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 Ambiente Risorse Salute
2000 - 2001

Gennaio 2001

"Attività di sostegno ai servizi di sviluppo per l'agricoltura"

Selezione di progetti finanziati dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali

Premessa

Con l' obiettivo di far conoscere e sottolineare il ruolo della ricerca e sperimentazione nella moderna agricoltura italiana, presentiamo una selezione di progetti finanziati dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali all'interno del Programma Operativo Multiregionale "Attività di sostegno ai servizi di sviluppo per l' agricoltura".
Abbiamo selezionato alcuni dei progetti presenti nelle liste approvate dal Ministero con due diversi Decreti Ministeriali (D.M. 2010 del 26.3.1998 e D.M. 7811 del 23.12.1998) e rientranti nella Misura 2 "Innovazioni tecnologiche e trasferimento dei risultati della ricerca". Riteniamo ancora troppe deboli le azioni intraprese per diffondere la conoscenza delle innovazioni in agricoltura e troppo poco diffusa la pratica di utilizzare in campo i risultati della proficua ricerca svolta sia dagli Istituti di ricerca del Ministero che dagli Istituti di ricerca Universitari e da altri enti.
La descrizione dei singoli progetti è preceduta da alcuni dati tecnici sul finanziamento e sui proponenti.

Per un più vasto panorama della ricerca agricola in Italia:
siti web
http://www.inea.it

http://www.politicheagricole.it

 

Titoli - Proponenti  principali - Descrizione dei progetti

 

* A) Ecosostenibilità dell'allevamento dei tipi genetici bovini marchigiana e podolica in aree della Campania, del Molise e della Basilicata
Consorzio per la sperimentazione divulgazione e applicazione di biotecniche innovative

* B) Strategie di difesa della risorsa bosco in ambiente mediterraneo
Università Sassari - Istituto entomologia agraria

* C) Programma di diffusione dell'allevamento suinicolo estensivo ecocompatibile e di promozione di prodotti tipici a base di carne suina di alta qualità
Centro ricerche produzioni animali S.p.A.

* D) Miglioramento quanti-qualitativo delle produzioni bovine e ovicaprine negli allevamenti semi bradi dell'Appennino dauno irpino e lucano
Università di Napoli - Dipartimento scienze zootecniche

* E) Miglioramento della qualità della filiera del grano duro con l'allestimento di sistemi di qualità certificabili e di raccordo con disciplinari di produzione elaborati in un'ottica di customer satisfaction
Istituto Nazionale per la Nutrizione

* F) Meteorologia e clima locale nell'Italia meridionale per modelli agricoli e selvicolturali produttivi e per la salvaguardia degli ecosistemi
CRATI S.c.r.l.

* G) Strategie di sviluppo di una moderna cerealicoltura: sistemi integrati per sistemi di qualità
Istituto sperimentale per la cerealicoltura

H) Modelli per un'arboricoltura da legno sostenibile nelle regioni dell'Italia meridionale
Accademia nazionale di agricoltura

* IScelte tecnologiche nel sistema agroalimentare e qualità dei prodotti
Istituto Nazionale per la Nutrizione

* L) Qualificazione dei prodotti tipici per migliorare la competitività della produzione agroalimentare meridionale
Istituto Nazionale per la Nutrizione

* M) Sistemi per la valorizzazione a fini agricoli dei residui delle industrie agroalimentari nel meridione di Italia
Università di Reggio Calabria - Istituto genio rurale

* N) Tecniche di sterilizzazione del suolo alternative alla fumigazione con bromuro di metile - contenimento di agenti ipogei di malattie delle piante mediante solarizzazione o mezzi di difesa integrati
U
niversità di Reggio Calabria - Dipartimenti agronomia e agrobiologia

* O) Innovazioni biotecnologiche per la valorizzazione dei salumi tradizionali dell'Italia meridionale
Università Molise - Dipartimento scienze e tecnologie agroalimentari, ambientali e microbiologiche

*P) Tecniche innovative di analisi ed uso di biosensori per il controllo della produzione e il miglioramento della qualità organolettica e nutrizionale del vino
Università di Roma "Tor Vergata" - Dipartimento scienze e tecnologie chimiche

* Q) Modelli di sviluppo ecocompatibili per la peschicoltura meridionale
Università di Napoli - Istituto coltivazioni arboree

* R) Valorizzazione dei prodotti di trasformazione da piante officinali dell'Italia meridionale e insulare
Università di Messina - Dipartimento chimica organica e biologica

* S) Agrumicoltura: ricerca e trasferimento di innovazioni tecnologiche
Istituto sperimentale per l'agrumicoltura di Acireale

T) Miglioramento delle produzioni floricole extrastagionali nel rispetto dell'ambiente

U) Innovazione tecnica e gestionale e valorizzazione ambientale per l'agriturismo di qualità

* V) Qualificazione delle pesche in funzione della globalizzazione dei mercati

Descrizione dei progetti

*A)   Ecosostenibilità dell'allevamento dei tipi genetici bovini Marchigiana e Podolica in aree della Campania, del Molise e della Basilicata
Proponente principale: Consorzio per la sperimentazione divulgazione e applicazione di biotecniche innovative
Costo proposto: 2.582.770
Costo ammesso: 1.807.000
Progetto classificato al 6° posto della graduatoria.
(Numero di riferimento INEA: 73)

Obiettivi
1. Impiego dei tipi genetici bovini Marchigiana e Podolica in aree collinari per uno sviluppo rurale ecosostenibile
2. Rivalutazione di un antico prodotto tipico: 'caciocavallo'
3. Valutazione delle caratteristiche qualitative (reologiche, colorimetriche, istochimiche, ecc.) della carne dei tipi genetici (TG) considerati in relazione alle condizioni ambientali di allevamento.

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
Una rivalutazione economica dell'allevamento di Marchigiana e di Podolica, quindi dei territori interessati, è legata alla possibilità di riutilizzare la duplice attitudine (carne e latte) di questi due TG, specialmente alla luce di un ritorno vocazionale delle aree collinari e submontane dell'Appennino a una zootecnia di tipo estensivo, basata fondamentalmente sull'utilizzo di risorse alimentari pabulari e non autoctone; utilizzo coincidente pienamente con i futuri orientamenti di una agricoltura ecosostenibile. Le produzioni animali vanno considerate per il loro ruolo nel contribuire alla soluzione dei complessi problemi della nutrizione umana; nutrizione che tende a perseguire un complesso concetto fisiologico: mete nutrizionali dinamiche nel tempo e nello spazio, in relazione al soddisfacimento delle esigenze umane variabili con il loro "status" fisiologico fortemente legato alla strutturistica demografica dell'uomo.
Contenuto scientifico
Approfondimento delle conoscenze scientifiche dell'attitudine alla produzione di latte e di carne, con particolare riguardo sia alla rispondenza delle caratteristiche nutrizionali di questi prodotti alle esigenze dell'uomo che alla individuazione e alla definizione di parametri oggettivi utili per la tipizzazione di un prodotto.
Metodologia
La valutazione quali-quantitativa dei prodotti, sui soggetti considerati, avverrà con l'impiego di:
(a) biotecniche molecolari innovative (analisi e sequenziamento di DNA e di RNA, polimorfismo della miosina, polimorfismo proteico del latte, polimorfismo lipidico, ecc.),
(b) tecniche citogenetiche [cariotipo, stabilità genomica (micronuclei, scambi intercomatidici, ecc.)],
(c) rilevamento delle caratteristiche quali-quantitative (reologiche, chimiche, istochimiche, biochimiche, ecc.) in relazione alla fase della lattazione e dell'accrescimento.
Risultati attesi
- Tutela e valorizzazione economica di aree collinari e submontane di parte dell'Appennino meridionale mediante l'allevamento 'ecosostenibile' dei TG Marchigiana e Podolica
- Definizione degli 'standard' qualitativi al fine di una forte rivalutazione economica dei prodotti vendibili (carne, latte e derivati) che potranno raggiungere un livello di ottimizzazione proprio di un prodotto 'tipico'
- Contributo a una razionalizzazione sia economica che sanitaria delle attuali produzioni, incrementandosi - pertanto - un forte valore aggiunto
- Disponibilità di tutte quelle indicazioni indispensabili sia per realizzare una catena produttiva (filiera) completa (dal produttore al consumatore) che per disporre di parametri indispensabili per una certificazione a livello di singola fase del processo produttivo al fine di raggiungere il traguardo della qualità 'totale'
- Arricchimento del paniere dei prodotti 'tipici' di un dato territorio rurale.

B) Strategie di difesa della risorsa bosco in ambiente mediterraneo
Proponente principale: Università Sassari - Istituto entomologia agraria
Costo proposto: 1.680.000
Costo ammesso: 1.217.000
Progetto classificato al 4° posto della graduatoria.
(Numero di riferimento INEA: 49)

Obiettivi
Il progetto è finalizzato alla predisposizione di tecniche di monitoraggio ed alla definizione di metodologie di lotta che limitino i danni prodotti da insetti in ambito forestale. In particolare si procederà allo studio di metodi rapidi di campionamento dei fitofagi "chiave" che danneggiano i boschi di querce del Bacino del Mediterraneo ed alla predisposizione di reti di monitoraggio delle loro popolazioni, che consentano annualmente di compiere previsioni sulla loro localizzazione e sull'estensione delle aree infestate. Allo stesso tempo condurrà saggi di lotta biologica ed integrata per valutare l'efficacia di diverse tecniche d'intervento ed i tempi ottimali di applicazione delle stesse, onde giungere alla definizione di un modello di difesa dalle avversità animali nelle quercete mediterranee.

