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AMBIENTE RISORSE SALUTE
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FEBBRAIO 1999

 

Polo dimostrativo agro - energetico

E’ già in corso di definizione, a cura del MIPA, il Progetto "Bioenergia Tor Mancina", che si propone come polo dimostrativo e come banco di prova in scala reale di filiere agricole a finalità non alimentari in grado di orientare gli operatori privati e gli amministratori pubblici nelle scelte dei prossimi anni. Il Progetto, ha il suo fulcro operativo presso l’Istituto Sperimentale per la Meccanizzazione Agricola di Tor Mancina (Monterotondo, Roma), e comprenderà, in una rete di cooperazione aperta a contributi nazionali e internazionali, anche infrastrutture e impianti già realizzati sul territorio nazionale quali, ad esempio, quelli esistenti presso la ESTERECO di Umbertide per la produzione di biodiesel, e presso la Centrale ENEL di Bastardo per la produzione di oli di pirolisi. Il progetto si caratterizza soprattutto per la dimostrazione di come lo sviluppo di filiere similari in tutto il territorio nazionale possa contribuire al raggiungimento di due obiettivi di assoluta priorità quali la riduzione dei gas ad effetto serra e l’incremento (quantitativo e/o qualitativo) delle opportunità di lavoro.
Anche se la base di partenza per il progetto sono le biomasse disponibili o producibili all’interno dell’ISMA e degli altri Istituti limitrofi, appare opportuno prendere in considerazione fin dall’inizio l’opportunità di reperire biomasse da altre fonti, compatibili con le filiere che si andranno ad organizzare.
Ciò appare rilevante per diversi ordini di motivi:

- l’incremento quantitativo di disponibilità di biomasse, finalizzato al dimensionamento in scala opportuna degli impianti di trasformazione energetica;

- la possibilità di studiare sul campo ed ottimizzare le fasi di reperimento, raccolta, stoccaggio di biomasse diversificate dal punto di vista tecnico, logistico, organizzativo e di impatto sul territorio;

- la necessità di non confinare l’intera attività all’interno.

Le coltivazioni erbacee da introdurre o sviluppare riguarderanno specie classificabili in: amidacee, zuccherine, oleaginose, lignocellulosiche, a plurima attitudine. Le biomasse reperibili da bosco riguardano il legname derivabile da tagli effettuati a seguito di specifiche turnazioni sia di boschi esistenti (cedui e fustaie) sia dall’introduzione di coltivazione a rotazione rapida secondo opportuni criteri di scelta dei terreni, delle specie e delle pratiche agronomiche da adottare. Una discreta quantità di biomassa può derivare da sottoprodotti e residui di varia origine:

- agricoli (paglie, stocchi, potature fruttiferi, ecc.);

- civili (potature verde urbano, potature autostradali);

- agroindustriali e dei mercati.

L’utilizzo di residui zootecnici presenterebbe una forte valenza ambientale, più ancora che energetica, in quanto direttamente connessa con la strategia della riduzione dell’inquinamento sia delle acque che dell’atmosfera derivante dagli allevamenti intensivi; le caratteristiche strutturali e le dimensioni degli allevamenti presenti nell’area rendono improbabile la fattibilità di impianti di digestione anaerobica, ancorché di tipo semplificato. Altre biomasse possono derivare da situazioni diverse: tra queste, si deve approfondire la possibilità di utilizzare, ad esempio, le canne fluviali del Tevere, sempre in un contesto di salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente, anche in senso naturalistico e turistico-ricreativo. Una linea essenziale da sviluppare approfonditamente in parallelo con la produzione di energia in senso stretto, è quella della valorizzazione di residui e scarti agricoli e zootecnici per la reintegrazione della sostanza organica nei terreni anche, eventualmente, tramite il compostaggio.

L’obiettivo è in linea con gli orientamenti del Programma Nazionale Energia Rinnovabile da Biomasse che prevede un intervento globale sull’efficienza "energetica" (in senso lato) del sistema agricolo che prende le mosse da un migliore utilizzo delle risorse naturali e da una rivalutazione del ruolo della sostanza organica nei livelli produttivi nel medio periodo. A fianco delle principali filiere dimostrative agroenergetiche, appare opportuno prevedere fin dall’inizio l’integrazione di attività collaterali con il fine di allargare l’orizzonte delle opportunità che vengono offerte a chi sia in condizioni di intraprendere investimenti energetico/ambientali. Ad esempio, verrà valutata la possibilità di integrare impianti ad energia solare sia termica (pannelli per la produzione di acqua calda) che fotovoltaica (celle per la produzione di energia elettrica); ulteriori interventi possono riguardare le pompe di calore (da integrare tecnologicamente con l’energia derivante da biomasse). Dovranno essere inoltre attivati strumenti per il coordinamento con le altre iniziative del Ministero per le Politiche Agricole e delle altre Amministrazioni pubbliche, nel contesto dello sviluppo dell’energia rinnovabile da biomasse.
(Fonte Enea)