Gli effetti dovuti a
cambiamenti climatici globali e/o a cambiamenti ecologici locali possono
sopravvenire in maniera diretta o indiretta, e le loro conseguenze possono
riguardare numerosi settori. E’ dunque determinante per la valutazione dei
rischi e la presa in considerazione dei processi fisici ed ecologici implicati,
una cooperazione interdisciplinare che riunisca gli esperti della sanità, i
biologi, i climatologi e gli idrologi. Sono in corso di sviluppo metodi di
ricerca innovatori per raccogliere questa sfida di sanità pubblica
pluridisciplinare. Il telerilevamento mediante satellite e la modellizzazione
matematica delle fasi della malattia costituiscono degli strumenti preziosi per
lo studio delle malattie infettive nel loro ambiente. I modelli servono a
concettualizzare i processi dinamici e le loro conseguenze. La modellizzazione
delle sintesi e delle diagnosi fornisce le informazioni di ritorno riguardanti
due tipi attività: lo sviluppo di serie di dati e la scelta dei terreni di
studio. La modellizzazione può permettere di effettuare delle osservazioni
dirette e di stabilire delle ipotesi suscettibili di essere valutate dagli studi
sul terreno a breve termine In avvenire, ciò dovrebbe portare ad un sistema
accoppiato più sofisticato, che permetterà di modellizzare delle interazioni
complesse a livello del clima, dell’ecologia e dei fattori umani, e che renderà
conto più precisamente delle dinamiche reali dell’insieme del
sistema.
Il virus responsabile della
Febbre della Valle del Rift è stato isolato per la prima volta nel 1931 nei
pressi del lago di Naivasha, nella regione della valle del Rift, nel Kenia. Da
allora è stato chiamato in causa in parecchie malattie epizootiche di piccoli
ruminanti, che determinavano aborti e mortalità natale negli ovini, in Africa
dell’Est e del Sud. Le malattie epizootiche hanno innanzitutto colpito le
regioni elevate (Africa del Sud,1951, Zimbabwe,1958, Nigeria,1958, Tchad e
Camerum,1967), prima superare la barriera sahariana e di interessare le vallate
fluviali (Sudan,1973, Egitto,1977, Mauritania,1987). L’agente ha potuto infettare anche gli
allevatori a contatto con animali ammalati o morti, ma l’infezione umana è
rimasta di secondaria importanza fino agli anni ‘70. Essa si manifestava
all’epoca con un’affezione febbrile di evoluzione benigna. La situazione è
brutalmente evoluta nel 1973. Dopo un primo focolaio apparso nel distretto del
Nilo Bianco nel Sudan, un’epidemia si è manifestata in Egitto. Nel corso
dell’estate 1977, i primi casi sono stati segnalati nell’Alto Egitto, nel
dipartimento di Assuan; e in settembre l’epidemia esplodeva al Nord, nel delta
del Nilo, dove si è mostrata particolarmente mortale per il bestiame, ma anche
per l’uomo. Si stima in un milione il numero di persone contaminate, in
diciottomila il numero di casi clinici, e in seicento il numero dei
decessi.
Nel Senegal, il virus FVR, inizialmente
descritto sotto il nome di Zinga, è stato isolato per la prima volta nel 1974.
Gli studi sierologici effettuati tra il 1981 e il 1986 hanno messo in evidenza
una rilevante circolazione di virus FVR nel Sud della Mauritania: 17.8% dei
piccoli ruminanti presentavano degli anticorpi contro il virus FVR e il 13.3%
degli allevatori si sono rivelati positivi. Due nuovi focolai sono stati
osservati nel 1993 nelle mandrie di piccoli ruminanti della regione di St. Louis
nel Senegal e di Guidimaka in Mauritania. Un anno più tardi,
nell’ottobre-dicembre del 1994, due altri focolai infettivi sono stati rilevati
nella valle del Senegal e nella valle del Ferlo.
Agente
Il virus appartiene al
genere Phlebovirus della famiglia
delle Bunyaviridae.