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
La risorsa forestale assume attualmente in Europa un valore strategico crescente poiché un insieme di fattori biotici ed abiotici avversi ne stanno progressivamente erodendo l'estensione e compromettendo lo stato fitosanitario. L'espressione più evidente di questo degrado è data dal diffondersi di preoccupanti fenomeni di deperimento delle piante. Si ritiene che in ambiente mediterraneo un ruolo di non secondaria importanza sia svolto dai fitofagi ed in particolare dagli insetti defogliatori, che con la loro azione debilitano fortemente i vegetali ospiti, esponendoli a gravi condizioni di stress che possono tra l'altro favorire l'instaurarsi di attacchi secondari ad opera di xilofagi ed agenti fungini. Il progetto si propone quindi lo sviluppo di ricerche applicate, volte alla definizione di tecniche di campionamento delle popolazioni entomatiche, utili nella previsione dei danni e nella programmazione degli interventi di lotta, fornendo indicazioni trasferibili al settore operativo.
Contenuto scientifico
Per il controllo delle popolazioni degli insetti fitofagi, con l'applicazione di tecniche di lotta biologica ed integrata, non si può prescindere dall'esatta conoscenza della loro densità e distribuzione nel territorio. Il progetto proposto ha lo scopo di definire metodi rapidi di campionamento delle popolazioni delle più dannose e diffuse specie di Lepidotteri defogliatori che evolvono a carico dei boschi di querce. Tali metodi risultano indispensabili per poter formulare previsioni sulle aree forestali esposte ai danni e programmare gli eventuali interventi di lotta. Allo stato attuale si dispone solo di tecniche di monitoraggio efficaci per Lymantria dispar. Tecniche simili devono essere ancora studiate e messe a punto per altre specie altrettanto nocive: Tortrix viridana, Malacosoma neustria, Euproctis chrysorrhoea (che in Sardegna si evolve su Arbutus unedo) e Thaumetopoea processionea, quest'ultima diffusa in Calabria e talvolta responsabile di estese defogliazioni.
Metodologia
Il progetto, come accennato in precedenza, tende alla puntuale definizione di metodi rapidi di campionamento delle popolazioni di T. viridana, M. neustria, E. chrysorrhoea e T. processionea. Ciò sarà ottenuto mediante l'impiego di feromoni specifici per il rilevamento degli adulti e con il supporto di altre tecniche. I metodi illustrati, e quello già definito per la stima della popolazione di Lymantria dispar, basato sul rilievo del n. di piante occupate da ovature, saranno applicati in vaste superfici forestali, con una griglia con lato minimo di 2-5 km, onde giungere alla previsione delle infestazioni. Le aree danneggiate, oltre che con i rilievi da terra, saranno eventualmente valutate, se si verificheranno le condizioni, col ricorso dei satelliti operanti sul territorio italiano.
Risultati attesi
La ricerca dovrà definire i metodi di stima delle popolazioni dei principali defogliatori forestali, responsabili periodicamente di intensi attacchi, in modo da giungere alla preventiva individuazione delle aree annualmente esposte ai danni. Essa fornirà tecniche di monitoraggio di tutti gli stadi dei fitofagi in studio, da applicarsi sulla generalità dei boschi, quale utile strumento anche per la tempestiva applicazione di interventi di difesa microbiologica con i preparati che dimostreranno la maggiore persistenza ed efficacia di azione nell'area mediterranea ed una più duratura tutela ambientale

* C) Programma di diffusione dell'allevamento suinicolo estensivo ecocompatibile e di promozione di prodotti tipici a base di carne suina di alta qualità
Proponente principale: Centro ricerche produzioni animali S.p.A.
Costo proposto: 1.903.611
Costo ammesso: 1.433.000
Progetto classificato al 11° posto della graduatoria.
(Numero di riferimento INEA: 65)

Obiettivi
Il principale obiettivo del progetto consiste nella valorizzazione delle risorse locali intese come manodopera, terreni marginali, prodotti tipici (insaccati, carni per consumo diretto) e nel miglioramento del reddito degli operatori agrozootecnici.
Il progetto propone lo sviluppo di una forma di allevamento alternativa, caratterizzata da basso impatto ambientale e basso impiego di capitali, adatta anche ad aree montane e marginali; la finalità principale è quella di produrre a costi competitivi alimenti di qualità e tipicità elevate, destinabili sia al consumo locale, sia alla commercializzazione su vasta scala.

Descrizione delle attività

Motivazioni del progetto
Il progetto si motiva innanzitutto con la possibilità offerta dal sistema di allevamento dei suini all'aperto di produrre carni suine di elevata qualità a costi competitivi con i sistemi tradizionali. Lo scopo è appunto la verifica di tale possibilità in un ambiente caratterizzato da condizioni pedo-climatiche e socio-economiche differenti rispetto a quelle delle aree maggiormente vocate all'allevamento out-door. Strategica risulta l'adattabilità della tecnica d'allevamento alle aree marginali, con interventi limitati a livello strutturale e con inserimento dell'attività zootecnica nel contesto di una razionale rotazione agraria. Infine, di grande rilevanza è l'aspetto legato alle politiche di marchio, con valorizzazione e differenziazione delle produzioni (carni per consumo fresco, prodotti della trasformazione).
Contenuto scientifico
Le attività previste dal progetto comportano la verifica e l'adattamento della tecnica d'allevamento in questione, nelle sue possibili varianti e nei suoi differenti aspetti, alle realtà produttiva, sociale, economica e ambientale delle regioni coinvolte e delle aree specifiche d'intervento.
Di rilevante importanza risulta la predisposizione di documentazione di supporto alla diffusione e alla conoscenza degli aspetti tecnico-economici di questa attività zootecnica, integrando le conoscenze acquisite a livello europeo con i risultati delle attività sperimentali più significative svolte nel nostro paese e con la ricerca condotta nell'ambito di questo stesso progetto.
Metodologia
Si possono prevedere i seguenti successivi punti:
1. analisi socio-economica del comparto suinicolo delle regioni interessate e verifica delle possibilità di espansione di una tale attività zootecnica, in connessione con la possibilità di differenziare le produzioni (marchi, produzione biologica) e di collocare i nuovi prodotti sul mercato (marketing);
2. verifiche di campo della tecnica d'allevamento all'aperto, con individuazione e allestimento di aziende 'pilota' e monitoraggio delle stesse relativamente agli aspetti zootecnici, produttivi, manageriali, ambientali e strutturali;
3. analisi e diffusione dei risultati delle attività sperimentali e delle conoscenze acquisite, con predisposizione di supporti tecnici e didattici inerenti la tipologia d'allevamento e formazione di divulgatori e tecnici del settore.
Risultati attesi
Possono essere così riassunti:
1. sensibilizzazione degli addetti ai lavori sulle possibilità offerte dalla tecnica d'allevamento dei suini all'aperto, diffusione delle conoscenze e formazione specifica;
2. diffusione della tecnica d'allevamento, con effetti positivi a livello produttivo, economico, sociale e ambientale;
3. produzione di materie prime (carni suine) e di prodotti trasformati (salumi) di elevata qualità e valorizzazione e diversificazione degli stessi attraverso la creazione di marchi specifici.

* D) Miglioramento quanti-qualitativo delle produzioni bovine e ovicaprine negli allevamenti semi bradi dell'Appennino dauno irpino e lucano
Proponente principale: Università di Napoli - Dipartimento scienze zootecniche
Costo proposto: 2.476.600
Costo ammesso: 1.957.000
Progetto classificato al 13° posto della graduatoria
(Numero di riferimento INEA: 42)

Obiettivi
L'obiettivo è quello di sperimentare, con approccio multidisciplinare, interventi in grado di valorizzare le attività zootecniche in alcune aree collinari e montane dell'Appennino Meridionale agendo sia sui costi (razionalizzazione nell'utilizzazione delle risorse foraggere del territorio; management in grado di estrinsecare le potenzialità produttive degli animali allevati), sia sulla qualità delle produzioni, fattore quest'ultimo indispensabile per rendere remunerative le attività zootecniche condotte in forma estensiva.
Obiettivi non secondari sono anche quelli di sviluppare nuove attività di servizio e di assistenza tecnica alle piccole e medie imprese del settore zootecnico, mediante il coinvolgimento di Enti di ricerca nel cui bacino di utenza ricade il territorio di intervento.

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
L'allevamento dei ruminanti nell'Appennino Meridionale ha subito nel tempo una drastica riduzione di remuneratività legata principalmente alla modestia del livello produttivo. Tale comparto, sebbene conservi in tali aree primaria importanza, è divenuto sempre più refrattario all'introduzione di tecniche innovative, anche a causa dell'eccessiva senilizzazione degli addetti. Per rivitalizzare questo settore, fondamentale appare la sperimentazione in pieno campo di nuovi modelli gestionali, frutto di apporti multidisciplinari.
Contenuto scientifico
Avvalendosi delle acquisizioni scientifiche, frutto di ricerche proprie o documentate in letteratura, ognuno dei soggetti proponenti contribuirà alla formulazione e sperimentazione in aziende pilota, rappresentative dei sistemi produttivi e degli assetti organizzativi territoriali, di modelli capaci di annullare o attenuare quei fattori che maggiormente penalizzano la produttività. Essi vanno individuati in : inadeguatezza dei piani di razionamento, fortemente influenzati dall'accentrarsi della produzione foraggera nel solo periodo primaverile; carente stato sanitario degli animali: generalizzata è la diffusione di infezioni parassitarie e notevole è quella di infezioni, quasi sempre a carattere subclinico, dell'apparato mammario.
Metodologia
La sperimentazione comprenderà le seguenti fasi:
a) selezione del campione di aziende (circa 150 ovicaprine e 50 bovine) per la caratterizzazione tipologica preliminare;
b) sperimentazione in aziende pilota (15-20 ovicaprine e 10 - 15 bovine) di nuovi modelli gestionali modulati in funzione degli assetti organizzativi aziendali. Allo scopo si utilizzeranno interventi correttivi di immediata applicazione (correzione dei piani di razionamento, razionalizzazione del management aziendale); nonché si avvieranno quelle azioni ad effetto non immediato (introduzione di essenze foraggere atte ad ampliare il periodo produttivo; caratterizzazione chimico nutrizionale dei foraggi; conservazione dei foraggi; piani di profilassi delle parassitosi e delle mastiti);
c) coinvolgimento e formazione, in ogni fase, degli operatori dei Servizi di Sviluppo Agricolo al fine di assicurare ampia trasferibilità dei risultati.
Risultati attesi
Definizione di modelli gestionali, flessibili in funzione delle caratteristiche ambientali e delle caratteristiche produttive, finalizzati alla valorizzazione delle produzioni degli allevamenti bovini ed ovicaprini presenti sul territorio delle sei Comunità Montane dell'Appennino Dauno, Irpino e Lucano, con sensibilizzazione degli operatori rispetto agli obblighi derivanti dalle normative comunitarie, nonché rispetto alle opportunità di valorizzazione commerciale delle produzioni. Tutto ciò consentirà:
- adozione di tecniche innovative che contemplano la tutela dell'ambiente;
- miglioramento della qualità dei prodotti;
- riduzione dei costi unitari di produzione;
- miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del mondo agricolo nelle aree svantaggiate;
- valorizzazione del sistema socio economico del mondo rurale con creazione di nuove opportunità occupazionali per le forze giovanili
.

