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Sommario
1. Il clima della terra è in fase di cambiamento 2. La Scienza risponde ai nostri quesiti? 4 . Reagire ai cambiamenti climaticiAllegati |
Premessa
All’alba del XXI secolo, i cambiamenti
climatici sulla Terra costituiscono forse la più grande sfida che
dobbiamo raccogliere. Il clima ha favorito la vita sulla Terra per millenni,
offrendo alla specie umana la possibilità di svilupparsi e diffondersi.
Oggi dobbiamo affrontare la seguente realtà: le attività umane
hanno cambiato l’atmosfera terrestre, continuano a cambiarla, e hanno
modificato l’equilibrio climatico naturale del pianeta.
La
crescita delle società e delle tecniche umane, in particolare
l’utilizzazione che abbiamo fatto dei combustibili fossili, ha potuto
scatenare una serie di gravi conseguenze ambientali, sociali ed economiche. Il
lavoro degli scienziati sarà cruciale per acquisire le conoscenze
necessarie per conoscere meglio la sfida che dobbiamo raccogliere e
vincere.
Come ogni
altro aspetto del nostro mondo naturale, il clima della terra è un
fragile equilibrio, un sistema complesso nel quale numerosi fattori
s’influenzano gli uni gli altri per produrre i climi regionali e i sistemi
meteorologici. In sintesi, il clima è prodotto da un sistema mondiale di
distribuzione del calore alimentato dall’energia solare e modificato dalla
rotazione del globo terrestre e dalle principali caratteristiche della sua
geografia.
I principali elementi del clima della terra
Il sole
gioca il ruolo principale nel sistema climatico. Emette radiazioni che
riscaldano la superficie terrestre. Il calore del sole è più forte
nelle regioni equatoriali e diminuisce man mano che ci si avvicina ai poli.
Questo fenomeno anima i venti e gli oceani che influenzano a loro volta i
sistemi meteorologici.
L’atmosfera gioca il ruolo di copertura
che protegge la Terra, conservandola alla giusta temperatura e filtrando un gran
numero di radiazioni nocive del sole. L’atmosfera è costituita da
diversi strati distinti; dove si accumulano vari gas e particelle. La
composizione dell’atmosfera e il tipo di circolazione dell’aria
hanno entrambe un’influenza preponderante sul clima e sui sistemi
meteorologici, in particolare sulle precipitazioni.
Gli oceani
ricoprono circa i tre quarti della superficie terrestre. L’acqua assorbe e
libera il calore più lentamente dell’aria, temperando così
il clima delle zone costiere. Le correnti oceaniche contribuiscono a ripartire
il calore intorno al globo spingendo l’aria calda dei tropici verso i poli
e convogliando l’acqua più fredda verso
l’equatore.
L’acqua, in tutte le sue forme, gioca un ruolo
importante e complesso nei meccanismi climatici. Le quantità medie di
precipitazioni che una regione riceve (pioggia o neve) costituiscono un elemento
precipuo del suo clima. Mediante l’evaporazione, l’acqua permette di
raffreddare la superficie; sotto forma di nuvole o di calotta glaciale essa
riflette l’energia solare; e allo stato gassoso, permette di tenere calda
la superficie della Terra. Anche gli iceberg hanno un’influenza sul tempo
raffreddando l’aria e gli oceani.
Le masse terrestri e
ciò che le caratterizza (foreste, deserti, montagne) possono influenzare
in vari modi il clima del globo e delle regioni. La Terra si riscalda e si
raffredda più velocemente dell’acqua, influenzando le correnti
d’aria e la formazione dei sistemi meteorologici. Il tipo di superficie
terrestre influenza la quantità di energia solare riflessa o assorbita
dalla Terra. Le zone chiare, i mantelli nevosi ad esempio, riflettono molto il
calore mentre le zone più scure lo assorbono meglio.
Se
l’energia che penetra l’atmosfera è uguale a quella che si
libera, il sistema climatico resta in equilibrio e le temperature medie restano
relativamente costanti. Se il bilancio energetico è alterato,
s’installa uno squilibrio, le temperature mondiali cambiano ed altri
elementi del sistema climatico devono ritrovare un equilibrio.
La
variabilità climatica
Per sua natura il clima della Terra è
variabile; modifiche nel riscaldamento e nel raffreddamento fanno parte dei
cicli climatici normali. Si tratta di un sistema dinamico che cambia senza sosta
a causa di forze che modificano l’equilibrio delicato esistente tra i vari
elementi principali del sistema climatico. Le temperature variano durante
l’anno, da un anno all’altro e, a più lungo termine da un
decennio all’altro e da un secolo all’altro. Ad esempio,
un’eruzione vulcanica di rilievo aumenta il numero di particelle
nell’atmosfera, determinando un effetto di raffreddamento per uno o due
anni (come è avvenuto in seguito all’eruzione del Pinatubo nelle
Filippine nel 1991). Il fenomeno El Nino (il riscaldamento delle acque
nell’est del Pacifico vicino all’equatore) può perturbare le
condizioni atmosferiche in numerose regioni del mondo per qualche anno. I
cambiamenti climatici passati sono stati sufficienti a causare dei cambiamenti
rilevanti negli ecosistemi mondiali e notevoli impatti sull’ambiente
naturale e sullo sviluppo umano.
Poiché il clima della Terra è
di natura variabile, può rivelarsi difficile distinguere tra fenomeni
naturali e conseguenze delle attività umane. Gli scienziati possono
trovare alcune risposte studiando le tendenze delineate nei dati raccolti.
È un fatto stabilito che la Terra conosce attualmente un riscaldamento ma
è difficile determinare se le forze naturali accentuano questa tendenza o
vi si oppongono. In altri termini, una tendenza naturale al raffreddamento
maschererebbe determinati effetti del riscaldamento dovuto alle attività
umane mentre un riscaldamento naturale ne accentuerebbe gli effetti. Le ricerche
proseguono per migliorare la comprensione dei fattori che contribuiscono alle
tendenze rilevate.
L’effetto serra
Il cosiddetto
"effetto serra" è un’espressione comunemente utilizzata
per descrivere il modo in cui l’atmosfera terrestre conserva il nostro
pianeta ad una temperatura confortevole, che permette alle piante, agli animali
e agli uomini di vivere.
Circa la metà delle radiazioni solari
attraversano l’atmosfera; le altre sono riflesse dalle nubi, disperse dal
vapore e dalle particelle d’acqua o assorbite dall’atmosfera. Una
parte delle radiazioni solari raggiunge la Terra dove rimbalza e viene rinviata
nello spazio mentre altre radiazioni sono assorbite dagli oceani e dalla terra.
L’energia assorbita si converte in calore, riscaldando così la
superficie della Terra e l’aria che la circonda. Una parte di questa
energia termica ritorna nello spazio ma l’atmosfera terrestre ne trattiene
la maggior parte in quanto alcuni gas atmosferici isolano la Terra impedendo al
calore di sfuggire. Questi "gas serra" assorbono il calore e lo
rinviano verso la superficie terrestre. Senza questo effetto di serra naturale,
la Terra sarebbe molto più fredda di quanto non lo sia attualmente, la
sua temperatura media si situerebbe a -18 °C, cioè ad un livello di
circa 33 °C inferiore a quello presente, che sarebbe ovviamente poco
propizio alla vita.
Aumenta l’effetto
serra
L’effetto serra naturale ha la funzione di controllare la
temperatura della Terra, facendone un pianeta unico per la crescita degli
organismi viventi. Tuttavia, quando cambia la quantità dei gas, cambia
anche la capacità dell’atmosfera di trattenere il calore. Le
attività umane hanno causato lo scarico nell’atmosfera di rilevanti
quantità di gas ad effetto serra che restano per lungo tempo
nell’atmosfera stessa, ciò che accentua l’effetto serra
naturale. La conseguenza più grave delle attività umane dei tempi
moderni è stato il rilascio di grandi quantità di anidride
carbonica (CO2) e di metano (CH4)
nell’atmosfera a causa principalmente della nostra dipendenza nei
confronti dei carburanti fossili. Questo "aumento dell’effetto
serra" riscalda la Terra ulteriormente.
