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FEBBRAIO 1999

 

LA FABBRICA DEL FUTURO FONDATA SULLE CONOSCENZE
Conferenza della Commissione Europea sulle tecnologie industriali

Nuovi prodotti, nuovi procedimenti produttivi e nuove strutture organizzative saranno necessari per spingere l’industria manifatturiera a doppiare il capo del XXI secolo e garantire la competitività industriale e la crescita durevole. La ricerca concertata, l’innovazione e l’ecologia giocheranno un ruolo essenziale in questa sfida.

"La fabbrica del futuro sarà molto più competitiva di ogni altra fabbrica, la più moderna, del presente; e questo cambiamento si produrrà fra poco", ha dichiarato recentemente Torben Andersen, della società danese Odensk Shipyard, in occasione di una conferenza della CE sulle tecnologie industriali organizzata a Toulouse, in Francia. "Essa sarà più flessibile e più produttiva, produrrà dei beni di migliore qualità con meno materie prime ed energia...sarà a più elevate prestazioni sotto tutti i rapporti. Le tecnologie necessarie esistono già al giorno d’oggi".
La questione chiave, ha aggiunto il professore del Consiglio Nazionale Italiano per la Ricerca, è di fare in modo che alcune di queste fabbriche siano costruite in Europa. "L’industria manifatturiera europea rappresenta 40 milioni di occupati e assicura l’esistenza di servizi che impiegano 80 milioni di persone supplementari ".
Questi occupati sono minacciati in quanto la competitività delle fabbriche europee non è progredita al medesimo ritmo di quello dei suoi concorrenti internazionali.
Oltre al suo impatto sulla disoccupazione, l’industria manifatturiera detiene anche una delle chiavi dello sviluppo durevole. Se la crescita progredisce al presente a detrimento della qualità dell’aria, delle riserve di acqua e delle materie prime delle generazioni future, vi sono poche probabilità che le venga riservata un’accoglienza trionfale.
Competitività, occupazione, ambiente- tutte queste preoccupazioni possono essere gestite in maniera più efficace grazie allo sviluppo di un largo e complesso ventaglio di tecnologie di punta: le tecnologie industriali applicate al funzionamento della fabbrica.

Nuovi paradigmi

Quali sono queste tecnologie e quale effetto avranno sull’industria e le società europee ? In altri termini, a che cosa somiglierà la fabbrica del futuro?
Secondo Gary Acres della società Johnson Matthey, " le fabbriche tradizionali non spariranno dall’oggi al domani, ma già cominciamo a vedere apparire una nuova generazione di fabbriche più funzionali. Si tratta di fabbriche più piccole che fabbricano un solo prodotto specializzato".
Torben Andersen è d’accordo: "lo stabilimento del futuro non sarà del tipo di quei vasti siti di produzione di massa. Un maggior numero di fornitori, separati geograficamente, invieranno all’unità di assemblaggio le diverse componenti di un prodotto. Questa "fabbrica" sarà un’impresa più estesa, composta da singole cellule autonome".
La specializzazione di ciascuna cellula ne migliorerà l’efficienza, e per molti riguardi la competitività dipenderà dunque tanto dalla qualità degli scambi all’interno di queste cellule che dalla loro produttività. La loro integrazione dovrà essere assicurata da sistemi organizzativi sofisticati, e questi dovranno essere collegati attraverso reti ad alte prestazioni di trasporto e d’informazione. Esse dovranno inoltre avere una portata europea se desideriamo sfruttare efficacemente le risorse del continente.
Un altro fattore chiave per il mantenimento della competitività europea è lo sviluppo progressivo di "prodotti-servizi", prodotti che i fabbricanti accoppiano a servizi in modo da accrescerne il valore. Per numerose società, ciò rappresenta un vero cambiamento di paradigma: al posto di consegnare semplicemente i loro prodotti, esse forniranno dei servizi orientati sulla clientela e legati a questi prodotti.
Sia "l’impresa estesa" che "i prodotti-servizi" ch’essa fornirà necessitano di tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni molto più sofisticate. L’era attesa dei prodotti detti "intelligenti", capaci di osservare e d’interagire con il mondo grazie ai loro sensori, alla loro intelligenza, ai loro sistemi di comunicazione e loro microricettori, richiederà inoltre degli sforzi di ricerca pluridisciplinare ben coordinati.
Certo, queste tecnologie del futuro non sono le sole sfide che l’industria dovrà raccogliere; i produttori dovranno anche migliorare la progettazione, i materiali e i sistemi di produzione attuali. Occorrerà inventare dei metodi per rimodellare le fabbriche attuali in funzione di questi nuovi criteri, e occorrerà altresì creare nuove strutture organizzative, come d’altronde nuovi piani di formazione. Un programma specifico di ricerca industriale dovrà coprire tutti questi problemi, ed altri ancora, naturalmente.

