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 Ambiente Risorse Salute

Giugno  2000

 

Valorizzazione dei rifiuti organici

Obiettivo qualità

Sia da un punto di vista ambientale che economico o regolamentare, la messa in discarica e l’incenerimento dei rifiuti organici avranno in avvenire solo un ruolo sussidiario. Questi rifiuti ritorneranno dunque prioritariamente al suolo, sotto forma principalmente di composti o di fanghi di depurazione. L’obiettivo è di garantire agli utilizzatori costantemente dei prodotti di qualità secondo i loro bisogni.
La valorizzazione dei rifiuti organici condiziona la riuscita di una politica globale di gestione dei rifiuti. Attualmente varie incertezze pesano su questa filiera, in particolare per quanto riguarda la regolamentazione e gli sbocchi dei prodotti. In questo periodo transitorio tutti gli attori della filiera devono scommettere sulla qualità per assicurare la continuità della loro scelta.
In Francia esistono circa 200 piattaforme di compostaggio dei rifiuti verdi, tre volte di più rispetto al 1995. La copertura del territorio nazionale richiede da 500 a 1000 piattaforme, secondo il grado di centralizzazione.
I rifiuti verdi, i rifiuti domestici o i sottoprodotti industriali  sono materia organica che deve tornare alla terra. Essa infatti restituisce al suolo gli elementi strutturanti e fertilizzanti necessari a fronteggiare gli squilibri agronomici constatati per anni in certe regioni agricole.
Di fronte alle esigenze attuali di trasparenza e di tracciabilità, tutta la posta in gioco si traduce ormai nel proporre agli utilizzatori i prodotti adatti e di qualità di cui origine, trattamento e composizione siano verificabili. Ciò vale soprattutto per i composti fabbricati a partire da rifiuti domestici. Questo processo qualità è condizionato dalla identificazione della domanda del mercato. L’analisi di quest’ultima condizionerà la produzione.
Secondo Marc Cheverry, capo del dipartimento Tecniche dei rifiuti dell’Ademe, numerose sperimentazioni sono in corso per ottimizzare le varie filiere, ma è già chiaro che una gestione territoriale dei rifiuti è imperativa. Essa permette, da una parte, di fabbricare dei prodotti adatti ai bisogni degli utilizzatori e, d’altra parte, di evitare delle spese di trasporto, tenuto conto del basso valore mercantile dei prodotti.
L’avvenire senza dubbio è legato alla evoluzione delle esigenze. Da una parte la regolamentazione, francese ed europea, rafforzerà i vincoli di sicurezza, di rispetto dell’ambiente e della qualità. D’altra parte, occorrerà dare "un di più" agli utilizzatori (agricoltori, gruppi agroalimentari e consumatori) venendo incontri ai loro bisogni e dando loro nuove garanzie per quanto riguarda i prodotti derivati dai biorifiuti. Le collettività e le società operanti in questo campo potranno trarre insegnamenti dalle filiere già collaudate con la gestione dei rifiuti verdi. Si dovranno rimettere in discussione le tecniche antiche, in particolare quelle della selezione- compostaggio dei rifiuti domestici: ciò che conveniva ancora una diecina di anni fa non potrà più valere domani. Infine si troveranno soluzioni le migliori praticando la concertazione con un dialogo permanente tra tutti gli attori interessati.

Selezionare alla fonte i rifiuti domestici?
Settantacique installazioni di selezione-compostaggio dei rifiuti domestici, di cui due terzi hanno più di quindici anni, praticano uno smistamento più o meno efficiente tra rifiuti compostabili e non.
 I compost urbani così prodotti soddisfano sempre meno le esigenze degli utilizzatori, e l’Ademe aiuta la riconversione di queste unità che hanno visto chiudersi una parte importante dei loro sbocchi.
Per i progetti nuovi, è incoraggiato in particolare il compostaggio dopo selezione alla fonte delle frazioni organiche, senza dubbio la via più promettente, anche se non è sempre applicabile, spiega Jacques Wiart, ingegnere della Direzione agricoltura e bioenergie dell’Ademe. Esistono oggi venticinque impianti di questo tipo, che trattano la sola materia organica che deriva dalla raccolta sellettiva, e l’Ademe segue da vicino i loro risultati.

Fanghi di depurazione
I fanghi che provengono dalle stazioni di depurazione delle acque urbane sono utilizzate nell’agricoltura dall’inizio degli anni 70. Nel corso di questi ultimi anni, progressi rilevanti sono stati realizzati sia sulla qualità dei prodotti che sulle pratiche di spandimento e la regolamentazione si è adattata a questa evoluzione. Pertanto, nel contesto attuale di inquietudine dei consumatori, l’immagine dei prodotti agricoli e alimentari può essere offuscata quando si tratta di spandimento di fanghi di depurazione. Spesso piazzati in prima linea, gli agricoltori vogliono essere in grado di controllare la composizione di tutti gli imput in modo da avere la garanzia di conoscere la tracciabilità dei loro prodotti.
Un lavoro di fondo è già stato realizzato con il mondo agricolo, le associazioni e con coloro che trattano le acque. Il dialogo si è svolge particolarmente nell'ambito del Comitato nazionale dei fanghi, creato nel febbraio 1998 su iniziativa dei Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura. E’ importante definire oggi "buone pratiche" che garantiscano un’organizzazione controllata e trasparente del ciclo di produzione e di valorizzazione dei fanghi. Ogni soluzione deve comunque essere certificata

Per ulteriori informazioni: Jacques.Wiart@ademe.fr