Per rispondere al mandato che gli è stato assegnato nel 1977 dalle Parti contraenti, il Piano Blu ha sviluppato un metodo sistematico e prospettico per studiare nel lungo termine gl’impatti dello sviluppo economico sull’ambiente e sulle risorse naturali, e ciò a livello regionale, nazionale e costiero. Questa procedura si concentra principalmente sulle interazioni tra la popolazione, le attività economiche essenziali e la biosfera. La conoscenza dei dati demografici (numero, crescita, struttura per età e sesso, per ripartizione, etc.) costituisce dunque una delle basi principali dei lavori del Piano Blu.
E ’così
che, nel 1986 - 87, sono stati elaborati cinque scenari di popolazione, sugli
orizzonti 2000 e 2025 secondo tre grandi gruppi di paesi. Questi cinque scenari
riposavano su una combinazione ragionata delle ipotesi demografiche della
Divisione della popolazione delle Nazioni Unite e hanno consentito di abbozzare,
in collegamento con altre ipotesi fondamentali in particolare economiche, dei
futuri possibili per i paesi del bacino mediterraneo.
Le evoluzioni conosciute dai paesi mediterranei durante gli ultimi quindici anni non hanno risparmiato il campo demografico dove una diminuzione rapida della fecondità ha portato aduna revisione costantemente in calo delle proiezioni di popolazione delle nazioni Unite. E’ per questo che il Piano Blu, per proseguire i suoi lavori, si è impegnato in una attualizzazione completa dei dati demografici per l’insieme dei paesi rivieraschi e delle loro regioni costiere. Qualche risultato di questo studio viene presentato nella seguente tabella:
Evoluzione della popolazione sulle rive Nord e Sud ed Est del Mediterraneo tra il 1970 e il 2025
è stata considerata una sola proiezione per paese
La popolazione totale
mediterranea
Dal 1970 al 2000, la
popolazione dei paesi rivieraschi è passata da 285 a 427 milioni, ossia con un
aumento di 142 milioni di abitanti.
i danno un accrescimento di più di 96
milioni. La crescita demografica nel Mediterraneo avverrà ad un ritmo molto meno
rapido, con il passaggio del tasso di accrescimento medio dall’1,35% per il
periodo precedente allo 0,82% per i prossimi 25 anni, con una popolazione di
523,7 milioni nel 2025. I paesi del Sud e dell’Est (Turchia, Siria, Libano,
Israele, Territori palestinesi, Cipro, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco)
guadagneranno 92 milioni di abitanti supplementari, mentre nel Nord (Spagna,
Francia, Monaco, Italia, Malta, Slovenia, Bosnia - Erzegovina, Iugoslavia,
Albania, Grecia) l’accrescimento riguarderà 4 milioni di abitanti.
Cert paesi del Nord, dove l’indice di
fecondità è molto basso, conosceranno una decrescenza in numero assoluto della
loro popolazione nel 2025 rispetto alla loro popolazione attuale: in Italia
(fecondità nel 2000: 1,37 bambini per donna; 3,5 milioni di abitanti in meno nel
2025), in Croazia (rispettivamente 1,54 e 280 000 abitanti, in Grecia (1,59 e
165 000) abitanti). L’Albania è il solo paese del Nord dove la fecondità (2,38
nel 2000 e 2,1 nel 2025) resta oltre la soglia di rinnovo delle generazioni,
stimato a 2,1 bambini per donna in età di procreazione.
Malgrado il suo volume (92 milioni di
abitanti supplementari nel 2025), l’accrescimento della popolazione dei paesi
del Sud e dell’Est testimoni di un rallentamento sensibile in rapporto ai
decenni precedenti. Se si esaminano i due “giganti” demografici, che sono la
Turchia e l’Egitto, si constata in effetti che il loro tasso di accrescimento
annuale medio, per i periodi 1970 - 2000 e 2000 - 2025, passa rispettivamente da
2,03 a 1,14% e da 2,38 a 1,45%. In numero assoluto, l’aumento di popolazione è
stato di 30 milioni dal 1070 al 2000 in Turchia e di più di 33,5 milioni in
Egitto. Dal 2000 al 2025, le proiezioni danno un aumento rispettivamente di 21,6
e di 28,8 milioni di abitanti.