Al crocevia delle tecnologie
Malgrado il problema di competitività che pesa sull’Europa, i partecipanti alla conferenza ostentavano un prudente ottimismo. Le sfide sono probabilmente enormi, ma egualmente sono le opportunità . Non esiste una legge tacita che stabilisce che le fabbriche giapponesi o americane debbano essere sempre più competitive delle fabbriche europee: solo le leggi della fisica e della chimica sono universali.
L’Europa è tuttavia alle prese con un vero handicap su un punto preciso: contrariamente ai suoi principali concorrenti, le sue risorse sono ripartite in numerosi paesi. In presenza di tecnologie industriali applicate alla fabbrica che coprono oggi uno spazio più vasto e più integrato, e di fruttuosi scambi delle idee tra le università e gl’istituti di ricerca, non deve accadere che le grandi società e le PMI siano ostacolate dalle frontiere nazionali.
Ciò spiega i numerosi programmi di ricerca e d’innovazione transfrontalieri, lanciati dalla Commissione europea. Mentre la famiglia dei programmi Brite-Euram verteva sulle tecnologie industriali dei materiali, le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni erano oggetto di tre altri programmi (ACTS,Esprit e Applicazioni telematiche), e le tecnologie dei trasporti facevano capo ad un quarto.
Ciò cambia con il Quinto Programma - Quadro (1998-2002), sotto il quale il programma tematico "promozione di una crescita competitiva e durevole" riunirà queste tre famiglie in una sola. La creazione di un programma unico per l’industria manifatturiera riflette ciò che noi abbiamo appreso dall’esperienza degli ultimi dieci anni. La fabbrica si trova nell’intersezione di numerosi campi tecnologici diversi che vanno dall’ergonomia alla termodinamica passando dalla metallurgia o dalle risorse umane. Abbordare questi problemi attraverso vari programmi non farebbe che aumentare il numero di ostacoli che separano queste discipline.
Questo nuovo approccio pluridisciplinare sarà rinforzato dal lancio di un’Azione chiave: "Prodotti, procedimenti e organizzazione". Sull’esempio di cinque altre Azioni chiave del programma, quest’azione sarà completata dalle ricerche a medio e a lungo termine nel campo delle tecnologie fondamentali, e da un ventaglio di iniziative miranti a sostenere le infrastrutture di ricerca a livello europeo.
Sia chiaro che un solo programma o una sola azione chiave non potrà mai coprire tutte le tecnologie applicabili alla fabbrica del futuro; sarà particolarmente necessario il coordinamento con il programma tematico "Società dell’informazione". Tuttavia, l’Azione chiave "Prodotti, procedimenti e organizzazione", in quanto si concentra esclusivamente sui vari aspetti della competitività e dello sviluppo durevole dell’industria, dovrebbe offrire un ambiente molto più integrato alla ricerca incentrata sull’industria in Europa.

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ECO-EFFICIENZA

Come trarre vantaggio dalla capacità di produrre di più con minori risorse

Secondo il dottore Jose-Jacinto Monge, della società petrolchimica spagnola REPSOL, tutti i problemi di competitività industriale del XXI secolo possono essere considerati attraverso un quadro concettuale unico: l’eco-efficienza. In sintesi, questo concetto si fonda sull’idea che la gestione responsabile dell’ambiente è legata ad una utilizzazione efficace delle risorse, che conduce direttamente ad una migliore produttività e ad un maggiore profitto.
L’eco-efficienza mette in rapporto la progettazione di un prodotto con la sua produzione e la sua distribuzione, ed ingloba dei concetti molto vari fra di loro come la lotta contro l’inquinamento e la gestione della qualità totale. L’importanza che accorda alla creazione di valore aggiunto e ai bisogni del consumatore modifica le premesse del problema, così come se lo pongono generalmente le imprese. Il problema non è più di sapere quale prodotto fabbricare, ma piuttosto quali servizi proporre.
Il World Business Council on Sustainable Development ha identificato 7 fattori essenziali per l’eco-efficienza:

