Sono state realizzate prove
di “aggressione” meccanica e termica su un prototipo di unità di stoccaggio.
Avviene che la presenza di un fusibile, se è indispensabile, non è sufficiente
in caso di aggressione localizzata. Per altro, in caso di esplosione, l’idrogeno
messo a contatto con l’aria può infiammarsi, amplificando così gli effetti di
pressione.
Sono dunque necessari interventi complementari per
validare la progettazione di tali serbatoi di idrogeno e dei dispositivi di
sicurezza associati
Una delle principali ragioni
che possono impedire uno sviluppo rapido dell’idrogeno come carburante risiede
nel rischio di esplosione legato allo stoccaggio di questo gas nel serbatoio del
veicolo. L’idrogeno può essere stoccato allo stato di gas liquefatto
(LH2) o di gas compresso (GH2). Nel caso di veicoli su
strada, il carburante allo stato di gas compresso richiede delle pressioni di
stoccaggio elevate per ridurre il volume del serbatoio.
Lavori di ricerca sono stati realizzati in collaborazione con il CEA e AIR LIQUIDE, e col cofinanziamento della Commissione delle Comunità europee, allo scopo di:
*definire un prototipo di
unità di stoccaggio dell’idrogeno sotto alta pressione e i dispositivi di
sicurezza associati,
* costruire parecchi
esemplari di questo prototipo,
* esaminare il comportamento
del prototipo quando viene sottoposto a delle prove di aggressione simulanti
delle situazioni di incidenti possibili.
Tipi di
aggressione in caso di incidenti
Informazioni che permettano
di individuare i vari tipi di aggressione a cui può essere sottoposta un’unità
di stoccaggio (può essere costituita da più serbatoi e dispositivi di
sicurezza), di GH2 ad alta pressione in veicoli stradali, sono state
ricercate
* in basi - dati di
incidenti,
* in testi regolamentari o
normativi francesi o stranieri, in vigore per unità di stoccaggio similari, come
come quelle relative al gas metano compresso,
* in altri documenti
accessibili, tipo quelli pubblicati in occasione di congressi
sull’idrogeno.
Partendo da queste
informazioni, sono stati definiti più tipi di aggressione termica o meccanica,
rappresentativi di situazioni incidentali potenziali.
Definizione, costruzione e
validazione di un prototipo di unità di stoccaggio
E’ stata definita un’unità
di stoccaggio, tenendo conto dello stato dell’arte in materia di costruzione di
serbatoi di stoccaggio per GH2 sotto alta pressione e di dispositivi di
sicurezza ad essi associati. Il suo serbatoio è una bombola in materiale
composito, costituita da una camera d’aria in lega di alluminio e di una
struttura composita, fatta di fibre di carbonio bobinate intorno contenitore e
impregnate di una resina sintetica. Di una capacità di nove litri, questa
bombola ha la forma di un cilindro chiuso da due fondi emisferici, di 55 cm di
lunghezza totale e di 19 cm di diametro. L’efficienza di tenuta alla pressione,
di una tale bombola, dipende dalle caratteristiche di spessore del contenitore e
della superficie di bobinaggio. Questi elementi sono stati calcolati dal CEA in
una pressione di servizio di 700 bar e in una pressione di rottura di 1750 bar.
A questa bombola sono stati associati i seguenti organi di sicurezza, definiti
da AIR LIQUIDE:
* un orificio calibrato.
destinato a giocare il ruolo di limitatore di flusso, in caso di fuga di
idrogeno conseguente alla rottura accidentale della canalizzazione che veicola
l’idrogeno al motore;
* un fusibile termico
destinato a limitare la sovrapressione nella bombola, al momento di un
riscaldamento anormale, permettendo lo scarico dell’idrogeno attraverso il
limitatore di flusso,
* una valvola d’isolamento,
necessaria per ragioni di manutenzione.
Il fusibile termico è stato
realizzato con un metallo che fonde a bassa temperatura (80°C) ed ha superato
con successo una prova di tenuta stagna a 1050 bar.
Il diametro dell’orifizio
calibrato è stato fissato a 0,35 mm in quanto , fino a che la pressione di
stoccaggio dell’idrogeno è almeno uguale a 40 bar, questo orifizio permette un
flusso massiccio di almeno 0,23 g/s, che è giusto sufficiente per assicurare un
funzionamento normale del motore.
Definizione delle prove di
aggressione
La
tabella che segue raccoglie gli elementi descrittivi di 5 prove
che sono state realizzate su unità di stoccaggio identiche a quello descritto
precedentemente.