Questo fenomeno è dovuto
principalmente ad calo del tasso di fecondità nella parte sud ed est della
costa, ad eccezione dei Territori Palestinesi e d’Israele che raggiungeranno
tutti una soglia di equilibrio del rinnovo delle generazioni nel 2025, mentre
alcuni addirittura si situeranno al disotto (Marocco, Tunisia, Cipro, Turchia).
Questo calo costante (salvo l’Egitto dove la fecondità è fluttuata nel corso
degli anni) ed elevato della fecondità è da mettere in relazione da una parte
con il livello di educazione delle donne, sempre in crescita, e dall’altra parte
con diverse influenze esterne: televisioni straniere e altri mezzi di
informazione, contatti con le popolazioni migranti che rientrano nei paesi sia
temporaneamente sia definitivamente, portando un’altra concezione del vivere.
Inoltre, i fondi inviati dai lavoratori emigrati serve a sviluppare servizi
socio-culturali locali che toccano le popolazioni più
svantaggiate.
Così è avvenuto che in Marocco la fecondità delle donne analfabete che raggiungeva i 7,4 bambini per donna all’inizio degli anni 70, è diminuita fin a non essere più del 4,04 nel 1993. Tuttavia, questo calo rilevante di fecondità nel Sud e nell’Est del Mediterraneo, non si traduce ancora in una stabilizzazione della crescita demografica. In realtà, il numero di donne giovani in età di procreare induce meccanicamente una crescita che si farà sentire ben dopo il 2025, anche se le cifre globali portano ad essere ottimisti.
Le differenze di crescita
demografica tra il Nord e il Sud e l’Est si tradurranno in evoluzioni
contrastate della struttura per età. Le due rive conosceranno un invecchiamento
della loro popolazione, ma a ritmi diversi e con risultati sorprendenti, vale a
dire che l’invecchiamento globale della popolazione mediterranea è trainato dal
Sud e dall’Est.
Tuttavia, i paesi del Sud e
dell’Est resteranno alle prese con uno squilibrio sul mercato dell’occupazione
dove il numero dei nuovi in cerca di lavoro resterà superiore a quelli che
lasciano il mercato, contrariamente a ciò che avverrà sulla riva nord. Malgrado
il peso relativo in diminuzione dei giovani con meno di 15 anni (dal 32,2% nel
2000 al 22,2% nel 2025), gl’ingressi netti tra la popolazione attiva
continueranno a crescere fino al 2010 (4,2 milioni) per diminuire sensibilmente
solo alla fine del periodo (2,2 milioni nel 2025). E’ in Turchia e in Egitto che
gl’ingressi netti saranno più rilevanti: nel 2000 rispettivamente 987 000 e 1
milione, e ancora 561 000 e 822 000 nel 2025.
Popolazione urbana e popolazione rurale
La
popolazione urbana dei paesi rivieraschi è passata da 94 milioni del 1950 a
154,5 milioni del 2000. Nel 2025, essa si eleverà a 379 milioni.
Per i decenni 1950 - 70 e 1970 - 2000, i
tassi di crescita annuale media sono stati rispettivamente di 2,5% e dell’1,95%.
Si constata già un rallentamento tra i due periodi. per i prossimi 25 anni, il
tasso di crescita annuale medio sarà dell’1,3%. Si ha dunque una decelerazione
rilevante della crescita dell’urbanizzazione, che crescerà tuttavia molto più
che la popolazione totale il cui tasso di crescita media annuale sarà di 0,82%
per il periodo.