Vettore
Dopo l’episodio di Febbre
della Valle del Rift sopravvenuto nel Sud della Mauritania nel 1987, sono stati
condotti studi entomologici dal 1991 al 1996, al fine d’identificare i vettori
naturali di questo virus in varie zone bioclimatiche del
Senegal.
Al fine di isolare il virus,
si sono così raccolti e testati più di 228.000 zanzare di 52 specie diverse a
Barkedji (Senegal) e 250.000 zanzare di 102 specie diverse a Kédougou (Senegal).
La specie Aedes rappresentava da 30
al 50% delle zanzare raccolte.
Gli adulti di Aedes, derivati da uova embryo eggs, sono i primi ad apparire all’inizio della stagione delle piogge.Questa
precocità si spiega con la capacità di resistenza all’essiccamento delle loro
uova che sono deposte nel fango ai bordi delle superfici acquatiche e che sono
capaci di attendere parecchie stagioni per schiudersi. Peraltro, le femmine di
Aedes trasmettono in linea generale
il virus alla loro
discendenza.
Gli animali portatori
Dopo l’epidemia del 1987, è
stato attuato,in due zone del Sahel interessate,nel Senegal, un programma di
sorveglianza sierologica,. I piccoli ruminanti e i bovini si sono rivelati
essere fra le specie domestiche le più sensibili. Sui 173 sieri animali (montoni
e capre) che sono stati esaminati, il 65% possedevano degli anticorpi specifici.
La prevalenza media di anticorpi contro il virus della Febbre della Valle del
Rift nei piccoli ruminanti (montoni, capre) del Senegal è stata valutata tra il
7 e il 15%.
Benché la biologia
comparativa dei vettori tra l’Est e L’Ovest dell’Africa sia già stata studiata,
i fattori ambientali responsabili degli episodi restano confusi.
Vengono segnalate in continuazione delle
malattie epizootiche nell’Africa sub-sahariana, che si producono simultaneamente
su zone geografiche distanti parecchie centinaia di chilometri. Queste malattie
sono legate a precipitazioni insolitamente rilevanti e ad un gran numero di
zanzare. Questa relazione tra l’aumento delle precipitazioni e le epizoozie di
FVR è stata osservata in Africa orientale. Gli episodi di FVR nel Kenia, dal
1950 al 1998, si sono verificate dopo precipitazioni anormalmente rilevanti.
Precipitazioni eccezionalmente superiori al normale sono coincise con le grandi
epizoozie di FVR nel 1951 – 53, 1961 - 63, 1968 - 69, 1977-79 e 1997-98. La
vegetazione è sensibile all’aumento delle precipitazioni, e questo parametro può
essere misurato mediante satellite Dati provenienti dall’indice di vegetazione
normalizzato (NDVI) stabilito con radiometro ad alta risoluzione (AVHRR) a bordo
del satellite della NOAA (Agenzia Nazionale dell’Amministrazione e
dell’Atmosfera degli Usa) sono stati utilizzati per determinare le condizioni
favorevoli ai primi stadi di un’epizoozia di FVR. La ripartizione spaziale
dell’attività virale della FVR è stata determinata con maggiore precisione
mediante l’identificazione dell’habitat ideale per la zanzara. Questo progresso
è stato reso possibile grazie all’utilizzazione del satellite ad alta
risoluzione Landsat, del Sistema per l’Osservazione della Terra SPOT, e di dati
ricavati da radar aerei a sintesi di apertura. Tuttavia sono necessari degli
indicatori predittivi per la
previsione degli episodi di FVR.
