve considerarne sia gli effetti voluti che quelli non intenzionalmente
derivanti dalla modifica stessa (p.es. modifiche fenotipiche nei parametri di
crescita, minore tolleranza a stress ambientali, oppure alterazioni nella
concentrazione di sostanze nutrizionali o aumento della concentrazione di
tossine naturali).
La determinazione dell'equivalenza sostanziale può
avvenire sia a livello di organismo che a livello di componente alimentare. Dove
possibile il paragone deve comunque avvenire a livello di specie, paragonando
quella modificata geneticamente a quella convenzionale, onde permetterne un uso
più flessibile e quindi un migliore sfruttamento per l'ottenimento di
tipi diversi di alimenti.
Questo processo comparativo può condurre a
tre distinti casi:
· è
possibile dimostrare che un OGM, o alimento o componente di un alimento derivato
da OGM, è sostanzialmente equivalente alla controparte
convenzionale;
· è possibile
dimostrare che un OGM, o alimento o componente di un alimento derivato da OGM,
è sostanzialmente equivalente alla controparte
convenzionale con alcune definite differenze;
· è possibile dimostrare che un OGM, o alimento
o componente di un alimento derivato da OGM, non è
sostanzialmente equivalente alla controparte convenzionale poiché
le differenze non sono sufficientemente definite o poiché non esiste
controparte convenzionale di riferimento.
Prodotti sostanzialmente
equivalenti alla controparte convenzionale
Come si giunge a
caratterizzare un pro dotto alimentare come sostanzialmente equivalente? Si deve
innanzitutto procedere alla caratterizzazione dell'organismo modificato
geneticamente dal quale si è ottenuto il prodotto. Autorevole e fondata
informazione è indispensabile su:
·
Organismo ospite: Origine e classificazione tassonomica; relazioni
con altri organismi; istoriato sull'utilizzo come alimento o come fonte di
alimento; istoriato sulla tossigenicità, allergenicità,
infettività (per microorganismi); presenza di sostanze o fattori
antinutrizionali; presenza di so stanze fisiologicamente attive nella specie ed
in specie tassonomicamente vicine; proprietà nutrizionali
specifiche.
· Modifica generica e inserto
DNA: Struttura del vettore e/o del gene; descrizione della componente nucleica,
inclusa la fonte; metodi di trasformazione usati; attività
promoter.
· Organismo modificato:
Metodo di selezione (gene marcante); caratteristiche fenotipiche rispetto
all'ospite; regolazione, livello e stabilità di espressione del gene
inserito; numero di copie inserite; potenziale mobilità del gene
inserito.
Come detto l'equivalenza sostanziale può essere determinata sia a
livello dell'organismo (ospite modificato per inserzione genetica) fonte di
alimento sia a livello di prodotto alimentare specifico, ed è data
allorquando le caratteristiche verificate nell'organismo OGM o nel prodotto OGM
sono paragonabili a quelle dell'organismo di riferimento convenzionale.
La
determinazione delle caratteristiche di un OGM include i seguenti
parametri:
· Caratteristiche fenotipiche:
morfologia, crescita, rendimento e resistenza a malattie per le piante;
caratteristiche tassonomiche (metodi tradizionali di coltura, ribotyping,
fisiologia, ecc.), infettività, presenza di plasmidi, resistenza agli
antibiotici e tossigenicità per i microorganismi; morfologia, crescita,
fisiologia, riproduzione, rendimento per animali.
· Composizione: sostanze nutrizionali
essenziali (che hanno un impatto sostanziale sulla dieta, e cioè grassi,
proteine e carboidrati), ma anche minerali e vitamine; tossine (sostanze
tossicologicamente significanti, come solanine nelle patate, selenio nel
frumento, ecc.).
· Allergenicità
Prodotti per i quali viene dimostrata l'equivalenza sostanziale sono da
ritenersi altrettanto sicuri che non gli alimenti di riferimento: per questi non
è necessaria alcuna analisi supplementare.
Prodotti sostanzialmente
equivalenti alla controparte convenzionale con l'eccezione di definite
differenze
Allorquando un prodotto viene determinato essere
sostanzialmente equivalente al riferimento, ma con definite differenze, è
indispensabile un complemento di analisi specifico e focalizzato sulle
differenze identificate.