* ridurre la quantità dei materiali nei beni e nei servizi;
* ridurre il consumo di energia nei beni e nei servizi;
* ridurre le emissioni di sostanze tossiche;
* fabbricare dei materiali più riciclabili;
* privilegiare un utilizzo durevole delle risorse;
* ridurre la durata di vita dei materiali;
* aumentare la parte di servizio nei beni e nei servizi.

Ecologia industriale

L’impresa estesa e l’eco-efficienza convergono verso "un’ecologia industriale", nella quale la produzione industriale imita e funziona in armonia con l’ambiente naturale. "I parchi eco-industriali aiutano le aziende a contribuire alla gestione dei problemi legati all’ambiente e all’energia", aggiunge Monge.
Il primo parco di questo tipo, situato nella città danese di Kalundborg, copre e protegge una centrale elettrica, una società farmaceutica, un produttore di lastre di gesso e una raffineria di petrolio. Il vapore, il gas, l’acqua di raffreddamento e il gesso circolano fra i partner, e il surplus di calore viene utilizzato per la pescicoltura, il riscaldamento delle case vicine e delle colture in serra.
I partner non hanno creato questo parco per rispondere alle regolamentazioni sull’ambiente, ma per valide ragioni commerciali: i materiali e l’energia sono meno cari, i costi strutturali sono ridotti, i rifiuti non costituiscono più una fonte di spese ma di reddito, etc. Nel 1993, i 60 milioni di dollari investiti nell’infrastruttura avevano generato 120 milioni di dollari di reddito e riduzione dei costi
Per ulteriori informazioni: Centre de Kalundborg pour la symbiose industrielle: fax. +45 59 5122 55

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I. Prodotti e procedimenti

La ricerca deve integrare le tecnologie legate alla progettazione "design", ai materiali, ai prodotti e alla produzione.

La prima sfida che si pone al settore manifatturiero è di scegliere ciò che si vuole produrre. "I consumatori hanno già quasi tutto, e quando desiderano fare un acquisto, si trovano di fronte ad una scelta quasi illimitata", dichiara Stefano Marzano, direttore di Philips Design. Ci occorrerà conoscerli talmente bene per scoprire i loro bisogni prima che li conoscano essi stessi.".
Le "tecniche di ricerca dei bisogni" costituiscono un nuovo campo di ricerca industriale dell’EU, a metà cammino tra le scienze sociali e del comportamento, le tecniche di analisi del mercato e i metodi utilizzati per cadere le barriere che separano i progettisti, i produttori e i consumatori.
Grazie alle tecnologie necessarie per giungervi, la sparizione di queste barriere permetterà anche di progettare i prodotti più rapidamente, utilizzando delle tecnologie e dei materiali più appropriati, e di fabbricarli in maniera più efficiente. Queste questioni sono legate alla progettazione, che è all’origine di più della metà dei problemi di qualità.
La ricerca europea nel campo della progettazione mira ad aiutare l’industria a restare competitiva sul piano della qualità, dell’adattamento ai consumatori e della rapidità di accesso al mercato, piuttosto che sul piano dei costi. Diverse tecnologie di progettazione sono state messe a punto nel quadro di Brite-Euram: esse vertono su campi molto vari come l’adattamento dei software di CFAO (progettazione e fabbricazione assistita da computer) alle industrie di bassa tecnologia o l’applicazione delle tecniche di punta al settore aerospaziale.
La parola chiave è l’integrazione: i procedimenti di produzione associati ai prodotti dovrebbero essere progettati nel medesimo tempo che i prodotti stessi; e i fornitori, i produttori e i consumatori dovrebbero intervenire fin dall’inizio nei processi di progettazione. Numerosi sono coloro che vedono nell’ingegneria simultanea, o IS, una soluzione a questo problema.
"Il concetto dell’IS risiede principalmente nel fatto che tutti i partner lavorano simultaneamente; ciò richiede degli sforzi di coordinamento ma determina anche un guadagno di tempo e di denaro" spiega Graham Storer, nel presentare il progetto Progettazione e ingegneria nella costruzione e nell’ingegneria civile (CONCUR). "Noi speriamo di utilizzare l’IS in modo da ridurre del 50% i costi di presentazione dei progetti di costruzione".
L’IS conviene sicuramente alla proposta di un progetto: si tratta di un lavoro pluridisciplinare lungo e costoso che richiede a numerose società, situate in varie zone geografiche, di unirsi in una "impresa virtuale" per tutto il tempo della sua realizzazione. Anche l’informazione vi gioca un ruolo essenziale, in quanto il lavoro implica lo scambio di rilevanti volumi di dati tecnici, commerciali e amministrativi.
Queste informazioni sono ancora trasmesse in gran parte sotto la forma di dossier su carta, ciò che favorisce il processo sequenziale piuttosto che simultaneo. CONCUR è in via di mettere a punto un contesto elettronico che integra le attività di ciascun partner. Gli stessi principi possono essere applicati alla progettazione di nuovi prodotti anche diversi, come un’aspiratore o una macchina utensile.
Una parte importante della ricerca in materia di progettazione e di pre-produzione verterà sull’utilizzazione delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni: la realtà virtuale, la simulazione o la modellizzazione, come la CFAO e l’ingegneria simultanea. Ma numerose sono anche le tecniche basate su altri tipi di tecnologie. E’ il caso del prototipaggio rapido che permette ai produttori di testare una progettazione in modo rapido e a basso costo.
Le tecnologie di prototipaggio rapido utilizzano dei modelli informatici a 3D per costruire dei prototipi solidi ,solo nello spazio di qualche ora. I partner dei progetti PHIDIA e PIA, ad esempio, hanno adottato questa tecnologia agli apparecchi medici e agli impianti, la cui progettazione è personalizzata. Ma questa tecnologia non permette ancora ai progettisti di sapere ciò che desiderano i clienti, di lavorare in stretta collaborazione con i produttori, di progettare i procedimenti e i prodotti simultaneamente e di avere conoscenza delle ultime tecnologie legate alla produzione e ai prodotti; queste tecnologie devono ancora essere sviluppate.