Il primo approccio
ambientale riguardante l’epidemiologia della FVR utilizzava gl’indicatori del
Changement Climatique Global per prevedere gli episodi fino a cinque mesi di
anticipo. Gli avvenimenti caldi d’ENSO (Oscillation Australe El Nino) sono
conosciuti per l’aumento delle precipitazioni in certe regioni dell’Africa
orientale e per comportare delle siccità in Africa australe . In Africa
orientale, delle precipitazioni superiori al normale possono essere associati ad
un aumento del coperto vegetale verde, ad un Indice d’Oscillazione Australe
(SOI) negativo e a temperature di superfici degli oceani (SST), che sono
gl’indici più correntemente utilizzati per i fenomeni ENSO. L’indice SOI
confronta la pressione atmosferica di Tahiti a quella di Darwin; esso si esprime
attraverso la deviazione standard rispetto al normale. L’indice SST è valutato a
partire da una regione equatoriale del Pacifico e da una regione equatoriale
della parte occidentale dell’oceano Indiano. Le “migliori” condizioni per la
comparsa di FVR in Africa orientale sono state ottenute con l’utilizzazione
congiunta di dati NDVI e di SST anormali del pacifico e dell’oceano Indiano a
livello dell’equatore. Questi dati avrebbero potuto essere utilizzati per
prevedere con successo ciascuno dei tre episodi di FVR tra il 1982 e il 1988,
senza commettere errori e quindi con un grado di prevedibilità del rischio del
100%.
Tuttavia non si è potuta stabilire questa
relazione per le zone del Sahel. Ad esempio, la persistenza del virus FVR nel
Senegal nel 1993 è stata rilevata anche in Mauritania, senza alcuna relazione
con precipitazioni abbondanti o con un NDVI in aumento. Ugualmente, l’attività
della FVR descritta in Mauritania del Sud nel 1982-1985 si è prodotta nel corso
di un periodo di siccità; essa dunque non può essere legata all’abbondanza delle
precipitazioni. Data la sua ripartizione sporadica nel passato, i rischi di
trasmissione della FVR e di epizoozie nel corso della stagione delle piogge
successiva sono suscettibili di apparire nelle zone dove il virus non è stato
ancora rilevato. Inoltre, l’estensione delle zone irrigue nel Bacino del fiume
Senegal (dovuta alle dighe di Manantali e Diama) è sucettibile di accrescere i
rischi di trasmissione della FVR. Questa associazione è già stata osservata in
Egitto nel 1997. Si è supposto che gli episodi del 1987 in Mauritania, nelle
regioni del Sahel, fossero legati a cambiamenti subiti dall’ecologia della
regione a causa dei progetti d’irrigazione, della costruzione di dighe, e dello
sviluppo conseguente di nuovi habitat ecologici per le specie potenzialmente
vettrici.
E’ ormai possibile
analizzare e valorizzare in tempo reale delle informazioni sanitarie e
ambientali grazie allo sviluppo dell’osservazione satellitare della Terra (
raccolta di routine di dati ambientali) e alla comparsa di soluzioni di
comunicazioni mediante satellite a basso costo (diffusione delle
informazioni sul territorio nel quadro di una rete informatica satellitare
standardizzata). Gli strumenti e le procedure di sorveglianza delle malattie
sviluppati in seno al progetto S2E consentono :
1) d’impiantare e di animare
una rete operativa di controllo delle epidemie, suscettibile di rilevare la
comparsa di un focolaio infettivo e di reagire di
conseguenza;
2) di raccogliere dei dati
epidemiologici, ambientali ed entomologici adattati alle condizioni
locali;
3) di organizzare una base
di dati ambientale ed epidemiologica;
4) di fornire delle
informazioni sanitarie che permettono la presa di decisioni da parte delle
autorità competenti e l’informazione dei membri della
rete.
