Uso delle risorse idriche e produzione alimentare
Una collaborazione internazionale?Per la produzione alimentare si usa la più alta percentuale di acque dolci oggi disponibili.. Paesi che ne sono carenti compensano con importazioni alimentari. La rapida crescita della popolazione prevista per i prossimi decenni incrementerà molto drammaticamente la domanda per alimenti di base, e questo colpirà in particolar modo quei paesi con limitate risorse di acque dolci. A causa dello stretto legame tra acqua e produzione alimentare, l’acqua sarà uno dei fattori determinanti nel futuro sviluppo economico.
La richiesta d'acqua
Nei paesi industrializzati, il consumo pro-capite di
acqua dolce per le esigenze umane basilari come il bere, l’igiene,
abitudini di vita e l’alimentazione (2500-3000 kcal al giorno),
nonché per le attività industriali, si colloca tra i 1400 e i 1800
metri cubici (m3) di acqua dolce all’anno. Con una maggiore
efficienza, specialmente in agricoltura, questa quantità potrebbe essere
ridotta a 1000 m3. Tre quarti di questo volume di acqua vengono usati
per la produzione alimentare [1].
I consumi delle famiglie
In Svizzera sono disponibili
all’incirca 1800 m3 per persona all’anno. Questa
quantità risulta dalla somma del volume di acqua piovana (ca. 6400
m3 ) più i flussi da paesi viciniori (ca. 1100 m3),
meno le esportazioni tramite i grandi fiumi, in particolare Reno, Rodano, Ticino
e Inn (circa 1800 m3). Germania e Olanda hanno anch’esse circa
1800 m3 di acqua dolce disponibile all’anno per persona. Il
bilancio idrico nel loro caso è il seguente: Germania: acqua piovana =
1200 m3, input proveniente dai fiumi = 1300 m3, export
tramite i fiumi =700 m3; Olanda: acqua piovana =700 m3,
input dai fiumi =5300 m3, export tramite i fiumi = 4200m3.
Ambedue le nazioni dipendono dai flussi di acqua provenienti da altri paesi per
soddisfare le loro necessità di acqua dolce [2,3].
Israele ha a disposizione un volume annuale di soli 566 m3 a
persona e compensa questa carenza di acqua con le importazioni alimentari che
corrispondono ad un volume annuale di 828 m3 di acqua "virtuale"
a persona (Tab. 1).< BR >
Altri paesi della regione meridionale
del Mediterraneo presentano analogo modello (Tab. .2).
Produzione alimentare
Su scala globale, ci sono sei paesi che hanno
una netta esportazione di prodotti alimentari (Tab.3). Per definizione, un paese
con un export netto di prodotti alimentari non deve importare volumi
sostanziali di un tipo di prodotto alimentare per produrre ed esportare un altro
tipo di prodotto alimentare. Tipici esportatori "non-totali", come gli
stati del Benelux, importano sostanziali quantità di granaglie e soia per
la produzione e l’esportazione di carne. L’acqua virtuale che viene
esportata annualmente ed è rappresentata nella Tav.3 sotto forma di
cinque tipi di prodotti alimentari, corrisponde a 380,3 m3.
Gli alimenti contengono nutrienti come l’azoto (N) e il
fosforo (P). La soia, in media contiene 64,5g di N e 6,5g di P per kg di materia
secca. In altri alimenti i contenuti sono i seguenti: granaglie, 23.2 g N, 4.7g
P; legumi, all’incirca come la soia; carne, 123,4g N, 6,6g P per kg di
materia secca; latte, 42g N, 8g P per latte intero [4].
Gli alimenti esportati citati in Tav.3 corrispondono a 10,70-106 ton di N e 1,6-106 ton di P. Basandosi sulle pratiche di fertilizzazione comunemente usate in Svizzera, solo il 25% dell’azoto e grosso modo il 30% del fosforo applicati alle colture (comprese le quantità provenienti da deposizione e fissazione dell’azoto) è contenuto negli alimenti prodotti [5], il che significa che la produzione dell’ "export" alimentare richiede 47-106 ton di N e 5.5-106 ton di P sotto forma di fertilizzanti di ogni genere. Attualmente, i fertilizzanti prodotti industrialmente ammontano a 120-106 ton di azoto fissato annualmente. E’ poco più di un terzo di tale quantità che viene quindi usato per la produzione di alimenti destinati all’esportazione. Il rimanente azoto viene riciclato attraverso la denitrificazione (29%), la volatilizzazione dell’ammoniaca (26%) e la lisciviazione dei nitrati (22%). L’eccesso di fosforo si sta accumulando nel suolo. [5].
