Edizione telematica
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 Ambiente Risorse Salute

Settembre  2000




Uso delle risorse idriche e produzione alimentare

Una collaborazione internazionale?
di Alexander J.B. Zehnder

 

Per la produzione alimentare si usa la più alta percentuale di acque dolci oggi disponibili.. Paesi che ne sono carenti compensano con importazioni alimentari. La rapida crescita della popolazione prevista per i prossimi decenni incrementerà molto drammaticamente la domanda per alimenti di base, e questo colpirà in particolar modo quei paesi con limitate risorse di acque dolci. A causa dello stretto legame tra acqua e produzione alimentare, l’acqua sarà uno dei fattori determinanti nel futuro sviluppo economico.

 

La richiesta d'acqua
Nei paesi industrializzati, il consumo pro-capite di acqua dolce per le esigenze umane basilari come il bere, l’igiene, abitudini di vita e l’alimentazione (2500-3000 kcal al giorno), nonché per le attività industriali, si colloca tra i 1400 e i 1800 metri cubici (m3) di acqua dolce all’anno. Con una maggiore efficienza, specialmente in agricoltura, questa quantità potrebbe essere ridotta a 1000 m3. Tre quarti di questo volume di acqua vengono usati per la produzione alimentare [1].

I consumi delle famiglie
In Svizzera sono disponibili all’incirca 1800 m3 per persona all’anno. Questa quantità risulta dalla somma del volume di acqua piovana (ca. 6400 m3 ) più i flussi da paesi viciniori (ca. 1100 m3), meno le esportazioni tramite i grandi fiumi, in particolare Reno, Rodano, Ticino e Inn (circa 1800 m3). Germania e Olanda hanno anch’esse circa 1800 m3 di acqua dolce disponibile all’anno per persona. Il bilancio idrico nel loro caso è il seguente: Germania: acqua piovana = 1200 m3, input proveniente dai fiumi = 1300 m3, export tramite i fiumi =700 m3; Olanda: acqua piovana =700 m3, input dai fiumi =5300 m3, export tramite i fiumi = 4200m3. Ambedue le nazioni dipendono dai flussi di acqua provenienti da altri paesi per soddisfare le loro necessità di acqua dolce [2,3].
Israele ha a disposizione un volume annuale di soli 566 m3 a persona e compensa questa carenza di acqua con le importazioni alimentari che corrispondono ad un volume annuale di 828 m3 di acqua "virtuale" a persona (Tab. 1).< BR > Altri paesi della regione meridionale del Mediterraneo presentano analogo modello (Tab. .2).

Produzione alimentare
Su scala globale, ci sono sei paesi che hanno una netta esportazione di prodotti alimentari (Tab.3). Per definizione, un paese con un export netto di prodotti alimentari non deve importare volumi sostanziali di un tipo di prodotto alimentare per produrre ed esportare un altro tipo di prodotto alimentare. Tipici esportatori "non-totali", come gli stati del Benelux, importano sostanziali quantità di granaglie e soia per la produzione e l’esportazione di carne. L’acqua virtuale che viene esportata annualmente ed è rappresentata nella Tav.3 sotto forma di cinque tipi di prodotti alimentari, corrisponde a 380,3 m3.
Gli alimenti contengono nutrienti come l’azoto (N) e il fosforo (P). La soia, in media contiene 64,5g di N e 6,5g di P per kg di materia secca. In altri alimenti i contenuti sono i seguenti: granaglie, 23.2 g N, 4.7g P; legumi, all’incirca come la soia; carne, 123,4g N, 6,6g P per kg di materia secca; latte, 42g N, 8g P per latte intero [4].