Prodotti e servizi

Tutti sono concordi nel dire che il 21°secolo sarà "il secolo del sapere". Questa tendenza si rifletterà nei prodotti, che potranno essere resi più intelligenti, grazie alla microelettronica e ai materiali "intelligenti", le cui proprietà possono cambiare su comando.
Beninteso, è essenziale disporre del software adeguato quando si vuole incorporare al prodotto una certa intelligenza. Numerosi produttori adottano attualmente le reti neuronali, che sono state innanzitutto sviluppate nel quadro delle ricerche sull’intelligenza artificiale. I prodotti possono anche essere miniaturizzati grazie a tecnologie prestate da settori molto diversi fra di loro, come la microelettronica e l’ingegneria molecolare.
Uno dei primi esempi di questa tendenza è il "naso elettronico" sviluppato nel quadro di Brite-Euram. Si tratta di un sensore sofisticato che imita il naso umano nel "sentire" l’aria per mezzo di una gamma di sensori per gas, di strumenti di chemiometria sofisticati, di sensori a microbilancia al quarzo e di un software del tipo delle reti neuronali. E’ attualmente sviluppato in vista delle medesime applicazioni per le quali noi ci serviamo del nostro naso ( scoprire alimenti di cattiva qualità) con la differenza che esso assicurerà un controllo di qualità in linea e in tempo reale nelle fabbriche di prodotti alimentari.
Tutte queste tecnologie convergono verso un altro tema importante del V° programma Quadro : la dematerializzazione dei prodotti. Essa consiste ad esempio nel ridurre i costi di un prodotto diminuendone la massa o nell’integrare dei servizi al prodotto, in modo che una parte molto importante del suo valore d’acquisto sia compreso nei servizi piuttosto che nel prodotto stesso.
E’ per questo che nel V°Programma Quadro, la ricerca legata ai prodotti comporterà numerosi aspetti. Da una parte, si metteranno a punto dei materiali nuovi e di più elevate prestazioni, sfruttando le numerose realizzazioni dei programmi precedenti. Ma saranno sviluppate anche delle nuove tecniche in vista di un miglioramento dei prodotti, rendendoli più leggeri, più robusti e più intelligenti. Infine, si lavorerà allo sviluppo e alla messa in pratica di nuovi progetti d’integrazione di servizi nei prodotti.