Trattasi nella fattispecie, in generale, della
presenza di proteine (come effetto voluto) che possono modificare alcune
componenti endogene o produrre nuove componenti nell'organismo. La verifica
della sicurezza dovrà quindi concentrarsi sia sulla sicurezza della
proteina espressa dal gene estraneo introdotto, sia sui pro dotti della stessa
proteina. Questi ultimi sono in generale dei grassi, dei carboidrati o altre
piccole nuove molecole.
Prodotti sostanzialmente non
equivalenti
Fino ai nostri giorni e probabilmente anche per il prossimo
futuro, non vi sono esempi di alimenti o componenti alimentari prodotti per
modifica genetica e che possano essere considerati sostanzialmente non
equivalenti.
Alcuni esempi di sostanziale equivalenza e sostanziale
equivalenza con de finite differenze
ü
Pomodori Flavr Savrä
Flavr Savrä Lycopersicon esculentum contiene un gene, che
codifica un enzima (antisense polygalacturonase) il cui effetto è
il rallentamento della perdita di consistenza del frutto, permettendone una vita
più lunga e, quindi anche migliorie organolettiche. Nel FLAVR SAVRä esempi di equivalenza sostanziale sono:
a) Sostanze
nutrizionali. Non si constatano variazioni dei tenori in vitamine, protenie e
minerali. (Tab. 1)
b) Alcaloidi. Non si constatano variazioni dei tenori in
tomatina in pomodori transgenici e convenzionali, siano essi verdi o in avanzato
stato di maturazione (Tab. 2)
ü Ravizzone
Laurate Canolaä
Laurate Canolaä Brassica napus produce, al contrario di
varietà convenzionali di ravizzone, olio con un diverso profilo degli
acidi grassi. La variante transgenica del ravizzone presenta tenori più
bassi di acido oleico (C18:1) e più alti di acido laurico (C12:0) e
miristico (C14:0) rispetto alle specifiche del Codex Alimentarius per l'olio di
ravizzone. (Tab. 3)
L'acido erucico (C22 :1) è inoltre presente in
quantità minime, fatto positivo se vengono considerate le caratteristiche
di tossicità di quest'ultimo. (Tab. 4)
Inoltre la composizione totale
di acidi grassi e la struttura dei trigliceridi nella variante transgenica non
è identica a quella normalmente presente in oli laurici ottenuti da noci
di cocco e cuori di palma. Per questo motivo, l'olio di ravizzone transgenico
è sostanzialmente equivalente ad altri oli alimentari ma con definite
differenze, anche se ne ha le stesse caratteristiche. Un'analisi più
approfondita di queste differenti componenti acidograsse porta comunque
all'affermazione che esse sono sicure (CRAS), poiché -se valutate
singolarmente- sono presenti agli stessi livelli in altri prodotti comunemente
consumati.
Contrariamente all'olio di ravizzone transgenico, pasti completi
preparati con questo prodotto OGM sono sostanzialmente equivalenti ai campioni
di riferimento, poichè non vi sono differenze nelle maggiori e più
significative componenti.
a) Sostanze nutrizionali. Il tenore in aminoacidi
è, per esempio, invariato. (Tab. 5)
b) Tossine. Il tenore in
glucosinolati in pasti preparati con ravizzone transgenico è inferiore
alle 30 m moli totali come prescritto in specifiche
americane. (Tab. 6)
Ä
Conclusioni
Le conclusioni che possiamo trarre da questa breve
presentazione sono quelle emerse nel 1996 al termine della seconda consultazione
di esperti indetta da OMS e FAO, in particolare:
· La valutazione della salubrità/sicurezza di
cibi transgenici non ha motivo di essere diversa da quella riguardante alimenti
convenzionali ottenuti per modifica geno mica naturale;
· principio dell'equivalenza sostanziale
costituisce l'approccio ideale alla valutazione della sicurezza alimentare di
prodotti transgenici.
