Mortalità massiva delle Gorgonie nel Mediterraneo
Da parecchi posti del Mediterraneo occidentale e
orientale pervengono dei segni allarmanti sulla situazione delle gorgonie.
Nonostante il loro aspetto di piante arborescenti dei fondi marini, le gorgonie
sono degli animali della classe degli antozoi ( dal greco "anthos",
fiore, e "zoon", animale), del gruppo dei cnidari e del sottotipo dei
celenterati. Come gli altri antozoi tipo coralli ed anemoni di mare (attinie),
le gorgonie vivono fissate sul fondo e formano delle colonie di polipi disposte
come dei fiori intorno ad uno scheletro in calcare corneo. I tessuti circondano
lo scheletro costituendo la parte vivente. Esse sono ben note agli adepti delle
immersioni subacquee per il loro aspetto fiammeggiante, i loro colori di un
rosso, bianco e arancio o giallo vivo, secondo la specie.
Ora,
dall’estate scorsa, un’epidemia dalle cause ancora non chiarite
colpisce gravemente le popolazioni di gorgonie, da Genova a Marsiglia, vale a
dire tutto il litorale marino della Liguria e della Provenza-Costa Azzurra. I
fondali marini delle isole di Porquerolles e Port-Cros sono
gravemente toccate, il nord della Sardegna e l’isola d’Elba,
presentano i primi sintomi, e cioè una necrosi dei polipi presto seguita
dalla morte dell’organismo. I laboratori di biologia marina di
università italiane (Genova ), francesi (Laboratoire
d’Environnement Marin Littoral/Nice e d’Endoume/
Marsiglia) e spagnoli (Barcellona) stanno lavorando per stabilire una
cartografia precisa di questo nuovo flagello (ricercardone le cause) che
colpisce in maggioranza le colonie di coralli rossi (Corallium rubrum),
le gorgonie bianche (Eunicella singularis), rosse (Paramuricea
clavata) e gialle (Eunicella cavolini), nonché altri animali
come le spugne, le madrepore (che formano anch’esse colonie di polipi). Al
momento sono avanzate parecchie ipotesi che richiederanno senza dubbio numerose
e lunghe indagini prima di essere validate: un riscaldamento dell’acqua di
mare, dell’ordine di 2° in dieci anni, in quanto le gorgonie sono
stenoterme, vale a dire molto sensibili ad una leggera variazione termica; la
presenza di uno o più germi patogeni; Vari inquinanti come
gl’idrocarburi, gli organocloruri, i metalli pesanti. Questi fattori
potrebbero peraltro agire in associazione o in sinergia. Secondo alcune
precisazioni di M. Patrice Francour, responsabile del dossier
"Gorgonie" presso il Laboratoire d’Environnement Marin
Littoral (Nizza), se pochi elementi nuovi sono apparsi nel corso del primo
trimestre 2000, gli ultimi studi confermano l’innalzamento della
temperatura come fattore scatenante- e non come causa diretta della
mortalità. Le analisi hanno già permesso di isolare dei ceppi
batterici e ora resta da inseminare delle gorgonie sane per assicurarsi che
siano esse ad indurre la loro mortalità. Ma poiché sono state
colpite numerose altre specie, non si possono escludere altre cause- come
l’azione del fitoplancton. Fino ad oggi sono state registrate 24 specie
colpite da mortalità massiva. per il Mediterraneo orientale.
Un’altra osservazione proviene dall’Università di
Thessalonica dove dei biologi H.Chintiroglou e G.Skoufas, (comunicazioni
personali), si rifanno ad una serie di dati cronologici che risalgono al 1994 e
che vertono sull’ecosistema dell’Egeo, e registrano una forte
diminuzione delle popolazioni di gorgonie soffocate, ricoperte dalle alghe:
questo fenomeno, che colpisce soprattutto la gorgonia bianca Eunicella
singularis, è dovuto, secondo questi autori, all’arresto di
secrezione da parte dei polipi di un muco antifouling (la cui azione
è analoga a quella delle vernici antifouling con cui si ricoprono
gli scavi delle navi per proteggerli contro l’invasione di organismi
marini).
Questo deperimento delle popolazioni di gorgonie, se si conferma e
si estende, comporterà, dopo l’invasione della Caulerpa
taxifolia, un nuovo rischio di squilibrio per l’ecosistema del
Mediterraneo, poiché questi animali giocano un ruolo importante nel ciclo
del carbonio delle acque litorali e servono da supporto ad una epifauna varia.
In un articolo apparso nella rivista scientifica americana "Science"
(n° 285, sett.1999) e intitolato "Emerging Marine Disease- Climate
Links and Anthropogenic Factors", 13 scienziati di università
americane ed europee citano le gorgonie del Mediterraneo fra varie
comunità vittime in questi ultimi anni di mortalità massiva in
varie regioni dell’oceano mondiale e parlano di uno stress fisiologico
legato al cambiamento climatico e ad altre attività umane che
diminuirebbero la resistenza dell’ospite e aumenterebbero così la
frequenza delle malattie opportunistiche.
(Fonte: MEDONDES N° 40 - 41,
PNUE)