Ma la storia non s’arresta qui. Resta ancora da fabbricare il prodotto.

Procedimenti più flessibili
La ricerca del V Programma Quadro nel campo dei nuovi procedimenti di fabbricazione sarà così variata quanto la stessa industria manifatturiera. Innanzitutto, proseguiranno le ricerche miranti a migliorare le tecnologie di fabbricazione specifiche come i processi biochimici nel settore farmaceutico o le macchine utensili nell’industria dell’auto.
La frontiera che separa le tecnologie legate ai materiali, ai prodotti e ai procedimenti di fabbricazione sono certamente più incerti, a tal punto che spesso sono difficilmente distinguibili. E’ per questo che la ricerca verterà soprattutto sulla progettazione e lo sviluppo simultanei dei prodotti e dei procedimenti. Si possono, ad esempio, ottenere delle prestazioni nettamente superiori se dei componenti o dei procedimenti di produzione, altre volte trattati separatamente, vengono combinati; ma, nei due casi, la ricerca dovrà probabilmente integrare le nuove tecniche di progettazione ai nuovi materiali e alle nuove tecniche di produzione e di assemblaggio.
L’intelligenza sarà incorporata ai sistemi di produzione in ogni loro fase: a livello dei sensori di controllo specifici, delle macchine di assemblaggio, o anche di software che controllano l’insieme di un procedimento. Le macchine intelligenti non solo miglioreranno la flessibilità e la riconfigurabilità dei procedimenti e degli impianti di produzione - già un obiettivo, tenuto conto dell’evoluzione rapida dei mercati al giorno d’oggi- ma esse saranno anche meno costose per la manutenzione. Nondimeno, saranno anche migliorate le tecnologie di manutenzione (tipo le reti neuronali che predicono i guasti delle apparecchiature o le tecniche di progettazione mirate alla manutenzione) .
Un altro elemento chiave sarà la riconfigurazione dei sistemi- l’integrazione di nuove tecnologie negli impianti esistenti. Questo punto è essenziale, perché né le imprese europee né l’ambiente possono accettare la costruzione di nuovi impianti ogni volta che una nuova tecnologie venga messa a punto.
Infine, dovranno essere sviluppati dei sistemi logistici più flessibili. " La logistica integrata dell’insieme della catena dei fornitori offre numerosi vantaggi sul piano della competitività", ha sottolineato Lothar Brucher, della società Brandtex, presentando i risultati del progetto TARLOG (logistica mirata). Una volta ancora, "sono le nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni che rendono possibile questa evoluzione. Noi sviluppiamo delle tecnologie Internet per collegare i sistemi di logistica e di gestione di produzione, i clienti, i fornitori e i produttori. Essi offriranno alla "impresa estesa" una struttura di produzione più rapida e più flessibile".

 

II. Dalla produzione alla riutilizzazione

Lo sviluppo durevole e certamente un altro fattore importante nella progettazione dei prodotti e dei procedimenti di produzione.

La maggior parte delle tecnologie menzionate precedentemente possono anche essere utilizzate per ridurre l’impatto dell’industria sull’ambiente. Anche il controllo in linea dei procedimenti di produzione, ad esempio, gioca un ruolo essenziale nell’utilizzazione più efficace sia dell’energia e dei materiali che nella qualità dei prodotti; L’utilizzazione di nuovi materiali può ridurre il consumo di energia e l’inquinamento, e permettere il riciclaggio o l’incenerimento; ugualmente, una migliore progettazione può permettere la riutilizzazione di certi componenti.
La maggior parte dei progetti Brite-Euram hanno avuto il risultato conseguente un impatto positivo sull’ambiente. Secondo Alfredo Hoffait, della società Solvay, "abbiamo fatto enormi progressi nello sviluppo di tecnologie, come la riabilitazione dei suoli, che ci aiutano a correggere gli errori del passato. E abbiamo preso un buon avvio nello sviluppo di prodotti e di procedimenti che migliorano l’utilizzazione dell’energia e dei materiali e riducono le emissioni inquinanti e i rifiuti".
Il V Programma Quadro svilupperà ancora queste tecnologie finanziando la ricerca in campi tipo la progettazione dei procedimenti meno inquinanti, la riduzione del consumo di energia, il controllo in linea, o il recupero e il trattamento dei rifiuti in situ. Tuttavia la ricerca mirerà anche a unificare queste tecnologie disparate al fine di minimizzare l’impatto sull’ambiente di ciascun prodotto durante tutto il suo ciclo di vita. In particolare, lo smontaggio e la riutilizzazione dei prodotti permetteranno di riciclare o di riutilizzare in nuovi prodotti gli elementi che hanno maggiore valore, come i chip di memoria, i diamanti o i metalli preziosi.