La consultazione ha comunque inoltre raccomandato:
· Una legislazione esaustiva e un controllo efficace
quali misure per proteggere la salute del consumatore;
· Modifiche del genoma implicanti l'introduzione di
elementi provenienti da organismi notoriamente allergenici devono essere
sconsigliate;
· Ulteriori studi devono essere
svolti per valutare l'ulteriore utilizzo di marker basati sulle resistenze agli
antibiotici;
· Esiste il bisogno di ampliare
e mantenere banche dati per facilitare l'attuazione del principio
dell'equivalenza so stanziale.
Tab.1
|
COMPONENTE |
RANGE NORMALE |
TRANSGENICI |
CONTROLLLO |
|
Proteine (g) |
0.85 |
0.75-1.14 |
0.53-1.05 |
|
Vitamina A (UI) |
192-1667 |
330-1600 |
420-2200 |
|
Tiamina (m g) |
16-80 |
38-72 |
39-64 |
|
Riboflavina(m g) |
20-78 |
24-36 |
24-36 |
|
Vitamina B6 (m g) |
50-150 |
86-150 |
10-140 |
|
Vitamina C (m g) |
8.4-59 |
15.3-29.2 |
12.3-29.2 |
|
Niacina (m g) |
0.3-0.85 |
0.43-0.70 |
0.43-0.76 |
|
Calcio (mg) |
4.0-21 |
9-13 |
10-12 |
|
Magnesio (mg) |
5.2-20.4 |
7-12 |
9-13 |
|
Fosforo (mg) |
7.7-53 |
25-37 |
29-38 |
|
Sodio (mg) |
1.2-32.7 |
2-5 |
2-3 |
Tab.2
|
STATO DI MATURAZIONE |
TRANSGENICI |
CONTROLLO |
|
Verdi (mg/100g) |
0.8-7.9 |
0-6.48 |
|
Rossi (mg/100g) |
0-1.09 |
0-2.31 |
Tab.3
|
VARIETA' |
C10:0 |
C12:0 |
C14:0 |
C18:1 |
C18:2 |
C20:1 |
C22:1 |
|
Laurate |
0.1 |
39.75 |
4.15 |
32.55 |
12.27 |
0.75 |
ND |
|
Iris |
ND |
ND |
0.1 |
59.95 |
21.6 |
1.2 |
ND |
|
Cyclon |
ND |
ND |
0.1 |
61.25 |
19.6 |
1.3 |
ND |
|
Westar |
ND |
ND |
0.1 |
63.2 |
17.8 |
1.6 |
0.2 |
Tab.4
|
ACIDO ERUCICO |
SPECIFICHE |
BIBLIOGRAFIA |
CONTROLLI |
LAURATE CANOLA |
|
% in peso dell'olio |
||||
|
£ 2 |
0.1-0.5 |
< 0.1-0.4 |
< 0.1 |
|
Tab.5
|
AMMINOACIDO |
BIBLIOGRAFIA |
CONTROLLI |
LAURATE CANOLA |
|
Agrinine (%) |
2.1-2.79 |
2.23-3.19 |
2.67-2.72 |
|
Istidina (%) |
1-1.19 |
1-1.42 |
1.17-1.20 |
|
Leucina (%) |
2.5-2.93 |
2.56-3.36 |
2.88-2.93 |
|
Valina (%) |
1.8-1.94 |
1.96-2.62 |
2.24-2.25 |
|
Triptofano (%) |
0.4-0.52 |
0.37-0.58 |
0.39-0.46 |
|
Fenilalanina (%) |
1.4-1.79 |
1.39-1.96 |
1.64-1.72 |
Tab.6
|
GLUCOSINOLATO |
SPECIFICHE |
CONTROLLI |
LAURATE CANOLA |
|
Totale |
m moli/g |
||
|
< 30 |
3.7-26.5 |
9.9-15.3 |
Ä Le tecniche di depistaggio in
laboratorio
Conformemente alle direttive comunitarie EC 258/97, EC 1139/98 e
le più recenti EC49/00 e EC 50/00 alimenti o ingredienti alimentari
risultanti non "sostanzialmente equivalenti" alla controparte
convenzionale (quindi anche quelli con definite differenze) sono soggetti ad
etichettatura specifica. Secondo le stesse direttive, la presenza - in
quantità superiore ad una soglia dell'1% - di DNA ricombinato o
proteine modificate nell'alimento o nell'ingrediente alimentare (quindi definite
differenze) implica una definizione del prodotto diversa dal
"sostanzialmente equivalente".