* E) Miglioramento della qualità della filiera del grano duro con l'allestimento di sistemi di qualità certificabili e di raccordo con disciplinari di produzione elaborati in un'ottica di customer satisfaction
Proponente principale: Istituto Nazionale per la Nutrizione
Costo proposto: 3.580.261
Costo ammesso: 2.279.000
Progetto classificato al 7° posto della graduatoria.
(Numero di riferimento INEA: 45)

Obiettivi
Adeguare e qualificare l. offerta di grano duro prodotto nelle province di BA, FG, AV e BN alle esigenze di qualità imposte dalla trasformazione industriale, ulteriormente cresciute a seguito dell. allargamento geografico dei mercati di provenienza della materia prima.
Favorire il trasferimento dei risultati della ricerca scientifica a livello della produzione agricola, nonché l. integrazione orizzontale e verticale fra produttori di nuove varietà, moltiplicatori di seme, imprenditori agricoli e trasformatori industriali, così da:
- produrre secondo disciplinari tecnici rigorosi e controllati, che correlino il prodotto alle specifiche condizioni ambientali e garantiscano il raggiungimento degli standard qualitativi attesi;
- allestire piani di Autocontrollo qualitativo e Sistemi Qualità di filiera coerenti con le norme ISO 9000, e quindi certificabili.
Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
La filiera del grano duro è stata investita negli ultimi anni da una rapida e sostanziale trasformazione, che nel Mezzogiorno ha colpito gli operatori più lenti ad adeguarsi alla globalizzazione del mercato.
La crisi, provocata in particolare dalla riforma della PAC e dagli accordi GATT, è stata acuita dai nuovi oneri derivanti per i produttori dalla normativa sul seme certificato, cui non ha corrisposto, di fatto, la disponibilità dei trasformatori a remunerare la maggior qualità del prodotto né un miglioramento reale dell. affidabilità dei produttori di seme.
Lo scadimento della materia prima offerta all. industria di trasformazione italiana, leader mondiale per la produzione di pasta, ha reso particolarmente competitiva l. offerta extraeuropea (soprattutto dal nord e sud America).
Recenti accordi interprofessionali dimostrano come gli stessi industriali sollecitino ormai una urgente riqualificazione del grano duro nazionale, che tenga conto delle reali esigenze della trasformazione.
Contenuto scientifico
Saranno riesaminati i risultati delle ricerche più recenti sulle caratteristiche genetiche ed agronomiche delle diverse varietà di grani duri, predisponendo informazioni immediatamente disponibili per i produttori (caratteristiche di produttività e di resistenza a stress biotici ed abiotici, nelle diverse condizioni ambientali), ma dovranno essere messe in risalto, e colmate attraverso indagini di laboratorio, le lacune conoscitive ancora esistenti sulla caratterizzazione della qualità tecnologica e nutritiva, con particolare riferimento a tenore proteico, contenuto in ceneri, qualità del glutine, caratteristiche cromatiche e reologiche e proprietà organolettiche della pasta che da ognuno di essi può essere ottenuta.
Saranno quindi concertati fra i soggetti della filiera disciplinari che regolamentino tecniche e modalità di coltivazione e stoccaggio e garantiscano la rispondenza del prodotto agli standard di qualità e costo attesi dal mercato e l'omogeneità dei lotti commercializzati
Metodologia
In ognuna delle 4 province saranno individuati gruppi rappresentativi di aziende agricole produttrici di grano duro, sulle quali sarà condotta una accurata diagnosi sulle caratteristiche dimensionali, ambientali, tecniche e gestionali, e sulle evoluzioni recenti dell. attività produttiva.
Partendo da queste realtà produttive, sarà ricostruita la filiera produttiva in cui esse sono inserite, così da definire i referenti a monte (aziende sementiere) ed a valle (industrie di trasformazione) ed individuare i soggetti ai quali il progetto potrà riferirsi per le sperimentazioni e le azioni divulgative seguenti.
Parallelamente al lavoro di raccolta e divulgazione di informazioni tecniche ed a quello sperimentale di definizione degli standard tecnologici, saranno costituiti gruppi interfunzionali di lavoro, che redigeranno disciplinari ad hoc ed assisteranno le aziende a dotarsi di piani di autocontrollo ed, a livello pilota, di sistemi qualità conformi alle ISO 9000.
Risultati attesi
Gli obiettivi che il progetto si pone sono di:
- incrementare il reddito degli agricoltori e prevenire l. abbandono della coltura nelle aree interne ed i conseguenti effetti negativi per l. ambiente;
- migliorare la qualità 'tecnologica' del grano duro;
- rendere trasparenti i criteri di commercializzazione;
- ottenere una maggior omogeneità delle partite commercializzate;
- aumentare la competitività del prodotto rispetto ai grani di importazione;
- migliorare l. integrazione con gli altri soggetti della filiera.
Per ottenere questi risultati, sono necessari sostanziali cambiamenti di tipo culturale ed organizzativo, da stimolare con un efficace e capillare lavoro di divulgazione e con il coinvolgimento di produttori di nuove varietà, moltiplicatori di seme, semolieri e pastai, ma soprattutto degli imprenditori agricoli: i nuovi strumenti proposti (disciplinari, autocontrollo, sistemi qualità) favoriranno l'integrazione ed avvieranno miglioramenti qualitativi e gestionali

*F) Meteorologia e clima locale nell'Italia meridionale per modelli agricoli e selvicolturali produttivi e per la salvaguardia degli ecosistemi
Proponente principale: CRATI S.c.r.l.
Costo proposto: 3.214.000
Costo ammesso: 2.087.000
Progetto classificato al 5° posto della graduatoria.
(Numero di riferimento INEA: 73)

Obiettivi
Ricavare tutte le informazioni meteoclimatiche sia di tipo statistico sia di tipo previsionale al fine di consentire ai servizi locali di sviluppo agricolo di migliorare l. utilizzazione del territorio dal punto di vista agro-selvi-culturale e di fornire una corretta assistenza tecnica.
Sarà messo a punto un modello, e relativo codice numerico, che, valutando l. interazione tra i flussi sinottici e quelli a mesoscala, acquisendo i dati forniti da una mini rete meteorologica locale tenendo conto dei parametri che caratterizzano il particolare territorio, fornisca sia la conoscenza del microclima locale sia le previsioni meteo indispensabili per l. ottimizzazione dell. uso di fertilizzanti, fitofarmaci e dell. agricoltura biologica, per la programmazione degli interventi finalizzati ad una corretta gestione del patrimonio forestale e per la tutela degli ecosistemi.
Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
Contrariamente ad altre regioni, in quelle meridionali i servizi di sviluppo agricolo in genere non dispongono ancora di uno strumento scientifico all. altezza di quanto consentito dalle conoscenze e tecnologie moderne per operare al meglio nel suggerire agli agricoltori le giuste scelte. Queste, in agricoltura ma anche nella selvicoltura, sono condizionate dalla conoscenza del microclima locale che, per i parametri di interesse, può variare notevolmente anche a distanze brevi, rendendo così inutili le informazioni attualmente disponibili che, per le regioni meridionali, sono sempre su scale geograficamente eccessivamente grandi per l. uso specifico.
La ricerca scientifica ha raggiunto oggi risultati che consentono di superare questa difficoltà fornendo i mezzi per ottenere informazioni climatiche e previsioni meteo su scale locali molto ridotte.
Il principale beneficio è l. ottimizzazione dell. uso del territorio con conseguenti vantaggi dal punto di vista socio-economico ed ambientale.
Contenuto scientifico
Il progetto si propone di perfezionare un modello di clima, e relativo codice di calcolo, già sperimentato sull. intera Regione Calabria con un passo di maglia di 3.3 Km, riducendo ancora il passo di maglia ma limitandolo, in un primo momento, ad una zona campione più ristretta.
Nel modello saranno inserite le caratteristiche locali dello stato del territorio (tipo di vegetazione, rugosità, umidità, stato delle colture, ecc.) che saranno fornite dall. Istituto Sperimentale per la Selvicoltura, Sezione di Cosenza, e dai Servizi di Sviluppo Agricolo locali. Questo al fine di poter ricavare il microclima locale e previsioni meteoclimatiche a piccolissima scala. Queste ultime servono per la guida degli interventi colturali mentre la conoscenza del microclima aggiunta alle informazioni pedologiche consentirà di definire la vocazionalità specifica di ciascun microambiente. Valutazioni socio-economiche completeranno lo studio.
Metodologia
Saranno raccolte le caratteristiche del sito ed immesse nel codice. Questo sarà in grado di ricevere come dati meteo di ingresso sia quelli forniti dai Servizi meteo nazionali sia quelli prelevati da una mini rete di stazioni meteoclimatiche che sarà installata nella zona prescelta.
In tal modo sarà possibile validare il codice per i suoi aspetti previsionali e d. altra parte, partendo dalle serie storiche di dati climatici già acquisiti nelle poche stazioni esistenti ed utilizzando lo steso modello, si potrà ricavare una valutazione del microclima locale.
Esperti nel settore agricolo, forestale, naturalistico e socio-economico correleranno le conoscenze climatiche con quelle loro specifiche per definire la vocazionalità dei singoli siti. I risultati saranno trasferiti ai Servizi Agricoli regionali cui pure sarà affidata la mini rete di stazioni meteo e la eventuale gestione del codice previsionale.
Risultati attesi
-
Codice di calcolo e modello meteoclimatico previsionale su piccola scala validato su di una zona limitata ma rappresentativa di due regioni ed estensibile all. area meridionale.
- Mini rete di stazioni meteo sperimentata nella gestione e nel collegamento con il codice di calcolo ed anch. essa estensibile sull. intero territorio.
- Modello di correlazione tra i dati microclimatici e territoriali al fine di una migliore utilizzazione dei singoli siti e delle risorse agricole e forestali con ricadute sullo sviluppo socio-economico e sulla tutela degli ecosistemi.

