L'inquinamento atmosferico può danneggiare le foreste
Progetto ECAFO: i ricercatori italiani hanno studiato le relazioni causa/effetto tra il deperimento del patrimonio forestale e la situazione di stress ambientale dovute all'inquinamento atmosferico.
La stima del danno fogliare
Quali sono le relazioni che intercorrono
tra l'inquinamento dell'atmosfera e il deperimento degli ecosistemi forestali? A
questa domanda l'Azienda Regionale delle Foreste della Lombardia (ARF) ha
tentato di dare risposta con il Progetto ECAFO finanziato dall'Unione Europea e
realizzato tra il giugno 1995 e la fine del 1996 con la collaborazione di alcune
Università e di stimati Enti di ricerca. Il progetto è stato
affrontato dapprima attraverso lo studio e quindi la classificazione dei sintomi
specifici di danno degli alberi, quali l'alterazione cromatica delle foglie, la
defogliazione (perdita delle foglie) e in alcuni casi la morte dell'albero
stesso. Lo stato di alterazione è stato suddiviso in classi di danno
crescente da 1 a 4. Questi sintomi di danno sono stati quindi correlati agli
inquinanti presenti nell'aria e nelle deposizioni atmosferiche sia secche
(polveri) che umide (pioggia, neve, nebbia). L'inquinamento atmosferico
costituirebbero, infatti, un fattore che contribuisce a predisporre e a
scatenare il deterioramento delle condizioni di salute delle
foreste
L'approccio nuovo seguito nel progetto è stato quello di
trasferire l'attenzione dallo studio del singolo albero a quello dell'intero
ecosistema forestale per studiare nel suo complesso l'insieme dei meccanismi che
regolano gli equilibri ecologici tra le diverse componenti.
L'organizzazione del Progetto
Lo studio è stato condotto
attraverso l'attivazione di un sistema di monitoraggio delle foreste della
Lombardia che ha consentito di raccogliere dati affidabili, statisticamente
significativi e coerenti al fine di fornire una base territoriale di riferimento
per futuri approfondimenti. Si è preferito pertanto impostare un metodo
di campionamento che non si basasse su una maglia regolare definita da criteri
sistematici come quella prevista dagli inventari forestali, ma si è
puntato ad individuare delle unità territoriali di riferimento che
fossero rappresentative dell'intera regione. Sono state così considerate
122 aree campione su cui sono state determinate le condizioni fitosanitarie di
3100 alberi, effettuando osservazioni sullo stato delle chiome, sulla presenza
di sintomi di danno riconducibili a cause note o a cause ignote, sulla struttura
delle ramificazioni degli alberi, sulle alterazioni dell'accrescimento e sulla
presenza di principali parassiti. Su queste stesse aree sono stati condotti
studi sulla composizione chimica delle deposizioni, sullo stato dei suoli, sulla
presenza di specie indicatrici dell'inquinamento, quali i licheni e, infine, sui
cambiamenti climatici degli ecosistemi forestali.
La strategia complessiva
del sistema di monitoraggio è stata, in accordo con i più moderni
schemi internazionali, di tipo piramidale, cioè su tutte le aree
sono stati condotti alcuni rilievi di base (stato delle chiome degli alberi,
caratteristiche climatiche della stazione) mentre su un numero minore di aree
è stata approfondita la ricerca con più approfondite analisi.
Il deperimento delle chiome degli alberi
I risultati del monitoraggio
condotto in Lombardia ha permesso di concludere che soltanto il 26% degli alberi
esaminati presentava buone condizioni della chioma degli alberi, mentre il 65%
presentava alterazioni della chioma, della densità delle foglie e della
loro colorazione per cause non note, il 7% presentava danni dovuti a cause sia
evidenti che sconosciute e solo il 2% danni per cause conosciute. Inoltre le
piante con evidente modificazione della chioma per cause sconosciute (classi 2,
3 e 4) sono risultate ben il 47% del totale degli alberi esaminati. I dati
relativi alla trasparenza degli alberi, dovuta alla perdita delle foglie,
sembrano confermare lo stato di maggior deperimento dell'abete bianco, mentre
una situazione meno preoccupante riguarda l'abete rosso e il faggio che tuttavia
presentano valori di trasparenza compresi tra il 20 e il 30% degli alberi
considerati.
Nelle zone caratterizzate dal maggior deperimento forestale le
deposizioni sotto la chioma degli alberi sono risultate arricchite di nitrati e
cloruri e da un carico eccessivo di azoto.
Inoltre concentrazioni di ozono superiori alla soglia di tossicità per le piante sono state evidenziate nelle foreste demaniali Val Gerola e Bagni di Masino, le due aree della Valtellina ad elevato grado di deperimento forestale. In queste aree le concentrazioni di ozono seguono un gradiente in funzione dell'altitudine, cioè le concentrazione più elevate si ritrovano a più alta quota. Anche le caratteristiche chimiche del suolo sono alterate in queste aree che evidenziano un eccessiva acidità del suolo.
Fonte VIPS