Lo sviluppo di metodi di
campionamento ed analitici, affidabili e quantitativi, è essenziale per
una corretta applicazione delle direttive comunitarie.
Non abbiamo
sufficiente tempo a disposizione per affrontare esaustivamente la tematica del
campionamento: basti comunque l'affermazione che "gli errori di
campionamento e sottocampionamento sono significativamente maggiori degli errori
analitici e che gli errori aumentano drammaticamente con il diminuire della
concentrazione" per avere un'idea dell'importanza specifica.
In questa
seconda parte della mia relazione mi limiterò dunque alla presentazione
di una di quelle che sono, alla luce delle direttive comunitarie, le potenziali
tecniche diagnostiche applicabili al settore OGM.
Per il depistaggio di OGM
esistono tre alternative analitiche:
· Le
tecniche immunoenzimatiche (ELISA), basate su anticorpi mono- o policlonali, per
la messa in evidenza delle proteine, espressione del gene introdotto. Sono
affidabili, selettivi, tecnicamente semplici e adatti ad analisi di routine,
relativamente poco cari, esigono un tempo d'analisi limitato e sono
automatizzabili. Sono comunque in una fase preliminare di sviluppo e non sono
ancora stati validati. Il campo d'applicazione ideale dovrebbe essere quello dei
prodotti crudi non lavorati con al massimo 12% di OGM;
· Le tecniche gascromatografiche per la messa in
evidenza degli acidi grassi, quest'ultima soprattutto negli olii;
· Le tecniche PCR (reazione a catena della polimerasi)
per la messa in evidenza di frammenti di DNA ricombinato introdotti
nell'organismo ospite.
Le tecniche PCR sono apparse da non molto nel settore
agro-alimentare : la loro applicazione è comunque nota da più di
un decennio in altri ambiti, p.es. in quello clinico, forense, archeologico o
tassonomico.
Nel settore alimentare sono state utilizzate inizialmente per
identificare inequivocabilmente specie di piante ed animali (p.es. la presenza
di carne di maiale in prodotti carnei etichettati come puro bovino, oppure carne
di gazzella in salmi di cervo, la presenza di frumento in miscele di cereali,
ecc.), per identificare alcuni dei maggiori patogeni (p.es. salmonella,
legionella, E.coli enteroemorragici, ma anche alcuni virus come quello
dell'epatite A) e da ultimo anche per la messa in evidenza di OGM.
I
principali elementi di una PCR sono:
·
Estrazione del DNA (preparazione del campione, separazione del DNA);
· Amplificazione mediante PCR (screening, sequenze
specifiche, sistemi di controllo):
· Conferma
(digestione con appropriati enzimi di restrizione, sequencing, nested PCR,
Southern Blot, ibridizzazione con sonde specifiche).
Estrazione del
DNA
Alcuni criteri base su cui si deve basare la preparazione del
campione sono:
·
Omogeneità;
· Operare con piani di
campionamento prestabiliti;
· Massa del
campione per l'omogeneizzazione (p.es. 30-50 g MSDA cap. 52B, 1998);
· Massa del campione in analisi (p.es. 300 mg MSDA
cap. 52B, 1998 oppure 100 mg LMBC§35)
mentre per la separazione
del DNA sono applicabili diversi accorgimenti, tra cui:
· metodo facente capo al detergente CTAB (LMBC
§35);
· metodo facente capo a resine di
silicio, proteinase K e SDS (MSDA 52B);
La qualità del DNA estratto e
separato deve soddisfare determinati standards:
· Grado di degradazione: lunghezza media minima
critica di ca. 400bp;
· Assenza di sostanze
inibitrici, come tannini, polisaccaridi e altri;
· Vantaggio delle resine: bassa resa ma alta
qualità.
Da alcune matrici alimentari non è possibile estrarre
DNA amplificabile. P.es.:
· Lecitina
purificata
· Oli vegetali raffinati
· Derivati amidacei (p.es. maltodestrina, sciroppo di
glucosio, ecc.)