Uno sguardo al futuro
La proiezione degli sviluppi demografici per i prossimi anni vede aumentare i
paesi con meno di 1000m3 di acqua dolce a persona all’anno.
Quelli più interessati a questo trend saranno molti paesi africani, nonché l’Afghanistan,
l’Iran, il Perù e Haiti. Con le attuali portate di grossi fiumi
come il Gange e lo Jangtse, grandi aree dell’India e della Cina
sperimenteranno anch’esse la carenza d'acqua. La costruzione di dighe
potrà fornire qualche sollievo; comunque, nessuno dei fiumi può
essere usato al 100% della sua capacità, cosa che sarebbe necessaria per
completare la copertura del deficit di acqua dolce.
Il numero di paesi che
godono di sufficienza d’acqua, di suolo fertile e di appropriate
condizioni climatiche per la produzione alimentare probabilmente non
aumenterà nei prossimi 25 anni. I paesi che godono quindi di buone
condizioni dovranno passare attraverso un cambiamento esemplare: nel prossimo
secolo avranno l’obbligo di produrre in modo crescente alimenti destinati
all’esportazione. I paesi dell’Europa occidentale dovranno
incrementare la produzione agricola, mentre l’Europa dell’Est
dovrà impiegare maggiori pratiche intensive.
Dovendo garantirsi innanzitutto una sana economia, ci sarà da
mantenere comunque un equilibrio finanziario tra import ed export di beni
in paesi con deficit d'acqua. Israele è un buon esempio di come
ciò possa essere realizzato. Volumi significativi di derrate alimentari
devono essere importati per
alleviare la scarsità di acqua, ma ancora
l’economia resta sana. Il turismo è bene sviluppato, e Israele produce beni industriali e agricoli
in piccola quantità ma a prezzi relativamente elevati
(i cosiddetti "cash crops"). Se paesi minacciati da carenza di
acqua sono capaci di compensare mediante la produzione di beni ad
alto valore di esportazione, ogni rischio per tutta l’economia a
causa delle carenze di acqua diminuisce.
Conseguenze per il futuro
* La
stretta connessione tra produzione alimentare e disponibilità di acqua
dolce farà dell’acqua il valore guida nelle future economie. La
rapida crescita della popolazione in paesi con scarse risorse di acqua dolce
sarà almeno il quadruplo delle esportazioni alimentari globali per il
2025. Basandoci sui correnti prezzi delle granaglie, questo valore sarà
approssimativamente di 300 bilioni di US$, che grosso modo è la
dimensione dell’attuale mercato dei combustibili fossili.
* L’incremento delle esportazioni alimentari e la correlativa esportazione dei nutrienti allargheranno e accelereranno i cicli dei nutrienti, cosa che avrà corrispondenti conseguenze ambientali (in gran parte eutrofizzazioni), sia per i paesi che producono che per quelli che consumano. Devono essere realizzate nuove e più severe misure di protezione ambientale e di management.
* Le carenze alimentari aumentano la dipendenza economica e politica. I paesi che esportano alimenti (che sono, con poche eccezioni, gli stessi paesi industriali) sono posti di fronte alla sfida di supportare in maniera crescente lo sviluppo economico di paesi che hanno gravi scarsità di acque dolci; diversamente, le pressioni migratorie aumenteranno a carico dei paesi con sufficienti risorse d’acqua e di derrate alimentari. La comunità internazionale deve mostrare la sua solidarietà verso i paesi che sono meno fortunati per quanto riguarda le risorse idriche, le condizioni dei suoli, le risorse naturali o le condizioni climatiche.
