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FEBBRAIO 1999
Biotecnologie
Formare i ricercatori alla gestione d'impresa
La crescita del settore delle biotecnologie passa attraverso la creazione di imprese. Per gli scienziati poco avvezzi alla gestione ed alla finanza, la Commissione lancia 7 corsi di formazione destinati a consentire agli imprenditori di ideare "piani commerciali realizzabili".
La chiave del successo: la formazione
Gli scienziati desiderosi di sfruttare le loro scoperte con la creazione di nuove società di biotecnologie si trovano di fronte ad un dilemma: passare molte ore a studiare il modo migliore per gestire un'impresa, seguendo una formazione a tempo pieno, di tipo MBA, oppure lanciarsi alla ventura circondandosi di consulenti ad hoc.
Il programma Biotecnologia della Commissione europea, forte della lunga esperienza di cooperazione con il settore privato, ha scelto un altro approccio. Nell'ambito del progetto Biobiz® (marchio depositato di Amersham Pharmacia Biotech), la Commissione supporta una serie di 7 corsi di formazione. Basati su casi concreti e su esercizi che comportano l'utilizzo di un insieme di programmi software specialistici, questi corsi intensivi di formazione della durata di 3 giorni forniscono gli strumenti fondamentali ed il know-how per ideare un piano commerciale.
"Biobiz® è stato creato per soddisfare le esigenze specifiche, in materia di business plan, degli imprenditori in biotecnologia", sottolinea Michel Lepers, responsabile del progetto. "L'idea che sta alla base di questa iniziativa è quella di fornire agli scienziati le competenze necessarie per combinare gli approcci imprenditoriali che consentiranno loro di suscitare un reale interesse da parte dei gestori di capitale di rischio". I lavori della Commissione sulla promozione dell'innovazione tecnologica, tra cui il simposio su biotecnologie e finanza, avevano già sottolineato l'importanza del fattore umano nel trasferimento di tecnologie tra università ed impresa.
Certo, imprenditori si nasce, è qualcosa che concerne il campo "psicologico"; ma la Commissione ha notato che il miglioramento delle capacità di gestione dà maggiori possibilità ai candidati per la commercializzazione delle loro invenzioni. Inoltre la Commissione accetta la sfida di contribuire alla nascita di piccole imprese basate sulla ricerca, con un potenziale di creazione di posti di lavoro. La sua strategia consiste nel favorire la costituzione di un ambiente favorevole allo sviluppo di piccole bio-imprese.
La Commissione, con un sussidio pari a 1.000 ECU (su un totale di 2.200 del costo della formazione) devoluto ai ricercatori europei candidati, desidera attirare ricercatori che abbiano già "maturato" il loro progetto e possiedano "almeno una comprensione di base di ciò che comporta l'avviamento e la gestione di un'impresa". In virtù del principio del rafforzamento della coesione socioeconomica tra gli Stati membri, i candidati provenienti dalle regioni meno favorite d'Europa potranno aver diritto ad un ulteriore aiuto. Le regioni dell'Obiettivo 1,
Ora, poiché l'Europa continua a credere nel proprio "genio specifico", la sfida consiste proprio nello stabilire un collegamento tra la capacità di scoprire e la capacità di produrre. Si sa che le PMI sono un serbatoio di posti di lavoro, dunque questo collegamento implica la nascita di una nuova generazione di imprenditori che apportino innovazioni commercializzabili. D'altro canto, la straordinaria crescita delle affari nelle biotecnologie spinge a puntare sulla "coltivazione" di numerose imprese dirette da biologi, genetisti, farmacisti o medici.
Quest'iniziativa si riallaccia inoltre ai nuovi orientamenti della politica di ricerca dell'UE, in quanto gli obiettivi scientifici e tecnologici del V programma quadro (1998-2002) contribuiranno ad importanti obiettivi sociali a livello europeo, quali il miglioramento dell'occupazione.
Fonte: VIPS