Gli alimenti esportati citati in Tav.3 corrispondono a 10,70-106 ton di N e 1,6-106 ton di P. Basandosi sulle pratiche di fertilizzazione comunemente usate in Svizzera, solo il 25% dell’azoto e grosso modo il 30% del fosforo applicati alle colture (comprese le quantità provenienti da deposizione e fissazione dell’azoto) è contenuto negli alimenti prodotti [5], il che significa che la produzione dell’ "export" alimentare richiede 47-106 ton di N e 5.5-106 ton di P sotto forma di fertilizzanti di ogni genere. Attualmente, i fertilizzanti prodotti industrialmente ammontano a 120-106 ton di azoto fissato annualmente. E’ poco più di un terzo di tale quantità che viene quindi usato per la produzione di alimenti destinati all’esportazione. Il rimanente azoto viene riciclato attraverso la denitrificazione (29%), la volatilizzazione dell’ammoniaca (26%) e la lisciviazione dei nitrati (22%). L’eccesso di fosforo si sta accumulando nel suolo. [5].

Uno sguardo al futuro
La proiezione degli sviluppi demografici per i prossimi anni vede aumentare i paesi con meno di 1000m3 di acqua dolce a persona all’anno. Quelli più interessati a questo trend saranno molti paesi africani, nonché l’Afghanistan, l’Iran, il Perù e Haiti. Con le attuali portate di grossi fiumi come il Gange e lo Jangtse, grandi aree dell’India e della Cina sperimenteranno anch’esse la carenza d'acqua. La costruzione di dighe potrà fornire qualche sollievo; comunque, nessuno dei fiumi può essere usato al 100% della sua capacità, cosa che sarebbe necessaria per completare la copertura del deficit di acqua dolce.
Il numero di paesi che godono di sufficienza d’acqua, di suolo fertile e di appropriate condizioni climatiche per la produzione alimentare probabilmente non aumenterà nei prossimi 25 anni. I paesi che godono quindi di buone condizioni dovranno passare attraverso un cambiamento esemplare: nel prossimo secolo avranno l’obbligo di produrre in modo crescente alimenti destinati all’esportazione. I paesi dell’Europa occidentale dovranno incrementare la produzione agricola, mentre l’Europa dell’Est dovrà impiegare maggiori pratiche intensive.
Dovendo garantirsi innanzitutto una sana economia, ci sarà da mantenere comunque un equilibrio finanziario tra import ed export di beni in paesi con deficit d'acqua. Israele è un buon esempio di come ciò possa essere realizzato. Volumi significativi di derrate alimentari devono essere importati per alleviare la scarsità di acqua, ma ancora l’economia resta sana. Il turismo è bene sviluppato, e Israele produce beni industriali e agricoli in piccola quantità ma a prezzi relativamente elevati (i cosiddetti "cash crops"). Se paesi minacciati da carenza di acqua sono capaci di compensare mediante la produzione di beni ad alto valore di esportazione, ogni rischio per tutta l’economia a causa delle carenze di acqua diminuisce.

Conseguenze per il futuro
* La stretta connessione tra produzione alimentare e disponibilità di acqua dolce farà dell’acqua il valore guida nelle future economie. La rapida crescita della popolazione in paesi con scarse risorse di acqua dolce sarà almeno il quadruplo delle esportazioni alimentari globali per il 2025. Basandoci sui correnti prezzi delle granaglie, questo valore sarà approssimativamente di 300 bilioni di US$, che grosso modo è la dimensione dell’attuale mercato dei combustibili fossili.

* L’incremento delle esportazioni alimentari e la correlativa esportazione dei nutrienti allargheranno e accelereranno i cicli dei nutrienti, cosa che avrà corrispondenti conseguenze ambientali (in gran parte eutrofizzazioni), sia per i paesi che producono che per quelli che consumano. Devono essere realizzate nuove e più severe misure di protezione ambientale e di management.

* Le carenze alimentari aumentano la dipendenza economica e politica. I paesi che esportano alimenti (che sono, con poche eccezioni, gli stessi paesi industriali) sono posti di fronte alla sfida di supportare in maniera crescente lo sviluppo economico di paesi che hanno gravi scarsità di acque dolci; diversamente, le pressioni migratorie aumenteranno a carico dei paesi con sufficienti risorse d’acqua e di derrate alimentari. La comunità internazionale deve mostrare la sua solidarietà verso i paesi che sono meno fortunati per quanto riguarda le risorse idriche, le condizioni dei suoli, le risorse naturali o le condizioni climatiche.