Le attività umane
e i cambiamenti climatici
Dalla fine dell’ultima era glaciale, la
crescita della popolazione umana ha letteralmente cambiato la faccia del mondo:
sono state costruite immense città, sono stati trasformati spazi selvaggi
in terre agricole e si è contribuito ai processi di desertificazione.
Cambiare la natura della superficie del suolo influenza gli scambi con gli altri
elementi del sistema climatico. L’uomo, inoltre, brucia grandi
quantità di biomasse (legno, prodotti e sottoprodotti agricoli
combustibili) e, più recentemente, carburanti fossili come il petrolio,
il metano e il carbone per produrre calore ed energia. Queste attività
producono anidride carbonica che si somma, nell’atmosfera, alla
quantità di anidride carbonica proveniente dalle fonti naturali.
Dalla
Rivoluzione industriale in poi, l’influenza umana sull’ambiente ha
raggiunto livelli senza precedenti. La messa a punto di tecnologie che
utilizzano nuove forme di energia ha moltiplicato la capacità di
produzione e fortemente migliorato il livello di vita degli uomini. Ma ha anche
aumentato nel contempo la loro dipendenza nei confronti delle risorse del
pianeta e l’impatto sull’ambiente. La crescita e lo sviluppo
tecnologico continuano a trasformare le società e i paesaggi ad un ritmo
senza precedenti. Attraverso le attività sopra descritte, l’uomo ha
cambiato anche la composizione e il funzionamento dell’atmosfera della
Terra. Senza saperlo, l’uomo ha scatenato un esperimento a scala
planetaria sul sistema climatico della Terra.
Dal XVIII° secolo,
l’umanità è divenuta sempre più dipendente dai
combustibili fossili come il carbone, il petrolio e il metano per
procurarsi calore ed energia e per trasportare persone e beni. La produzione di
carburanti fossili ha portato all’emissione di metano e anidride carbonica
e la loro combustione determina lo scarico di anidride carbonica e di ossidi
nitrosi nell’atmosfera. Quando i carburanti fossili vengono bruciati, il
loro contenuto in carbonio si ossida, e viene scaricato sotto forma di anidride
carbonica; ogni tonnellata di carbone bruciata produce 3,7 tonnellate di
anidride carbonica. Si stima che il consumo di carburanti fossili a scala
planetaria comporti ogni anno lo scarico nell’atmosfera di 22 miliardi di
tonnellate di anidride carbonica, e le quantità continuano ad aumentare;
è la causa principale dei cambiamenti climatici causati dalle
attività umane.
Poiché gli alberi e le altre piante assorbono
anidride carbonica, anche la deforestazione provoca un aumento di
anidride carbonica nell’atmosfera. Sono state dissodate più terre
negli ultimi 100 anni che in tutta la storia dell’umanità. Si
valuta che la trasformazione delle foreste in terre agricole, durante questo
periodo, abbia immesso nell’atmosfera più di 100 miliardi di
tonnellate di anidride carbonica.
Oltre gli effetti causati dal dissodamento
delle terre, le stesse pratiche agricole hanno delle ripercussioni sulla
composizione dell’atmosfera. La produzione di riso e l’allevamento
degli animali domestici comportano entrambe emissioni di metano. Le tecniche
moderne di lavoro e di fertilizzazione del suolo possono causare emissioni di
ossidi nitrosi. Le vecchie discariche emettono metano e possono così
aggravare i carichi di gas serra nell’atmosfera.
Gli idrocarburi
alogenati sono scaricati da varie fonti industriali e commerciali, in
particolare dai sistemi di refrigerazione e di climatizzazione.
Benché queste sostanze non si trovino in grande quantità
nell’atmosfera, la capacità di trattenere calore di numerosi
idrocarburi alogenati è estremamente efficace. Come gas serra alcuni
prodotti chimici di questo gruppo sono 10.000 volte più potenti
dell’anidride carbonica.
Con la combustione dei carburanti fossili e
delle biomasse e sollevando polveri nella coltivazione dei suoli, gli esseri
umani scaricano nell’atmosfera anche quantità rilevanti di
aerosol (particelle e goccioline molto fini). Secondo la loro dimensione
e le loro caratteristiche, questi aerosol possono sia assorbire che riflettere
la luce del sole. Nella maggior parte delle regioni industriali dove le
emissioni sono molto forti, questi aerosol possono causare un rilevante effetto
di raffreddamento locale. Poiché queste perturbazioni locali influenzano
anche i regimi di circolazione, gli effetti finali possono essere di portata
mondiale.
La crescita demografica futura costituisce uno dei fattori
più rilevanti nell’influenzare le nostre previsioni attuali sulla
tendenza al riscaldamento della Terra (sono importanti anche i tassi di crescita
economica, l’efficienza energetica e il tipo di energia). La popolazione
mondiale è passata da circa 600 milioni di persone dell’inizio del
XVIII° secolo a più di sei miliardi del giorno d’oggi. Il
numero di abitanti aumenta la pressione che la popolazione esercita
sull’ambiente con la richiesta di energia, di spazio vitale, di terre
agricole e di materie prime. In termini d’influenza sull’ambiente,
il numero di persone sul pianeta colloca le attività umane allo stesso
livello delle forze della natura.
Definire i cambiamenti
climatici
Le emissioni umane di gas serra causano i cambiamenti climatici
a livello planetario che si manifestano molto chiaramente nella tendenza
all’innalzamento della temperatura media del pianeta.
Benché
questo fenomeno sia talvolta chiamato "riscaldamento planetario", i
cambiamenti climatici si presentano non solo in forma di cambiamenti nella
temperatura media ma anche di cambiamenti in numerosi aspetti del tempo come la
configurazione dei venti, la quantità e il tipo di precipitazioni
nonché la frequenza dei fenomeni meteorologici estremi, particolari di
una regione. L’espressione "cambiamenti climatici a livello
mondiale" descrive più chiaramente la situazione a cui dobbiamo far
fronte.
Benché le forze naturali e le attività umane
contribuiscano insieme a modellare il cambiamento in atto del clima della Terra,
la Convenzione - quadro delle nazioni Unite sui cambiamenti climatici (CCNUCC)
verte essenzialmente sugli aspetti legati alle attività umane. La CCNUCC
definisce i cambiamenti climatici come "un cambiamento nel clima attribuito
direttamente o indirettamente all’attività umana, che modifica la
composizione dell’atmosfera planetaria e che si aggiunge alla
variabilità naturale del clima osservato nel corso di periodi di tempo
comparabili" (art.12 della CCNUCC).
I cambiamenti climatici fino
ad oggi
Alcuni cambiamenti sono già intervenuti nel sistema
climatico mondiale. La temperatura media della superficie terrestre è
stata, nel 1998, la più elevata mai registrata dalla metà del
secolo XIX°, da quando cioè si sono cominciati a registrare dei dati
strumentali affidabili a scala mondiale. Nel corso degli ultimi cento anni, il
mondo si è riscaldato ancora di più di mezzo grado. L’anno
1998 è stato il ventesimo anno consecutivo in cui la temperatura della
superficie del globo ha superato la norma. Sette dei dieci anni più caldi
degli annali sono dopo il 1990. In questi ultimi anni tutti i continenti della
Terra hanno conosciuto delle temperature superiori alla media normale. E’
assolutamente necessario tenere un registro continuo e a lungo termine per
potere rilevare i cambiamenti climatici e renderli noti in forma ufficiale.
