Giugno 2001
di
Jean-Francois Focant
e Edwin De Pauw
Un punto di vista belga su quanto è avvenuto in Belgio a
carico della contaminazione di derrate alimentari
.
L’articolo è
liberamente tratto da “Beswa Revue”, periodico della Belgian Solid Waste
Association.
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Diossine, ecco un termine ritornato nel
linguaggio pubblico, dopo alcuni anni di latenza dopo Seveso. Sembra focalizzare
tutte le paure e le apprensioni relative alla chimica in un clima di
preoccupazione largamente mantenuto da gruppi di pressione. I timori sono
proporzionati ai rischi e agli effetti determinati da queste molecole? E’
giustificato dar loro la caccia instaurando delle norme severe e dei controlli
costosi?
Ecco alcune domande che ci possiamo porre su un tema
regolarmente oggetto di attenzione da parte dei media
1. Che cosa sono le
diossine?
Non
esiste una diossina, ma una famiglia estesa di composti (congeneri), vicini per
struttura chimica ed attività biologica . Sotto il nome di “diossine” si
raggruppano infatti due grandi famiglie di composti: Le PoliCloro
Dibenzo-p-Diossine (PCDD) e i PoliCloro Dibenzo Furani (PCDF). Si tratta di
molecole organiche aromatiche che possiedono una struttura spaziale piana. Al
momento delle “analisi di diossine”, si dosano egualmente certi
policlorobifenili complanari (cPCB) di struttura e di proprietà prossime a
quelle delle diossine.
Si può anche menzionare la degradazione
dei PCB (Askarel, Arochlor,...) utilizzati fin dagli anni settanta come
componenti degli olii dei trasformatori. Lo scarico incontrollato di questi olii
nell’ambiente , seguìto alla proibizione della loro utilizzazione, nonché la
loro combustione incompleta possono condurre alla formazione di diossine
(inquinamento caldo ai PCB) (?). Secondo l’origine delle
emissioni, può variare la distribuzione dei congeneri.. Questo fatto permette di
identificare le differenti fonti di contaminazione. Si può così operare la
differenza tra una contaminazione tipo “Seveso” e un’intossicazione alimentare
dovuta ad un inquinamento da PCB. Le diossine congeneri 2,3,7,8 cedono il passo
ai furani nell’ipotesi di formazione da PCB. Le
diossine sono state prodotte ben prima dell’industrializzazione. I milioni di
tonnellate di legno e di carbone bruciati ogni anno e così pure la produzione di
metalli, ne erano la causa principale. L’Europa e gli Usa
inceneriscono dal 15 al 20% dei loro rifiuti, a confronto del 75% del
Giappone. Infine esistono numerose
fonti puntuali (scappamenti dei motori a scoppio, riscaldamento con combustibili
fossili o legna). In modo più aneddotico, le diossine sono anche formate durante
la cottura al barbecue, la combustione del tabacco... Queste fonti non devono
servire da alibi alle produzioni più rilevanti. 3. Fatti
salienti La
“fama” delle diossine riposa su alcuni avvenimenti verificatisi in questi ultimi
decenni. L’incidente di Seveso in Italia nel 1976 (impianto di triclorofenolo,
ICMESA; Hoffman-LaRoche) che, secondo le fonti, ha rilasciato da 0,5 a 3 kili di
diossine nell’atmosfera, è uno dei più conosciuti. Nessuna morte umana diretta
può essere attribuita a questo incidente. I casi di cloracne dovuti al passaggio
diretto delle diossine attraverso le barriere della pelle e la morte di un certo
numero di animali furono gli effetti più spettacolari. 4 Tossicità delle
diossine Le
diossine sono dei composti che perturbano il buon funzionamento del nostro
organismo. Inoltre, queste molecole sono persistenti e si accumulano lungo tutta
la catena alimentare fino all’uomo (95% dell’esposizione alle diossine avviene
attraverso il nutrimento). Dopo essere penetrate nell’organismo, esse sono
trasportate mediante i lipidi del sangue, andandosi a localizzare nei tessuti
adiposi. 4.1. Valutazione della
tossicità Dalle prime ricerche
effettuate in seguito a ciò che è stato chiamato “ il fattore di edema del
pollo” che nel 1957 ha decimato parecchi milioni di volatili negli Stati-Uniti,
si sono succeduti lavori di studio sulla tossicità delle
diossine. La
valutazione della loro tossicità non è stata cosa facile. Può accadere che sia
molto difficile comprendere la comparsa di diversi effetti. La l
2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (2,3,7,8-TCDD) è il congenere più tossico.
