Un processo di valorizzazione dei solventi
Un’esperienza francese
La società Lawson Mardon si è impegnata da più di dieci anni in un programma progressivo di disinquinamento e di riduzione degli scarichi di solventi nell’atmosfera.
"E’ il punto di arrivo di dieci anni di lavoro!" esclama Robert Hertzler, responsabile della manutenzione, davanti alle installazioni per il trattamento delle emissioni atmosferiche della società Lawson Mardon Morin di Sarrebourg (Mosella). Questa impresa si è impegnata in progetto esemplare per valorizzare, in tre tappe, le emanazioni di solventi contenute nell’aria di essiccamento (2400 tonnellate di COV nel 1989) provenienti dalla produzione di imballaggi alimentari flessibili. "Abbiamo previsto questo sforzo nel quadro di un programma globale di gestione dell’ambiente sul sito", spiega ancora Hertzler.
Il bilancio energetico è ottimizzato
Dopo aver soppresso
l’uso di ogni solvente clorato e poste sotto controllo le concentrazioni
in altri solventi nell’aria di essiccamento delle presse di stampaggio, la
Lawson Mardon Morin ha avviato, nel 1990, la prima fase di lavori con un impegno
di12 MF e una partecipazione Ademe di 0,8 MF. E' stato realizzato un
inceneritore a valle di un collettore di recupero dei vapori di solventi
all’uscita dalle macchine di produzione. Il calore contenuto
nell’aria depurata è stato utilizzato a sua volta per riscaldare
l’aria entrante e per fornire energia. "Abbiamo cercato di
minimizzare i flussi di aria assorbita dalle macchine, riassume Hertzler,
e a massimizzare il recupero di energia negli inceneritori. A questo punto
veniva trattato il 40% delle emanazioni di solventi ".
Nel 1992, un
secondo inceneritore e la modifica di altre attrezzature di produzione hanno
portato al trattamento del 65% del complesso delle emanazioni. Dopo lavori
intermedi per raccordare nuove macchine al collettore, è stato installato
un terzo inceneritore nel 1998 (5,5 MF con la partecipazione dell’Ademe
con 1,42 MF). Questa politica volontaria d’investimenti (35 MF in dieci
anni) ha permesso di ottimizzare il bilancio energetico dello stabilimento: un
terzo dell’aria di essiccamento è prelevato nell’atmosfera e
due terzi provengono dall’aria riciclata. Quanto al tasso dei solventi
scaricati nell’atmosfera, la Lawson Mardon Morin ottiene livelli migliori
di quelli prescritti dal regolamento (50 mg/m3), ottenendo livelli
inferiori ai 20 mg/m3.
Infine, nel 1999, più del 97% dei solventi
iniettati nel sistema sono stati trattati. "Beninteso ,ricorda
Jacques Szerman, ingegnere della delegazione dell’Ademe in Lorena,Un
tale approccio progressivo richiede che l’impresa si preoccupi del
trattamento da attuare con parecchi anni in anticipo sulle scadenze previste dal
regolamento. In altri termini, un’impresa che vorrebbe adottare oggi
questo programma dovrebbe prendere in conto le scadenze fissate dalla direttiva
europea del marzo 1999 sulla riduzione delle emissioni di COV, direttiva che sta
per essere integrata nella regolamentazione francese".
Valorizzazione integrale degli scarti di produzione
Grazie a un
accordo con Les Ciments d’Origny, il cui stabilimento è
vicino a Sarrebourg, il 100% degli scarti di produzione della Lawson Mardon
Morin vengono valorizzati sul piano energetico A questo fine la società
ha accettato di remunerare il suo partner con 1 milione di franchi
all’anno, piuttosto che spenderne 600.000F per la messa in discarica. E'
questo il modo di ottenere un processo di sviluppo durevole.
Fonte La
Lettre Ademe, Marzo
2000