I
cambiamenti climatici costituiscono al giorno d’oggi un problema
ambientale di grande rilievo in quanto i sistemi sia naturali che socioeconomici
sono sensibili all’evoluzione del clima. L’intensità e
l’ampiezza dei cambiamenti previsti avranno conseguenze serie che
rischiano di minacciare la stabilità di questi sistemi. Gli ecosistemi,
le specie selvatiche e gli uomini si adattano più facilmente ai
cambiamenti climatici se questi si producono in periodi lunghi. Nella fase in
cui siamo ora, si teme che i cambiamenti si producano ad un ritmo accelerato.
Sono le attività umane e non i cicli naturali a causare l’accumulo
eccessivo di gas ad effetto serra, e le loro conseguenze si misurano su alcuni
decenni e non su più secoli o millenni.
La necessità di agire
per contrastare i cambiamenti climatici è posta da un avvenire che gli
scienzati prevedono prossimo. Quanto finora conosciuto rimane ancora nei limiti
delle variazioni climatiche naturali. Tuttavia, se la tendenza al riscaldamento
prosegue al ritmo delineato attualmente, questi limiti saranno molto presto
superati e il mondo entrerà in un periodo di cambiamenti climatici senza
precedenti nella storia.
In Canada come nel resto del mondo, i decisori e i cittadini si
rivolgono agli scienziati per comprendere meglio i cambiamenti che il clima oggi
conosce. È necessario conoscere quali tipi d’impatto ci si possa
attendere nei vari settori e come sia possibile fronteggiarli.
Prevedere
l’avvenire
Potenti simulazioni informatiche, i modelli della
circolazione generale o MCG, sono i principali strumenti utilizzati per
prevedere il clima futuro. I modelli sono infatti complesse approssimazioni
matematiche dei processi fisici, e, in certa misura, biologici e chimici, che
reggono il sistema climatico mondiale. Gli elementi complessi del sistema
climatico come gli oceani, le masse terrestri, l’atmosfera, il glaccio e
la neve, nonchè numerosi altri fattori che influenzano il clima, vengono
simulati dai MCG. I modelli permettono agli scienziati di manipolare gli
elementi del sistema e di effettuare delle proiezioni fondate su varie
ipotesi.
La stima delle future portate delle emissioni di gas serra prodotti
dalle attività umane costituisce una variabile importante nella messa a
punto delle proiezioni climatiche. Ad esempio, le nuove tecnologie che
permettono di diminuire le emissioni dei veicoli potrebbero determinare una
diminuzione rilevante delle emissioni del settore dei trasporti. Anche
l’accesso a fonti di energia rinnovabili o non basate sul carbonio riveste
una grande importanza, in particolare nel lungo periodo. Ugualmente le politiche
governative di utilizzazione delle terre, come la protezione delle zone
sensibili, la gestione dello sviluppo urbano, la regolamentazione delle pratiche
agricole e il rimboschimento, potrebbero avere un determinato effetto,
così come i programmi di risparmio energetico.
I futuri tassi di
crescita demografica ed economica costituiscono altri fattori cruciali, che
influiranno sui livelli di emissione al pari del comportamento in materia di
consumi energetici, in particolare del tipo di energia consumata e della
relativa efficienza energetica.
La tendenza al riscaldamento
Le
migliori stime scientifiche disponibili attualmente lasciano credere che nel
corso del prossimo secolo, il clima della Terra sarà determinato
più dai gas serra, sempre più densi, che dagli altri fattori. Dal
XVIII° secolo, sono stati scaricati nell’atmosfera abbastanza gas
serra da aumentare le temperature in maniera sensibile. Tuttavia, grazie
all’effetto moderatore degli oceani profondi e delle fredde regioni
polari, la Terra reagisce con tempi abbastanza lunghi ai cambiamenti nelle
concentrazioni dei gas serra. Nel corso degli ultimi cento anni, le temperature
annuali medie della Terra sono aumentate di circa mezzo grado Celsius, e questo
corrisponde ai risultati dei più complessi modelli climatici
odierni.
Pur sussistendo alcune incertezze riguardanti le date e
l’intensità dei cambiamenti futuri, le stime contenute nel rapporto
del Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici, pubblicato nel 1995,
sembrano indicare che le temperature mondiali medie conosceranno probabilmente
un aumento, variabile da uno a 3,5 °C, nel corso del prossimo secolo (in
funzione soprattutto dei tassi di emissioni di gas serra provenienti dalle
attività umane). In linea generale si concorda su un aumento medio
stimato sui 2 °C. Stime fondate su modelli più recenti fanno credere
che questo scarto può essere ancora più
rilevante.
Benchè i cambiamenti climatici abbiano conseguenze
mondiali, tutte le regioni del mondo non saranno colpite nel medesimo modo.
Esistono differenze nell’ampiezza prevista dei cambiamenti del clima,
nonchè sul piano della sensibilità e della capacità di
adattamento. Gli scienziati prevedono che il riscaldamento sarà
più rilevante nelle regioni polari che all’equatore, e questo
avrà gravi conseguenze per i fragili ecosistemi polari, per le loro
specie selvatiche e per gli abitanti. Gli scienziati prevedono anche che le
regioni continentali conosceranno un maggiore riscaldamento rispetto ai litorali
e potrebbero conseguentemente subire delle ondate di caldo più frequenti
e più forti.
Nel Canada, il grado dell’impatto varierà secondo i settori e
le regioni; alcune conosceranno delle conseguenze più negative di altre.
La ripartizione ineguale dei cambiamenti climatici potrebbe comportare un
maggiore aumento delle temperature medie annuali nella regione
dell’Artico. Il centro del paese, dalle Praterie al Quebec, vivrà
dei periodi di caldo estremo più frequenti e più intensi.
L’innalzamento del livello degli oceani
Le terre basse e i litorali rischiano per il possibile
innalzamento del livello degli oceani. Temperature più elevate, infatti, causeranno,
nel contempo, un aumento del volume degli oceani (il volume dell’acqua aumenta
con la temperatura) e lo scioglimento dei ghiacciai
e delle calotte glaciali terrestri. Il volume dell’acqua degli
oceani nel mondo, dunque, aumenterà, determinando un elevamento del livello
delle maree. Stime moderate indicano che il livello del mare aumenterà in
media di 5 cm al decennio, per raggiungere un totale di 50
cm nel corso dei prossimi 100 anni. Secondo le stime
più estreme, il livello del mare potrebbe elevarsi
di un metro da qui al 2100. Le zone
costiere canadesi si preoccupano dei pericoli d’inondazione, di erosione
delle coste e della distribuzione dei sedimenti, in particolare
sulla costa atlantica.
I cambiamenti climatici e le condizioni meteorologiche eccezionali
In
questi ultini anni il Canada ha conosciuto un certo numero di disastri causati
dalle condizioni meteorologiche, comprese le gravi inondazioni sopravvenute
nella regione del Saguenay, in Quebec, nel 1996, e nel Manitoba, nel 1997, in
seguito allo straripamento del Fiume Rosso, nonché la tempesta di verglas
che ha paralizzato l’est dell’Ontario e una gran parte del Quebec
nel 1998. Non solo queste condizioni meteorologiche eccezionali sono difficile
da prevedere ma potrebbero aumentare ancora considerevolmente in frequenza e in
ampiezza a causa dei cambiamenti climatici. Le osservazioni scientifiche
realizzate attualmente sembrano indicare che si possono associare grandi
cambiamenti climatici nella frequenza di queste condizioni meteorologiche
eccezionali a piccoli cambiamenti della temperatura media.