Essa determina varie risposte dell’organismo negli animali, come ad esempio:
neoplasie, immunosoppressione, epatossicità, displasia epiteliale, perturbazione
degli organi della riproduzione, perdita di peso, lesioni della pelle,
cancerizzazione... Effetti cancerogeni rilevanti sono già osservati dopo qualche
mese agli animali sottoposti ad una dose di 1 ng/kg/giorno di 2,3,7,8-TCDD. Una
delle difficoltà negli studi tossicologici risiede nel fatto che, non solo,
ciascuna specie non presenta lo spettro completo della tossicità e neanche
sensibilità uguali, ma inoltre, diversi parametri come l’età, il peso, la massa
grassa, il sesso possono modificare fortemente le risposte in seno ad una
medesima specie.
____________________________ Scala
di sensibilità negli animali maiali, ratti , polli, scimmie,conigli, cani,
criceti 5000 1 ___________________________________________________ Per
quanto riguarda l’uomo, i rischi posti dalle diossine restano mal definiti. La
sensibilità umana è molto più bassa di quella di numerosi animali (7). Eccetto
la 2,3,7,8-TCDD che è stata recentemente dichiarata cancerogena dall’USEPA
(United States Environmental Protection Agency), nessun congenere è
capace di innescare un processo di cancerizzazione. E’ a questo proposito che i
valori riguardanti la quantità accettata senza rischi nell’uomo (NOEL-No Osserved Effect Level) divergono tra la WHO (World Health Organisation),da
una parte, e, l’Usepa, dall’altra. La WHO si basa sui valori più bassi che
comportano un effetto cancerogeno osservato (LOEL-Lowest Osserved Effect Level)
nel ratto aggiungendovi un fattore di sicurezza di circa 200. Questo porta ad
una dose giornaliera accettabile da 1 a 5pg per kg di peso corporeo. L’USEPA, al
contrario della WHO, riconosce la 2,3,7,8-TCDD come capace da sola di iniziare
il processo di cancerizzazione. Si ha come conseguenza l’assenza di una soglia
di garanzia e del fattore di sicurezza. L’Usepa, per cui il rischio nullo esiste
solo in quantità nulle, ha dunque scelto un valore di circa 1000 volte inferiore
a quello del WHO (0.0064pg/kg/giorno). Questo valore si basa su un’ipotesi
spesso criticata (8). 4.2
Meccanismo d’azione Le
diossine e le molecole apparentate fanno parte dei composti chimici qualificati
come distruttori endocrini (perturbazione del sistema
ormonale). Si raggruppa sotto la
definizione di “distruttori endocrini”, ogni sostanza esogena che interferisce
con la sintesi, la secrezione, il trasporto, l’azione o l’eliminazione di ormoni
naturali responsabili del mantenimento di varie funzioni in seno ad un’organismo
intatto o alla sua progenie. Il
meccanismo generale d’azione di questi composti consiste in un mimetismo
ormonale senza metabolizzazione preliminare. E’ attraverso il flusso del sangue
che questi antagonisti ormonali prendono il posto degli ormoni su dei ricettori
specifici (ricettori AhR-Aryl hydrocarbon Receptor) situati sulle cellule
degli organi bersaglio. Il complesso diossina-AhR può allora, dopo avere
attraversato le barriere nucleari, legarsi a certi siti di riconoscimento sul
DNA (CYPIAI responsabile della secrezione dei Citocromi P450). Il materiale
genetico della cellula così colpita, può provocare l’espressione di geni
specifici abitualmente repressi, con la conseguenza della sintesi di proteine
che sono all’origine di vari effetti biologici perturbatori dell’omeostasi
(8). Si
collega la tossicità dei vari congeneri con la loro capacità di legarsi al
ricettore AhR. E’ stato mostrato (QSAR) che un legame efficace con il ricettore
viene ottenuto quando le posizioni laterali 2,3,7,8 sono occupate dagli atomi di
cloro. Poiché ogni congenere non presenta la medesima affinità con
il ricettore AhR, è stata stabilita una scala di tossicità al fine di valutare
il rischio totale presentato dall’insieme dei congeneri. Così è stata formulata una