*G) Strategie di sviluppo di una moderna cerealicoltura: sistemi integrati per sistemi di qualità
Proponente principale: Istituto sperimentale per la cerealicoltura
Costo proposto: 8.028.500
Costo ammesso: 5.358.000
Progetto classificato al 16° posto della graduatoria.
(Numero di riferimento INEA: 20)

Obiettivi
I principali obiettivi del Progetto sono i seguenti:
1) Trasformare le definizioni teoriche di sviluppo sostenibile in linee concrete d'intervento a livello tecnico: rivisitare la tecnica agronomica del frumento duro con tecnologie a basso impatto ambientale, ridurre i costi di produzione, stabilizzare le rese e la qualità
2) Caratterizzare dal punto di vista biologico ed agronomico le nuove varietà di frumento duro
3) Definire e standardizzare i parametri qualitativi
4) Diversificare la produzione per un maggior impiego del frumento duro nella panificazione ed approfondire le conoscenze dei processi impiegati nella produzione di pane
5) Utilizzare i cereali autunno-vernini per la produzione di trinciato integrale
6) Valorizzare la coltura dell'orzo da malto: definire la tecnica agronomica e la qualità delle produzioni
7) Migliorare il collegamento ricerca-divulgazione in termini organizzativi e culturali

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
1)
Fornire metodologie innovative per dare competitività all'azienda cerealicola ed al comparto in generale che hanno subito una serie di fattori negativi le cui ragioni sono da ricercarsi, oltre che negli accordi GATT, nella frammentazione della filiera e nella mancata applicazione di una corretta tecnica colturale in funzione della scelta varietale e delle condizioni pedo-climatiche.
2) Fornire alternative colturali (orzo da malto e trinciato integrale), alla luce delle possibili modifiche della PAC, in areali dove più che di vocazionalità bisognerà, in futuro, riferirsi ad obbligatorietà nei riguardi delle specie cerealicole.
3) Definire i parametri qualitativi e valorizzare la produzione di pane.
4) Per la prima volta, in concreto, su vaste aree del Paese si potrà operare, in simbiosi con i SSA regionali, per trasferire fino all'utenza finale le innovazioni che lo specifico comparto ricerca produrrà nell'ambito del Progetto.
Contenuto scientifico
Le ricerche ed i risultati ottenuti in passato, da tutti i Proponenti, sulle tematiche considerate nel presente Progetto sono i presupposti e la garanzia della validità delle innovazioni proposte:
1) Rivisitazione della tecnica colturale del frumento duro: avvicendamenti, semina, concimazione, concia del seme, quantità e qualità delle sementi e lotta alle infestanti
2) Definizione dei parametri qualitativi e dei processi di produzione di pane
3) Produzione di trinciato integrale di orzo, avena e triticale: valutazione della risposta quali-quantitativa dei diversi genotipi e dell'epoca di taglio
4) Valutazione quali-quantitativa delle produzioni di orzo da malto in funzione della tecnica colturale e delle condizioni pedo-climatiche
5) Trasferimento dei risultati: realizzazione di un sistema informativo sulle innovazioni cerealicole, utilizzando un'opportuna selezione di informazioni già in possesso dei Proponenti e di quelle prodotte dal Progetto.
Metodologia
Tutti i Proponenti hanno una lunga esperienza di lavoro nei settori oggetto della presente proposta.
La sperimentazione di campo che si propone sarà realizzata secondo le metodologie standard e sarà di due tipi: parcellare, per il confronto di più genotipi, sub-aziendale e di pieno campo per il trasferimento tipo collaudo o dimostrazione. Quella di laboratorio definirà gli standard qualitativi.
Sarà operativo un coordinamento al fine di uniformare sia le metodologie sia i materiali in prova: questo consentirà di elaborare statisticamente i risultati nella loro complessità e definire delle aree di omogeneità che può risultare molto utile per la programmazione di future attività.
Le metodologie di trasferimento dei risultati, dagli Istituti ai SSA, saranno coordinate e comuni a tutte le aree considerate. Un gruppo di lavoro che si può definire 'itinerante' assicurerà che gli interventi siano omogenei.
Il monitoraggio e la verifica degli interventi avranno cadenza trimestrale.
Risultati attesi
1)
Ridefinire la tecnica agronomica del frumento duro in funzione degli stress di tipo abiotico che caratterizzano gli ambienti meridionali
2) Ridurre i costi di produzione e aumentare il reddito dell'azienda agricola
3) Definire e standardizzare i parametri qualitativi ed approfondire le conoscenze dei processi impiegati nella produzione di pane
4) Creare alternative produttive alla monocoltura del frumento duro introducendo negli avvicendamenti la coltura dell'orzo da malto e cereali per la produzione di trinciato integrale
5) Migliorare il collegamento ricerca-divulgazione in termini organizzativi e culturali.

*H) Modelli per un'arboricoltura da legno sostenibile nelle regioni dell'Italia meridionale
Proponente principale: Accademia nazionale di agricoltura
Costo proposto: 1.892.850
Costo ammesso: 1.578.600
Progetto classificato al 29° posto della graduatoria
(Numero di riferimento INEA: 27)

Obiettivi
Obiettivo generale del progetto è l'elaborazione e il trasferimento a livello di operatori dei SSA regionali e di imprenditori agricoli di strumenti di supporto alle decisioni per la razionalizzazione delle forme di realizzazione e di gestione degli impianti di arboricoltura da legno, al fine di ridurre i costi di produzione, di migliorare la qualità dei prodotti legnosi e di garantire la tutela dell'ambiente.
Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
L. arboricoltura da legno ha avuto recentemente un notevole rilancio nelle Regioni italiane. Vari fattori concomitanti quali una certa disponibilità di terreni, il prezzo via via sempre più alto del legname di molte latifoglie e soprattutto gli incentivi dell. Unione Europea (in particolare: Reg. 1094/88 e successive modifiche e integrazioni; Reg. 2080/92) hanno creato negli imprenditori un crescente interesse verso questo tipo di attività. In relazione a ciò, assume notevole importanza la definizione di modelli colturali ottimali per le diverse specie arboree utilizzabili nel settore in oggetto che siano in grado di assicurare l'economicità delle piantagioni nonché la salvaguardia dell'ambiente rurale.
Contenuto scientifico
La ricerca prevede la formulazione di modelli previsionali in grado di fornire stime attendibili del grado di idoneità ambientale e delle potenzialità produttive dell'arboricoltura da legno nei territori interessati. Ciò mediante l'applicazione delle più recenti metodologie di modellizzazione oggi disponibili per i settori di indagine considerati, partendo da dati ambientali e/o assestamentali di facile reperibilità. Inoltre, per la discriminazione e l'inventarizzazione delle risorse genetiche migliorate disponibili nelle aree oggetto della ricerca saranno applicati i moderni metodi della genetica delle popolazioni. I dati ottenuti consentiranno anche una migliore valutazione delle potenzialità economico-finanziarie degli investimenti in oggetto a livello aziendale e territoriale più ampio tenendo anche conto dell'impatto a livello sociale ed ambientale ad essi connesso.
Metodologia
La ricerca si articola in un totale di 9 azioni. In una prima fase si procederà alla raccolta di informazioni di carattere ambientale e biometrico attraverso campagne di monitoraggio che comprenderanno anche l'analisi di un congruo numero di impianti già presenti sul territorio. Contemporaneamente si provvederà alla discriminazione ed al censimento delle risorse genetiche migliorate presenti nelle aree interessate. Sulla base delle informazioni raccolte, verranno sviluppati modelli previsionali in grado di fornire indicazioni circa il campo di idoneità delle diverse specie e sulle potenzialità economico-produttive degli impianti in relazione alle caratteristiche ambientali di riferimento. I dati così ottenuti, integrati dalle opportune indagini di carattere economico-finanziario attuate a livello aziendale e territoriale più ampio consentiranno la predisposizione di modelli colturali ottimali che tengano conto anche dei necessari aspetti di tutela ambientale.
Risultati attesi
I risultati che si prevede di raggiungere sono i seguenti:
- messa a punto di modelli previsionali utili a valutare le possibilità di diffusione e le potenzialità economico-produttive dell'arboricoltura da legno nelle regioni interessate;
- inventario delle risorse genetiche migliorate disponibili nei territori oggetto delle indagini;
- individuazione di modelli colturali ottimali in relazione agli aspetti sia economico-finanziari, sia di tutela ambientale;
- efficace trasferimento delle nuove conoscenze acquisite agli operatori del settore tramite i SSA regionali.

* I) Scelte tecnologiche nel sistema agroalimentare e qualità dei prodotti
Proponente principale: Istituto Nazionale per la Nutrizione
Costo proposto: 2.748.700
Costo ammesso: 1.730.000
Progetto classificato al 15° posto della graduatoria.
(Numero di riferimento INEA: 19)

Obiettivi
Il progetto si propone di raggiunge i seguenti obiettivi:
- Risk assessment del pomodoro transgenico resistente al CMV.
- Valutazione delle performance agronomiche e della qualità dei frutti delle piante transgeniche.
- Valutazione comparativa di tecniche colturali applicate alle piante transgeniche.
- Valutazione dell. impatto, efficienza nell. uso delle risorse naturali, costi/benefici economici della produzione del pomodoro transgenico rispetto alle coltivazioni tradizionali intensive e biologiche, mediante un. analisi multidimensionale del sistema di produzione del pomodoro.
- Valutazione degli aspetti nutrizionali, sicurezza d. uso e caratteristiche organolettiche del pomodoro transgenico.
- Valutazione della accettazione da parte del consumatore del pomodoro transgenico.
- Diffusione delle informazioni e dei risultati acquisiti.

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
Il virus del CMV presente in forma endemica in alcune regioni del Sud Italia produce gravi perdite nelle coltivazioni del pomodoro. La Agrobios ha generato piante di pomodoro transgeniche resistenti al virus. La coltivazione di questo pomodoro transgenico potrebbe produrre un abbattimento delle perdite con riduzione dei costi di produzione. D. altra parte non sono noti gli effetti su ecosistemi naturali e su agro-sistemi della introduzione di questa nuova tecnologia colturale su larga scala nel territorio. Inoltre il prodotto transgenico potrebbe non rispondere alla domanda del consumatore, sia per le caratteristiche organolettiche, che socio culturali. Il progetto si propone di valutare in modo globale tutti questi fattori, per acquisire una maggiore informazione dei costi/benefici derivanti dall. utilizzo di questa varietà transgenica. I dati ottenuti serviranno per indirizzare le scelte di produzione e distribuzione, e per diffondere una maggior informazione per il consumatore.
Contenuto scientifico
La stima complessiva dei possibili vantaggi e problemi associati alla coltivazione del pomodoro transgenico verrà effettuata a vari livelli:
(i) verranno svolte indagini per valutare da un punto di vista agronomico e ambientale la sua qualità e la sicurezza d'uso;
(ii) le bacche del pomodoro transgenico verranno analizzate da un punto di vista nutrizionale e organolettico per evidenziare eventuali differenze nelle caratteristiche di questo prodotto rispetto a quello tradizionale;
(iii) verrà effettuata una valutazione dell. impatto, efficienza nell. uso delle risorse naturali e dei costituenti della produzione mediante una analisi multidimensionale del sistema di produzione del pomodoro;
(iv) verrà infine effettuata una valutazione della accettazione da parte del consumatore del pomodoro transgenico.
Metodologia
Per valutare i possibili rischi ambientali verranno utilizzate tecniche molecolari e immunologiche in grado di rilevare la eventuale trasmissione del gene che conferisce la resistenza al virus CMV. La performance agronomica del pomodoro transgenico e la qualità dei frutti verranno valutate mediante prove su campo. Gli aspetti più propriamente nutrizionali verranno analizzati con tecniche biochimiche evidenziando la composizione in macro- e micro-nutrienti, contenuto in metalli pesanti, residui di fitofarmaci. Particolare attenzione verrà dedicata alle molecole antiossidanti, per gli effetti positivi che esercitano sulla salute dell. uomo. La analisi multidimensionale del sistema verrà effettuata applicando la metodologia della 'AMOEBA' al sistema produttivo del pomodoro. L. accettazione da parte del consumatore del pomodoro transgenico verrà analizzata mediante una indagine quantitativa su un campione di consumatori rappresentativo di ogni regione coinvolta nel progetto.
Risultati attesi
- Indicazioni sulla sicurezza delle coltivazioni di pomodoro transgenico;
- valutazione dei vantaggi economici della coltivazione del pomodoro transgenico;
- valutazione della qualita. totale delle diverse coltivazioni di pomodoro:
(i) transgenico,
(ii) intensivo convenzionale,
(iii) biologico;
- valutazione della accettazione da parte dei consumatori dei prodotti biotecnologici ed in particolare del pomodoro transgenico;
- trasferimento delle informazioni relative al pomodoro transgenico, e in generale alle biotecnologie, agli imprenditori locali.

