Indagine sui rischi di incidenti nucleari
I recenti risultati della ricerca scientifica mostrano che resta ancora molto
da fare per migliorare la sicurezza delle centrali nucleari
a cura di Tony Snape
Nel 1991, l’Unione europea ha varato un programma di ricerca sugli
incidenti gravi nelle centrali nucleari per rendere più sicuri i reattori
ad acqua pressurizzata già esistenti e futuri. Per il periodo 1991-1995
sono già stati stanziati più di 60 milioni di ECU, di cui 13 dalla
Commissione europea e 49 dai 18 partecipanti al programma. I principali
risultati sono stati presentati in occasione di una conferenza tenutasi a
Lussemburgo nel novembre del 1995. Alla conferenza, che segnava inoltre
l’inizio di un nuovo programma "Sicurezza della fissione
nucleare" per il quale sono stati stanziati 60 milioni di ECU, hanno preso
parte oltre 200 esperti di tutto il mondo.
I settori nei quali sussistono
rischi di incidenti gravi sono 8: la degradazione del nocciolo del reattore, i
problemi connessi con l’idrogeno, le interazioni tra il nocciolo fuso e il
liquido di raffreddamento (molten fuel-coolant interaction o MFCI), i recipienti
pressurizzati, le interazioni tra il nocciolo fuso e il cemento (molten
core-concrete interaction o MCCI), il comportamento del materiale radioattivo
(inventario dei prodotti di fissione), l’integrità delle strutture
di contenimento e la gestione degli incidenti gravi, inclusa la convalidazione
degli strumenti d’allarme.
Ricerca
Il centro di ricerca FZK (Karlsruhe, Germania) ha realizzato
prove di tempra con barre di combustibili ed ha simulato delle perdite di
liquido di raffreddamento (loss-of-coolant accidents o LOCA). L’agenzia
ENEA (Italia) ha studiato la stabilità chimica e meccanica
dell’ossido di zirconio e la sua capacità di dissolvere il
combustibile prima che questo fonda. L’Università di Stoccarda e
l’AEA (Atomic Energy Authority, Regno Unito) hanno sviluppato modelli per
studiare i fenomeni di spostamento del nocciolo durante la fusione e li hanno
quindi convalidati nel corso di prove su reattori. Gli scienziati
dell’Università di Bochum (Germania) hanno studiato i trasferimenti
radiativi di calore nelle geometrie di reattori danneggiati, mentre i lavori
condotti sull’MFCI vertevano essenzialmente sulle fasi preliminari delle
esplosioni di vapore, prima della miscelazione dei componenti.
Per quanto
riguarda i reattori ad acqua pressurizzata (PWR), è noto che esiste la
possibilità che si verifichino violente esplosioni, in particolare se
un’elevata percentuale di scorie del nocciolo ("corium") viene a
contatto con il liquido di raffreddamento.
Gli studi su queste miscele
esplosive si sono concentrati sulle diverse possibilità di miscelazione
nocciolo/liquido di raffreddamento, sulle velocità di trasmissione del
calore e sulle leggi termodinamiche che regolano la fusione del nocciolo,
l’acqua e il vapore.
Questi studi hanno consentito di sviluppare test
di contatto brutale del nocciolo fuso con l’acqua (melt drop) a
temperature superiori ai 1000 °C per definire i parametri delle esplosioni
nei modelli d’incidente.
Sono stati studiati i prodotti di fissione
liberati durante un’interazione tra il nocciolo fuso e il cemento (MCCI),
il raffreddamento del corium e l’impiego dell’acqua per
raffreddarlo.
Poichè l’interazione del corium con l’acqua
di raffreddamento produce quantità importanti d’idrogeno, sono
stati condotti lavori volti a ridurre la formazione della miscela
idrogeno/ossigeno (esplosivi) che miravano a "disperdere"
l’idrogeno o, al contrario, a fissarlo. Infine, uno degli studi più
interessanti riguarda i prodotti di fissione, la loro natura, la loro
concentrazione e la loro velocità di liberazione nei vari schemi
d’incidente.
Risultati
I risultati più significativi scaturiti da questo
programma di ricerca riguardano ciò che accade quanto un liquido
altamente radioattivo fuoriesce dal reattore dopo la fusione del nocciolo e i
rischi che comporta la formazione di una bolla d’idrogeno nel
nocciolo.
Si è dimostrato che l’acqua era efficace per immergere
il nocciolo in fusione, disperdendo le scorie, in modo da permettere
l’evacuazione rapida del calore residuo e la concentrazione o la
sospensione dei prodotti di fissione, affinchè questi non vengano
liberati dal nocciolo in grandi quantità. L’unico problema del
raffreddamento ad acqua è rappresentato dalla formazione, in taluni casi,
di una crosta di protezione sul nocciolo fuso.
Forse il metodo più
promettente di raffreddamento del nocciolo è la cosiddetta tecnica COMET
che consiste nell’intrappolarlo in uno spesso zoccolo di cemento collocato
sotto il recipiente del reattore. Se il nocciolo si fonde e attraversa il
pavimento del reattore viene arrestato da questo zoccolo che funge da struttura
di contenimento.
Lo zoccolo deve avere dimensioni sufficienti per raffreddare
più di 200 tonnellate di scorie, ad una temperatura di circa 2750
°C.
In base ai risultati del programma viene proposto di includere
zoccoli di questo tipo nella progettazione delle future centrali ad acqua
pressurizzata.
Importanti progressi si sono inoltre ottenuti nelle strategie
di limitazione dei rischi dovuti alla generazione d’idrogeno e sono stati
definiti vari sistemi di dispersione dell’idrogeno. I futuri reattori
saranno dotati di serbatoi di gas inerti, che potranno essere liberati per
diluire e neutralizzare l’idrogeno. I due additivi scelti per evitare le
esplosioni sono la neve carbonica e l’azoto, non potendo rendere
ininfiammabili le miscele idrogeno/gas neutri. Inoltre si possono collocare nel
reattore catalizzatori a base di palladio, nichel e rame, fosforo o palladio
ricoperto d’ossido d’alluminio destinati ad assorbire
l’idrogeno.
I progressi ottenuti nel campo della strumentazione e dei
sistemi di prevenzione riguardano i metodi di segnalazione acustica, ritenuti
più affidabili in caso di incidenti, che possono essere collegati a
sistemi on-line di allarme in tempo reale. Sono anche stati sviluppati sistemi
esperti per fornire agli operatori della sala di controllo consigli logici a
sostegno delle diagnosi e delle decisioni, ma anche per filtrare i segnali
d’allarme e convalidare rapidamente la scelta delle misure
d’emergenza previste dagli operatori.
Gli scienziati
dell’Istituto della Sicurezza di Monaco di Baviera hanno concluso che
"la situazione delle centrali nucleari in Europa, dal punto di vista
della strumentazione, della convalida dei segnali d’allarme e
dell’appoggio informatico agli operatori era in perfetto accordo con le
esigenze operative di sicurezza, ma che le numerose attività nucleari nei
vari paesi dovevano tradursi anche in importanti sviluppi della sicurezza, in
modo da migliorare le attuali misure di prevenzione degli incidenti".
La sicurezza non è dunque ancora un fatto acquisito. Le ricerche
continuano.
(Fonte:
VIPS)