tabella di tossicità, espressa in TEF (Toxic Equivalency Factor) che
esprime l’attività di ogni congenere in rapporto alla 2,3,7,8-TCDD. Ciò permette
di valutare la quantità di 2,3,7,8-TCDD che sarebbe necessaria per produrre gli
stessi effetti tossici della miscela considerata. E’ ciò che si chiama la
conversione in TEQ (Toxic Equivalents). La dose giornaliera ammissibile
(WHO) per tutte le diossine e composti affini è dunque da 1 a 5pgTEQ/kg per
l’uomo. 4.4
Gli effetti sull’uomo Gli
effetti più spettacolari dovuti all’azione delle diossine sull’organismo sono
qui raggruppati: *
Si constata una diminuzione della dimensione del timo (organo responsabile
dell’istruzione dei linfociti T, “pattugliatori dell’organismo “) che determina
a sua volta una diminuzione del numero dei linfociti T attivi. Ciò si traduce in
un indebolimento del nostro sistema di difesa immunitaria. Alcuni autori
descrivono questo effetto come l’Aids delle diossine”. *
Si attribuiscono alle diossine anche effetti di perturbazione del processo di
differenziazione cellulare (vale a dire allo stadio in cui le cellule simili da
poco formate assumono funzioni differenti). Nell’uomo i tessuti epiteliali, in
particolare a livello della pelle, sono molto sensibili a questo fenomeno. Una
differenziazione perturbata delle cellule dell’epidermide conduce ad una
modificazione delle ghiandole sebacee. Queste cessano di produrre sebo per
produrre cheratina. Questa ipercheratizzazione conduce alla formazione di cisti,
è la cloracne. *
L’amalgama diossine e cancro è anch’esso molto diffuso. Occorre tuttavia restare
prudenti. La 2,3,7,8-TCDD è un agente teratogeno potente per gli animali di
laboratorio. Nell’uomo, tuttavia, un numero sempre crescente di ricercatori si
posizionano a fianco della WHO e ritengono che le diossine non siano capaci da
sole di innescare il processo di cancerizzazione ma agiscano in qualità di
promotore. Nessuno sfortunatamente è ancora riuscito ad assemblare i pezzi del
puzzle cancro-diossine nell’uomo. *
Un altro effetto di queste molecole è la perturbazione della riserva della
vitamina A che deve essere preliminarmente metabolizzata. Gli enzimi
esterificanti responsabili di questa metabolizzazione sembrano essere inibiti
dalle diossine. *
L’attività estrogenica nella femmina può, anch’essa, essere fortemente
perturbata. Questi effetti possono essere gravidi di conseguenze quando si pensi
che i ruoli principali degli estrogeni sono la determinazione sessuale, la
differenziazione e lo sviluppo sessuale. Da qui si potrebbe partire per spiegare
quella che sembra una modificazione del bilanciamento natale maschi e femmine
dal 1976 nella zona di Severo. 4.5. Predisposizione dovuta
all’età e al sesso Nei
bambini. in cui l’attività timica è importante così come nello stadio fetale,
stadio di differenziazione cellulare, la sensibilità è più elevata. Il bambino
che, relativamente al suo peso corporeo, assume più nutrimento dell’adulto,
aumenta la quantità relativa di diossine ingerite. Inoltre, il più basso
contenuto di grasso dei bambini sopprime l’eventuale “deposito di sicurezza” di
cui dispongono gli adulti. Infine la popolazione femminile sembra
essere molto vulnerabile durante il passaggio alla pubertà. Le madri che
allattano dispongono tuttavia di un mezzo di evacuazione di una parte delle
diossine contenute nel loro sangue e nel loro latte. I bimbi nutriti al seno
ricevono quantità da 10 a 20 volte più rilevanti che gli
adulti. La diminuzione delle
quantità di diossine presenti nel latte e nel sangue umano nel corso di questi
ultimi anni ( si è passati da 20 a 5 pgTEQ/g di grasso nel sangue--la
popolazione del Vietnam si colloca sempre tra 50 e 80 pgTEQ/g di grasso) non ci
autorizza ad abbassare la nostra vigilanza. Gli uccelli dei Grandi Laghi degli
Stati Uniti (150 pgTEQ/g di grasso) o i polli belgi (700 pgTEQ/g di grasso ne
sono la prova. 5.