Il numero supplementare
degli urbani sarà di 104,5 milioni. La quasi totalità (98 milioni) si situerà
sulla riva sud ed est, di cui 23 milioni in Turchia e 36,2 milioni in Egitto. La
popolazione urbana della riva nord aumenterà di 6,3 milioni. Queste cifre
significano che ogni anno i paesi del Sud e dell’Est guadagneranno quasi 4
milioni di urbani in più mentre questi non saranno che 253.000 nei paesi del
Nord. Il tasso di urbanizzazione dei paesi mediterranei, del 64,3% nel 2000,
passerà al 72,4% nel 2025 con una differenza marcata tra il Sud e l’Est dove il
tasso di urbanizzazione aumenterà molto sensibilmente dal 61,9% al 74,4% e il
Nord dove si ha una stabilizzazione, il tasso di urbanizzazione vi evolve dal
67,3% al 69%. L’inversione di tendenza è netta, il Sud e l’Est diventano più
urbanizzati del Nord.
L’evoluzione della
popolazione rurale è simmetrica a quella della popolazione urbana. Dal 1970 al
2000, la popolazione rurale è passata da 131 a 152,5 milioni, ossia con un
supplemento di più di 21 milioni di rurali con tuttavia un tasso di crescita
annuale di 0,5%, debole in confronto a quello della popolazione urbana nonché a
quello della popolazione totale. Dal 2000 al 2025, il tasso di crescita annuale
sarà negativo (-0,2%), con la popolazione rurale che perderà 7,7 milioni di
abitanti per raggiungere i 144,7 milioni. La parte della popolazione rurale tra
la popolazione totale non cessa di diminuire: il 46% nel 1970, 36% nel 2000 e
28% nel 2025.
Questa evoluzione globale
maschera tuttavia le dinamiche diverse tra la riva nord e la riva sud ed est
nonché tra i paesi all’interno di questi due gruppi. I cambiamenti sono molto
più accentuati al Sud e all’Est che al Nord. Così, la parte della popolazione
rurale nella popolazione totale al Sud e all’Est che era del 57% nel 1970 non
raggiunge più del 38% nel 2000 e diminuirà fino al 26% nel 2025. Alla stessa
data nel Nord le cifre saranno rispettivamente di 38%, 33% e 31%. Tuttavia,
malgrado questo calo della parte di popolazione rurale, la popolazione agricola
nel 1999 resta rilevante, superiore al 20% in Iugoslavia, Algeria, Tunisia,
Siria e al 30% in Egitto e in Marocco, per culminare a circa il 50% in Turchia e
in Albania.
A sud e ad Est, questo calo
della parte rurale tra il 1970 e il 2000 è stata accompagnata da una crescita
della popolazione rurale al ritmo annuale medio di quasi l’1%, ossia 22,8
milioni di rurali supplementari. Al Nord, il tasso di crescita annuale medio
negativo (-0,08%) ha comportato una perdita di 1,5 milioni di rurali. Durante i
prossimi 25 anni, i tassi di crescita saranno negativi sulle due rive, due volte
di più accentuati al Sud e all’Est (-0,26%) che al Nord (0,13%). Alla fine del
periodo, ciò si tradurrà in una perdita rispettiva di 5,7 e 2 milioni di rurali.
Questo calo che avverrà della popolazione rurale a livello regionale non colpirà
tutti i paesi, in quanto alcuni
continueranno a vedere aumentare la loro popolazione rurale. Nel 2025, è
stranamente in Francia che i nuovi abitanti rurali saranno più numerosi (1,9
milioni), seguita dall’Algeria (1,4 milioni), dai Territori palestinesi (un
milione), dalla Libia, Siria, Israele, Libano e Tunisia.
Al termine di questo studio,
conviene innanzitutto sottolineare che la rapidità dei cambiamenti demografici
in Mediterraneo opera a favore di un aggiornamento in continuo dei dati della
popolazione.
E
per terminare, occorre dire che i risultati di questo lavoro sono già studiati e
lo saranno ancora di più nel prossimo avvenire per alimentare le riflessioni
sulle relazioni Sviluppo/Ambiente, di una grande complessità e avente
conseguenze forti in termini di sviluppo umano. E’ il caso della gestione
durevole delle città, dello sviluppo rurale, dei rifiuti e dei modi di consumo,
della problematica dell’occupazione al Sud, per non citare che qualche
esempio.
(1)
Youssef Courbage, Nouveaux horizons démographiques en Méditerranée.
INED-PUF,
Paris 1999
Fonte Medondes, hiver 2000 – 2001, n 42 - 43
13/12/01