Durata dei prodotti

Secondo Hoffait, si tratta qui della principale sfida per il 21° secolo: "L’industria deve impegnarsi a ritrattare i suoi prodotti dopo la loro utilizzazione...; questo "accompagnamento del prodotto" dalla sua fabbricazione alla sua riutilizzazione richiede lo sviluppo di nuove tecnologie che permettano una riutilizzazione o un riciclaggio efficace".
E’ questa fase della "fine di vita" di un prodotto che solleva i più grossi problemi. " Perché il recupero e il riciclaggio siano economicamente validi, occorre aumentare il valore del prodotto alla fine della sua durata", spiega Erik Engelborghs, che sviluppa attualmente una metodologia e un software di progettazione ecologica nel quadro di un progetto Brite.Euram. " La nostra metodologia aiuta i progettisti a rendere questa equazione più redditizia. Abbiamo già migliorato sensibilmente il valore di un aspiratore nella sua fase finale della sua durata, di apparecchiature informatiche e di altri prodotti apportando modifiche assai minime alla loro progettazione".
Il problema si estende ben al di là delle difficoltà puramente tecnologiche tipo il trattamento, il riciclaggio o la riutilizzazione. Infatti, una delle principali difficoltà consiste semplicemente nel recuperare il prodotto usato in un sito dove potrà essere trattato. Sono state creati sistemi tipo "catene di fornitori invertite" per i rifiuti urbani (riciclaggio del vetro , della carta, etc..) ma l’attuazione di simili pratiche per i circuiti integrati o i materiali di costruzione è costosa, insolita, e quindi rischiosa.
Gli approcci innovanti sul piano delle idee sono di conseguenza tanto necessari quanto la ricerca tecnologica. Ed essi sono numerosi. Vanno dalla modifica del quadro regolamentare a quello delle filosofie adottate dalle società e dai clienti. Questo tipo di evoluzione è legata alla tendenza a progettare dei "prodotti-servizi", tanto che certe società offrono dei servizi di "consegna" e ricorrono a dei sistemi di conquista di clientela per incoraggiare i loro consumatori a utilizzarli.
Secondo Hugh Smith, della società Xerox, il produttore di apparecchiature di ufficio divenuto lo "specialista del documento", "il flusso dei rifiuti dovrebbe essere considerato come un valore attivo che, dopo accurato smontaggio e pulitura, ispezione e ritrattamento, può essere trasformato in componenti tanto efficienti che se fossero nuovi. I nostri clienti guadagnano dei punti sul loro prossimo acquisto restituendo le cartucce usate, e le nostre fabbriche inseriscono la prima produzione e la "riproduzione" sulle medesime unità di assemblaggio. Nel 1955, Xerox ha economizzato parecchie centinaia di milioni di dollari grazie a questo solo procedimento".

III. Il lavoratore al centro dell’impresa
Quale posto riservano queste tecnologie agl’individui ?

Tutte queste tecnologie hanno anche un impatto sui lavoratori. Da una parte, essi operano in condizioni più sicure: l’automazione li allontana dalle sostanze pericolose più varie, tipo la vernice polverizzata o la polvere di cromo. Ma l’automazione li allontana anche fra di loro ?

In certi casi, le tecnologie di punta sostituiscono efficacemente i lavoratori nelle manifatture: Tuttavia, degli studi indicano che queste tecnologie creano più occupazioni in altri settori dell’economia di quanto ne sopprimono. Il problema consiste nel dare ai lavoratori una formazione appropriata a questi nuovi impieghi.
Questo problema si pone egualmente quando i lavoratori devono utilizzare una nuova tecnologia: la recente valutazione di Brite-Euram, ad esempio, ha mostrato che quasi la metà dei risultati dei progetti richiederebbe una riqualificazione più elevata degli operatori al momento della messa sul mercato di questi risultati.