Dal luglio del 2000, il
progetto S2E è in atto ad opera di un consorzio costituito da varie gruppi di
ricercatori universitari (INRA,CNRS, CIRAD, CEA, Università di Lyon, Marseille,
Grenoble), di filiali del CNES (MEDES, MEDIAS-FRACE), di Istituti dipendenti dal
Service de Santé des Armées (IMTSSA e CRSSA). Le competenze principali di questo
consorzio vertono sull’epidemiologia, l’ambiente e le bio-matematiche. Peraltro,
per l’attuazione del progetto di controllo della FVR nella regione del fiume
Senegal, il consorzio sviluppa una collaborazione con la Direction de l’Elevage
(DIREL) da una parte e dall’altra con l’IPD, l’equipe DIVHA dell’IRD, il LNERV
dell’Institut Senegalais de Recherche Agricole, le Laboratoire de Physique
Atmospherique de l’Univeristé Cheikh Anta Diop, l’Office de Mise en Vaeur du
Fleuve Senegal, la Direction des Ouvrages Hydrauliques du Senegal et l’Office de
Meteorologie Nationale du Senegal.
La maggior parte delle
malattie infettive sono sottoposte all’influenza delle condizioni ambientali e
climatiche. La FVR, caso specifico, è una malattia grave trasmessa da vettore e
diffusa sull’insieme del pianeta, il cui virus è sensibile all’ambiente. E’
urgente stabilire dei siti di sorveglianza a lungo termine nelle zone a rischio,
come la regione sub-saheliana, al fine di studiare il modo in cui i cambiamenti
sociali e ambientali influenzano il comportamento della malattia. L’analisi
geografica degli episodi della malattia è ormai riconosciuta come uno strumento
prezioso per lo studio delle malattie infettive nel loro ambiente. Il
telerilevamento mediante satellite serve all’analisi delle malattie quando la
loro diffusione o la loro epidemiologia dipendono dalle caratteristiche del
clima e del paesaggio. Le malattie trasmesse da vettore, e particolarmente la
FVR, sono segnatamente influenzate dai cambiamenti spazio-temporali nelle
popolazioni vettrici. La vegetazione è uno dei fattori determinanti sulle
popolazioni dei vettori, in quanto le piante sono il riflesso degli effetti
della temperatura, delle precipitazioni, dell’umidità e di altri fattori tipo le
radiazioni solari e il vento. Infine, una valutazione integrata comprende non
solo le tappe meccaniche verticali del rischio di malattia, ma anche i fattori
“orizzontali” come quelli:sociali ed economici collegati tra loro. Questa
analisi trasversale è più utile ai decisori che devono prendere in
considerazione parecchi obiettivi contemporaneamente.
Gli effetti del cambiamento
possono essere risentiti in numerosi settori ambientali. E’ dunque
particolarmente determinante una cooperazione interdisciplinare che riunisca i
professionisti della sanità, i climatologi, i biologi, e i geografi, per la
valutazione dei rischi e per la valutazione dei processi fisici ed ecologici
implicati. Metodi di ricerca innovatori sono in corso di sviluppo al fine di
rilevare questa sfida sanitaria pubblica
pluridisciplinare.
Una modellizzazione
matematica basata su scenari (compresa l’analisi dell’incertezza) è necessaria
al fine di valutare i rischi di esposizione futuri. Infine, sono essenziali
modelli predittivi per migliorare l’efficacia delle misure sanitarie. Anche se
nessun modello può simulare del tutto la vita reale, i modelli matematici sono
utili per concettualizzare i processi dinamici e le loro conseguenze. La
modellizzazione delle sintesi e delle diagnosi fornisce le informazioni di
ritorno riguardanti due attività: lo sviluppo di serie di dati e la scelta del
terreno di studio. La modellizzazione può permettere di effettuare delle
osservazioni dirette e di stabilire le ipotesi suscettibili di essere valutate
mediante gli studi sul terreno a breve termine. In avvenire ciò dovrebbe portare
ad un sistema accoppiato più sofisticato, che permetterà di modellizzare delle
interazioni complesse a livello del clima, dell’ecologia e dei fattori umani, e
che valuterà in modo più preciso le dinamiche reali dell’insieme del sistema.
Questo sforzo è particolarmente pertinente in quanto l’Organizzazione Mondiale
della Sanità intraprende importanti campagne riguardanti le Malattie
trasmissibili. Queste campagne integrano non solo le misure da prendere a valle,
ma anche la sorveglianza di queste malattie.
23/06/01