Dietro il termine un po'
ricercato di metanogenesi si nasconde in realtà un processo sempre
osservato.
Ciascuno di noi è a conoscenza del fatto
che un’erba tagliata e abbandonata al fondo del nostro giardino è destinata a
decomporsi, sotto l’azione di microrganismi, in un residuo solido chiamato
compost.
Questo processo biologico (compostaggio) si realizza in
presenza di aria (aerobiosi) e porta ad una produzione di anidride carbonica
(CO2) e di
vapor d’acqua. Vi è anche una liberazione di energia sotto forma di calore che
provoca un innalzamento della temperatura principalmente all’inizio del
compostaggio.
Se
questa medesima erba fosse ingurgitata da un bovino, essa subirebbe anche un
processo di degradazione biologica ma che avrebbe luogo questa volta in assenza
di aria (anaerobiosi) nel rumine dell’animale. Questa assenza di aria porterà,
grazie alla popolazione microbica del ruminante, alla produzione di un biogas
(miscela di metano e di CO2, principalmente). Una vacca di 600 kg può
produrre 1m3 di biogas al giorno.
Nella digestione anaerobica,
il contenuto energetico della materia organica non viene liberato sotto forma di
calore ma si concentra nel metano prodotto.
Questa produzione biologica
di metano (CH4) viene chiamato metanogenesi.
La
biometanizzazione è una biotecnologia (tecnologia del vivente) che si ispira ai
processi naturali, tipo quelli descritti sopra, e che ha lo scopo di ottimizzare
lo sviluppo di microrganismi responsabili della metanogenesi attraverso il
controllo tecnico dei vari fattori (temperatura, PH, valore nutritivo delle
sostanze fermentescibili).
In linea generale questa tecnica può essere
definita come un processo biologico controllato di conversione e di
valorizzazione dei substrati organici in un prodotto stabilizzato, igienico e
simile a terriccio da una parte, e in una miscela gassosa avente un potenziale
energetico, il biogas, dall’altra.
La biometanizzazione, in
quanto processo di trattamento dei residui urbani (fanghi di depurazione o
rifiuti casalinghi) e (agro)industriali , benché sia una tecnologia recente, non
è più ai suoi primi passi.
Solo le materie organiche biodegradabili
(rifiuti di cucina, rifiuti di giardino e carte assorbenti) possono essere
biometanizzate; questi materiali sono detti fermentescibili.
Per il
trattamento dei rifiuti proveniente dalle abitazioni, la frazione
fermentescibile deve essere separata dal resto sia tramite un processo di
selezione post-raccolta, sia alla fonte (raccolte selettive).
Questa materia
organica subirà un trattamento (triturazione, setacciatura, diluizione...)
preliminare alla sua immissione in un digestore (fermentatore
anaerobiotico).La
temperatura influenza molto l’attività e il tipo di microrganismi che si nutrono
dei substrati e dunque la velocità della loro degradazione. Si possono
differenziare tre tipi di condizioni di digestione in funzione dei divari di
temperatura:
*
psicrofila, da 10 a 25°C, condizioni di temperatura riscontrata nelle paludi e
nelle discariche con una produzione lenta di gas.
*
mesofila, da 30 a 40°C, condizioni spesso utilizzate per la biometanizzazione di
effluenti di allevamento, di residui agro-industriali e di rifiuti organici
casalinghi.
* termofila, da 50 a 65°C, condizioni sviluppate in certi procedimenti di degradazione dei rifiuti casalinghi.
I due
ultimi di digestione (mesofila e termofila) hanno
bisogno di un apporto di calore, donde l'importanza di un buon
isolmento termico dei digestori.
La
materia organica costituita dall’assemblaggio di complessi di polimeri, subirà,
in condizioni di aerobiosi, un degradamento ad opera di diversi gruppi di
microrganismi che lavorano in simbiosi. Certi
procedimenti separano questi due processi (idrolisi e fermentazione) in
digestori distinti al fine di ottimizzarne le prestazioni. A livello del digestore, le
sostanze fermentescibili saranno degradate dai microrganismi in un periodo che
va dalle due alle cinque settimane. L’omogeinizzazione della materia si fa
mediante iniezioni di biogas, per ricircolazione del digestat (frazione
solida) o ancora mediante agitazione meccanica.
In seguito a questa digestione anaerobica, vengono
ottenuti da questo trattamento di rifiuti organici tre sottoprodotti:
* una frazione solida (digestat) che fornirà, dopo essiccamento e maturazione aerobiotica, un compost di qualità simile a quello uscito da un compostaggio classico.
*
una frazione liquida proveniente dalla pressatura del
digestat.
*
il biogas, composto per il 99% di metano (>50%) e di anidride carbonica
(CO2), che può servire a produrre:
calore
elettricità
forza
meccanica
gas naturale dopo
eliminazione di CO2.
Da un punto di vista
energetico, 2m3 di biogas sono equivalenti a più
di un litro di gasolio.
L’utilizzazione del biogas sul sito di
biometanizzazione costituisce in generale un uso redditizio di questa fonte di
energia.
Una valorizzazione di
questi sottoprodotti contribuirà alla minimizzazione dei costi di
trattamento.
Meccanismi biologici di
biometanizzazione
Si distinguono 4 tappe di
biodegradazione:
1.
Idrolisi
Sotto l’azione dei batteri,
principalmente di enzimi extracellulari, i polimeri complessi (proteine, lipidi
e polisaccaridi) vengono ridotti in molecole più semplici assimilabili da parte
dei microrganismi.