Tab.1
|
M3 acqua/ cap/a |
|
|
Acque dolci |
|
|
Rinnovabili (pioggia) |
392 |
|
Acque sotterranee |
25 |
|
Flussi da paesi vicini |
89 |
|
Desalizzazione e riciclo |
60 |
|
Totale acque dolci |
556 |
|
Acqua "virtuale" |
|
|
3.8 106 t grano |
661 |
|
0.6 106 t soia |
107 |
|
0.05 106 t carne |
45 |
|
0.08 106 t prodotti lattiero-caseari |
15 |
|
Totale acque "virtuali" |
828 |
|
Totale volume acqua |
1394 |
La disponibilità di acqua in Israele in m3 di acqua pro capite all’anno. I numeri sono i valori medi calcolati per gli anni 1992-96 e basati su una popolazione approssimativa di 5,7 milioni nel 1995
La quantità delle acque virtuali è stata rilevata dai dati di [1] (vedi bibliografia): la produzione di 1 kg di grano, soia, ortaggi o prodotti lattiero-caseari richiede un minimo di 1 m3 di acqua, mentre la produzione di 1 kg di carne richiede 5 m3 di acqua.
Tab 2
|
Marocco |
Algeria |
Tunisia |
Libia |
Egitto |
Israele |
|
|
Fonti acqua rinnovabile |
1100 |
515 |
463 |
110 |
28 |
392 |
|
Acque sotterranee |
n |
16 |
40 |
710 |
22 |
25 |
|
Flussi da Paesi vicini |
n |
15 |
102 |
n |
880 |
89 |
|
Desalinazione e riciclo |
<1 |
2 |
3 |
28 |
4 |
60 |
|
Totale acqua dolce |
1100 |
548 |
605 |
908 |
934 |
566 |
|
Acqua "virtuale" nei cibi |
163 |
305 |
257 |
619 |
175 |
828 |
|
Totale volume di acqua |
1273 |
853 |
862 |
1527 |
1109 |
1394 |
Le risorse idriche veramente disponibili o "virtuali" (importate) in paesi del Mediterraneo meridionale. I numeri sono stati calcolati in m3 di acqua per persona all’anno e sono la media degli anni 1992-96 usando i numeri censiti per il 1995. I calcoli sono basati su dati provenienti da: [2,3,6].
Tab3
|
ProduttoriÜ Cibot |
Argentina |
Australia |
Danimarca |
Francia |
Canada |
USA |
Totale dei 6 maggiori produttori |
Totale Paesi rimanenti |
Totale nel mondo |
|
Soia |
2.6 |
* |
* |
* |
0.5 |
21.3 |
24.4 |
7.1 |
31.5 |
|
Cereali |
12.4 |
14.4 |
2.0 |
29.9 |
24.4 |
90.8 |
173.9 |
67.5 |
241.4 |
|
Legumi |
0.2 |
0.5 |
0.1 |
1.0 |
1.0 |
0.5 |
3.3 |
3.8 |
7.1 |
|
Carne |
0.4 |
1.3 |
1.3 |
1.7 |
0.6 |
2.6 |
7.9 |
10 |
17.9 |
|
Prodotti Caseari |
0.1 |
0.4 |
0.2 |
1.7 |
0.1 |
0.3 |
2.8 |
8.0 |
10.8 |
Esportazioni annuali alimentari (milioni di tonnellate)
Media degli anni
1992-1996 [6].
* Australia, Danimarca e Francia importano soia; i volumi sono 0,07 e 0,6 milioni di ton all’anno.
Bibliografia
[1] Zender, A.J.B. (1997). Water- a Commodity in Short Supply, EAWAG news 43E, 3-4. [2] The World Resources Institute (1998): World Resources 1998-1999. Oxford University Press.
[3] Gleick, P.H., Editor (1993): Water in crisis. A guide to the world’s fresh water resources, Oxford University Press.
[4] Koblet, R. (1998): persönliche Mitteilung.
[5] Braun, M. Hurni, P.und Spiess E. (1994): Phosphor und Stickstoffüberschüsse in der Landwirtschaft und Para-Landwirtschaft. Schriftenreihe der Eidgenössischen Forschungstalt fur Agrikulturchemie und Umeelthygiene, CH-3097 Liebefeld-Bern, Nummer 18.
[6] Food and Agricultural Organisation of the United Nation (FAO) (1998): FAOSTAT Statistics Database, online information service, September 1998.
(Fonte "EAWAG news")