E’ possibile che le
tempeste violente cambino di luogo con il riscaldarsi del pianeta. Combinato
all’innalzamento del livello del mare, questo cambiamento potrebbe portare
ad un aumento delle condizioni meteorologiche particolarmente cattive sul
litorale atlantico dove sono da temere l’inondazione delle terre basse,
delle aste fluviali, e degli impianti portuali. La ricerca consente di prevedere
che le condizioni propizie a fenomeni meteorologici estremi, come i tornado e le
ondate di caldo eccezionali, potrebbero diventare più frequenti. Inverni
più caldi potrebbero aumentare la possibilità di tempeste
invernali più violente. In estate precipitazioni più violente
potrebbero causare inondazioni limitate a determinati distretti. In alcune zone
del Canada potrebbero modificarsi altre condizioni meteorologiche come la
siccità.
La scienza guida l’elaborazione delle politiche
I dati
scientifici mostrano sempre più chiaramente che le attività umane
influiscono sul clima della Terra. Questi dati hanno permesso di mettere il
dossier dei cambiamenti climatici all’ordine del giorno della
comunità internazionale. La scienza gioca anche un ruolo importante a
livello internazionale, guidando gli sforzi esercitati per diminuire le
emissioni di gas serra e per adattarsi al clima in fase di cambiamento. Nel
1988, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e
l’Organizzazione meteorologica mondiale hanno creato insieme il Gruppo
intergovernativo di esperti sull’evoluzione del clima (GIEC). Il GIEC si
è visto affidare il triplice mandato di valutare i dati scientifici, di
misurare gl’impatti possibili dei cambiamenti climatici e di elaborare
delle strategie per far fronte a questi cambiamenti.
Il Canada partecipa ai
lavori del GIEC. Gli scienziati canadesi hanno contribuito come autori,
collaboratori e revisori principali alla realizzazione del primo e del secondo
rapporto di valutazione, rispettivamente nel 1990 e nel 1995. Numerosi altri
scienziati canadesi hanno partecipato all’impresa conducendo le ricerche
pubblicate e incluse nei rapporti come elementi del processo di valutazione.
Questi rapporti rappresentano i punti di vista degli scienziati di tutto il
mondo e costituiscono gli enunciati più affidabili prodotti sui
cambiamenti climatici.
Il GIEC ha in preparazione attualmente il terzo
rapporto di valutazione che prevede di terminare nel 2001. Più di 30
scienziati canadesi partecipano a questo lavoro come autori e curatori. Come i
rapporti precedenti, questo presenterà una valutazione completa e
aggiornata dei cambiamenti climatici, concentrandosi in particolare sui nuovi
dati raccolti dopo il 1995. Esso coprirà gli impatti regionali dei
cambiamenti climatici e verterà in maniera del tutto particolare sulle
questioni che riguardano la capacità del mondo di adattarsi ai
cambiamenti climatici a lungo termine. Le attività continue di ricerca e
di sorveglianza informano i responsabili dell’elaborazione delle politiche
e i decisori circa gl’impatti possibili dei cambiamenti climatici. Per
potere stabilire la posizione del Canada nei negoziati internazionali e la sua
reazione ai cambiamenti climatici sul piano nazionale, si deve sapere dove,
quando e in che misura si faranno sentire le ripercussioni.
Iniziative
scientifiche attuali
Il Canada ha fatto molto per orientare gli
scienziati di tutti i settori di ricerca a concentrarsi sui cambiamenti
climatici. In seno al governo del Canada, i quattro ministeri che gestiscono le
risorse naturali (Ambiente, Risorse naturali, Agricoltura e agroalimentare e
Pesca e Oceani) nonchè Sanità Canada utilizzano tutti gli
scienziati per lo studio dei cambiamenti climatici. Questi ministeri hanno
riconosciuto che conoscenze scientifiche complete e multidisciplinari formano la
base di una corretta elaborazione di politiche sui cambiamenti climatici e hanno
dunque aumentato la loro collaborazione per lavorare sui cambiamenti climatici.
Uno sforzo concertato è stato anche dispiegato per trarre vantaggio dalle
energie, dalle idee e dai talenti che ospitano le università ed il
settore privato del Canada.
Gli scienziati canadesi partecipano ad un
certo numero di progetti diversi che hanno attinenza con i cambiamenti
climatici. Le attività collegate alle scienze climatologiche comprendono
lo studio dei processi climatici, la messa a punto e il funzionamento dei
modelli climatici per prevedere i futuri regimi climatici in particolare sul
Canada, nonchè l’osservazione e il controllo delle tendenze e delle
variazioni del clima in Canada, in particolare le emissioni di gas serra. Gli
scienziati canadesi partecipano a lavori di valutazione scientifica sia in
Canada (come lo Studio pancanadese descritto nel capitolo seguente) sia sulla
scena internazionale, in particolare attraverso il GIEC e altri programmi
internazionali. In Canada, due settori di ricerca scientifica hanno assunto una
determinata ampiezza nel corso degli ultimi anni: lo studio dei cicli dei gas
serra e la ricerca sugl’impatti dei cambiamenti climatici e
l’adattamento ad essi.
La climatologia
Il Consiglio del Programma climatologico
canadese supervisiona le attività di ricerca e facilita la cooperazione
nel Canada nel campo del clima e dei cambiamenti climatici. Il Consiglio
è anche incaricato di preparare gli elementi della Strategia nazionale di
attuazione, relativa ai cambiamenti climatici che vertono sulla scienza, sugli
impatti e sull’adattamento. Il governo del Canada patrocina un programma
di ricerca innovativo, chiamato Rete di ricerche climatiche, che collega 16
università del paese. Questo programma mira ad aumentare la comprensione
dei processi chimici, fisici e biologici dei cambiamenti climatici.
Il Canada
sorveglia costantemente le caratteristiche fisiche e chimiche
dell’atmosfera. Viene osservato il clima in centinaia di località
da un oceano all’altro e si misurano le concentrazioni dei gas serra in
tre siti: uno nell’Artico, uno sulla costa atlantica e uno sulla costa del
Pacifico. In collaborazione con partner internazionali, vengono effettuate
periodicamente anche delle misurazioni dell’anidride carbonica nelle acque
di superficie del Pacifico. I ricercatori canadesi partecipano a numerosi
importanti programmi che riguardano l’area del clima, in particolare uno
studio di sorveglianza e una ricerca sull’ecosistema boreale; si tratta di
un lavoro collettivo sulle fluttuazioni dei gas serra e sullo stoccaggio del
carbonio nella foresta boreale centrale canadese.
I programmi di ricerca
canadesi comprendono lo studio dei gas serra al fine di comprendere meglio i
loro cicli naturali e il modo in cui le attività umane influenzano questi
ultimi. Inoltre, è possibile valutare meglio le quantità di gas
serra immagazzinati negli oceani, nelle foreste, nei suoli e nelle terre umide
(o ecosistemi terrestri). Questa ricerca è essenziale per inserire
nell’impegno, assunto sul piano internazionale, le misure da prendere per
aumentare lo stoccaggio del carbonio nelle foreste e nei suoli agricoli. Gli
scienziati possono lavorare nel quadro di programmi internazionali di vasta
portata o su settori che interessano solo il Canada come la foresta boreale e le
terre umide nordiche.
La partecipazione del Canada ai programmi
internazionali
I cambiamenti climatici costituiscono un problema
mondiale, i paesi devono accordarsi per trovare una soluzione. La partecipazione
del Canada ai programmi scientifici internazionali permette inoltre di porre
l’accento su temi d’importanza particolare per il Canada, attira
l’attenzione di grandi scienziati esteri sui lavori scientifici effettuati
nel Canada e suscita l’interesse di finanziatori stranieri. Quando il
Canada arricchisce dei suoi dati il sistema mondiale, trae profitto in
contropartita delle osservazioni raccolte in altre parti del mondo.
Oltre a
partecipare ai lavori del GIEC, il Canada collabora ad un certo numero di
progetti di ricerca e di sorveglianza internazionali miranti ad approfondire la
comprensione scientifica del sistema climatico mondiale e gli effetti possibili
degli interventi umani in questi fenomeni. L’iniziativa più
importante è il Programma mondiale di ricerca sul clima che mira ad
approfondire la comprensione scientifica del sistema e dei processi climatici.