*L) Qualificazione dei prodotti tipici per migliorare la competitività della produzione agroalimentare meridionale
Proponente principale: Istituto Nazionale per la Nutrizione
Costo proposto: 2.408.900
Costo ammesso: 1.529.000
Progetto classificato al 14° posto della graduatoria.
(Numero di riferimento INEA: 18)

Obiettivi
Il progetto ha come primo obiettivo la ricerca e l'identificazione di elementi salutistici peculiari dei prodotti ortofrutticoli e dei processi produttivi delle regioni mediterranee dell'Italia. Un secondo obiettivo (in ordine di tempo, ma non d'importanza) è quello di verificare la traducibilità di tali caratteristiche in forme di differenziazione esplicita dei prodotti nei mercati di destinazione. Questo secondo obiettivo sarà perseguito su un ambito più ristretto di prodotti rispetto al primo sulla base dei risultati della prima fase, vale a dire selezionando i prodotti/processi più promettenti sotto il profilo della peculiarità delle caratteristiche salutistiche.

Descrizione delle attività:
Motivazioni del progetto
;
I prodotti ortofrutticoli hanno recentemente attirato l'attenzione dei nutrizionisti per alcune caratteristiche compositive che sembrano rilevarsi utili per la salute del consumatore. Nell'individuazione e nella definizione di queste caratteristiche, legate alla tipologia e alla concentrazione di molecole bioattive, oltre che alla limitazione della concentrazione di composti dannosi quali i nitrati e alla qualità organolettica, un ruolo fondamentale viene sicuramente svolto dalle condizioni in cui si realizza la produzione (cultivar, ambiente e condizioni pedo-climatiche) e dalle modalità di conservazione e di trasporto del prodotto 'fresco'. Questi requisiti di qualità che potrebbero rappresentare altrettanti parametri di qualificazione e di differenziazione dei prodotti ortofrutticoli delle aree mediterranee attualmente non sembrano essere definiti e standardizzati, da qui l'interesse applicativo della ricerca proposta.
Contenuto scientifico
Con l'attestamento a livello internazionale della qualità salutistica superiore del profilo mediterraneo della dieta, e l'aumentata domanda sia nazionale che internazionale per i prodotti vegetali tipici di essa, si ritiene necessario definire il particolare profilo compositivo di prodotti vegetali derivati da cultivar speciali del meridione italiano e della loro coltivazione in condizioni pedo-climatiche peculiari e non riproducibili altrove. La competitività dei prodotti delle aree meridionali verrà quindi riallacciata ad una tipizzazione dei prodotti, ottenuta da specifici processi di produzione e di trasformazione, ed associabile a qualità protettive nei confronti della salute, oltre che a caratteristiche organolettiche, riconducibili a specifici profili dei loro contenuti in nutrienti ed in composti fenolici. Il tipo di approccio consente il trasferimento del modello proposto anche ad altre filiere eventualmente oggetto di proposta e di studio nell'ambito del POM.
Metodologia;
Il progetto vuol essere innanzitutto un modello di valutazione globale della qualità di un prodotto agro-alimentare che tenga conto di tutti i possibili fattori che intervengono lungo la filiera produttiva influenzando la qualità del prodotto finale, determinando il relativo valore commerciale e motivando le scelte del consumatore. Il progetto si articola in:
1. Variabilità dei principali parametri qualitativi dei prodotti ortofrutticoli tipici dell'ambiente mediterraneo;
2. Influenza dei fattori ambientali e tecnici sui requisiti di qualità
3. Tipicità di filiere produttive e qualità nutrizionale ed organolettiche dei relativi prodotti dell'area meridionale;
4. Effetto della fotoregolazione sul contenuto in composti bioprotettivi;
5. Filiere e differenziali di prezzo sul prodotto finale;
6. Tipologia ed informazione del consumatore
Ciascuna di queste componenti verrà svolta sfruttando approcci e metodi appropriati, descritti in dettaglio nella sezione 3.2
Risultati attesi
A) Definizione del profilo compositivo di prodotti ottenuti da filiere produttive definite. Verifica (in vitro ed in vivo) delle proprietà protettive nei confronti della salute dell'uomo.
B) Influenza della fotoregolazione sulla composizione e caratteristiche organolettiche di prodotti e definizione dei film plastici ottimali per la produzione precoce.
C) Manuale di buona prassi di lavorazione.
D) Disciplinari per la tipicizzazione di prodotti
E) Dichiarazioni attestanti l'origine della materia prima e della filiera produttiva relativa ad aree geografiche specifiche.
F) Stima del differenziale di prezzo accettabile per il consumatore per prodotti caratterizzati. Indicazioni sulla modalità ottimale di differenziazione del prodotto per il consumatore.
G) Individuazione delle tipologie di consumatori e percezione delle qualità dei prodotti.
H) Elaborazione e trasmissione attraverso canali autorevoli di materiale informativo.
I) Convegni e pubblicazioni.

* M) Sistemi per la valorizzazione a fini agricoli dei residui delle industrie agroalimentari nel meridione d'Italia
Proponente principale: Università di Reggio Calabria - Istituto genio rurale
Costo proposto: 1.022.000
Costo ammesso: 835.000
Progetto classificato al 10° posto della graduatoria.
(Numero di riferimento INEA: 12)

Obiettivi
Il progetto si propone di individuare e sperimentare metodologie di riutilizzo in agricoltura (a fini di fertilizzazione del terreno e zootecnici) dei sottoprodotti (acque reflue e residui solidi) delle industrie di trasformazione dei prodotti agricoli, che siano sostenibili da un punto di vista ambientale (capaci di limitare il rischio di inquinamento), sociale (con spiccate potenzialità applicative in aree rurali) ed economico (capaci di sostituire le tradizionali e costose tecnologie di trattamento dei residui di lavorazione). Si prevede un maggior livello di dettaglio ed approfondimento per i residui dell'industria agrumaria (acque reflue e pastazzo) e olearia (acque di vegetazione) per i quali si perverrà alla realizzazione di impianti pilota con finalità sia dimostrative che sperimentali. Il progetto prevede la diffusione ed utilizzazione dei risultati dapprima nelle Regioni Calabria e Sicilia e successivamente nelle altre Regioni meridionali.

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
Esigenza di contribuire a rafforzare la competitività della filiera agroindustriale nel Mezzogiorno d. Italia mediante lo sviluppo di tecnologie che minimizzino i rischi ambientali ed i costi di gestione dei residui di lavorazione.
Contenuto scientifico
Il progetto mira a mettere a punto tecniche di accumulo, pretrattamento e smaltimento su suolo agricolo di reflui dell. industria agrumaria ed olearia e tecniche a basso costo per l. essiccazione del pastazzo di agrume da utilizzare come ammendante o a fini zootecnici. Il progetto tende inoltre a trarre indicazioni per il miglioramento tecnologico dei processi di lavorazione di agrumi ed olive, che aumentino l. utilizzabilità dei residui e dei sottoprodotti.
Metodologia
Messa a punto di impianti dimostrativo-sperimentali a scala reale per l. accumulo, il pretrattamento e l. irrigazione con acque reflue agrumarie ed acque di vegetazione. Monitoraggio degli effetti ambientali della distribuzione irrigua di acque reflue agrumarie e di vegetazione. Esecuzione di prove in pieno campo per la individuazione di modalità ottimali per l. essiccazione naturale e la movimentazione meccanica del pastazzo di agrume. Valutazione e sperimentazione preliminare della possibilità di applicazione delle tecniche individuate anche alle altre industrie agroalimentari con particolare riferimento a quella enologica.
Risultati attesi
Divulgazione di protocolli collaudati per la gestione sostenibile da un punto di vista economico ed ambientale dei residui liquidi e solidi di industrie agrumarie ed olearie nel Meridione d. Italia. Indicazioni sulle modalità di gestione dei residui delle altre industrie agroalimentari con particolare riferimento a quella enologica.

* N) Tecniche di sterilizzazione del suolo alternative alla fumigazione con bromuro di metile - Contenimento di agenti ipogei di malattie delle piante mediante solarizzazione o mezzi di difesa integrati
Proponente principale: Università di Reggio Calabria - Dipartimenti agronomia e agrobiologia
Costo proposto: 1.410.800
Costo ammesso: 1.146.000
Progetto classificato al 12° posto della graduatoria.
(Numero di riferimento INEA: 72)

Obiettivi
Ottenere il contenimento degli agenti tellurici mediante tecniche alternative alla sterilizzazione del terreno con bromuro di metile (BM) utilizzando mezzi fisici (solarizzazione), biologici ed agronomici da soli o in sistemi integrati di lotta. L'obiettivo è quello di escludere l'impiego del BM, rivelatosi dannoso per l'ambiente, inquinante e rischioso per l'operatore ed il consumatore. La diffusione delle tecniche alternative al BM che meglio si integrano con i disciplinari di produzione biologica, permetterà una produzione di più alto livello qualitativo dal punto di vista sanitario. Il progetto concertato con i SSA, per accelerare il trasferimento dei risultati all. utenza, coinvolgerà vivaisti, fumigatori, aziende pilota, l. industria produttrice di film plastici per l'agricoltura, l'industria del riciclaggio dei film plastici utilizzati e quella delle macchine per l'applicazione della solarizzazione in campo.