Dove e come trovare queste diossine ? Per
tutte le ragioni richiamate precedentemente, è necessario poter localizzare le
fonti e dosare in modo preciso le quantità di diossine presenti nel nostro
ambiente. Una
volta nella catena alimentare (una vacca bruca nelle vicinanze di un
inceneritore, una farina animale è contaminata...), queste molecole si
accumuleranno via via nell’uomo. Per questo è necessario controllare
regolarmente le fonti ma anche le derrate alimentari al fine di minimizzarne
l’ingestione. Questo controllo è organizzato in parecchi paesi europei ma è
faticoso e difficile. La principale difficoltà è la complessità dei metodi di
analisi. Le diossine e composti apparentati sono presenti, secondo la matrice, a
scala di ppt, addirittura anche di ppq, vale a dire rispettivamente dell’ordine
del picogrammo e del femtogrammo di diossina per grammo di campione. La tecnica
analitica capace d’identificare e di dosare queste molecole allo stato di
traccia è la spettrometria di massa ad alta risoluzione accoppiata alla
cromatografia in fase gassosa. La complessità di queste apparecchiature così
come la preparazione preliminare dei campioni giustificano un prezzo elevato e
un tempo di analisi conseguente. Allo scopo di ridurre i costi, sono
attualmente oggetto di studi vari metodi alternativi di analisi. Citiamo ad
esempio l’utilizzazione dei fluidi supercritici per l’estrazione delle diossine
e la messa a punto di metodi biologici di analisi. 6.
Conclusioni La
valutazione dei rischi apportati dalle diossine e molecole apparentate è
complessa. E’ necessario un approccio interdisciplinare. Questi inquinanti organici
persistenti richiedono un controllo in quanto sono onnipresenti nel nostro
ambiente e ogni essere umano vi è esposto nel corso della sua
esistenza. I
dati attualmente disponibili indicano una serie di effetti correlati sugli
animali. Per quanto riguarda l’uomo, si sa sfortunatamente molto meno. La
trasposizione a scala umana delle osservazioni fatte sul modello nimale non è
cosa facile e lo studio sull’uomo si scontra con la difficoltà di
analisi. Una
migliore caratterizzazione della relazione dose-risposta e dei fattori associati
alla variazione individuale della suscettibilità è necessaria per valutare in
modo obiettivo i rischi altamente rsi dall’uomo esposto a queste molecole. Gli
effetti di certi “cocktails” di molecole devono, essi stessi,essere meglio
interpretati. Il
consumo giornaliero di prodotti alimentari contaminati conduce all’accumulo di
diossine e furoni nei nostri tessuti adiposi. E’ lecito pensare, dato il tempo
di demivita delle diossine (7 anni), che esposizioni croniche a dosi molto basse
siano equivalenti a brevi esposizioni a forti dosi. Gli studi sugli effetti a
breve e lungo termine delle esposizioni a basse dosi sono tuttavia poco
numerosi. Non disponiamo di dati che rivelino con sufficiente evidenza dei
periodi latenze eventuali di questi composti. E’
necessario un controllo ambientale in tempi reali delle fonti e delle derrate
perché si possa pretendere di sorvegliare e valutare in modo efficace i nostri
contatti con questi micro-inquinanti. Gli avvenimenti recenti hanno già mostrato
che una mancanza di controllo regolare può condurre a contaminazioni la cui
ampiezza è molto difficile da stimare. Cosa che, economicamente parlando, può
condurre a vere catastrofi e alla crisi di tutto il sistema di produzione di un
paese. Deve essere attuato un
sistema di allerta per prevenire altri incidenti, per circoscrivere il loro
impatto sia sulla salute pubblica sia sull’economia e per ridurre la
contaminazione generale. Studi come quelli realizzati
dal CDC (Centers for Desease
Control and Prevention) su lunghi periodi e
per un numero elevato di individui, sono fondamentali per una migliore
comprensione degli effetti a lungo termine (12). bisogna rimanere vigilii per
quanto riguarda le nostre emissioni e seguire da un punto di vista medico le
persone contaminate nel passato al fine di potere, nel futuro, essere capaci
d’identificare, stimare e quindi valutare obiettivamente il
rischio. 1
R.E. Alcock et K.C. Jones, Environ Sci.Technol.,
30,31333143,1996. 2
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1975. 7
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17, 225-240,1997198.
