Valorizzazione dei rifiuti organici
Obiettivo qualità
Sia da un punto di vista ambientale che economico o regolamentare, la messa
in discarica e l’incenerimento dei rifiuti organici avranno in avvenire
solo un ruolo sussidiario. Questi rifiuti ritorneranno dunque prioritariamente
al suolo, sotto forma principalmente di composti o di fanghi di depurazione.
L’obiettivo è di garantire agli utilizzatori costantemente dei
prodotti di qualità secondo i loro bisogni.
La valorizzazione dei
rifiuti organici condiziona la riuscita di una politica globale di gestione dei
rifiuti. Attualmente varie incertezze pesano su questa filiera, in particolare
per quanto riguarda la regolamentazione e gli sbocchi dei prodotti. In questo
periodo transitorio tutti gli attori della filiera devono scommettere sulla
qualità per assicurare la continuità della loro scelta.
In
Francia esistono circa 200 piattaforme di compostaggio dei rifiuti verdi, tre
volte di più rispetto al 1995. La copertura del territorio nazionale
richiede da 500 a 1000 piattaforme, secondo il grado di centralizzazione.
I
rifiuti verdi, i rifiuti domestici o i sottoprodotti industriali sono
materia organica che deve tornare alla terra. Essa infatti restituisce al suolo
gli elementi strutturanti e fertilizzanti necessari a fronteggiare gli squilibri
agronomici constatati per anni in certe regioni agricole.
Di fronte alle
esigenze attuali di trasparenza e di tracciabilità, tutta la posta in
gioco si traduce ormai nel proporre agli utilizzatori i prodotti adatti e di
qualità di cui origine, trattamento e composizione siano verificabili.
Ciò vale soprattutto per i composti fabbricati a partire da rifiuti
domestici. Questo processo qualità è condizionato dalla
identificazione della domanda del mercato. L’analisi di quest’ultima
condizionerà la produzione.
Secondo Marc Cheverry, capo del
dipartimento Tecniche dei rifiuti dell’Ademe, numerose sperimentazioni
sono in corso per ottimizzare le varie filiere, ma è già chiaro
che una gestione territoriale dei rifiuti è imperativa. Essa permette, da
una parte, di fabbricare dei prodotti adatti ai bisogni degli utilizzatori e,
d’altra parte, di evitare delle spese di trasporto, tenuto conto del basso
valore mercantile dei prodotti.
L’avvenire senza dubbio è
legato alla evoluzione delle esigenze. Da una parte la regolamentazione,
francese ed europea, rafforzerà i vincoli di sicurezza, di rispetto
dell’ambiente e della qualità. D’altra parte,
occorrerà dare "un di più" agli utilizzatori
(agricoltori, gruppi agroalimentari e consumatori) venendo incontri ai loro
bisogni e dando loro nuove garanzie per quanto riguarda i prodotti derivati dai
biorifiuti. Le collettività e le società operanti in questo campo
potranno trarre insegnamenti dalle filiere già collaudate con la gestione
dei rifiuti verdi. Si dovranno rimettere in discussione le tecniche antiche, in
particolare quelle della selezione- compostaggio dei rifiuti domestici:
ciò che conveniva ancora una diecina di anni fa non potrà
più valere domani. Infine si troveranno soluzioni le migliori praticando
la concertazione con un dialogo permanente tra tutti gli attori
interessati.
Selezionare alla fonte i rifiuti domestici?
Settantacique
installazioni di selezione-compostaggio dei rifiuti domestici, di cui due terzi
hanno più di quindici anni, praticano uno smistamento più o meno
efficiente tra rifiuti compostabili e non.
I compost urbani
così prodotti soddisfano sempre meno le esigenze degli utilizzatori, e
l’Ademe aiuta la riconversione di queste unità che hanno visto
chiudersi una parte importante dei loro sbocchi.
Per i progetti nuovi,
è incoraggiato in particolare il compostaggio dopo selezione alla fonte
delle frazioni organiche, senza dubbio la via più promettente, anche se
non è sempre applicabile, spiega Jacques Wiart, ingegnere della
Direzione agricoltura e bioenergie dell’Ademe. Esistono oggi venticinque
impianti di questo tipo, che trattano la sola materia organica che deriva dalla
raccolta sellettiva, e l’Ademe segue da vicino i loro risultati.
Fanghi di depurazione
I fanghi che provengono dalle stazioni di
depurazione delle acque urbane sono utilizzate nell’agricoltura
dall’inizio degli anni 70. Nel corso di questi ultimi anni, progressi
rilevanti sono stati realizzati sia sulla qualità dei prodotti che sulle
pratiche di spandimento e la regolamentazione si è adattata a questa
evoluzione. Pertanto, nel contesto attuale di inquietudine dei consumatori,
l’immagine dei prodotti agricoli e alimentari può essere offuscata
quando si tratta di spandimento di fanghi di depurazione. Spesso piazzati in
prima linea, gli agricoltori vogliono essere in grado di controllare la
composizione di tutti gli imput in modo da avere la garanzia di conoscere la
tracciabilità dei loro prodotti.
Un lavoro di fondo è
già stato realizzato con il mondo agricolo, le associazioni e con coloro
che trattano le acque. Il dialogo si è svolge particolarmente nell'ambito
del Comitato nazionale dei fanghi, creato nel febbraio 1998 su iniziativa dei
Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura. E’ importante
definire oggi "buone pratiche" che garantiscano
un’organizzazione controllata e trasparente del ciclo di produzione e di
valorizzazione dei fanghi. Ogni soluzione deve comunque essere certificata
Per ulteriori informazioni: Jacques.Wiart@ademe.fr