2. Fermentazione
acidogena
I batteri detti acidogeni
trasformano a loro volta le molecole semplici della tappa precedente in etanolo,
in acido acetico, propionico, butirrico
3. Fermentazione
acetogena
L’etanolo nonché gli acidi
grassi volatili della tappa precedente nutrono i batteri acetogeni che li
trasformano in acido acetico e in idrogeno.
4.
Metanogenesi
La formazione di metano e di
anidride carbonica si fa principalmente per separazione dell’acido acetico da
parte dei microrganismi metanigeni mentre altri fanno reagire la CO2 con
l’idrogeno per formare il CH4 (metano).
|
Materia organica
complessa |
|
ßIdrolisi |
|
Materia organica
semi-complessa |
|
ß Fermentazione |
|
Molecole semplici di
piccola dimensione |
Uno strumento complementare nella gestione dei rifiuti
La
biometanizzazione non è certo il rimedio miracoloso per il trattamento di tutti
i rifiuti e deve dunque essere considerata come:
-
una tecnica di
stabilizzazione (ottenimento rapido di un composto maturo che non fermenterà
più);
- una
tecnica di trattamento:
Þ riduzione della
massa;
Þdiminuzione degli
odori;
Þ igienizzazione (distruzione di fattori interni, germi patogeni, parassiti ed altro materiale indesiderabile
- un’alternativa alla messa
in discarica e ai suoi inconvenienti (costi, instabilità di materie organiche
nei centri di discarica controllata);
- una tecnica biologica di
riciclaggio della materia organica utilizzata sotto forma di compost per ammendante e per
fertilizzante dei suoli. Questo ritorno della materia organica nel ciclo
naturale è in realtà una ecotecnologia.
Questa tecnologia presenta
un interesse tutto particolare per il trattamento delle materie umide o anche
liquide, poco interessanti in eliminazione termica o che pongono dei problemi
per il compostaggio tradizionale.
Una prima esperienza in Vallonia
I 465.000 abitanti della
regione Mons-Borinage e del centro di Hainaut vedranno quanto prima i loro
rifiuti casalinghi seguire tutta un’altra filiera che la semplice messa in
discarica che prevaleva fino ad oggi.
L’obiettivo è di valorizzare
i rifiuti fermentescibili, dovuto prevalentemente alle indicazioni della
direttiva europea che impone agli Stati la riduzione di volume dei rifiuti
organici messi in discarica per il 2010.
L’obiettivo è rafforzato da un Decreto wallone che proibirà di mettere in
discarica rifiuti organici dal 2005.
L’Intercomunale di
trattamento dei rifiuti ITRADEC, che deriva dall’associazione di 23 comuni,
completa la costruzione di un centro di trattamento dei rifiuti che comprende in
particolare una unità di biometanizzazione di una capacità di 60.000 tonnellate
di materia fermentescibile. Il procedimento di biometanizzazione preso in
considerazione è quello Valorga.
Unità di biometanizzazione di Mons
*Titolare:
ITRADEC (Intercommunale de traitement des dechets)
*Procedimento:
VALORGA
*digestione mesofila a
40°C
*Durata media di
trattamento: 3 settimane di fermentazione
*Tipo di rifiuti: frazione
organica dei rifiuti casalinghi
*Capacità: due digestori di
3.800 m3 ciascuno per una capacità di trattamento annuale di 60.000
tonnellate di organici.
*Biogas prodotto: 7 milioni
di Nm3 all’anno
*Valorizzazione del biogas:
trasformazione in elettricità per una produzione annua di 10 Gwh ossia il
consumo annuale di 2800 abitazioni.
*Costo d’investimento: 600
milioni di BEF
*Avvio in esercizio:
novembre 2000
Questo investimento di 600
milioni di franchi, beneficia di un sussidio della regione wallone dell’85%.
Questa filiera di gestione dei rifiuti è del tutto innovativa nella Regione
Wallone. L’intercomunale TRADEC prevede due filiere di valorizzazione del
composto che produrrà:
1. Un compost di tipo “qualità
totale”, destinato all’agricoltura; questo compost risponderà alle norme in
vigore più severe, in aprticoalre sul tenore in metalli pesanti. Sarà garantita
la tracciabilità del prodotto.
Certo, per ottenere un
prodotto di qualità irreprensibile, l’intercomunale conta molto sulla
partecipazione degli abitanti della zona ITRADEC e sarà instaurata
progressivamente una raccolta specifica dei rifiuti di cucina mettendo a
disposizione della popolazioen dei sacchi biodegradabili fabbricati a base di
amido. Questi sono aggiunti ai rifiuti verdi (tagli di prati e siepi...) di
provenienza da parchi dotati di contenitori. Sulla base di questi materiali un
digestore produrrà del compost di prima qualità (circa 10.000 tonnellate
l’anno).
2. Un compost di seconda
categoria, destinato ad applicazioni non agro-alimentari.
Questo compost proveniente dalla fermentazione dei rifiuti organici estratti dai sacchi classici dei bidoni sarà valorizzato dal canto suo in opere di rinverdimento e risanamento di aree industriali abbandonate, di discariche controllate e selvagge.
La
valorizzazione del biogas prodotto si farà sotto forma di elettricità e di
recupero di calore su motori adattati a questo tipo di combustibile.
L’elettricità sarà in parte auto-consumata sul sito di esercizio e in parte
rivenduta alla rete. E’ un buon modo di ridurre la fattura finale del
trattamento dei rifiuti casalinghi.