I PCDD/F e cPCB sono delle molecole a
basso momento dipolare , a debole tensione di vapore e insolubili in acqua. La
loro elevata liposolubilità ne fa degli ospiti selettivi per le matrici ricche
di grassi (latte,tessuti,adipe). Questi composti sono anche caratterizzati dalla
loro grande stabilità termica (occorre raggiungere una temperatura di più di
850°C per la loro distruzione). Essi costituiscono una trappola termodinamica
nell’evoluzione chimica di sistemi contenenti carbonio, cloro, ossigeno e
idrogeno.

Nel
secolo scorso si è assistito al rapido aumento delle emissioni delle diossine
fino al culmine raggiunto negli anni ‘70 in seguito allo sviluppo industriale,
dei trasporti e della necessità di eliminare i rifiuti. Le quantità emesse
diminuiscono continuamente da quel periodo in poi in seguito alla presa di
coscienza ambientale (1). Parecchi fattori contribuiscono a questa diminuzione.
Si può citare il miglioramento dei processi utilizzati nell’industria dei
composti clorurati, così come l’apparizione di tecniche alternative per
l’imbianchimento della carta (2). Si tratta anche della diminuzione del consumo
di energia fossile e della regolamentazione dell’uso dei PCB. La modernizzazione
degli inceneritori, un migliore controllo dei processi di combustione
(incenerimento catalitico, termolisi, combustione a letto fluido, l’aggiunta di
inibitori, utilizzazione di filtri, controllo delle temperature di combustione),
così come il miglioramento dei procedimenti siderurgici giocano infine un ruolo
importante nella diminuzione delle emissioni.
Per quanto concerne il tenore in PVC dei rifiuti urbani e la sua
relazione con la quantità di diossine provocate dall’incenerimento, non sembrano
esistere ragioni fondate per considerare il PVC come precursore particolare di
diossine
I
quaranta milioni di tonnellate di defolianti (Agente Arancia) contaminate
dall’isomero 2,3,7,8 della diossina (2ppm) che furono sparsi dalle forze
americane sul Sud Vietnam durante l’operazione “Ranch Hand” negli anni 1960
costituiscono una delle contaminazioni più rilevanti di
diossine.
Per quanto concerne l’Agente Arancia,
un’attenzione particolare viene sempre rivolta agli abitanti delle zone
defoliate. Infatti, poiché si sa che le diossine, ed in particolare le congeneri
2,3,7,8 hanno dei tempi di emivita di parecchie dozzine di anni, si può
comprendere che esse siano sempre presenti sul suolo e ciò per numerosi anni
ancora. Ancora oggi gli individui esposti sono seguiti al fine di permettere lo
studio degli effetti a lungo termine di queste molecole sulla specie umana.
Studi epidemiologici sono stati e sono tuttora realizzati per tentare di
stabilire relaziooni dirette tra vari effetti osservati (variazioni della
quantità di cellule del sistema immunitario, sensibile aumento del numero di
bambini nati morti, malformazioni natali, tendenza all’aumento del numero di
cancri,...) e l’esposizione dei soldati e dei rifugiati del Vietnam.
(5)
Le
diossine sono insolubili nell’acqua, non volatili, molto lipofile e si spostano
solo su supporto. Queste proprietà hanno permesso di identificare le matrici
privilegiate di analisi che sono principalmente: suoli, ceneri, sedimenti e, in
modo generale, i tessuti adiposi (ogni organo contenente dei lipidi è una
riserva potenziale).
27/06/01