Nel quadro di questo programma, ad esempio, scienziati canadesi lavorano
all’esperienza mondiale sulla circolazione oceanica e allo studio comune
mondiale dei flussi oceanici, allo scopo di comprendere meglio i fenomeni
oceanici e di partecipare alla messa a punto di modelli climatici centrati sugli
oceani. Partecipando all’esperienza mondiale sui cicli dell’energia
e dell’acqua, studiano i fenomeni idrologici che si manifestano nei
terreni saturi del permafrost, in gran parte coperte di neve, del bacino del
fiume Mackenzie.
Il sistema mondiale di osservazione del clima è un
programma chiave vicino al precedente. Combina le osservazioni
dell’atmosfera, degli oceani e dei sistemi terrestri in un insieme
integrato di osservazioni del sistema climatico mondiale. Questo sistema
è stato creato al fine di rispondere ai bisogni di dati per la
sorveglianza del sistema climatico, la valutazione degli impatti della
variabilità e dei cambiamenti climatici e per varie applicazioni allo
sviluppo economico nazionale.
Iniziative di ricerca sugl’impatti
e l’adattamento
Fra le altre attività di ricerca in
corso nel Canada, vengono valutati attualmente gl’impatti possibili dei
cambiamenti climatici e la capacità delle comunità canadesi di
adattarvisi. Un certo numero di questi progetti di ricerca sono di natura
cooperativa e integrata e fanno appello alle parti interessate. Alcuni dei
progetti più recenti sono sottolineati nel capitolo seguente, Il
Canada e i cambiamenti climatici. Uno degli studi continui più completi è
il Progetto di prospettiva sul bacino di Georgia.
3. Il Canada e i cambiamenti climatici
Il clima del Canada costituisce un’importante dimensione della storia,
della cultura e della stessa identità nazionale del paese. In quanto
paese nordico il Canada dovrebbe conoscere un indice di riscaldamento più
elevato dei paesi più vicini all’equatore. La temperatura annuale
media del Canada è aumentata durante tutto l’ultimo secolo e
potrebbe innalzarsi di più di 4 °C da qui alla fine del XXI secolo
(quando la temperatura mondiale media dovrebbe aumentare di circa 2 °C). Per
collocare questo cambiamento in prospettiva, pensiamo al fatto che le
temperature medie del mondo durante l’ultima era glaciale erano solo da 4
a 6 °C inferiori a quelle di oggi.
Il Canada è responsabile di
circa l’1,8% delle emissioni di gas serra causate dalle attività
umane nel mondo (dati di riferimento del 1990). Anche se non rappresentano una
gran parte del totale mondiale, le emissioni canadesi per abitante (22,1 tonn.
misurate in equivalente di anidride carbonica nel 1990) si classifica al secondo
posto a livello mondiale. Questo stato di cose è largamente attribuibile
al clima freddo, alla popolazione sparsa su una vasta estensione geografica e il
cui tasso di crescita è fra i più elevati dei paesi del G8 e ad
un’economia industriale grande consumatrice di energia e di risorse
primarie.
I cambiamenti climatici costituiscono una sfida per i canadesi. Le
loro emissioni sono rilevanti ma il Canada è anche minacciato dagli
impatti che potrebbero avere i cambiamenti climatici. Un cambiamento che
sopraggiunga nel clima canadese potrebbe avere gravi conseguenze sulla vita di
numerose persone.
Impatti e adattamento
Lo Studio pancanadese
si è concluso nell’autunno del 1998. Si trattava di una valutazione
nazionale delle conoscenze sulle ripercussioni possibili dei cambiamenti
climatici sul Canada e del modo in cui è possibile reagire agli impatti e
adattarsi. Più di 50 esperti di tutte le parti del Canada hanno esaminato
e sintetizzato le ricerche effettuate sulle conseguenze sociali, biologiche ed
economiche dei cambiamenti climatici nelle regioni, negli ecosistemi e nei
settori economici del paese, nonchè sui modi in cui il Canada potrebbe
raccogliere questa sfida. I risultati di questo studio danno il quadro
più preciso, fino ad oggi, di ciò che i cambiamenti climatici
potrebbero significare per il Canada e la sua popolazione.
Adattarsi
significa agire per minimizzare gli impatti negativi dei cambiamenti climatici e
cogliere le possibilità nuove che da essi possono scaturire. Non si
tratta di vedere l’adozione di misure di adattamento ai cambiamenti
climatici come una soluzione di ricambio alla riduzione delle emissioni di gas
serra o di altre iniziative volte ad attenuare i cambiamenti climatici. Si
riconosce anche che, in certi casi, l’adattamento non costituisce
probabilmente un’opzione valida. È necessario, tuttavia, cominciare
sin da ora a pianificare le misure di adattamento; contribuendo forse,
così, ad attenuare certi costi ambientali, economici e umani dei
cambiamenti climatici.
I cambiamenti climatici e la salute dell’uomo
I
cambiamenti climatici potrebbero avere seri impatti sulla salute umana. Il
pericolo più diretto sarebbe un aumento dello stress dovuto al caldo. La
frequenza e la maggiore intensità delle ondate di caldo potrebbero fare
aumentare il numero di malattie e di decessi, particolarmente tra i bambini, le
persone anziane e gli ammalati. Queste condizioni collegate al caldo saranno
probabilmente più accentuate nei grandi centri urbani. D’altra
parte essendo ridotto lo stress dovuto al freddo in inverno (è
attualmente la causa principale dei decessi legati alla temperatura nel Canada),
le perdite di vite umane causate dall’ipotermia ed altri pericoli
invernali sarebbero meno numerose.
I cambiamenti climatici hanno anche un
certo numero d’impatti indiretti sulla salute umana, in particolare un
aggravamento delle turbe respiratorie e delle allergie, come conseguenza
dell’aumento del caldo e dell’umidità e del peggioramento
della qualità dell’aria in certi distretti. Anche certe malattie
infettive possono spostarsi verso il nord e penetrare nel Canada, rendendo
necessario l’adeguamento delle misure di prevenzione.
Le risorse
idriche del Canada
Le risorse idriche del Canada sono essenziali
alla società e all’economia e costituiscono un fattore critico
degli ecosistemi naturali. Modifiche relativamente deboli nelle temperature e
nelle precipitazioni possono indurre mutamenti rilevanti nella quantità e
nel momento dei flussi primaverili, nell’intensità delle
inondazioni e delle siccità e nel tasso di evaporazione dei suoli e degli
specchi d’acqua.
Si prevede che i cambiamenti climatici abbiano un
effetto rilevante sulle risorse idriche regionali. In certi settori,
particolarmente nelle regioni del sud più popolate, si prevede che ci
sarà meno acqua disponibile per la produzione di energia idroelettrica,
per il trasporto, per i lavori agricoli, per la pesca e per il tempo libero. In
altre regioni, queste risorse potrebbero in realtà aumentare.
L’approvvigionamento delle municipalità in acqua potabile preoccupa
particolarmente i canadesi. E’ possibile che i cambiamenti climatici
causino siccità, con una diminuzione del livello e della portata delle
acque superficiali nonché delle falde sotterranee (25% della popolazione
canadese dipende da queste falde sotterranee per il suo approvvigionamento). Si
avranno probabilmente delle situazioni difficili da risolvere a causa di una
concorrenza più vivace per l’utilizzazione di una risorsa
limitata.
Una diminuzione degli approvvigionamenti avrà probabilmente
anche un effetto sulla qualità dell’acqua, ciò che
renderà necessario trattarla di più. Anche le malattie causate
dalla contaminazione ambientale da parte di batteri, virus e parassiti
potrebbero divenire più inquietanti nelle comunità del litorale,
le riserve di acqua dolce potrebbero essere minacciate da contaminazione con
acque saline a causa delle tempeste e dell’innalzamento del livello del
mare.