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
La coltivazione ripetuta di ortive, particolarmente in ambiente protetto, dà luogo all'accumulo nel terreno di agenti ipogei di malattia molto dannosi alle colture.
Il mezzo di difesa più diffuso nel sud d'Italia è risultato finora il bromuro di metile (BM) in quanto ha un largo spettro d. azione e tempi ridotti di applicazione. Nel 1992 il BM è stato incluso nel protocollo di Montreal per il suo elevato ODP (Ozone Deplete Potential). Alle dosi di impiego crea nel terreno 'vuoto biologico' facilitando così la rapida reinvasione dei diversi agenti di malattia ed il ricorso a ripetuti trattamenti. I consumi di BM nelle regioni del sud Italia sono pari a 5 milioni di kg/anno di cui circa il 70% viene erogato in Puglia, Calabria e Sicilia. Appare pertanto quanto mai utile, sulla scorta delle conoscenze acquisite mettere a punto e promuovere il trasferimento e la diffusione di tecniche alternative al BM, di minor impatto ambientale, economiche e di facile applicazione.
Contenuto scientifico
La messa a punto di tecniche alternative che integrate tra loro siano in grado di limitare i danni a livelli economicamente accettabili appare attuabile e va pertanto perseguita. La solarizzazione, che utilizza il calore solare per innalzare la temperatura del terreno e permettere in tempi lunghi una parziale sterilizzazione può essere migliorata ricorrendo all. uso di sostanze biofumiganti, di coperture impermeabili ai gas e di coestrusi a miglior effetto termico. Gli antagonisti biologici autoctoni nei confronti di alcuni agenti tellurici sono efficaci ma richiedono un ulteriore impegno scientifico per poter essere impiegati in sistemi integrati IPM. La disponibilità di portinnesti e di varietà di piante resistenti ai patogeni è limitata ad alcune specie; la presenza di diverse razze di patogeni implica un esame delle popolazioni presenti nel territorio per un più proficuo utilizzo di tali mezzi di prevenzione.
Metodologia
Preliminarmente saranno effettuate indagini di campo e di serra per conoscere la diffusione degli agenti tellurici. Le sperimentazioni sulla solarizzazione saranno volte ad incrementare le temperature nel terreno anche mediante l. impiego di coestrusi e gli effetti a mezzo di biofumigazione ed impiego di plastiche impermeabili ai gas. All. individuazione di antagonisti biologici autoctoni (funghi e batteri) farà seguito un loro impiego in sistemi di difesa integrati mediante trattamenti al seme e/o ai semenzali in vivaio.
A mezzo di prove di campo e di serra verrà verificata la validità delle combinazioni più interessanti dal punto di vista fitopatologico ed economico dei diversi mezzi agronomici disponibili. I risultati saranno trasferiti sia mediante prove dimostrative presso aziende pilota che a mezzo stampa, riunioni, seminari, ecc. Mediante contratti e convenzioni potranno essere attivate competenze specialistiche di ricercatori presso istituti italiani o stranieri.
Risultati attesi
Sono attesi incrementi nell. efficacia come pure tempi ridotti di solarizzazione. Ciò consentirà un più largo impiego della tecnica anche in condizioni climatiche marginali. La biofumigazione ne allargherà lo spettro d'azione incrementandone gli effetti. L'impiego di antagonisti biologici, di portinnesti e di idonee pratiche agronomiche consentirà un più facile avvio dei sistemi di difesa integrati (IPM).
Con lo sviluppo di tecniche alternative al BM di facile applicazione, inseribili in modelli di agricoltura sostenibile, si conferirà pratica attuazione ai disciplinari e si valorizzerà la produzione accrescendo l'occupazione nel settore agricolo e nell'indotto.

* O) Innovazioni biotecnologiche per la valorizzazione dei salumi tradizionali dell'Italia meridionale
Proponente principale: Università Molise - Dipartimento scienze e tecnologie agroalimentari, ambientali e microbiologiche
Costo proposto: 2.695.353
Costo ammesso: 2.012.000
Progetto classificato al 19° posto della graduatoria
(Numero di riferimento INEA: 51)

Obiettivi
Razionalizzazione delle tecnologie di preparazione di salumi tipici dell'Italia Meridionale attraverso il trasferimento di innovazioni biotecnologiche in grado di garantire la sicurezza d'uso e la tipicità e di promuovere lo sviluppo e la valorizzazione del settore della produzione di salumi tradizionali, definendo i requisiti per la certificabilità dei processi e dei prodotti.

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
In Italia meridionale sono prodotti a livello prettamente artigianale e con tecnologie essenzialmente fondate sull'empirismo, diversi tipi di preparazioni carnee curate.
Dette preparazioni, molto apprezzate per tipicità, sono soggette tuttavia agli inconvenienti che caratterizzano le produzioni di tipo artigianale: rischi di natura igienistica, insuccesso del processo produttivo, incostanza della qualità.
Le condizioni economiche e sociali delle aree interessate, le potenzialità di dette produzioni, i riflessi conseguenti alla loro valorizzazione sul settore agroalimentare ed industriale e sul suo indotto, inducono alla formulazione di un progetto che prevede, pertanto, l'individuazione dei prodotti meritevoli di una valorizzazione tecnologica e commerciale che, attraverso innovazioni biotecnologiche, consenta di conseguire un incremento delle quantità prodotte ed una espansione dei mercati.
Contenuto scientifico
L'attività consisterà nella individuazione delle basi delle caratteristiche di pregio dei prodotti considerati come influenzate da materie prime, agenti microbici responsabili della trasformazione e tecnologie, attraverso indagini zootecniche, microbiologiche, biochimiche e tecnologiche; essa consisterà inoltre nella individuazione dei miglioramenti conseguibili applicando innovazioni biotecnologiche.
Le indagini zootecniche considereranno il ruolo svolto dalla razza animale, dai sistemi di allevamento ed alimentazione.
Con le indagini microbiologiche saranno considerati da un lato i microrganismi naturalmente ricorrenti e dall'altro quelli utilizzabili come colture starter e/o protettive studiandone presenza ed attività.
Gli aspetti tecnologici riguarderanno definizione e scelta dei tagli, formulazione degli impasti casing e modalità di stagionatura.
Metodologia
1) Individuazione dei prodotti e delle aree interessate;
2) Caratterizzazione dei prodotti;
3) Monitoraggio dei processi di produzione in relazione ai rischi;
4) Isolamento, identificazione e caratterizazione della microflora autoctona utile;
5) Selezione di colture microbiche utili ed in grado di consentire un ridotto ricorso ad additivi;
6) Stesura di linee guida per le norme di certificazione dei prodotti interessati;
7) Redazione della manualistica per l'organizzazione del sistema di qualità lungo tutto la filiera;
8) Test applicativi in imprese pilota;
9) Valutazione dei benefici indotti;
10) Organizzazione di seminari, corsi di formazione professionale e azioni dimostrative in collaborazione con gli SSA di produttori e loro associazioni;
11) Azioni promozionali volte alla diffusione delle innovazioni apportate.
Risultati attesi
a) Conservazione e valorizzazione del patrimonio zootecnico;
b) Miglioramento di tecniche di allevamento favorevoli al recupero ed alla razionale utilizzazione di aree marginali;
c) Recupero e valorizzazione di sottoprodotti dell'agroindustria ad elevato impatto ambientale (siero di latte);
d) Innovazioni nei protocolli tecnologici di trasformazione dei prodotti carnei;
e) Salvaguardia e valorizzazione della biodiversità microbica;
f) Individuazione di sistemi microbici utili a migliorare le tecnologie di trasformazione dei prodotti carnei;
g) Miglioramento della qualità igienica dei salumi nel rispetto della loro tipicità;
h) Sviluppo del settore della trasformazione delle carni e degli indotti ad esso connessi in conseguenza della diffusione delle innovazioni tecnologiche;
i) aumento della competitività delle imprese;
l) maggiore interazione tra i soggetti economici della filiera;
m) valorizzazione commerciale dei prodotti

* P) Tecniche innovative di analisi ed uso di biosensori per il controllo della produzione e il miglioramento della qualità organolettica e nutrizionale del vino
Proponente principale: Università di Roma "Tor Vergata" - Dipartimento scienze e tecnologie chimiche
Costo proposto: 784.800
Costo ammesso: 727.000
Progetto classificato al 22° posto della graduatoria
(Numero di riferimento INEA: 48)

Obiettivi
Il progetto si propone di fornire alle aziende produttrici di vino sistemi innovativi di analisi di parametri rilevanti sia per il controllo dei processi di fermentazione sia per la definizione della qualità globale del prodotto finito con particolare riferimento agli aspetti organolettici, nutrizionali e di sicurezza d'uso:
Gli obiettivi principali che verranno perseguiti sono i seguenti:
- studio delle relazioni tra contaminazione ambientale e qualità del prodotto finale;
- sviluppo di biosensori per il monitoraggio di processi fermentativi e di parametri influenzanti la qualità del vino;
- monitoraggio della fermentazione alcolica e malolattica e controllo in tempo reale dei relativi metaboliti e prodotti;
- studio delle variazioni eventuali del livello dei contaminanti durante il processo produttivo;
- elaborazione di un protocollo per una moderna certificazione;
- sviluppo di prototipi industriali e trasferimento della tecnologia per usi pratici.

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
La ricerca ha lo scopo di ottimizzare la produzione del vino attraverso:
a) l'introduzione di tecnologie innovative, basate sull'uso di biosensori, per il controllo di importanti parametri dei processi di fermentazione,
b) lo studio delle relazioni tra qualità dell'ambiente e qualità del prodotto,
c) l'elaborazione di un protocollo analitico per la definizione dei livelli degli antiossidanti naturali presenti e di altri parametri importanti dal punto di vista nutrizionale e/o tossicologico nel prodotto finito.
Contenuto scientifico
Verranno sviluppati biosensori a glucosio, fruttosio, alcool, malato, lattato, glicerina e ammonio per il monitoraggio della fermentazione alcolica e per il controllo dei metaboliti secondari importanti per la qualità e per le caratteristiche organolettiche e nutrizionali del vino.
Questi sistemi analitici innovativi verranno sperimentati on-line ed in-line ed i risultati verranno confrontati con metodi di controllo standard. Verranno altresì sviluppati prototipi multisensori che potranno essere utilizzati sia nelle grandi industrie, che in piccole aziende vinicole.
Sarà elaborato un protocollo analitico per la definizione dei livelli degli antiossidanti naturali presenti e di altri parametri importanti dal punto di vista nutrizionale e/o tossicologico, anche sulla base di indagini ambientali preliminari che consentiranno di stabilire le relazioni tra la qualità dell'ambiente e quella del prodotto, allo scopo di ottenere standard qualitativi certificabili.
Metodologia
L'uso di biosensori elettrochimici consentirà di utilizzare strumenti poco costosi, che misurano in continuo una corrente la cui variazione è proporzionale alla concentrazione della specie che si sta misurando. Si utilizzeranno sistemi enzimatici per la conversione di metaboliti presenti nel vino in prodotti elettroattivi facilmente misurabili con trasduttori di segnale elettrochimico.
Parametri come pH, temperatura e tempo di reazione verranno monitorati per ottimizzare i risultati e migliorare la qualità dei prodotti.
Per quanto riguarda i residui di fitofarmaci si utilizzerà una recente tecnica di microestrazione in fase solida seguita da determinazione gascromatografica con rivelatore di massa.
Per l'analisi degli elementi si utilizzeranno i metodi di attivazione neutronica e di assorbimento atomico con fornetto di grafite.
Risultati attesi
I risultati attesi sono:
1) il controllo della qualità di parametri ambientali di aree destinate alla produzione del vino che possono influenzare la qualità del prodotto finito;
2) la realizzazione di prototipi di misura di metaboliti presenti nei vini che permettano l'esecuzione delle analisi anche da personale non specializzato, con costi molto bassi in tempo reale e in loco;
3) la produzione di sistemi in flusso da trasferire alle industrie per una possibile commercializzazione;
4) Un protocollo per la produzione di vino di qualità definita;
5) Un protocollo per la certificazione della qualità globale del vino (organolettica, igienica e nutrizionale)
L'elaborazione dei dati ottenuti consentirà di approntare protocolli di fermentazione che tenendo conto delle condizioni ambientali, del tipo di vitigno e di processo produttivo ottimizzeranno la qualità del prodotto finito.