Tab.1

 

M3 acqua/ cap/a

Acque dolci

 

Rinnovabili (pioggia)

392

Acque sotterranee

25

Flussi da paesi vicini

89

Desalizzazione e riciclo

60

Totale acque dolci

556

Acqua "virtuale"

 

3.8 106 t grano

661

0.6 106 t soia

107

0.05 106 t carne

45

0.08 106 t prodotti lattiero-caseari

15

Totale acque "virtuali"

828

Totale volume acqua

1394

La disponibilità di acqua in Israele in m3 di acqua pro capite all’anno. I numeri sono i valori medi calcolati per gli anni 1992-96 e basati su una popolazione approssimativa di 5,7 milioni nel 1995

La quantità delle acque virtuali è stata rilevata dai dati di [1] (vedi bibliografia): la produzione di 1 kg di grano, soia, ortaggi o prodotti lattiero-caseari richiede un minimo di 1 m3 di acqua, mentre la produzione di 1 kg di carne richiede 5 m3 di acqua.

Tab 2

Marocco

Algeria

Tunisia

Libia

Egitto

Israele

Fonti acqua rinnovabile

1100

515

463

110

28

392

Acque sotterranee

n

16

40

710

22

25

Flussi da Paesi vicini

n

15

102

n

880

89

Desalinazione e riciclo

<1

2

3

28

4

60

Totale acqua dolce

1100

548

605

908

934

566

Acqua "virtuale" nei cibi

163

305

257

619

175

828

Totale volume di acqua

1273

853

862

1527

1109

1394

Le risorse idriche veramente disponibili o "virtuali" (importate) in paesi del Mediterraneo meridionale. I numeri sono stati calcolati in m3 di acqua per persona all’anno e sono la media degli anni 1992-96 usando i numeri censiti per il 1995. I calcoli sono basati su dati provenienti da: [2,3,6].

Tab3

ProduttoriÜ

Cibot

Argentina

Australia

Danimarca

Francia

Canada

USA

Totale dei 6 maggiori produttori

Totale Paesi rimanenti

Totale nel mondo

Soia

2.6

*

*

*

0.5

21.3

24.4

7.1

31.5

Cereali

12.4

14.4

2.0

29.9

24.4

90.8

173.9

67.5

241.4

Legumi

0.2

0.5

0.1

1.0

1.0

0.5

3.3

3.8

7.1

Carne

0.4

1.3

1.3

1.7

0.6

2.6

7.9

10

17.9

Prodotti Caseari

0.1

0.4

0.2

1.7

0.1

0.3

2.8

8.0

10.8

Esportazioni annuali alimentari (milioni di tonnellate)
Media degli anni 1992-1996 [6].

* Australia, Danimarca e Francia importano soia; i volumi sono 0,07 e 0,6 milioni di ton all’anno.

Bibliografia

[1] Zender, A.J.B. (1997). Water- a Commodity in Short Supply, EAWAG news 43E, 3-4. [2] The World Resources Institute (1998): World Resources 1998-1999. Oxford University Press.

[3] Gleick, P.H., Editor (1993): Water in crisis. A guide to the world’s fresh water resources, Oxford University Press.

[4] Koblet, R. (1998): persönliche Mitteilung.

[5] Braun, M. Hurni, P.und Spiess E. (1994): Phosphor und Stickstoffüberschüsse in der Landwirtschaft und Para-Landwirtschaft. Schriftenreihe der Eidgenössischen Forschungstalt fur Agrikulturchemie und Umeelthygiene, CH-3097 Liebefeld-Bern, Nummer 18.

[6] Food and Agricultural Organisation of the United Nation (FAO) (1998): FAOSTAT Statistics Database, online information service, September 1998.

(Fonte "EAWAG news")