· Salsa di soia;
· Prodotti finali sottoposti a trattamenti termici
estremi (p.es. per estrusione);
· Preparati
enzimatici purificati;
· Zuccheri.
La
amplificazione mediante PCR è una tecnica altamente affascinante,
che riproduce il frammento specifico di DNA attraverso più cicli
(generalmente 30-50) ognuno di tre passaggi:
· Denaturazione del DNA (apertura della struttura
elicoidale della molecola);
· Congiunzione
dei primer con il DNA denaturato (specificità dovuta all'omologia della
sequenza);
· Estensione dei primer mediante
l'enzima polimerasi.
La reazione PCR avviene in speciali apparecchi
(amplificatori thermocycler) dove le temperature ed i tempi ideali, per ognuno
dei tre passaggi, vengono gestiti automaticamente.
La conferma avviene
generalmente attraverso digestione dei frammenti amplificati con enzimi di
restrizione. Per esempio il frammento tipico della soia transgenica lungo 195 bp
può essere "digerito" ed ottenere così due frammenti di
80 e 115bp.
La messa in evidenza del prodotto della PCR avviene
solitamente per elettroforesi su gel di agarosio.
Il metodo ed il protocollo attualmente riconosciuto come più avanzato,
performante (già sottoposto a validazione a livello comunitario) è
il metodo ufficiale Svizzero, validato in un test interlaboratorio dal Centro di
Ricerche Comuni di Ispra. Esso consiste in due analisi distinte:
· uno screening iniziale basato sulla presenza dei
frammenti E35S promotor e/o NOS' 3 termina tor; elementi
strutturali incorporati in quasi tutti gli organismi transgenici approvati e
tuttora sul mercato. I promotors sono sequenze necessarie per la
regolazione ed il riconoscimento del punto di inizio della trascrizione del DNA.
Il promotore E35S proviene dal Cauliflower Mosaic Virus. I terminators
sono sequenze che controllano in modo altamente preciso la fine della
trascrizione. Il terminator NOS regola questo processo nell'espressione della
sintasi della nopalina e proviene dal genoma di Agrobacterium tumefaciens.
La PCR per il frammento E35S produce una sequenza di 195bp, mentre quella
per il NOS'3 una di 180 bp.
· una PCR
specifica per l'organismo OGM che si vuole depistare. Per ognuno degli organismi
sono state sviluppate strategie ben definite. Per esempio per la soia Roundup
Ready™ i frammenti target sono E35S (promotor) e CP4 EPSPS (specifico),
nel pomodoro Flavr Savr i frammenti sono npt II (marcante), E35S
(promotor) e PG (specifico), nel pomodoro Zeneca sono NOS'3
(terminator) e Polygalacturonase (specifico), ecc.
Con lo screening
è possibile determinare la presenza di materiale transgenico nei seguenti
organismi (situazione febbraio 1997).