* Q) Modelli di sviluppo ecocompatibili per la peschicoltura meridionale
Proponente principale: Università di Napoli - Istituto coltivazioni arboree
Costo proposto: 2.592.200
Costo ammesso: 1.786.000
Progetto classificato al 26° posto della graduatoria
(Numero di riferimento INEA: 63)

Obiettivi
Proporre modelli colturali con ridotto impatto ambientale e in grado di produrre frutta di qualità riducendo i costi di produzione. Il progetto prevede quattro fasi, distinte ma interdipendenti, per individuare:
FASE 1) la dinamica delle temperature efficaci (unità di freddo e unità di caldo) delle diverse aree colturali per evidenziarne la vocazionalità e razionalizzare la scelta varietale;
FASE 2) modelli colturali con ridotto impatto ambientale e minori costi di produzione mediante monitoraggio delle operazioni colturali;
FASE 3) dal confronto tra forme di allevamento e portinnesti quelli che meglio esaltano le caratteristiche dell'ambiente ai fini dell'esercizio di una peschicoltura a basso impatto ambientale;
FASE 4) indici di maturazione idonei a commercializzare pesche con elevate caratteristiche organolettiche ed igienico-sanitarie.

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
Il progetto trova motivo nella necessità:
1) di definire gli aspetti climatici di alcune aree peschicole del meridione per verificarne la vocazionalità ambientale;
2) verificare le possibilità applicative di modelli colturali che esaltando le potenzialità produttive dell'ambiente consentono un minore impiego dei mezzi di produzione;
3) di produrre frutta che per elevate caratteristiche organolettiche e igienico-sanitarie soddisfa pienamente le attuali esigenze del mercato;
4) di trasferire e divulgare i prodotti della ricerca ai SSA, alle organizzazioni professionali e agli imprenditori.
Contenuto scientifico
FASE 1)
Distinguere gli ambienti colturali in funzione della capacità di soddisfare le esigenze bio-termiche delle diverse cultivar.
FASE 2)
Disporre di un quadro aggiornato e completo degli interventi colturali adottati in aziende rappresentative per le diverse tipologie colturali.
FASE 3)
Individuare tipologie d'impianto che associano buona produttività, ottime caratteristiche qualitative, ridotto impiego di input energetici e manodopera.
FASE 4)
Verificare la validità di alcune metodiche per individuare i parametri oggettivi più rispondenti a definire alla raccolta la qualità organolettiche e igienico-sanitarie dei frutti di più cultivar allevate secondo diverse metodologie colturali.
Metodologia
FASE 1)
Utilizzando i dati di diverse stazioni metereologiche e mediante uso di algoritmi verrà calcolata la quantità media di unità di freddo e di unità di caldo accumulate durante la fase di "quiescenza invernale" e di crescita primaverile estiva. L'interpolazione grafica dei dati consentirà di tracciare mappe dell'evoluzione annuale delle unità di freddo e delle unità di crescita per le aree interessate al processo.
FASE 2)
Verranno redatte apposite schede per annotare tutte le tecniche colturali adottate.
FASE 3)
Nelle più importanti aree peschicole verranno confrontati modelli colturali che si differenziano per la quantità dei mezzi di produzione impiegati, per i tempi di intervento per la gestione della chioma e del terreno (confronto tra forme di allevamento e portinnesti).
FASE 4)
Su frutti delle cultivar più rappresentative, provenienti da diverse situazioni colturali, verranno confrontati i metodi usualmente utilizzati per la determinazione dell'epoca di raccolta.
Risultati attesi
FASE 1)
Note le esigenze ecologiche delle cultivar, la scelta varietale sarebbe supportata, in ciascun comprensorio, anche dalla consultazione di apposite mappe 'bio-termiche'.
FASE 2)
Sarà possibile valutare la razionalità tecnica e il livello di economicità delle tecniche attualmente adottate.
FASE 3)
Verranno acquisiti gli elementi utili per determinare in ciascun contesto colturale la forme di allevamento e i portinnesti più idonei e razionalizzare, in generale, l'impiego dei mezzi di produzione.
FASE 4)
Si potrà determinare l'epoca ottimale di raccolta delle diverse cultivar secondo la destinazione del prodotto, le modalità di manipolazione, le esigenze della distribuzione. Inoltre, in funzione, del contenuto in residui e in sostanze antiossidanti si potrà qualificare maggiormente la produzione.

* R) Valorizzazione dei prodotti di trasformazione da piante officinali dell'Italia meridionale e insulare
Proponente principale: Università di Messina - Dipartimento chimica organica e biologica
Costo proposto: 2.406.000
Costo ammesso: 1.827.000
Progetto classificato al 34° posto della graduatoria
(Numero di riferimento INEA: 56)

Obiettivi
Valorizzazione e tipicizzazione dei prodotti da essenze officinali attraverso il trasferimento di modelli innovativi di trasformazione delle biomasse in prodotti di qualità ad alto valore aggiunto e sfruttamento degli scarti di lavorazione.

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
Potenziamento del settore delle piante officinali, per le quali le regioni del Mezzogiorno presentano un'elevata vocazionalità, attraverso la valorizzazione dei prodotti di trasformazione per l'ottenimento di prodotti ad alto pregio e l'approfondimento delle conoscenze relative alla flora spontanea.
Contenuto scientifico e Metodologia
Mediante l'utilizzo delle più recenti acquisizioni sia in campo tecnologico che analitico è possibile ottenere prodotti ad alto pregio ed effettuare il controllo di qualità dei fitoderivati, sia per ciò che attiene la caratterizzazione mirata alla verifica del contenuto in principi attivi che le problematiche legate alla contaminazione e alla sofisticazione.
Ciò è necessario, vista la destinazione di questi prodotti, industria agroalimentare, farmaceutica, della cosmesi, tutti settori nei quali enorme è il rischio per la salute pubblica nel caso di utilizzo di materie prime non rispondenti a precisi standards qualitativi.
Inoltre tale controllo garantisce il prodotto delle regioni del mezzogiorno sui mercati internazionali.
Le tecniche di cromatografia (HRGC, HRGC/MS, HRGC-HRGC/MS, PY/GC/MS, HPLC, HPLC-HRGC/MS) e le tecniche di NMR permettono oggi di determinare in tempi brevi e con poche manipolazioni del campione i componenti estranei o specifici dei prodotti di interesse.
Risultati attesi
- Conoscenza della flora spontanea officinale del mezzogiorno e degli usi in medicina popolare
- Innovazioni tecnologiche nel processo di trasformazione: stabilizzazione delle erbe e droghe con metodi fisici, deterpenazione con CO2 supercritica delle essenze.
- Ottenimento di oli essenziali di elevato pregio mediante tecniche alternative ed innovative
- Sviluppo di metodi analitici avanzati atti a garantire l'accertamento della qualità e della genuinità delle essenze, ivi comprese concrete ed assolute, estratti medicinali ed altri fitoderivati.
- Proposta di cicli industriali di sfruttamento dei sottoprodotti di lavorazioni di alcune piante officinali
- Possibilità di sviluppo di specie medicinali in aree montane e set-up di modelli computazionali di indagine sull'azione di taluni principi attivi.
- Proposta di disciplinari di produzione per le specie oggetto di indagine.

* S) Agrumicoltura: ricerca e trasferimento di innovazioni tecnologiche
Proponente principale: Istituto sperimentale per l'agrumicoltura di Acireale
Costo proposto: 5.057.160
Costo ammesso: 3.331.000
Progetto classificato al 36° posto della graduatoria
(Numero di riferimento INEA: 17)

Obiettivi
Il progetto ha come obiettivo la messa a punto e il trasferimento di innovazioni di processo e di prodotto mirate essenzialmente al miglioramento qualitativo delle produzioni agrumicole al fine di renderle più competitive in un mercato che assume sempre più configurazione globale. Specificatamente, si propone:
- di definire tecnologie che riducono l'impatto ambientale e che riguardano sia la pianta che il frutto in post-raccolta;
- di offrire un più ampio ventaglio di scelte varietali facendo perno principalmente sulle novità costituite dalle Istituzioni partecipanti al progetto;
- di ottenere, per le cultivar importanti per l'agrumicoltura italiana dei cloni risanati dalle malattie da virus e virus-simili e dotati di elevate caratteristiche bio-agronomiche;
- di conservare il germoplasma agrumicolo anche con l'obiettivo di proporre nuove specie per impiego ornamentale.