Impatti sull’agricoltura e la pesca
Gli
impatti dei cambiamenti climatici sull’agricoltura canadese si
manifesteranno con la reazione delle colture, del bestiame, dei suoli, della
vegetazione, degli insetti e delle malattie all’aumento della temperatura.
Si stima che la stagione di crescita senza gelo aumenterebbe da tre a cinque
settimane, ciò che avvantaggerebbe considerevolmente l’agricoltura
commerciale dell’Ontario, del Quebec e delle Praterie; si prevede anche
tutavia che la siccità del suolo aumenterà e potrebbe sfociare in
una diminuzione netta dei raccolti in numerose regioni. Là dove
c’è l’acqua, si potrebbe dipendere di più
dall’irrigazione, il che aumenterebbe la pressione sulle risorse idriche
nonchè le possibilità di conflitti.
La pesca canadese
costituisce una fonte di produzione alimentare rilevante e gioca un ruolo nel
turismo e nelle attività ricreative. Poichè numerose specie sono
sensibili alle variazioni di temperatura dell’acqua, i cambiamenti
climatici potrebbero avere delle incidenze sulle popolazioni e sulla loro
distribuzione geografica.
Adattare l’agricoltura
canadese
Gli agricoltori canadesi possono prevedere un certo
numero di strategie di adattamento che possono anche essere prese in
considerazione come elementi di programma per gli elaboratori di politiche
agricole. Gli adattamenti mireranno innanzitutto ad attenuare gli effetti della
siccità prevista del suolo e dell’aria e a trarre vantaggio dalla
stagione di crescita più lunga.
Una strategia consiste nel cambiare la
stessa sistemazione del terreno. Le suddivisioni delle parcelle, la messa a
livello e la costruzione di terrazze costituiscono delle opzioni che possono
diminuire il ruscellamento di superficie. Là dove le risorse idriche sono
adeguate, si potrebbero realizzare sistemi d’irrigazione o migliorare
quelli già esistenti. Colture di sostituzione potrebbero conservare
l’umidità e gli elementi nutritivi nel suolo nonché ridurre
il ruscellamento pluviale e l’erosione. In certe regioni, potrebbe essere
vantaggioso cambiare il periodo di lavorazione e di semina in funzione dei
cambiamenti nella frequenza delle piogge. L’agronomia avrà un ruolo
da giocare anche nell’introduzione di specie migliorate meglio adatte alle
condizioni in via di cambiamento.
La pesca interna del
Canada
La maggior parte della scarsa attività di pesca
commerciale nelle acque interne del Canada è di carattere ricreativo. La
pesca interna costituisce comunque una fonte di alimentazione locale per le
comunità. La pesca ricreativa costituisce un elemento importante di
numerose economie locali ed il benessere economico delle comunità che ne
traggono profitto verrebbe colpito dagli impatti negativi dei cambiamenti
climatici sulla pesca. Anche l’abbassamento previsto del livello delle
acque dei laghi, la diminuzione della portata dei fiumi e i cambiamenti della
temperatura dell’acqua e della distribuzione dei nutrimenti potrebbero
portare ad una diminuzione della produzione.
Le foreste
canadesi
Le foreste ricoprono il 42% della superficie totale del Canada e
assorbono rilevanti quantità di carbonio. È possibile ridurre le
emissioni di gas serra immagazzinando maggiori quantità di carbonio nelle
foreste con il rimboscamento. Gli scienziati canadesi attualmente conducono
ricerche per avere valutazioni più attendibili
dell’immagazzinamento del carbonio nelle foreste e per determinare come i
cambiamenti climatici e le attività umane potrebbero aumentare la
quantità di carbonio stoccato.
Le foreste costituiscono anche una
fonte di occupazione per i canadesi e forniscono un habitat a circa 200.000
specie selvatiche. Si prevede che il clima del Canada cambierà più
velocemente della possibilità di adattamento delle foreste; alle foreste
potrebbero essere necessari decenni o secoli per adattarsi e poiché le
foreste rispondono molto lentamente ai cambiamenti, vaste regioni forestali non
corrisponderanno più ad un clima in rapido cambiamento e subiranno uno
stress.
È possibile che le aree forestali finiscano col migrare verso
nord di più di 500km ma la composizione della foresta sarà
influenzata dalla concorrenza delle specie a rapida crescita e dai suoli meno
ricchi del nord. Oltre gli effetti diretti dei cambiamenti di temperatura,
alcune regioni forestali potrebbero subire la siccità e incendi
più numerosi nonché la migrazione di insetti e malattie in nuovi
territori. La foresta boreale in particolare mostrerà una maggiore
vulnerabilità a queste minacce durante il periodo di
adattamento.
I cambiamenti climatici e gl’incendi di
foreste
Si prevede che estati sempre più calde e secche
aumenteranno il pericolo di incendi forestali. I ricercatori del Servizio
canadese delle foreste studiano attualmente gli incendi delle foreste e il clima
al fine di potere meglio prevedere la vulnerabilità futura delle foreste.
Il loro lavoro permetterà di comprendere meglio le condizioni forestali
in un clima in cambiamento e il miglior modo per adattarsi a queste
circostanze.
Gli ecosistemi e le specie selvatiche
Gli
ecosistemi del pianeta costituiscono riserve di biodiversità. Le piante e
gli animali nell’ambiente naturale dipendono fortemente dal clima. Questo
definisce il ciclo di vita delle piante e degli animali nonché i limiti
della loro distribuzione geografica. Piccole variazioni della temperatura
possono avere degli effetti rilevanti sugli ecosistemi naturali. La composizione
e la territorialità di numerosi ecosistemi cambieranno nella misura in
cui le singole specie reagiranno al cambiamento del clima, lasciando alcuni
ecosistemi nell’instabilità per secoli.
Le terre umide coprono
il 14% della superficie terrestre del Canada; vi hanno il loro habitat numerose
specie di cui alcune rare, minacciate o in pericolo di estinzione. Le terre
umide sono importanti come serbatoio di carbonio atmosferico, nel ciclo dei
minerali e dei nutrienti, per la purificazione dell’acqua, per il
controllo delle inondazioni e per la portata di base di fiumi e torrenti.
L’innalzamento del livello del mare e la minaccia di inondazioni di acqua
salata proveniente dalle maree di tempesta potrebbero avere effetti negativi su
alcune terre umide del litorale canadese. Secondo le proiezioni,
l’abbassamento del livello dell’acqua nelle terre umide
dell’interno condurrebbe ad una diminuzione dell’estensione e della
qualità dell’habitat delle specie selvatiche.
La
conservazione in movimento
Si prevede che i cambiamenti climatici
sposteranno l’area geografica di numerosi ecosistemi canadesi.
Poiché è previsto che numerose specie avranno difficoltà ad
adattarsi a condizioni in rapido cambiamento, la protezione delle specie
selvatiche deve mettere l’accento sulle attività umane che
proteggono gli habitat di queste specie. Queste attività potrebbero
comprendere la costruzione di strutture fisiche per proteggere le fragili terre
umide costiere e la individuazione di terre supplementari da riservare
all’interno o al nord delle riserve naturali esistenti. Si deve vigilare
che i settori riservati per gli habitat delle specie siano sufficientemente
grandi e situati in posti adeguati. In certi casi, si possono creare delle
"corsie di migrazione" che collegano i settori protetti per le specie
vegetali e animali.
Il nostro ambiente
edificato
L’ambiente edificato, è la parte
dell’ambiente costruito dall’uomo: le case, gli edifici, le strade,
le ferrovie, ecc. I cambiamenti climatici potrebbero comportare problemi per
l’ambiente costruito a causa, ad esempio, di pericoli come le inondazioni,
il peso del ghiaccio e l’instabilità del suolo; potrebbero anche
modificare il nostro modo di costruire in avvenire.
