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Marzo 2000

 

Le foreste europee assorbono il 30% di anidride carbonica

La metodologia innovativa del progetto EUROFLUX ha già conquistato gli Americani che l'hanno adottata per il progetto AMERIFLUX.
Tale metodologia dovrebbe servire da base per un sistema integrato di sorveglianza a livello mondiale

 

Gli alberi amano l'anidride carbonica
Gli ecosistemi terrestri, a cominciare dalle foreste, hanno un ruolo fondamentale nel ciclo del carbonio, poiché la fotosintesi assorbe l'anidride carbonica atmosferica. Tuttavia anche gli alberi respirano, e per valutare il contributo specifico della biomassa nell'aumento dell'effetto serra, è necessario poter calcolare la produttività netta degli ecosistemi (NEP, Net Ecosystem Productivity).

Le foreste esistenti, sia quelle naturali che quelle sfruttate, sono il principale serbatoio di carbonio e possiedono un grande potenziale di assorbimento dell'anidride carbonica atmosferica. Tale potenziale di assorbimento è di circa 2 Giga-tonnellate all'anno (Gt/anno), quantità notevolmente superiore agli obiettivi di riduzione fissati dal protocollo di Kyoto (5% delle emissioni totali di CO2 di origine antropica), pari a 0,3 GT/anno. Questo potenziale, tuttavia, varia fortemente a seconda delle condizioni climatiche e delle attività umane, come la gestione idrica, gli effetti della fertilizzazione chimica, lo sfruttamento delle foreste, ecc..

L'articolo 3.3 del protocollo di Kyoto considera che è possibile ridurre il livello di CO2 dell'atmosfera catturando questo gas attraverso strategie di rimboschimento, riforestazione e deforestazione unitamente ad una gestione sostenibile delle terre agricole. Lo stesso articolo non fa però alcun riferimento alla gestione delle foreste. Ora, il fatto di scegliere di piantare specie a ciclo breve oppure specie dal ciclo molto lungo, influenza per un periodo di tempo più o meno prolungato il potenziale di cattura della CO2.
Per esempio, la legna da costruzione può trattenere un grande quantitativo di carbonio per secoli, mentre il legno utilizzato nella produzione della carta, lo libera nell'atmosfera nel giro di pochi anni.
Era perciò opportuno condurre ricerche scientifiche a livello internazionale al fine di precisare il ruolo che possono svolgere le foreste per raggiungere gli obiettivi di riduzione di CO2 voluti a Kyoto.

Un progetto modello
Proprio in questa prospettiva, la Commissione europea ha approvato nel 1995 il progetto EUROFLUX nell'ambito del programma Ambiente e Clima. Si tratta di un progetto di estensione continentale, volto a realizzare uno studio a lungo termine dei flussi di CO2, di acqua e di energia in 17 ecosistemi forestali che rappresentano un'ampia gamma di tipologie climatiche e vegetali in 10 paesi dell'UE e dello Spazio Economico Europeo (SEE). La sua banca dati comprende oggi l'80% delle informazioni mondiali relative alle misure a lungo termine dei flussi, che forniscono spiegazioni cruciali sul ruolo delle foreste europee nel ciclo terrestre del carbonio.

Le foreste contro l'effetto serra
In base ai primi risultati preliminari di Euroflux (1995-1998) circa un terzo delle emissioni di CO2 in Europa vengono assorbite dalle foreste europee. Nel 1997, queste foreste hanno infatti assorbito fra 0,12 e 0,28 Gt di carbonio atmosferico. Il progetto, che coinvolge il Centro Comune di Ricerca (CCR) mediante il meccanismo FIRS (Forest Information from Remote Sensing) e si basa sulla carta europea delle foreste realizzata dal WCMC (World Conservation Monitoring Centre) e sui dati ufficiali di Eurostat, è una grande innovazione, perché combina misure di flusso, "in loco", e dati provenienti dallo spazio. L'iniziativa ha dato vita a sette grandi categorie di dati coerenti: flussi in stock; flussi legati al suolo; meteorologia; idrologia; biologia e fisiologia; struttura e biomassa; fisica dei suoli. I dati di EUROFLUX, coprono un periodo superiore a un anno e una zona compresa fra le latitudini 41°45'N e 64°14'N. Sono state prese in considerazione tutte le specie importanti d'Europa e sono state utilizzate attrezzature scientifiche assolutamente identiche su tutti i siti in cui sono state effettuate delle registrazioni ogni 30 minuti per tutto l'anno. Gli strumenti sono ricalibrati ogni 15 giorni oppure, in alcuni siti, vengono muniti di dispositivi automatici di ricalibratura.
Secondo i ricercatori, vi sarebbe riguardo ai risultati un'incertezza del +/- 10%, dovuta alla difficoltà di calcolare il volume totale della biomassa europea necessario per estrapolare le misure ottenute nei 17 siti. Bisogna pertanto tenere conto del fatto che la copertura boschiva varia dal 16,5% nell'UE a seconda che si prendano i dati Eurostat o quelli del WCMC.
EUROFLUX ha comunque dimostrato che le foreste possono assorbire, nella migliore delle ipotesi, una quantità di CO2 di molto superiore all'aumento di emissione, che varia, secondo diversi modelli, fra 0,09 e 0,12 GT e, nel peggiore dei casi, la quasi totalità, pari a 0,30 Gt, se si tiene conto degli incendi di foreste (emissioni) e dell'agricoltura (cattura). In tutti i casi, comprese le necessarie discussioni sulle ipotesi di partenza, i risultati di EUROFLUX (fissazione da 0,12 a 0,28 Gt di CO2 nel 1997) dimostrano che le foreste temperate hanno un ruolo significativo negli scambi terra/atmosfera e forniscono ai responsabili del progetto uno strumento supplementare per rispettare gli impegni presi a Kyoto.

Fonte: VIPS