Descrizione delle attività
Motivazioni del progetto
Il progetto ART trae motivazione dallo stato di crisi del settore che deriva, oltre che dalla scarsa organizzazione e competitività del comparto commerciale, da diversi fattori, quali:
- carente adeguamento del materiale genetico utilizzato sotto il profilo sia dell. aggiornamento varietale e dei portinnesti che dello stato sanitario;
- incompleta individuazione delle vocazionalità più rispondenti alle diverse cultivar;
- mancata definizione di protocolli di coltivazione e difesa con metodologie rispettose dell. ambiente;
- carenza di tecnologie innovative nel post-raccolta;
- insufficienti iniziative relative alla raccolta e salvaguardia del germoplasma dalla erosione immanente per l. agrumicoltura italiana caratterizzata da antica origine e da biodiversità;
- problematiche legate alle limitate risorse idriche che si traducono nella inderogabile esigenza di valutare ed adottare tecniche irrigue economicamente e agronomicamente valide.
Contenuto scientifico
Alle 4 problematiche sopra esposte corrispondono le 10 azioni in cui si articola il progetto. Riguardo al miglioramento qualitativo delle produzioni ci si propone di completare le valutazioni in corso sui portinnesti alternativi all. arancio amaro, di ampliare l. assortimento varietale e di assicurarne il risanamento dalle malattie da virus e virus-simili. Aspetti specifici riguarderanno l. uso di fitoregolatori, nonché la caratterizzazione geografica del prodotto mediante tecniche innovative. Riguardo ai modelli produttivi per una agrumicoltura sostenibile si intende agire sia sul versante della difesa che degli interventi colturali. La conservazione e la salvaguardia della biodiversità, attraverso il reperimento del materiale genetico presente nelle aree di antica agrumicoltura, è indirizzata, oltre alle finalità scientifiche nel miglioramento genetico, al loro utilizzo come piante ornamentali o per specifiche nicchie produttive capaci di alimentare particolari segmenti di mercato.
Metodologia
Il miglioramento qualitativo delle produzioni prevede confronti tra portinnesti alternativi all'A. amaro e differenti accessioni. Il monitoraggio avverrà mediante valutazione delle caratteristiche quali-quantitative delle produzioni in differenti aree. Il risanamento del materiale di propagazione verrà verificato attraverso specifici test.
Per l' agricoltura sostenibile si prevede il controllo biologico delle cocciniglie e la scelta di prodotti a basso impatto ambientale. In post-raccolta saranno proposti agenti di biocontrollo non produttori di antibiotici e prodotti chimici privi di effetti residuali. Per i piani di fertilizzazione sono previsti modelli produttivi di tipo biologico.
Il recupero e la conservazione del germoplasma si effettueranno mediante isolamento di accessioni interessanti e loro valutazione sulla base delle principali caratteristiche.
La gestione delle risorse idriche prevede il confronto tra il sistema tradizionale per microaspersione e quello a goccia.
Risultati attesi
L'introduzione di portinnesti alternativi produrrà benefici di ordine fitosanitario ed agronomico.
L'accresciuto e più qualificato assortimento varietale migliorerà la competitività delle produzioni sui mercati. Il programma di risanamento metterà a disposizione dell'utenza materiale virus-esente in condizione di ottimizzare le caratteristiche quali-quantitative del prodotto.
Le problematiche poste dall'agricoltura sostenibile verranno affrontate con il trasferimento di metodiche innovative, riguardanti la pianta ed il frutto in post-raccolta.
La raccolta di biotipi permetterà di arrestare l' erosione in atto nel settore e assumerà valore applicativo per quelli in possesso di caratteristiche utili a un loro impiego economico.
L' utilizzo di tecniche di irrigazione più efficienti assumerà particolare valenza nei numerosi ambienti ove sono limitate e/o onerose disponibilità di acque irrigue.

* T) Miglioramento delle produzioni floricole extrastagionali nel rispetto dell'ambiente
Proponenti
A) Università di Palermo, Istituto di Orticoltura e Floricoltura
B) Università degli Studi di Catania - Istituto di Orticoltura e Floricoltura
C) Università degli Studi di Bari - Istituto di Agronomia Generale e Coltivazioni Erbacee
D) Università degli Studi di Napoli - Dipartimento di scienze Agronomiche e Genetica Vegetale
E) Università degli Studi di Sassari - Dipartimento di scienze Agronomiche e Genetica Vegetale
F) Istituto Sperimentale per la Floricoltura - Sezione operativa periferica di Palermo
G) I.TE.S. Consorzio di ricerca tra Regione Siciliana, Università di Palermo, E.S.A e Metalmeccanica M.
H) Università degli Studi di Catania - Dip. di Scienze economico-agrarie ed estimative
I) Centro di Studio per il Miglioramento Genetico degli Agrumi di Palermo, CNR
Regioni coinvolte
Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia
Costo ammesso: L. 1.500.000.000
ID progetto: B03
N°. di graduatoria: 3

Obiettivi
Gli obiettivi generali del progetto vengono individuati in:
- contenimento delle importazioni mediante l'allargamento delle specie e delle cultivar allevate;
- miglioramento e qualificazione delle produzioni sotto l'aspetto delle tipologie e della distribuzione temporale del prodotto;
- razionalizzazione dei sistemi, dei metodi e delle tecniche di coltivazione;
- valutare il grado di redditività delle colture e individuare i punti deboli e forti del comparto.
Questi obiettivi vengono individuati nella compatibilità degli interventi con la salvaguardia o l'incremento dell'occupazione, con il mantenimento o l'aumento del reddito per addetto, con il contenimento del deficit di impostazione, e, certo non per ultimo,con la compatibilità ambientale dell'impatto esercitato dalle corrispondenti attività.

Motivazioni del progetto
Il progetto è motivato dalla esigenza di fornire indicazioni precise e puntuali ai floricoltori meridionali la cui richiesta di assistenza in un comparto produttivo che si evolve con rapidità impressionante è sempre più pressante. In funzione delle esigenze manifestate sono state individuate e concertate tra le Istituzioni sperimentali operanti nel meridione d'Italia e i servizi S.S.A. delle stesse Regioni, le seguenti azioni:
1 Qualificazione delle produzioni attraverso l'allargamento delle specie e delle cultivar da allevare e l'ampliamento delle tipologie di prodotto
2 programmazione delle fioriture e definizione dei cicli colturali delle principali specie floricole
3 razionalizzazione dei sistemi, dei metodi e delle tecniche di coltivazione delle specie più coltivate
4 validità economica delle innovazioni tecnologiche

* U) Innovazione tecnica e gestionale e valorizzazione ambientale per l'agriturismo di qualità
Proponenti:
A) Dipartimento di Studi Geoeconomici, Statistici, Storici per l'Analisi Regionale
B) Università di Napoli 'Federico II' Dip. di Analisi dei Processi Economico-Sociali, Linguistici...
C) Università di Lecce; Dip. di Scienze Economiche, Matematico-Statistiche, Economico-Aziendali...
D) Università di Catania; Facoltà di Economia
E) Università di Sassari; Facoltà di Lettere e Filosofia; Istituto e Laboratorio di Geografia
F) Centro Istruzione Professionale Agricola e Assistenza Tecnica - Cipa-at
Regioni coinvolte: Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia
Costo ammesso: L. 676.000.000
ID progetto: B06
N°. di graduatoria: 6

Obiettivi
1. Analisi dello sviluppo agrituristico meridionale su scala zonale regionale e multiregionale
2. Identificazione delle attese dei clienti-utenti dei servizi agrituristici
3. Definizione del Sistema Qualità agrituristico strettamente correlato alla natura agricola dell'azienda (prodotti e processi tipici)
4. Identificazione di modelli di qualità agrituristica territoriale basati sui binomi rete di aziende-prodotti tipici di qualità e rete di aziende-emergenze paesaggistiche storico-culturali
5. Proposta di sistemi di controllo e certificazione
6. Trasferimento delle conoscenze, delle informazioni e delle innovazioni ai Sistemi Regionali dei Servizi di Sviluppo Agricolo, e tramite questi agli imprenditori

Motivazioni del progetto
Il progetto si propone di incrementare il reddito degli agricoltori all'interno di una agricoltura multifunzionale. Nell'ottica di promuovere un necessario sviluppo rurale occorre non perdere di vista le problematiche legate all'ecocompatibilità di tale sviluppo, che l'agriturismo sembra in grado di rispettare, in particolare per quanto concerne i limiti ambientali e sociali emergenti. Il fenomeno agrituristico sembra inoltre in grado di alimentare il ritorno alla campagna non solo da parte dei clienti-turisti, ma anche di forza lavoro attirata dalle nuove figure professionali, con vari livelli di specializzazione, presenti nel settore. Risulta infine interessante porre lo sviluppo del fenomeno agrituristico come fondamentale start-up di un più generale sviluppo rurale, e inibitore di un turismo di massa incompatibile con la conservazione dell'ambiente

*V) Qualificazione delle pesche in funzione della globalizzazione dei mercati
Proponenti
A) Centro ricerche produzioni vegetali soc. coop. r.l.
B) Centro sper. per la patologia conservazione e trasformazione ortofrutticoli - Università di Bologna
C) Istituto valorizzazione tecnologica dei prodotti agricoli - Mi.P.A.
D) Dipartimento di economia e ingegneria agrarie - Università di bologna
E) Bio Integrated Technology s.r.l.
F) Dipartimento di economia dei sistemi agroforestali- Università di Palermo
G) Agrobiochimica s.r.l.
Regioni coinvolte: Campania, Sicilia
Costo ammesso: L. 1.315.000.000
ID progetto: B04
N°. di graduatoria: 4

Obiettivi
Il Progetto prevede 6 azioni di ricerca volte a qualificare in post-raccolta le produzioni peschicole del Sud, nell'ottica della globalizzazione dei mercati.
Obiettivi specifici sono:
(a) definizione degli indici di raccolta in funzione della qualità al consumo e delle modalità di conservazione e commercializzazione;
(b) messa a punto delle tecniche di raccolta, in relazione alle diverse tipologie di frutti, caratteristiche degli impianti, organizzazione infrastrutturale e destinazione finale del prodotto;
(c) sviluppo di mezzi di difesa innovativi contro le infezioni microbiologiche in post-raccolta;
(d) ottimizzazione delle operazioni di lavorazione in magazzino, cercando di ridurre i rischi di danneggiamento dei frutti;
(e) modellizzazione e sviluppo di mezzi, sistemi, tecnologia e logistica, relativi alla catena conservazione-trasporto-maturazione, al fine di assicurare ai frutti una 'shelf life' di qualità;
(f) analisi economica della peschicoltura delle regioni interessate.

Motivazioni del progetto
La globalizzazione dei mercati influenza la tecnologia del post-raccolta aggravando lo scadimento qualitativo della produzione, con ripercussioni negative sia economiche sia d'immagine commerciale. La qualità delle pesche è infatti correlata al grado di maturazione. La commercializzazione di frutti più maturi, quindi con migliori caratteristiche organolettiche, comporta però nuove problematiche non ancora affrontate e risolte, come:
(a) l'insorgenza di una rapida e generalizzata senescenza dei frutti, con conseguente riduzione della 'shelf life';
(b) l'aumento degli scarti causati da patie infettive che si manifestano durante il trasporto, la vendita al dettaglio e il consumo. Si avverte quindi la necessità di rivedere l'intero sistema post-raccolta (dalla raccolta alla distribuzione) privilegiando quelle tecniche che consentono l'evoluzione della maturazione anche a scapito della durata di conservazione, che nel caso delle pesche non dovrebbe superare i 20 giorni.