Contrariamente ai danni
causati dagli eventi estremi, che si svolgono in pochi secondi, qualche minuto o
qualche giorno, il logoramento prematuro causato dagli elementi meteorologici
potrebbe non divenire evidente che al culmine di parecchi mesi o parecchi anni.
I cambiamenti climatici potrebbero anche trasformare il ritmo
dell’erosione mediante la lenta azione quotidiana del vento e
dell’acqua, dei cicli di gelo e disgelo e di altri fattori.
Se
l’ambiente costruito subisce maggiori danni, il settore canadese delle
assicurazioni potrebbe dover fronte a pagamenti di sinistri più numerosi
e più elevati, ciò che potrebbe determinare un brusco aumento
delle rate o una limitazione della copertura per l’assicurazione dei
beni.
Mettere a punto delle nuove norme
Il
deterioramento prematuro dei mattoni di argilla diviene un problema a cui si
deve trovare una soluzione. L’industria del mattone ricerca le cause di
questa alterazione al fine di trovare i mezzi per prevenirla. I risultati di
questo studio potrebbero divenire la base di una nuova norma che si
applicherà a tutta l’America del Nord.
Un problema simile esiste
nel caso del cemento armato che si deteriora anch’esso prematuramente. Le
norme esistenti non proteggono adeguatamente il cemento in certe regioni del
paese, in particolare nella regione di Toronto-Niagara. Occorre prendere subito
delle misure preventive perché le infrastrutture non divengano più
fragili in un prossimo futuro.
Il Nord del Canada
Con il
riscaldamento del pianeta, si prevede che i cambiamenti della temperatura siano
più marcati nel Nord e più rilevanti in inverno che in estate.
Secondo le previsioni, l’inverno nell’Artico canadese sarà
nel 2100 in media da 5 a 8 °C più caldo rispetto ad oggi. I
cambiamenti che toccherebbero il permafrost nordico potrebbero costituire una
grande preoccupazione per le collettività del Nord canadese. Le
infrastrutture come le strade, i servizi pubblici, gli oleodotti e le ferrovie
potrebbero rivelarsi vulnerabili. Temperature più elevate potrebbero
comportare sollevamenti e cedimenti dovuti al gelo, creando instabilità
nel suolo. Il cambiamento del suolo sul quale poggiano le fondamenta potrebbe
minacciare l’integrità strutturale degli edifici o addirittura
farli crollare.
Gli edifici e lo scioglimento del permagelo
Gli
scienziati della Commissione geologica del Canada lavorano con l’industria
e i governi del Nord per valutare la sensibilità degli immobili della
piccola città di Norman Wells alla fusione del permafrost che potrebbe
essere causata dai futuri cambiamenti climatici. Grazie a questa informazione,
gli urbanisti municipali potrebbero meglio pianificare i cambiamenti da
apportare alle infrastrutture nonché alle linee guida in materia di
costruzioni al fine di adattarle all’evoluzione del clima.
Il costo dell’adattamento
Nel corso dei decenni futuri, il
Canada potrebbe conoscere un riscaldamento tale da creare gravi
difficoltà all’approvvigionamento idrico, alla pesca, alle foreste
e ai terreni agricoli. Inoltre, si prevede anche che la variabilità del
clima e i fenomeni meteorologici estremi associati ai cambiamenti climatici
avranno conseguenze negative per i canadesi. Sarà difficile, e in certi
casi molto costoso, adattarsi alle nuove configurazioni meteorologiche-
Anche
altri settori dell’economia canadese basati su risorse naturali, come
l’industria energetica e i settori del turismo e del tempo libero,
potrebbero dovere far fronte a nuove serie sfide. Vari aspetti
dell’attuale infrastruttura urbana, le vie di trasporto e servizi
ausiliari, i sistemi della sanità pubblica, i mezzi d’intervento in
caso di urgenza, potrebbero dovere essere ampliati e modernizzati al fine di
assorbire gli effetti dei cambiamenti di configurazione della
meteorologia.
Anche l’economia mondiale sarà sensibile ai
numerosi effetti delle variazioni climatiche. La stessa economia canadese,
sensibile, come tutte, alle depressioni dei mercati mondiali, impone la
preparazione ad avvenimenti economici internazionali che potrebbero influire sul
benessere collettivo.
Questi effetti potrebbero farsi sentire sul modo in cui
i canadesi si guadagnano la vita. In mancanza di preparazione e adattamento ai
cambiamenti climatici si potrebbero avere delle conseguenze negative
sull’economia, in particolare fallimenti e perdite di occupazione nei
settori che saranno colpiti.
Se gli effetti positivi possibili dei
cambiamenti climatici non compensano i costi prodotti, non è possibile
tuttavia trascurarli. Anche non trarre vantaggio dalle possibilità che si
offrono servirebbe solo ad appesantire i costi sociali ed economici dei
cambiamenti climatici.
Occorre valutare gli impatti in tutti i grandi settori
dell’economia, studiare i pericoli e le possibilità ed aumentare la
sensibilità a queste questioni ai fini della pianificazione operativa e
dell’elaborazione delle politiche conseguenti.
Sorvegliare le radiazioni solari
Per meglio comprendere il
clima, occorre sapere quanta energia penetra nell’atmosfera
terrestre e quanta ne esce. Anche se, da più di un decennio,
si possono quantificare le radiazioni, è necessario sapere
ancora di più sulla variabilità di questo sistema
mondiale di scambio energetico, di giorno in giorno, di stagione in
stagione, nonché sugli effetti di questa variabilità
sul clima.
Il Canada partecipa ad una rete internazionale di
sorveglianza delle radiazioni, la Rete mondiale di riferimento per
la misurazione delle radiazioni in superficie. Misurazioni in
superficie sono effettuate in continuo con l’aiuto di
sofisticate apparecchiature. Questi dati sono utilizzati insieme
alle misurazioni raccolte mediante i satelliti al fine di migliorare
la nostra comprensione del bilancio energetico della
Terra.
I gas ad effetto serra (glossario)
In natura esistono
cinque principali gas ad effetto serra. La loro quantità
dipende in qualche misura dalle attività umane. Oltre ad essi
vi sono altri gas, in particolare tutta una famiglia di prodotti
chimici creati dall’uomo.
Il vapore d’acqua
(H2O) è il gas a effetto serra
più comune. La quantità di vapore acqueo accumulata
nell’atmosfera aumenta con l’aumentare della temperatura
della superficie terrestre in quanto le temperature più
elevate accrescono sia l’evaporazione che la capacità
dell’aria di trattenere il vapore acqueo. Così,
benché gli esseri umani non influenzino direttamente e
considerevolmente la quantità di vapore acqueo trattenuto
nell’atmosfera, l’elevamento delle temperature
aumenterà la concentrazione di questo gas
nell’atmosfera.
L’anidride carbonica (CO2) viene immessa nell’atmosfera dai fenomeni di
decomposizione, dai meccanismi naturali della vita delle piante e
degli animali e dalla combustione di carburanti e di altri
materiali. La CO2 è assorbita dalla
fotosintesi e dagli oceani. La crescente concentrazione di anidride
carbonica nell’atmosfera sarebbe la principale causa
dell’attuale tendenza al riscaldamento.
Il metano
(CH4) non esiste in quantità
così grandi come H2O o CO2 ma assorbe il calore più efficacemente,
ciò che lo rende in concreto un gas serra molto potente.
Proviene dalla decomposizione di materia organica in ambiente privo
di ossigeno. Le terre umide, le risiere, il sistema digestivo degli
animali, l’estrazione dei carburanti fossili e la
decomposizione dei rifiuti ne sono la fonte
principale.
L’ossido nitroso (N2O) proviene essenzialmente dai suoli e dagli oceani.
