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Settembre 2000




Mortalità massiva delle Gorgonie nel Mediterraneo

 

Da parecchi posti del Mediterraneo occidentale e orientale pervengono dei segni allarmanti sulla situazione delle gorgonie. Nonostante il loro aspetto di piante arborescenti dei fondi marini, le gorgonie sono degli animali della classe degli antozoi ( dal greco "anthos", fiore, e "zoon", animale), del gruppo dei cnidari e del sottotipo dei celenterati. Come gli altri antozoi tipo coralli ed anemoni di mare (attinie), le gorgonie vivono fissate sul fondo e formano delle colonie di polipi disposte come dei fiori intorno ad uno scheletro in calcare corneo. I tessuti circondano lo scheletro costituendo la parte vivente. Esse sono ben note agli adepti delle immersioni subacquee per il loro aspetto fiammeggiante, i loro colori di un rosso, bianco e arancio o giallo vivo, secondo la specie.
Ora, dall’estate scorsa, un’epidemia dalle cause ancora non chiarite colpisce gravemente le popolazioni di gorgonie, da Genova a Marsiglia, vale a dire tutto il litorale marino della Liguria e della Provenza-Costa Azzurra. I fondali marini delle isole di Porquerolles e Port-Cros sono gravemente toccate, il nord della Sardegna e l’isola d’Elba, presentano i primi sintomi, e cioè una necrosi dei polipi presto seguita dalla morte dell’organismo. I laboratori di biologia marina di università italiane (Genova ), francesi (Laboratoire d’Environnement Marin Littoral/Nice e d’Endoume/ Marsiglia) e spagnoli (Barcellona) stanno lavorando per stabilire una cartografia precisa di questo nuovo flagello (ricercardone le cause) che colpisce in maggioranza le colonie di coralli rossi (Corallium rubrum), le gorgonie bianche (Eunicella singularis), rosse (Paramuricea clavata) e gialle (Eunicella cavolini), nonché altri animali come le spugne, le madrepore (che formano anch’esse colonie di polipi). Al momento sono avanzate parecchie ipotesi che richiederanno senza dubbio numerose e lunghe indagini prima di essere validate: un riscaldamento dell’acqua di mare, dell’ordine di 2° in dieci anni, in quanto le gorgonie sono stenoterme, vale a dire molto sensibili ad una leggera variazione termica; la presenza di uno o più germi patogeni; Vari inquinanti come gl’idrocarburi, gli organocloruri, i metalli pesanti. Questi fattori potrebbero peraltro agire in associazione o in sinergia. Secondo alcune precisazioni di M. Patrice Francour, responsabile del dossier "Gorgonie" presso il Laboratoire d’Environnement Marin Littoral (Nizza), se pochi elementi nuovi sono apparsi nel corso del primo trimestre 2000, gli ultimi studi confermano l’innalzamento della temperatura come fattore scatenante- e non come causa diretta della mortalità. Le analisi hanno già permesso di isolare dei ceppi batterici e ora resta da inseminare delle gorgonie sane per assicurarsi che siano esse ad indurre la loro mortalità. Ma poiché sono state colpite numerose altre specie, non si possono escludere altre cause- come l’azione del fitoplancton. Fino ad oggi sono state registrate 24 specie colpite da mortalità massiva. per il Mediterraneo orientale. Un’altra osservazione proviene dall’Università di Thessalonica dove dei biologi H.Chintiroglou e G.Skoufas, (comunicazioni personali), si rifanno ad una serie di dati cronologici che risalgono al 1994 e che vertono sull’ecosistema dell’Egeo, e registrano una forte diminuzione delle popolazioni di gorgonie soffocate, ricoperte dalle alghe: questo fenomeno, che colpisce soprattutto la gorgonia bianca Eunicella singularis, è dovuto, secondo questi autori, all’arresto di secrezione da parte dei polipi di un muco antifouling (la cui azione è analoga a quella delle vernici antifouling con cui si ricoprono gli scavi delle navi per proteggerli contro l’invasione di organismi marini).
Questo deperimento delle popolazioni di gorgonie, se si conferma e si estende, comporterà, dopo l’invasione della Caulerpa taxifolia, un nuovo rischio di squilibrio per l’ecosistema del Mediterraneo, poiché questi animali giocano un ruolo importante nel ciclo del carbonio delle acque litorali e servono da supporto ad una epifauna varia. In un articolo apparso nella rivista scientifica americana "Science" (n° 285, sett.1999) e intitolato "Emerging Marine Disease- Climate Links and Anthropogenic Factors", 13 scienziati di università americane ed europee citano le gorgonie del Mediterraneo fra varie comunità vittime in questi ultimi anni di mortalità massiva in varie regioni dell’oceano mondiale e parlano di uno stress fisiologico legato al cambiamento climatico e ad altre attività umane che diminuirebbero la resistenza dell’ospite e aumenterebbero così la frequenza delle malattie opportunistiche.
(Fonte: MEDONDES N° 40 - 41, PNUE)