Ambiente Risorse Salute
Maggio '99


Rispetto reciproco

In Francia è stato sperimentato con successo uno strumento di aiuto decisionale per gli enti di tutela ambientale basato su indicatori utilizzabili da parte dei decisori e dei loro collaboratori.
La Commissione europea ne ha fatto un progetto europeo.

Le direttive adottate dall'Unione europea devono essere recepite in ciascun paese, che le farà applicare con maggiore o minor successo al livello delle regioni e degli enti. Tuttavia, i dati che giungono al livello degli enti locali e territoriali sono numerosi e diversamente interpretati dai servizi responsabili dell'ambiente. I risultati sono pertanto diversi.
Al tempo stesso, la domanda di raccolta, trattamento e diffusione dei dati ambientali è in costante aumento da molti anni a questa parte. Gli attori locali desiderano in effetti, ciascuno al suo livello, tenere maggiormente conto dell'ambiente nelle loro decisioni.
Questa situazione ha indotto gli enti francesi ad interrogarsi sulla pertinenza delle azioni intraprese in materia di ambiente. Che si tratti di acqua, aria, rifiuti o risanamento, oggi è difficile valutare l'efficacia delle azioni condotte. Ed è inoltre particolarmente arduo formulare una diagnosi quanto più precisa possibile per tutti i settori. È poi praticamente impossibile, per un determinato settore ambientale, paragonare i risultati ottenuti in enti differenti. Eppure questo paragone è necessario, a termine, per ottenere una valutazione corretta dell'impatto delle direttive ambientali europee.
RESPECT: il quadro comandi ambientale per gli Enti
Nove enti francesi hanno dunque lavorato all'elaborazione di indicatori ambientali urbani. All'inizio del 1997, hanno proposto di estendere il progetto, denominato RESPECT, ad altri enti europei. Integrato sei mesi dopo nel programma Life-environnement, RESPECT riunisce oggi trenta enti europei, per un costo totale di 1.032.687 ECU, al quale la Commissione europea ha contribuito per il 47%.
"Gli indicatori sono la parola chiave di questo progetto ", sottolinea Jean-Pierre Denys, responsabile della missione interservizi per l'ambiente presso la Comunità urbana di Lilla, uno degli enti all'origine del progetto nel nord della Francia.
In un primo tempo è stato necessario definire il numero di indicatori necessari, alcuni dei quali comuni all'Unione europea, altri specifici di ciascun ente. A tal fine, gli iniziatori si sono basati sul quadro "Pressione - Stato - Risposta" (PSR) sviluppato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'OCSE. Il quadro poggia sulla constatazione di causalità seguente: "le attività umane esercitano pressioni sull'ambiente; queste pressioni modificano lo stato dell'ambiente, e l'ente reagisce a tali mutamenti adottando una politica ambientale adeguata ".
I 70 indicatori attuali definiti in base a questo quadro sono suddivisi in 13 temi. Essi caratterizzano gli ambienti fisici (acqua, aria, suolo), i tipi di inquinamento ed i fattori nocivi (rifiuti, rumore, trasporti), le energie utilizzate; rispecchiano la protezione della persona in termini di danni cronici (salute) o eccezionali (rischi naturali e tecnologici); caratterizzano l'ambiente di vita (urbanizzazione, paesaggio, natura) e valutano la partecipazione del cittadino (vita sociale). Ciascun indicatore è stato elaborato in comune, partendo dalle competenze degli enti. E nei casi in cui l'informazione mancava, come il calcolo dell'inquinamento lordo, i partecipanti sono ricorsi ad un sotterfugio: l'indicatore derivato, calcolato in base agli altri indicatori.
Nella definizione dell'indicatore non è stato trascurato nulla. "Un buon indicatore deve essere comprensibile sia per gli esperti che per gli eletti; il suo metodo di calcolo è univoco, non interpretabile diversamente da ogni utilizzatore, ed i riferimenti proposti devono essere chiaramente identificati come europei o nazionali ", ricorda Jean-Pierre Denys. Onde evitare confusioni, è stato perfino stilato un glossario che spiega ogni termine tecnico utilizzato. E la metodologia è stata elaborata per poter essere applicata a qualsiasi ente, indipendentemente dal suo livello territoriale.
Alla fine, il "quadro comandi" avrà la forma di un canovaccio di schede descrittive dell'indicatore, di valutazione dell'indicatore stesso e di valutazione del tema ambientale. Le prime schede serviranno da riferimento per attivare il "quadro comandi" nell'ente, mentre le seconde avvicineranno i valori degli indicatori agli obiettivi operativi fissati dall'ente. Le ultime permetteranno invece di valutare le "prestazioni" ambientali dell'ente al livello del tema.
Concepito al fine di chiarire gli obiettivi, questo progetto ha tutte le potenzialità per divenire con il tempo un obiettivo comune per tutti gli enti europei. Adatto al monitoraggio delle azioni a medio termine, RESPECT potrebbe essere periodicamente utilizzato dai decisori, a date prestabilite, per valutare e all'occorrenza riorientare gli obiettivi precedentemente definiti.
Fonte VIPS