N°
della prova |
Pressione |
Tipo
di aggressione |
Elementi
descrittivi dell’aggressione |
Realizzazione
della prova |
|
1 |
700
bar |
Termica |
Comportamento di
fronte ad un getto di idrogeno infiammato |
INERIS |
|
2 |
700
bar |
Termica |
Comportamento di
fronte a un fuoco di idrocarburo |
INERIS |
|
3 |
700
bar |
Meccanica |
Rottura mediante
miccia detonante |
INERIS |
|
4 |
600
bar |
Meccanica |
Reazione ad una
pallottola di fucile |
INERIS |
|
5 |
|
Meccanica |
Prova di caduta di una
bombola carica di acqua + prova di rottura
idraulica |
CEA |
Risultati delle prove di aggressione
Nel
corso di ciascuna delle prove realizzate all’INERIS, il serbatoio sottoposto a
prova è stato situato in una gabbia a rete metallica cubica di 4 m di recinzione
destinata ad arrestare i rottami risultanti da un’esplosione del
recipiente.
Prova n° 1: la prova aveva lo scopo di
esaminare il comportamento di una bombola di idrogeno (bombola-bersaglio),
quando la sua parete sia sottoposta all’impatto termico di un getto di idrogeno
infiammato, scaricato dall’orifizio del fusibile termico di un’altra bombola
(bombola-fonte). A causa del riscaldamento della sua parete, la
bombola-bersaglio ha visto la sua pressione interna aumentare leggermente, per
poco meno di 3 minuti, fino alla sua esplosione in una quindicina di frammenti
di dimensione variabile. La zona d’impatto termico del getto infiammato era
localizzata vicina al fondo della bombola, e molto distante dal fusibile termico
per permettere a quest’ultimo di aprirsi e impedire cos’ l’esplosione. Nel corso
di questa, si è infiammata una frazione rilevante dell’idrogeno contenuto nella
bombola.
Prova n° 2: la prova è consistita nel
sottoporre una bombola di idrogeno a un fuoco di nafta. Contrariamente alla
prova n.1, il fusibile termico si è aperto dopo quasi due minuti, cosa che ha
permesso alla bombola di svuotarsi totalmente in poco meno di 8 minuti, senza
esplodere.
Prova n° 3: è
consistita nell’osservare i fenomeni successivi alla rottura di una bombola di
idrogeno, risultanti dalla messa a fuoco di una miccia detonante che la cingeva
a metà. La bombola si è rotta in due pezzi di dimensione simile e i fenomeni
conseguenti a questa rottura sono stati i seguenti:
*
proiezione di questi due pezzi, alla velocità iniziale di un centinaio di
m/s,
*
produzione di un’onda di pressione aerea,
*
l’incendio dell’idrogeno
Secondo il valore della
pressione della cresta dell’onda aerea prodotta, gli effetti di pressione
possono essere considerati equivalenti a quelli prodotti dalla detonazione di
450 g di esplosivo condensato di tipo TNT. L’energia liberata dalla sola
espansione dell’idrogeno rappresenta un equivalente energetico di 300 g
soltanto, sicché una parte significativa dell’energia totale proviene
dall’esplosione della miscela aria-idrogeno che si è formata. Questa miscela non
pre-esiste, ma si forma nel corso dell’espansione stessa dell’idrogeno.
Prova n° 4: la prova è consistita
nell’esaminare il comportamento di una bombola di idrogeno quando sia sottoposta
all’impatto di un proiettile di fucile tirato a bruciapelo e con una velocità di
almeno 850 m/s. Il proiettile ha attraversato da parte a parte la parete della
bombola che tuttavia non è esplosa. L’idrogeno si è scaricato attraverso i due
orifizi cos’ creati, sotto forma di due getti che non si sono incendiati.
Prova n° 5: la bombola riempita di
acqua è stata sottoposta ad una prova di caduta al suolo, da un’altezza di 14 m,
che corrisponde ad una velocità d’impatto di 60 km/h. La prova ha in seguito
determinato l’influenza di questo choc sulla sua pressione di rottura idraulica.
La misurazione della pressione di rottura idraulica realizzata dopo la
prova, quasi 1000 bar soltanto, mostra che la bombola ha subito un’aggressione
meccanica sufficiente a diminuire fortemente le sue prestazioni di tenuta alla
pressione.
Conclusioni
I principali insegnamenti
tratti da queste prove sono dì due ordine:
* un fusibile termico non è sufficiente
ad impedire lo scoppio di una bombola sottoposta all’impatto termico localizzato
di un getto di idrogeno infiammato;
*
l’esplosione di una bombola che contiene idrogeno a 700 bar di pressione può
accompagnarsi all’esplosione di una miscela aria-idrogeno. Una parte
significativa dell’energia totale liberata nel corso del fenomeno, sotto forma
di proiezione di flussi e di effetti di pressione, proviene da questa esplosione
della miscela;
Questi risultati mostrano che dei lavori
complementari sono dunque necessari per migliorare la progettazione dei serbatoi
d’idrogeno sotto altissime pressioni e dei dispositivi di sicurezza
associati.
Pubblicazioni
Chaineaux
(J):
Leak of Hydrogen from a Pressurized
Vessel measurement of the Resulting Concentration Field. Workshop on
Dissemination of
Goals, Preliminary Results and Validation of Methodology, Bruxelles, 11 marzo
1999, pp.156 -161.
Fonte: “Rapporto scientifico
1999 di INERIS, Istituto Nazionale dell’Ambiente e dei Rischi di
Francia