Una certa quantità è prodotta dalla combustione dei
carburanti fossili e di materiali organici. La coltivazione dei
suoli e l’utilizzazione dei concimi accentuano la presenza di
N2O nell’atmosfera. E’ un gas serra
potente ma che si trova solo in basse
concentrazioni.
L’ozono (O3)
esiste allo stato naturale nell’alta atmosfera dove gioca un
ruolo importante di protezione della Terra dalle radiazioni
ultraviolette, nocive, del sole. La maggior parte dell’ozono
della bassa atmosfera deriva da reazioni chimiche in cui
intervengono degli inquinanti. Il suo ruolo nei cambiamenti
climatici è rilevante ma complesso e difficile da
quantificare.
Gli idrocarburi alogenati formano un gruppo
di prodotti chimici di sintesi che contengono un elemento alogeno
(bromo, cloro e fluoro) e carbonio. Molti fra questi sono gas serra
molto potenti.
Il centro canadese di modellizzazione e analisi
climatologica
I ricercatori del centro canadese di
modellizzazione e analisi climatologica (CCMAC) hanno elaborato
alcuni dei MCG (modelli di circolazione generale) fra i più
avanzati in uso attualmente. Il CCMAC ha messo a punto un certo
numero di modelli di simulazione del clima che consentono di
effettuare previsioni climatiche, studio dell’evoluzione e
della variabilità del clima e di avere una migliore
comprensione dei diversi processi che reggono il nostro sistema
climatico. Il CCMAC partecipa anche a numerosi progetti di messa a
punto di modelli della Rete canadese di ricerca sul clima
nonché ad una vasta gamma di studi e di programmi
internazionali. Il CCMAC ha recentemente terminato
un’esperienza sui cambiamenti climatici nel corso della quale
si sono modellizzati gli effetti dell’aumento della
concentrazione dei gas ad effetto serra e dell’aerosol tra il
1850 e il 2100. I dati scelti nella simulazione del CCMAC sono
forniti al centro di distribuzione dei dati del Gruppo
intergovernativo di esperti sull’evoluzione del clima (GIEC)
per sostenere lo studio degli impatti del clima. Per quanto siano
perfezionati i modelli del CCMAC, essi non possono sempre integrare
totalmente tutte le parti del complesso sistema climatico; di
conseguenza il lavoro di perfezionamento dei modelli dovrà
proseguire.
Prepararsi ai cambiamenti climatici e alle maree Al fine di ridurre al minimo i danni, è essenziale
prepararsi per queste condizioni meteorologiche eccezionali. I
meteorologi contribuiscono ad assicurare la sicurezza pubblica
emettendo bollettini tecnici e pubblici e aiutando il personale
d’intervento d’urgenza a pianificare le misure da
prendere. Aiutando i pianificatori dell’utilizzazione delle
terre a prendere in conto questi dati per predisporre dei piani
d’intervento in caso di inondazione, per gestire le dighe e
costruire le infrastrutture costiere, la scienza aiuta i canadesi a
prepararsi a queste pericolose
tempeste.
I
meteorologi del Centro canadese di studi sugli uragani di Halifax
(Nuova-Scozia) sono all’avanguardia nello studio dei pericoli
rappresentati dalle onde e dalle maree causate dalle tempeste - si
chiamano maree di tempesta - per le comunità del litorale.
Essi utilizzano modelli informatici complessi e dati storici per
diagnosticare queste tempeste e meglio comprendere i fenomeni fisici
che le determinano. Con l’aumento del livello del mare e
l’intensificazione delle tempeste, a causa dei cambiamenti
climatici, gli scienziati stimano possibile che una marea di
tempesta estrema causi inondazioni gravi ed estese su settori
costieri molto popolati e su terreni agricoli bassi.
Costi enormi
Secondo le ricerche, il Canada è
particolarmente vulnerabile alle condizioni meteorologiche
eccezionali che possono causare rilevanti perdite economiche.
Condizioni eccezionali di cambiamento rischiano di costare
più care che dei cambiamenti delle condizioni medie del
Canada. Ad esempio, nel gennaio 1998, delle regioni
dell’Ontario e del Quebec sono state investite da una forte
tempesta di verglas durante la quale la pioggia ghiacciata ha
lasciato degli strati di ghiaccio due volte più spessi delle
tempeste di verglas precedenti. Le spese assicurative collegate a
questa tempesta hanno superato i due miliardi di
dollari.
La rete di ricerche climatiche del Canada
La Rete di
ricerche climatiche del Canada è stata creata nel 1994. Si
compone di nove gruppi di ricerca collettiva, ciascuno si concentra
su un elemento preciso della ricerca climatica. Partecipano a questi
lavori ricercatori universitari, dei governi e del settore
privato.
Il gruppo che lavora sui processi propri della
superficie delle terre mette a punto dei modelli sofisticati dei
processi idrologici e pedologici chiave al fine di migliorare la
qualità delle previsioni di fattori capitali come
l’umidità dei suoli.
Il gruppo che lavora sul
ciclo del carbonio cerca di comprendere meglio le fonti e i
pozzi (stoccaggio) del anidride carbonica, ciò che è
essenziale alla previsione dei livelli di gas serra e
all’elaborazione di strategie di lotta antinquinamento.
Il
gruppo che lavora alla modellizzazione del clima regionale
mette attualmente a punto uno strumento che darà risposte
più precise al problema della distribuzione regionale dei
cambiamenti climatici del Canada. L’informazione che fornisce
è importante per gli studi sugli impatti del clima.
Altri
cinque gruppi lavorano su altri aspetti della modellizzazione
climatica: l’atmosfera media, la circolazione regionale degli
oceani, la circolazione mondiale degli oceani, i paleoclimi e gli
aerosol e il clima.
Lo studio GEWEX sul Mackenzie
L’esperienza mondiale
sui cicli costituisce l’elemento principale del Programma
mondiale di ricerca sul clima. Nel quadro di questo filone del
programma, gli scienziati canadesi svolgono uno studio sul Mackenzie
che consiste nell’analizzare i cicli dell’energia e
dell’acqua in un rilevante sistema rivierasco che scorre verso
il nord. I risultati di questa esperienza portano a miglioramenti
nei modelli climatici canadesi, a una migliore conoscenza delle
risorse idriche del nord e ad una conoscenza più approfondita
delle manifestazioni precoci dei cambiamenti climatici in una
regione particolarmente
sensibile.
Il progetto sul bacino di Georgia
Il progetto di
prospettiva sul bacino di Georgia, diretto dal Sustainable
Development Research Institute dell’University of British
Columbia, studia come si può pervenire alla
durabilità armonizzando gli obiettivi ambientali, economici e
sociali su una base regionale. La messa a punto di un modello della
regione del bacino di Georgia conosciuto sotto il nome di QUEST
costituisce un elemento importante di questo studio quinquennale.
Questo modello permetterà ai residenti di fare delle scelte
che riguardano le varie opzioni di pianificazione a lungo termine
per la regione, quindi descriverà le conseguenze di queste
scelte sul piano dell’utilizzazione delle terre, del
trasporto, della qualità dell’aria e della crescita
economica a livello regionale. Il modello dovrà far parte del
processo di consultazione regionale degli interventi e suscitare il
dibattito sulle preferenze in materia di durabilità.
Il
gruppo di ricerche sull’adattamento e gl’impatti di
Environnement Canada tiene conto delle ripercussioni dei
cambiamenti climatici in certi elementi del modello. Questa ricerca
è solo agli inizi ma ci si attende che il modello lasci le
persone scegliere gli scenari di cambiamenti climatici per
constatare esse stesse gl’impatti di questi cambiamenti sulle
risorse idriche, sull’agricoltura, le foreste, la pesca e la
qualità dell’aria nella regione. Situando gli impatti
generali dei cambiamenti climatici nella prospettiva dello sviluppo
a lungo termine della regione, questa ricerca
s’inserirà in un dibattito più vasto
sull’avvenire della
regione.