Formazione = competitività

Incoraggiare la formazione continua, per tutta la vita del lavoratore, non è dunque solamente un obiettivo responsabile sul piano sociale, è anche una delle chiavi della competitività industriale. I robot eseguono forse dei compiti automatici meglio degli uomini, ma la ricerca permanente di una maggiore qualità sfocia su nuove applicazioni che richiedono delle competenze e dei contenuti qualitativi che possiedono solo i lavoratori: la capacità di pensare, di essere creativi, di reagire a nuove situazioni, di lavorare con flessibilità.
Lo sfruttamento di queste attitudini comporta di dare una nuova formazione al personale e, generalmente, di ripensare la struttura organizzativa.
Ma non è questo il solo punto che porta alla ristrutturazione della gerarchia delle imprese. L’impresa estesa ha bisogno di organizzare un flusso d’informazione valido e strutturato sulla qualità, la progettazione, la strategia, la soddisfazione del consumatore, etc., tra i fornitori, i produttori, e i consumatori. Le strutture organizzative che si estendono spesso al di là dell’impresa stessa, devono favorire questo flusso d’informazione, così come i sistemi logistici devono essere sviluppati per corrispondere a questa evoluzione.
Il fatto di non considerare i dipendenti come un costo da ridurre ma come una risorsa da valorizzare ha altre implicazioni ancora. La motivazione del lavoratore è un punto essenziale, e passa attraverso il miglioramento delle condizioni di lavoro. Ciò contribuisce anche ad apportare della "linfa fresca" alla fabbrica del domani.
"Avremo un lungo cammino da percorrere prima di potere infine diemnticare le conseguenze del comportamento irresponsabile adottato nell’ultimo secolo nei confronti dei lavoratori. Questo comportamento a portato alla comparsa di due entità opposte l’una all’altra: i lavoratori e le imprese", conlude Torben Andersen, della società Odensk Shipyard. "Al giorno d’oggi, si trovano nelle imprese dei lavoratori di varie qualifiche, dei capi reparto che danno loro delle istruzioni, dei direttori di produzione che pianificano il lavoro di parecchi capi reparto, e dei consulenti specializzati. Ciò va cambiato; il lavoratore diverrà maestro di se stesso, e la rete gli fornirà tutte le informazioni necessarie. Sparirà il lavoratore che abbiamo conosciuto dopo la Rivoluzione industriale.

Ristrutturare le PMI
Tutto ciò ha delle implicazioni particolari per le PMI. Per allinearsi sui propri partner esse hanno bisogno di un programma di ricerca attivo, ciò che è difficile per aziende della loro dimensione.
Le PMI sono state oggetto di un’attenzione del tutto particolare dal Programma Brite-Euram II, un programma durante il quale sono stati verificati i progetti di ricerca cooperativa (CRAFT) e i Premi di fattibilità alle PMI . Inoltre la metà dei progetti di Brite-Euram III associa almeno una PMI.
Ma questi programmi non si contentano di associare le PMI alla ricerca; numerosi progetti hanno sviluppato anche degli strumenti mirati alle PMI, come software di analisi comparativa dell’efficienza, strumenti di analisi comparativa delle prestazioni, degli strumenti di comunicazione e di metodologie di "sistemi di produzione centrati sull’uomo", che costituiscono un complemento al concetto di qualità totale, in quanto si concentrano sulle competenze degli operatori umani.
Questo tipo di lavoro sarà perseguito nel V° P.Q., che verterà particolarmente sullo sviluppo di luoghi di lavoro efficienti, sulla ricerca di nuovi metodi di messa in rete efficace delle società e sulla formazione di manodopera pluridisciplinare e fortemente motivata. Ciò richiederà la messa a punto di nuovi strumenti di analisi comparativa, di architettura di produzione, centrati sull’uomo, di sistemi di produzioni capaci di auto-apprendimento, di strumenti per il commercio elettronico, etc.
Infine, l’attenzione accordata alle PMI sarà garantita da un programma completo -"Innovazione e PMI", destinato in parte ad aiutare queste imprese a condurre delle ricerche e a sfruttarne i risultati.
(Fonte di questo dossier: T&IT, della Commissione Europea)