Tab. 7
|
SPECIE |
NOME COMMERCIALE |
PRODUTTORE |
MODIFICA |
E35S |
NOS'3 |
METODO MSDA 52B |
|
Mais |
Maximizer |
Ciba Seeds |
Resistenza parassita/Tolleranza erbicida |
K |
Sì |
|
|
Mais |
Dekalb |
Tolleranza erbicida |
K |
Sì |
||
|
Mais |
Liberty Link |
Hoechst/AgrEvo |
Tolleranza erbicida |
K |
Sì |
|
|
Mais |
Mais Gard |
Monsanto |
Resistenza parassita |
K |
K |
Sì |
|
Mais |
Nature Gard |
Mycogen |
Resistenza parassita |
K |
Sì |
|
|
Mais |
Sandoz Seeds |
Resistenza parassita |
K |
K |
Sì |
|
|
Mais |
Seed Link |
Plant Genetic System |
Tolleranza erbicida |
K |
K |
Sì |
|
Cotone |
BXN Cotton |
Calgene/Rhone Poulenc |
Tolleranza erbicida |
K |
Sì |
|
|
Cotone |
Du Pont |
Tolleranza |
No |
|||
|
Cotone |
Bollgard |
Monsanto |
Resistenza parassita |
K |
Sì |
|
|
Cotone |
Roundup Ready |
Monsanto |
Tolleranza erbicida |
K |
K |
Sì |
|
Ravizzone |
AgrEvo |
Tolleranza erbicida |
K |
Sì |
||
|
Ravizzone |
Laurical |
Calgene |
Acidi grassi |
K |
Sì |
|
|
Ravizzone |
Roundup Ready |
Monsanto |
Tolleranza erbicida |
No |
||
|
Ravizzone |
Plant Genetic System |
Tolleranza erbicida |
K |
Sì |
||
|
Papaia |
Cornell University |
Resistenza virale |
K |
Sì |
||
|
Patata |
NewLeaf |
Monsanto |
Resistenza parassita |
K |
K |
Sì |
|
Soia |
Hoechst |
Tolleranza erbicida |
K |
K |
Sì |
|
|
Soia |
Roundup Ready |
Monsanto |
Tolleranza erbicida |
K |
K |
Sì |
|
Zucca |
Asgrow |
Resistenza virale |
K |
Sì |
||
|
Zucca |
Freedom B |
Asgrow |
Resistenza virale |
K |
Sì |
|
|
Pomodoro |
Agrilope |
Maturazione ritardata |
K |
Sì |
||
|
Pomodoro |
Flavr Savr |
Calgene |
Maturazione ritardata |
K |
Sì |
|
|
Pomodoro |
Endless Summer |
DNA Plant Technology |
Maturazione ritardata |
K |
K |
Sì |
|
Pomodoro |
Monsanto |
Maturazione ritardata |
K |
K |
Sì |
|
|
Pomodoro |
Zeneca |
Maturazione ritardata/spessore della buccia |
K |
K |
Sì |
|
|
Cicoria |
Beja Zaden BV |
Tolleranza erbicida |
K |
Sì |
Per verificare l'avvenuta estrazione di materiale genetica dall'organismo
saggiato (ed evitare così dei risultati "falsi negativi ") sono
a disposizione dei protocolli PCR sviluppati appositamente su caratteri genetici
unici delle specie. Nel caso della soia un'aliquota dell'estratto viene
sottoposta ad una reazione PCR mirata all'amplificazione del gene della lectina,
specifico di questa specie vegetale. Per confermare l'avvenuta estrazione di DNA
da mais e frumento si amplificano invece il gene della zeina rispettivamente
quello che codifica il 18s rRNA.
Ulteriori approfondimenti sono evidentemente
necessari, mirati soprattutto ad eliminare le limitazioni attualmente
riscontrabili. Ad esempio:
· a livello di
screening la sensitività è dello 0.02-0.1% (un fagiolo di soia OGM
in 5000 di soia convenzionale)
· ci possono
essere dei risultati falsi postivi (un frammento di 195bp), problema ovviabile
come detto con una restrizione enzimatica
·
contaminazioni naturali con DNA pro veniente da organismi della famiglia delle
cruciferae (E35S, p.es. broccoli)
·
contaminazioni naturali con DNA proveniente da microorganismi (NOS'3,
p.es. Agrobacterium oppure npt II da batteri del suolo)
· contaminazioni crociate (mais e soia)
· Carry over da precedenti PCR
· Presenza di sostanze inibenti la PCR
Ma
anche:
· Disponibilità di materiale di
riferimento
· Metodi
semi-quantitativi
·
Automatizzazione
·
Multiplex-PCR (protocolli multipli)
Sono inoltre in corso lavori di
ricerca mirati allo sviluppo di metodi specifici per nuovi prodotti OGM,
nonché di procedure standardizzate per l'esecuzione di test
interlaboratorio (ring tests) o test di competenza (proficiency tests). A tale
riguardo è bene citare il progetto comunitario SMT4-CT96-2072, abbreviato
DMIF-Gen, che sotto il coordinamento del BgW (Istituto per la protezione del
consumatore) di Berlino vede all'opera ben 24 diversi partners di 11 Stati
membri, più la Confederazione Elvetica."
Fonte: Biologi Italiani, Organo Ufficiale dell’Ordine Nazionale dei Biologi, maggio 2000